Italia a rischio default, è questo il pensiero che sta balenando nella mente di tutte le persone responsabili che comprendono un minimo di economia e finanza, con il Governo Italiano deciso ad aumentare il deficit e fare un bel pò di debito pubblico

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La manovra del Governo Italiano non ha cercato in alcuna modo di allentare la stretta dei mercati ed esponendo l’Italia al rischio Troika, proprio come avvenne nel passato per la Grecia e come peraltro, fu evitato dal Governo Italiano a guida del tanto criticato ministro Monti.

Italia a rischio default, con una manovra economico finanziaria che aumenta il debito pubblico fino al 2,4%, in contro tendenza all’ 1,6% previsto, sta andando contro tutti i consigli che gli erano stati elargiti dall’Unione Europea, soprattutto dal Presidente della B.C.E. che essendo un’italiano, anche se super partes, aveva sempre cercato di andare incontro alle esigenze dei vari Governi Italiani che si sono succeduti negli ultimi dieci anni.

Il vice premier facente funzioni di Ministro del Lavoro e del Ministero dello Sviluppo Economico esultava dichiarando che i mercati finanziari avrebbero compreso l’importanza della scelta, senza pensare che l’Italia non sta facendo più debito per garantire maggiore occupazione e quindi sviluppare e dare uno sprint energico alla produzione industriale e facilitare le nuove imprese, ma sta semplicemente garantendo l’assistenzialismo, una pre-annunciata patrimoniale anche a discapito di chi lavora, con un qualcosa che definisce “reddito di cittadinanza” e portando l’Italia a rischio default.

Lo spettro della Troika che non spaventa gli stolti ma che ha fatto piangere i greci, è un triste presagio per il Bel Paese che con la sua amministrazione improvvisata, sta mettendo a rischio le vite di tutti i cittadini italiani.

E’ facile e sarebbe bello vivere su un divano, uscire quando si vuole, non lavorare ma, la vita ha insegnato a tutti, o lo dovrebbe aver fatto, che solo con il lavoro si possono raggiungere obiettivi importanti e duraturi nel tempo, solo con la produzione si può aumentare il PIL che tanto piace ai mercati internazionali e quindi agevolare le vendite dei Titoli di Stato dai cui proventi vengono finanziati gli stipendi della Pubblica Amministrazione italiana.

Le manovre economiche contro tendenza, l’Unione Europea le avrebbe anche accettate come ha fatto nel passato per altri Stati membri, ma è ovvio che dovrebbero essere orientate ad investimenti per una crescita seria e non per lautissime mance elettorali necessarie a rabbonire i propri concittadini per consentire l’avverarsi di un “Libro dei Sogni” realizzato durante le varie campagne elettorali.

L’abbassamento del cuneo fiscale alle imprese, una sorta di pseudo “flat tax” che per l’ordinamento costituzionale italiano deve essere obbligatoriamente con aliquote crescenti ma, che se abbassate come avrebbe voluto la parte di Governo costituente il partito dell’altro Vice Premier Salvini, avrebbe sicuramente incentivato le aziende dandogli l’ossigeno necessario per ripartire e riprendersi le quote di mercato internazionale perse durante gli oltre 10 anni di recessione a cui abbiamo assistito.

Un deficit fatto per consentire nuove Start Up e nuove Aziende nel sud Italia per dare occupazione e non per smantellarla come era nei pensieri del partito di maggioranza al Governo con l’affare ILVA, sarebbe sicuramente stato ben gradito ai mercati finanziari.

Questi sono investimenti e non l’assistenzialismo al quale vorrebbero farci assistere che chiamano altresì investimenti; noi pensiamo che il partito di maggioranza non abbia la benché minima idea di cosa siano i veri investimenti, quelli che devono fruttare nel tempo, quelli che alla lunga ti fanno guadagnare soldi e non perderli, quelli che consentono la crescita economica di un’azienda, di una famiglia, di uno Stato cercando di evitare di portare l’Italia a rischio default.

Gli italiani occupati, ma anche coloro che lo cercano, che hanno a cuore il bene del loro Paese, sperano che l’ultimo baluardo di saggezza e cioè il Presidente della Repubblica italiana, intervenga bocciando il Documento di Economia e Finanza (DEF) ancor prima che lo faccia l’Unione Europea che esporrebbe l’Italia a rischio default.

Come spesso avremo avuto modo di sentire, il BrExit del Regno Unito è stato valutato e comunque viene amministrato e gestito, cercando di garantire l’uscita della Gran Bretagna nel modo meno doloroso possibile evitando il “No DEAL” che sarebbe altresì disastroso per l’economia dell’Inghilterra.

Una manovra economica come quella pretesa dal partito di maggioranza italiano è scoraggiante per i mercati, già si vedono i segni tangibili di uno Spread che sale e delle borse in fibrillazione che vendono, laddove qualora crollassero, assisteremmo alla chiusura di moltissime banche, alla perdita economica dei conti correnti degli italiani che alla fine dovrebbero garantire l’enorme fardello del debito pubblico, alla chiusura delle aziende ed ai relativi licenziamenti che ne scaturirebbero, alla Troika che cercherebbe di salvare il Paese per evitare il contagio degli altri mercati europei ed alla fuori uscita dell’Italia dall’Unione Europea non per sua volontà, ma per volontà degli altri Stati membri portando l’Italia a rischio default quasi sicuro.

Che la Francia abbia pensato ad aumentare il suo debito pubblico a fronte di un debito economico finanziario non indifferente, è stata la scusa per generare questo Documento di Economia e Finanza disastroso, non tenendo conto che la Francia ha un PIL che vola quasi quanto quello tedesco e che l’Italia nel tempo è diventata il fanalino di coda europeo, cosa nascosta da molti giornali ma sbandierata da economisti di prestigio.

L’Italia è stata per tantissimi anni, fin dal dopo guerra, la settima potenza economica mondiale ma, ad oggi, diventa difficile poter investire nelle azioni di questo Paese con l’acquisto dei suoi titoli di Stato.

I conti correnti nelle banche italiane sono diventati a forte rischio e non è un caso che il Governo del ministro Monti impose l’apertura dei conti correnti a tutti i possessori di partita I.V.A. estendendoli a tutti coloro volessero farsi pagare un lavoro; si era garantito un’assicurazione sull’Italia a rischio default.

E’ solo questione di tempo e di buon senso che tutti ci auguriamo prevalga all’ultimo momento.

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