Truffe online

Truffe onlineLe truffe online sono diventate molto remunerative per società fantasma, ed uno Stato asiatico, come sempre, la fa da padrone in quanto pur potendo vantare società molto serie ed affidabili, dimostra di non avere organi di controllo per la ricerca online di suoi connazionali che giocano con la vita delle imprese e delle persone effettuando ogni genere di crimine commerciale soprattutto in nome di società che non hanno mai avuto rapporti commerciali con loro e completamente all’oscuro di quanto stia avvenendoOnline scams

In moltissimi casi, le truffe online avvengono con portali internet messi su server dell’Unione Europea pilotati tramite VPN, dove, quando entrerete in chat diretta, vi ritroverete un personaggio asiatico sorridente pronto a sfilarvi soldi in nome di società ignare di quanto stia avvenendo alle loro spalle.

Il caso più eclatante delle truffe online asiatiche è avvenuto durante tutto il periodo della pandemia, dove false aziende e soprattutto aziende che si spacciavano per intermediari di società accreditate in altri Stati europei, ma anche americani, derubavano cittadini ed imprenditori che acquistavano merci per quantitativi enormi ma alla fine, inesistenti.

Molte sono le responsabilità degli Stati dell’Unione Europea che ha aperto il mercato ad uno Stato asiatico, appetibile per prezzi e merci ma privo di ogni organo di controllo e molte aziende legate al settore finanziario ne hanno prove oltre ogni misura.

L’Unione Europea si è fidata  in quanto lo Stato asiatico, in genere si era dimostrata un partner commerciale ottimo ed affidabile ma aveva dimenticato che è loro abitudine clonare e rimarchiare le merci che spesso circolano per gli Stati dell’Unione Europea con false etichette e marchi contraffatti.

In tutto questo gigantesco business, le truffe online l’hanno fatta da padrone, mettendo spesso nei guai imprenditori europei seri e fidati, privati cittadini e soprattutto pensionati che pensavano di poter sviluppare ogni sorta di business confortati dalle parole rassicuranti dei propri Stati che avevano aperto alla famosa “via della seta”.

Grazie alle truffe online, ne sono rimaste colpite le criptovalute con schemi truffaldini molto conosciuti e semplici che ancora tuttora sviluppano milioni di euro per chi li mette in pratica e mettono in ginocchio migliaia di ignari europei che si fidano del trader di turno legato a doppio filo ad organizzazioni criminali.

Non si tratta di approfittare della buona fede di professionisti, imprenditori, cittadini europei e pensionati ma di aver dato fiducia ad uno Stato che a questo punto, vien da pensare se non chiuda un occhio sull’operato dei propri cittadini.

Gli Stati Uniti d’America, hanno spesso denunciato atteggiamenti truffaldini perpetrati per truffe online operate da società asiatiche, ma spesso, per comodo, gli Stati europei non hanno dato alcun valore e peso a quanto veniva loro detto e ci sarebbe a questo punto da porsi molte domande le cui risposte potrebbero risultare molto sgradevoli.

Inutile dire che le truffe online vengono spesso operate sulla fretta, sul tempo, giocando sul prestigio del povero truffato che in buona fede crede nell’ipotetico affare e negli ipotetici sogni di ricchezza e con le criptovalute, alcuni trader arrivano a garantire falsi guadagni nell’ordine del 5, 10 o 20% giornaliero, quando i veri guadagni su un eventuale investimento non possono nella realtà, superare il 6% mensile che è già un miracolo riuscire ad ottenerlo.

Inutile dire che le esperienze NON positive che noi definiamo realisticamente: “TRUFFE ONLINE” non amando il politicamente corretto ma chiamando quanto avviene con il suo nome ricordando a tutti che non sono la minoranza ma la maggioranza sul totale dei rapporti commerciali in essere a venir messi in gioco e che non bisogna fidarsi di quanto molto spesso scritto via internet o su contratti creati ad OK e spediti online per cercare di imbonirsi e mantenere buoni rapporti con uno Stato che non protegge le minoranze straniere, ma denunciarlo apertamente alle proprie forze dell’ordine con comunicazione per conoscenza alle loro ambasciate di competenza, infischiandosene del politico di turno che vi prometterà, ma mai potrà mantenere, il rientro del capitale o l’invio della merce pur di non inimicarsi la parte truffatrice.Online scams

Non si può pretendere che un cittadino europeo, un pensionato poco avezzo con i mezzi informatici, diventi un investigatore privato per evitare una truffa online ed è inutile dirgli che molti sono i trucchi utilizzati per farlo cadere nella rete e che il miglior consiglio che gli si potrebbe dare è di recarsi personalmente presso l’azienda in Cina per perfezionare un contratto portandosi dietro un avvocato che parli un inglese fluente ed al primo accenno o dubbio, mandare a monte il presunto business con la convinzione di essersi salvati da una potenziale truffa.

Molto spesso le truffe online avvengono anche con mezzi leciti, richiedendo bonifici su banche reali ed aziende esistenti ma prive di ogni tipologia di merce che sarebbe dovuta essere l’oggetto del business, oppure, vengono spedite merci non conformi agli ordini effettuati e di scarso valore economico, oppure vengono spediti quantitativi di merce inferiori a quanto pattuito o ancora peggio, vengono falsificate le certificazioni CE europee mettendo in seri guai l’imprenditore o il cittadino europeo che ignaramente si è affidato alla società asiatica per un’acquisto conforme alla legislazione doganale europea.

Già a volte è tanto difficile trattare con le dogane dove è avvenuto anche che Varsavia (Polonia) sia stata considerata al di fuori dell’Unione Europea e…..non c’è da ridere perchè è avvenuto veramente.

Bisogna, purtroppo, diffidare anche di falsi pseudo avvocati che NON sono avvocati per laurea ottenuta regolarmente presso qualche università e regolare esame di Stato, ma per nomina autocratica e questa, è un’altra cosa sulla quale è meglio non ridere perchè avvenuta realmente.

Le truffe online, avvengono molto spesso per piccole campionature nell’ordine del migliaio di euro, la ditta cinese spesso scompare del tutto oppure evade il piccolo ordine rendendo tranquillo il cliente europeo e poi gli tira il bidone quando quest’ultimo effettua l’ordine cospicuo che può raggiungere anche le centinaia di migliaia di euro, portandolo al fallimento.

Inutile la speranza di poter recuperare il proprio denaro da una truffa online, quindi il miglior consiglio è di recarvi direttamente nello Stato asiatico e trattare l’affare faccia a faccia evitando assolutamente le contrattazioni online via internet, pretendere di vedere la merce anche per il quantitativo richiesto oltre che per la qualità e descrizione ed una volta trovato un partner veramente affidabile, legarsi a lui e non lasciarlo più per nessuno sconto al mondo, avrete sicuramente trovato un amico onesto ed un tesoro per il vostro business.

Truffe online

Ecommerce in Malta

Ecommerce in MaltaEcommerce in Malta, un sistema legato alle vendite online che possiamo assicurarvi, funziona perfettamente senza creare problemi né ai venditori, né agli acquirenti, a dispetto di quanto molte fonti giornalistiche esclusivamente italiane e tedesche cercano in ogni modo di screditare perché ovviamente, devono tirare l’acqua al proprio mulino Spese pubblicitarie

SHADOIT CONSULTANCY GROUP LTD è composta anche da personale italiano che ha preso regolare residenza maltese non per motivi fiscali, dove a parte le acque limpide dell’arcipelago e le bellezze naturali e storiche, la differenza tra le tasse maltesi e quelle italiane è veramente risibile e l’ Ecommerce viene semplificato dal Governo di Malta.

La tassazione reale maltese è al 35% per chi è residente e quella italiana è al 45% ma la differenza è nei vari balzelli che sono una politica finanziaria tutta italiana perché a Malta una volta evase le tasse che tutti i cittadini dichiarano regolarmente, lo Stato non li perseguita quotidianamente.

In Italia, purtroppo, dobbiamo ammettere a malincuore, che tra tasse dirette e tasse indirette si arriva a pagare un 65% circa avendo servizi che invece di essere eccezionali, sono sotto gli occhi di tutti, non proprio all’altezza di ciò che viene pagato dai suoi cittadini.

Il settore Ecommerce in Malta si è sviluppato molto velocemente anche perché legato al mercato anglo-sassone che ha precorso da sempre i tempi, la digitalizzazione ha a dir poco dell’incredibile non esistendo il Digital Divide presente in altri Paesi europei e lo dimostra il fatto che se un residenziale richiede una linea internet, Melita (gestore telefonico locale) gliela porta nel giro di una settimana con un minimo di 250 Mega sincroni (e questo è incredibile) ad un costo pari ad una trentina di euro e con IP STATICO che non deve essere richiesto ma viene rilasciato al momento dell’attivazione, quindi nessun favoritismo del gestore o preghiera del consumatore per avere qualche KB in più o un IP STATICO o un misto fibra ottica <–> rete rame per una decente velocità da
XXI secolo, ma un diritto del consumatore che viene evaso regolarmente dando la possibilità a molti di aprire un’impresa online registrando una società.Ecommerce in Malta

L’ Ecommerce in Malta, come anche tantissimi altri servizi, funziona perfettamente e semplicemente e la verifica di quanto stiamo scrivendo non è difficile da fare in quanto Malta è ad un’ora e venti di aereo dall’Italia ed è semplice appurare quanto stiamo raccontando.

Ricordiamo che per aprire un Ecommerce in Malta è, ovviamente, necessaria la registrazione di una società che, tra l’altro, hanno costi inferiori a quelli di altri Stati europei.

La Camera di Commercio maltese (Malta Business), non è un soggetto passivo atto solo a chiedere annualmente soldi senza dare niente o pretendendo altri soldi per dare qualche cosa, ma affianca l’imprenditore, grazie soprattutto ai commercialisti che il proprio lavoro lo sanno far bene, e mette a disposizione strumenti che aiutano il cittadino a mettere in piedi Ecommerce funzionali e soddisfacenti per chi acquista.

Per l’ Ecommerce in Malta, esistono consulenti attivi, sempre messi a disposizione dalla Malta Business, che avviano un’analisi del progetto Ecommerce per verificarne i punti di forza e di debolezza e consentire al commerciante di sviluppare il proprio business nel modo migliore.

L’ Ecommerce in Malta funziona soprattutto perchè la Malta Business valuta e studia la coerenza dei prodotti o servizi per i vari mercati di riferimento ed aiuta e consiglia il business man per gli adempimenti legislativi e gli schemi societari migliori per l’attività che sta per intraprendere, finanche le protezioni copyright e tutti gli elementi necessari.

Ormai, si conoscono bene i meccanismi per aprire un Ecommerce in Malta, che consenta un commercio pulito e leale e che sta mettendo in difficoltà serie Ecommerce di altri Paesi Europei che, come ogni cittadino europeo ha compreso, hanno solo l’interesse di far cassa ed affondare il progetto europeo per l’interesse personale di alcuni politici e/o di lobbies legate ai Big Ecommerce.

Ecommerce in Malta

Spese pubblicitarie

Spese pubblicitarie detraibiliLe spese pubblicitarie detraibili fiscalmente e quindi la loro deducibilità sono  un tema molto importante perché come si dice sempre, un’attività non sponsorizzata difficilmente verrà apprezzata e conosciuta dal pubblicoSpese pubblicitarie

Le spese pubblicitarie detraibili fiscalmente, dobbiamo ricordarci che non dovranno superare i 200.000 Euro annui per essere interamente deducibili dal reddito d’impresa e lo stesso possiamo dire dell’IVA che ne consegue.

Per poter dedurre le spese di pubblicità non è sufficiente che vengano contabilizzate con questa descrizione in quanto è necessario che vi sia l’inerenza del costo legato all’attività d’impresa e devono essere valutate in relazione all’oggetto sociale dell’impresa.

Vuol dire che non possiamo fare pubblicità di patate se la nostra attività è uno Studio Dentistico o un Hotel oppure una Ristorazione ma sappiamo benissimo che un’attività che non viene sponsorizzata con una pubblicità, difficilmente porterà ricavi superiori e nuovi clienti, anche a fronte di spese pubblicitarie detraibili che porteranno tra l’altro uno sgravio sulle tasse, ma che non deve essere il primo fine ma solo una logica conseguenza.

L’organizzazione di una campagna pubblicitaria deve essere ben organizzata per poterne giustificare la piena deducibilità.

Le spese pubblicitarie per essere considerate deducibili fiscalmente dovranno essere documentate con un contratto, una regolare fattura e soprattutto un fascicolo

Spese pubblicitarie detraibili fiscalmente

 che possa racchiudere ogni dettaglio che ha portato alla realizzazione di banner, cartelloni etc e predisporne un plico, anche in formato digitale, che ne consenta la visione per ravvisare che esistevano ragioni di diritto per effettuare una campagna pubblicitaria e non ragioni economiche destinate al puro risparmio fiscale.

Niente di complicato, ma che deve essere realizzato accuratamente per poter giustificare la piena detraibilità delle spese sostenute.

Il limite imposto di 200.000 Euro può essere anche superato ma deve esserci una giustificazione valida per la congruità dei costi sostenuti in maniera maggiore.

Per le spese pubblicitarie detraibili e non contestabili la realizzazione di un filmato che rappresenti pubblicitariamente l’attività che si svolge può raggiungere costi ben superiori ai 200.000 Euro alla fine della realizzazione pubblicitaria, in quanto le strutture multimediali che vengono utilizzate, l’ingegneria del software e gli specialisti, spesso hanno costi molto elevati, specialmente se il filmato è stato ideato e predisposto non solamente per un’attività WEB ma soprattutto per una futuribile sponsorizzazione televisiva.

E’ ovvio che se un’azienda o uno studio professionale effettua una campagna pubblicitaria, lo scopo è per un ritorno economico futuro e quindi per incrementare nel breve e medio termine i ricavi.

Il ritorno dell’investimento effettuato anche detto ROI (Return on investment) è lo scopo finale a cui dovrebbe puntare il personale dirigente di un’azienda o un professionista che intenda sponsorizzare la propria attività usufruendo delle spese pubblicitarie detraibili fiscalmente.

Spese pubblicitarie detraibili fiscalmente

TROPPI SOLDI SUI CONTI CORRENTI

TROPPI SOLDI SUI CONTI CORRENTITroppi soldi sui conti correnti dovuti soprattutto alla paura generata dal COVID-19, ha portato i cittadini italiani ad effettuare ingenti versamenti di liquidità nelle banche, derivati dalla vendita degli immobili ritenuti da sempre un bene rifugioTROPPI SOLDI SUI CONTI CORRENTI

Il panico a cui abbiamo assistito ad ogni inizio di lockdown, con la presa d’assalto dei supermercati, era stato da noi ritenuto solo la punta dell’iceberg in quanto il resto stava avvenendo su altri fronti di maggior rilevanza come quello finanziario, con l’immissione di troppi soldi sui conti correnti.

E’ evidente che la parola “GUERRA”, innescata dai politici e dai responsabili al vertice delle decisioni mediche, ha riportato alla memoria di tante persone i racconti fatti dai loro nonni che consigliavano in caso di avversità di esser pronti a trasformare gli immobili in denaro fresco ed il denaro fresco in preziosi, utili in caso di disastro economico o di vera e propria guerra reale.

Ma questa guerra al COVID-19 non è una guerra che può essere combattuta con armi convenzionali, ma solamente con armi mediche e vaccini che per quanto se ne voglia dire, forse potranno essere veramente l’unica strada per uscire dal percorso che punta alla fine del genere umano.

In Italia i suoi cittadini hanno sommerso di denaro i loro conti correnti bancari per un totale di circa 17 miliardi di euro, di cui circa 1500 miliardi sono bloccati e non movimentati in alcun modo.

Ma il cittadino italiano, spaventato, e soprattutto sprovveduto in questioni di finanza, non ha tenuto presente che immobilizzando il proprio conto corrente bancario vedrà assottigliarsi sempre più la cifra totale del proprio patrimonio a causa dell’inflazione, dei costi di tenuta conto corrente e soprattutto della sorpresa che le banche italiane stanno preparando per i risparmiatori dormienti in quanto la mancanza di circolazione del denaro diverrà presto un problema per la Banca Centrale Europea (BCE).

La Banca Centrale Europea, per poter effettuare una politica espansiva in aiuto degli Stati europei, ha dovuto immettere maggiore liquidità abbassando i tassi di interesse su valori negativi, mettendo in crisi il sistema bancario italiano ed europeo che deve a tutti i costi disfarsi in qualche modo dei soldi depositati sui conti correnti bancari dormienti o poco movimentati, per evitare di incorrere in pesanti perdite monetarie dovute ad un’economia reale drogata dall’economia virtuale.

In effetti i nostri soldi sono numeri riportati in grandi elaboratori, ecco perché esistono due economie, quella virtuale e quella reale che è dominata dal denaro materiale e che dà corso alla liquidità nella stessa economia reale.

L’ABI (Associazione Bancaria Italiana), segnalando una giacenza poco superiore ai 1500 miliardi su conti considerati dormienti o poco movimentati, ha messo in luce il problema dettato dalle manovre della BCE per smuovere l’economia reale, evidenziando un vero e proprio freno molto pericoloso per i risparmiatori stessi, dove le ricchezze “sterili” dei depositi superiori ovviamente a cifre poco considerevoli che si aggirano dai 100 mila euro in su, generano in fatto di costo di gestione portandolo a circa 24 euro trimestrali rispetto agli anni pre COVID-19.

Le banche stanno iniziando a consigliare i propri clienti, dietro sollecitazione della BCE, perché mirino a diversificare la loro pianificazione finanziaria con obiettivi a medio e lungo termine, investendo in portafogli redditizi per rendimento e reimmettendo il denaro nei mercati finanziari che però sono soggetti in questi mesi a forti oscillazioni ma con rischi minimi contrariamente a quanto in molti possono pensare.

Ciò che in tanti non comprendono è che il tenere immobilizzati troppi soldi sui conti correnti, resi oramai infruttiferi da tassi di interesse poco appetibili e quasi azzerati, può solo portare ad una perdita di circa il 18% del valore depositato.

Il grande problema è che gli italiani sono un popolo di grandi risparmiatori ma, contrariamente a tanti altri cittadini europei più avvezzi alle operazioni finanziarie, hanno sempre una percezione di rischio che potrebbe portarli a perdite monetarie, non considerando invece che in questo modo oltre che creare un danno all’economia reale, lo creano a loro stessi perdendo più o meno gli stessi importi e non concedendosi la possibilità, altresì, di possibili guadagni.

Le banche, in questo momento hanno preso in considerazione la chiusura coattiva dei conti correnti bancari con giacenza media che parte dai 100 mila euro in su per il risparmio non gestito con una modifica unilaterale del proprio contratto, avvalendosi di un decreto legislativo già in vigore dal 1993 ( 385/93 ) e stanno provvedendo ad avvisare i propri correntisti prima di dar corso ad una comunicazione ufficiale. TROPPI SOLDI SUI CONTI CORRENTI

L’obiettivo è quindi molto chiaro e cioè, costringere i correntisti dormienti a movimentare i propri conti correnti immettendo denaro fresco nelle imprese ma soprattutto in investimenti di vario genere del settore finanziario legato all’economia reale, evitando di tenere immobilizzati troppi soldi sui conti correnti.

Alcune banche stanno per introdurre una commissione piuttosto pesante per il trattenimento delle giacenze dormienti ed altre stanno iniziando a pensare a commissioni proporzionali alle cifre in deposito, mentre altre stanno considerando attivamente, la chiusura di tali conti correnti bancari in maniera inderogabile.

Il consiglio di molti economisti è di reinvestire il denaro giacente dando nuovamente una spinta interessante al settore immobiliare colpito ormai da un 25% di perdita del proprio valore, anche acquistando immobili all’asta a prezzi veramente interessanti soprattutto per un’eventuale rivendita subitanea o di investire in azioni a medio e lungo termine o soprattutto in preziosi che certamente il sistema bancario centrale ( BCE ) non potrà colpire.

Questo è il momento buono per poter richiedere mutui, finanziamenti e quant’altro possa essere di interesse per le banche italiane per una diversificazione monetaria ed un’ottima occasione per chi intende investire, mai come adesso si poteva evincere una simile possibilità.

Il problema sollevato dalle banche italiane ha però reso un ulteriore servizio alle banche offshore con i loro conti correnti, dove non c’è tasso di interesse sui depositi bancari o è talmente basso da renderlo praticamente nullo, dove le spese di tenuta conto spesso sono inesistenti o talmente basse da rendere interessante il loro servizio e soprattutto, non creando problemi a chi intende mantenere congelate le proprie risorse economiche soprattutto avvalendosi dei cosiddetti “conti correnti cassaforte” o “conti correnti cifrati”.

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verso la ripresa finanziaria

VERSO LA RIPRESA FINANZIARIA

VERSO LA RIPRESA FINANZIARIAVerso la ripresa finanziaria, un’ipotesi che in questo periodo ha coinvolto le economie mondiali mettendo in ginocchio gran parte dei settori finanziari, consentendoci di riscontrare che la tanto agognata ripresa attesa dalla maggior parte degli operatori finanziari e dai tanti investitori privati per il 2021, quasi sicuramente potrà arrivare in ritardo e sarà molto asfittica contrariamente a quanto sperato VERSO LA RIPRESA FINANZIARIA

La scommessa fatta dagli stessi governi per far ripartire i sistemi finanziari, sta miseramente fallendo per la carenza di vaccini causata dagli stessi produttori, ma anche per carenza di infrastrutture (soprattutto digitali per l’Italia), scarsi investimenti, scarsità nell’estrazione e lavorazione delle materie prime, tassi d’interesse reali che sono aumentati invece di dare respiro al settore finanziario e dai beni rifugio che in questo momento stanno subendo perdite per un 23% del loro valore reale e rendendo di difficile credibilità la direzione auspicata verso la ripresa finanziaria.

Secondo i nostri analisti, la ripresa economico-finanziaria avverrà molto lentamente e ci vorranno non meno di una decina di anni per poter ritornare ai regimi normali pre-covid, quindi non propriamente rivoluzionari e profittevoli nell’immediato come in molti sperano e non è necessario essere profeti di sventura per comprendere che la sorte delle borse non potrà essere certamente né immediata, né tanto meno generare ricchi guadagni se non avverrà un cambio di passo molto veloce per riaprire i Paesi in lockdown e con le finanze oramai in ginocchio ma che sperano in una strada diretta verso la ripresa finanziaria.

Paesi come gli Emirati Arabi Uniti, da sempre maggiori investitori per le imprese private, gli Stati, progettualità nel settore innovativo e tante altre risorse in cui investire, si sono chiusi a riccio finanziando prevalentemente la propria economia locale e riducendo drasticamente la possibilità per molte economie di potersi velocemente risollevare.

Il problema per il vecchio continente europeo è stato creato soprattutto dalla mancanza di vaccini operata scientemente da un’operazione politica compiuta dalla Germania che ha messo in grave difficoltà il produttore AstroZeneca che aveva iniziato a fornire milioni di dosi per la popolazione degli Stati europei, che avrebbero potuto rapidamente risollevare le loro economie riaccendendo i motori finanziari, ma che avrebbero anche potuto rendere la stessa Germania uno dei fanalini di coda del sistema finanziario europeo, portando alla luce tutte le problematiche legate da sempre al suo sistema produttivo.

Con questa operazione strategica, la Germania ha fatto guadagnare miliardi di dollari alla Pfitzer tedesca, ponendosi così in maniera esponenziale come miglior produttore di vaccini, facendo intascare al governo tedesco tasse percentualmente superiori al dovuto, ponendo il sistema Paese con un livello di disoccupazione sicuramente più basso se confrontato con gli altri Stati ed evitando una sicura recessione.

Le economie mondiali hanno dovuto accettare un deciso passo indietro verso la ripresa finanziaria e chi, non lo ha fatto, ha dovuto pagare un numero superiore di vittime da covid contrariamente alla Cina che ha approfittato della situazione spargendo mascherine, respiratori polmonari, disinfettanti e tanti altri prodotti necessari alla prevenzione e cura da covid a prezzi nettamente superiori anche del 50% del loro valore commerciale, con sistemi economici operati dai suoi produttori e broker, in sprezzo della vita umana e dell’aiuto reciproco per l’umanità in questi tragici e bui momenti.

VERSO LA RIPRESA FINANZIARIA

La popolazione mondiale è demograficamente cresciuta in contrasto alle tante vite spezzate ed alla decimazione di una generazione di anziani, ma anche le disuguaglianze sociali sono cresciute di pari passo con una riduzione dei redditi individuali rendendo più povere anche le famose classi medie da sempre al sicuro da possibili eventi catastrofici del mondo finanziario.

Le banche centrali hanno operato per sopperire alle necessità di monetizzazione dei debiti pubblici per cercare di rilanciare una crescita a singhiozzo dettata da continui lockdown, non riuscendo a ribaltare le ristrettezze delle varie economie degli Stati ed in particolar modo, la BCE europea si è dimostrata non adeguata non potendo immettere denaro fresco nelle economie dei propri Stati a causa delle normative che la governano ed in contrasto con quanto avvenuto con la F.E.D- americana che ha sostenuto molto adeguatamente la finanza.

Ma inondare di soldi i mercati finanziari di tutto il mondo non è stata la scelta migliore operata per dirigersi verso la ripresa finanziaria, ed anzi, li ha portati ad affogare di liquidità i vari Stati e a far salire alle stelle i debiti pubblici e  le loro quotazioni ed allo stesso tempo, a rischiare di accrescere la loro instabilità dove anche il moltiplicarsi delle posizioni aperte su strumenti derivativi ha generato un grosso rischio sistemico a cui nessuno sta seriamente prestando attenzione.

Per concludere, bisogna completare un quadro non proprio roseo e non possiamo evitare di mettere in evidenza le insolvenze ed i fallimenti aziendali che inevitabilmente faranno seguito ad una delle recessioni globali più profonde che si avranno da un secolo a questa parte, mettendo in seria difficoltà un sistema bancario ormai allo stremo che potrebbe scatenare il panico tra i suoi clienti ed i suoi investitori sbarrando la strada verso la ripresa finanziaria mondiale.

Molti operatori finanziari e molti economisti di Stato, ad oggi non credono in una vera crisi finanziaria così importante per due semplici motivi:

1. perché la grande liquidità che sorregge i mercati potrebbe -con un po’ di fortuna e di buona volontà- trasformarsi in un’ondata di nuovi investimenti che a loro volta potrebbero alimentare la ripresa dell’occupazione e di conseguenza dell’economia mondiale

2. perché quella stessa ripresa in alcune parti del Mondo (Cina, Giappone e anche U.S.A.) è già iniziata rendendo, al momento, una visione di crisi meno profonda da ciò che apparentemente potrebbe delinearsi

Come conseguenza alla congestione di liquidità che affoga i mercati finanziari, i tassi d’interesse continuano ad scendere al di sotto dello zero e i timori di svalutazione delle principali divise di conto valutario si moltiplicano, mentre le valutazioni aziendali continuano a crescere perché c’è più domanda di investimenti che opportunità ancora da cogliere.

Queste ultime due ipotesi alimentano inevitabilmente l’innovazione e le startup tecnologiche, contribuendo a finanziare le spese infrastrutturali dove, solo il tempo, potrà evidenziare le ragioni delle borse mondiali orientate verso la ripresa finanziaria.

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verso la ripresa finanziaria

CONTI CORRENTI BANCARI CIFRATI

conti correnti bancari cifratiI conti correnti bancari cifrati sono studiati per chi è alla ricerca della sicurezza e riservatezza nel settore finanziario ed è una delle idee più apprezzate e presenti tra gli operatori di questo settoreSECURE OS TOR

L’ottenimento di conti correnti bancari cifrati sono un obiettivo sempre più difficile da raggiungere, perché i governi hanno rafforzato il loro apparato burocratico per cercare di evitare questo “anonimato” e nel frattempo, le banche rinunciano a gran parte del segreto bancario, sotto la pressione degli stessi governi.

Così, in questo contesto è possibile aprire un conto corrente bancario cifrato ?

Gli esperti dicono che non esiste in realtà un conto corrente bancario cifrato, ma l’anonimato è dato dal fatto che alcune giurisdizioni offshore proteggono, attraverso la legislazione, l’anonimato dei clienti tenendo presente che è sempre importante chiarire che dinanzi alla presentazione di un ordine del Tribunale per uso illegale di conti correnti, la banca registrata in tale giurisdizione consegnerà le informazioni del titolare del conto.

Una moglie che intende sottrarvi i vostri capitali per un divorzio difficile, problematiche varie dovute ad un fallimento, la perdita di affidabilità bancaria nel vostro Stato e quindi un probabile protesto bancario e tante altre cause possono essere il motivo per cui intendiate aprire un conto corrente bancario cifrato.

Esistono modi leciti per aprire un conto corrente bancario cifrato ed è solitamente necessario garantirsi con un trust societario in un’altra giurisdizione diventando soci di un ramo aziendale che operi finanziariamente con piena regolarità esclusivamente per scopi d’affari leciti garantendo al cliente ed alla banca stessa la titolarità del credito che viene versato i cui proventi vengono solitamente accertati dal fisco dove è registrata la società e nessuno potrà opporsi al fatto che voi abbiate affari societari esteri regolari.

Uno dei cosiddetti Paradisi Fiscali più utilizzati nel mondo è stata la Svizzera ed altri Paesi anche Europei, dove esistono i cosiddetti “conti correnti bancari cifrati”,  cioè il nome del titolare viene sostituito da un numero, quindi funziona come un “conto bancario anonimo” ma tuttavia, le leggi svizzere come quelle di altri Paesi, impongono alla banca di conoscere l’identità del cliente (KYC), pertanto, l’idea di conti correnti bancari cifrate o anonimi in cui nessuno sa veramente chi è il cliente è piuttosto articolata.

Le banche difendono la loro politica di “stretta” osservanza del segreto bancario riconoscendo che pochissime persone hanno accesso ai dati personali del cliente titolare di conti correnti bancari cifrati o conti correnti bancari  numerati e le operazioni vengono eseguite sotto il numero del conto bancario anonimo, mentre la stragrande maggioranza dei dipendenti della banca non arriva mai a conoscere l’identità del cliente.

Il segreto bancario è strettamente legato allo sviluppo dei conti correnti bancari cifrati e secondo gli specialisti, il segreto bancario è un obbligo di discrezione che riguarda i rappresentanti e i dipendenti degli istituti bancari dove ogni persona legata a una banca è soggetta a segreto bancario proteggendo il cliente e non l’istituto bancario.

Pochissime persone all’interno della banca, conoscono il titolare del conto che viene generalmente identificato tramite una sigla od una parola chiave, in tal modo il cliente potrà farsi riconoscere dalla banca utilizzando semplicemente il codice ed questa situazione, gli altri impiegati della banca non sapranno chi è il vero titolare del conto.

Con questa tipologia di conto è possibile effettuare praticamente tutte le operazioni bancarie in ingresso o ricezione ma non possono essere effettuati bonifici in uscita ed il prelievo può essere esclusivamente effettuato con delle debit card, contrariamente ai CONTI CORRENTI BANCARI OFFSHORE, tuttavia è consigliabile utilizzare lo stesso unicamente per dei depositi e degli investimenti di una certa importanza anche perchè questi sono considerati CONTI CASSAFORTE.

Generalmente, viene richiesto un importo minimo al momento dell’apertura molto variabile  in base alla banca ed alla sua dislocazione e se si desidera ricevere un servizio particolare dalla banca, ed entrare a far parte quindi dei clienti del “private banking”, allora l’importo minimo da depositare sarà molto elevato.

In alcuni Paesi i conti correnti bancari cifrati o conti correnti bancari anonimi e il segreto bancario sono supportati dal quadro giuridico con la conseguenza che secondo la legge civile, l’obbligo contrattuale tra il cliente e il banchiere obbliga quest’ultimo alla segretezza della posizione del primo.

Inoltrandosi in queste leggi, si comprende, che la decisione di violare il segreto bancario appartiene solo al cliente, dal momento che è il beneficiario del segreto, con i conti correnti bancari cifrati, la banca non può assumere tale decisione anche se in realtà è accaduto il contrario.

In merito ai conti correnti bancari cifrati, è vero che la legge civile e penale comprende una serie di “cause”, cioè, l’evasione fiscale e il riciclaggio di denaro sporco, che consentirebbero la violazione del segreto bancario, ma spesso le lacuna della legge, e l’approvazione delle varie procedure per lo scambio di informazioni fiscali tra i diversi governi e le banche, la maggior parte delle fughe di informazioni è piuttosto difficile, resta il fatto che provenendo i vostri capitali da altre banche i proventi sono stati già controllati e le somme sono sicuramente di provenienza lecita.

Di fronte a questa preoccupante realtà, sorgono nuove alternative per lavorare con i vantaggi di conti correnti bancari cifrati e cioè affidarsi a società terze che opereranno per vostro conto o vi consentiranno di operare con sotto conti per poter ricevere ed inviare bonifici bancari, effettuare pagamenti e inviare rimesse a parenti e amici rimanendo in un‘atmosfera di sicurezza e anonimato consentendovi di  proteggere i risparmi bancari ed i beni.

 

Le soluzioni per realizzare i propri sogni esistono ma, non bisogna improvvisare ed affidarsi a consulenti di provata esperienza

 

   I DOCUMENTI DOVRANNO ESSERE APOSTILLATI PER I CONTO CORRENTI BANCARI CIFRATI   

 

DOCUMENTI NECESSARI DEL LEGALE RAPPRESENTANTE

Copia del passaporto (la pagina con la foto molto leggibile)
Copia della carta d’identità
Certificato di residenza
Ultima bolletta della luce (non si accettano bollette del telefono o altre bollette di utenze) a vostro nome con il vostro indirizzo di residenza

 

  I nostri funzionari possono richiedervi ulteriori documenti o apostillazione dei documenti se richiesto dalla Banca per l’apertura del conto corrente  

  IL NOSTRO INTERESSE E’ RIUSCIRE A SODDISFARE IL CLIENTE PERCHE’ IL PASSA PAROLA E’ LA MIGLIORE PUBBLICITA’  

La SHADOIT CONSULTANCY GROUP si preoccupa unicamente di introdurvi presso gli Istituti Bancari, per proporre l’apertura di un Conto Corrente Bancario Offshore.

Successivamente, la Banca può decidere di richiedere al cliente una video conferenza per snellire alcune procedure interne e poter conoscere il cliente, informazioni e documenti aggiuntivi soprattutto per compilare il modulo KYC (Know Your Customer che letteralmente: “conosci il tuo cliente”) che è l’insieme di procedure che devono essere attuate da alcuni Istituti e professionisti per obbligo di leggi internazionali.

Questa procedura aiuta l’Istituto Bancario a comprendere il cliente, le esigenze e la natura dell’apertura dei Conti Correnti Bancari Offshore.

Purtroppo, la SHADOIT CONSULTANCY GROUP NON può vantare diritti particolari o fare pressione sugli Istituti Bancari Offshore e non offre servizi di Banca Offshore, dove le Banche decidono autonomamente se esistono le condizioni necessarie per l’apertura di un Conto Corrente Bancario Offshore che non vada a ledere gli interessi stessi della Banca.

Nel caso la Banca dovesse decidere che non esistono le giuste condizioni per l’apertura di un Conto Corrente Bancario Offshore, la SHADOIT CONSULTANCY GROUP vi rimborserà il 50% dell’importo a causa del costo dei professionisti che hanno lavorato la vostra pratica, oppure, potrete richiederci un ulteriore tentativo di introduzione presso altro Istituto Bancario Offshore richiedendoci il modulo di ” TRY AGAIN “ che ci dovrete inviare firmato per l’accettazione unitamente all’aggiunta della parola ” ACCETTO “ inserita e scritta chiaramente in stampatello.

La SHADOIT CONSULTANCY GROUP utilizza da sempre la politica aziendale della TRASPARENZA verso il cliente ed è solo questo il segreto per riscuotere la fiducia di chi richiede i nostri servizi

 

Per eventuali ulteriori informazioni o richieste, potrete consultarci tramite il CONTI CORRENTI OFFSHORE - CONTI OFFSHORE - CONTI BANCARI e vi risponderemo prima possibile

 

I nostri consulenti sono a vostra completa disposizione, se siete seriamente interessati non pensateci e contattateci

 

CONTI CORRENTI BANCARI CIFRATI ANONIMI

 

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Patrimoniale probabile realtà

PATRIMONIALE PROBABILE REALTA' - FINANCIAL NEWS Patrimoniale probabile realtà, con la crisi dei mercati finanziari mondiali e l’Italia con un debito pubblico particolarmente elevato e l’indispensabile flusso monetario necessario per la sopravvivenza delle proprie aziende, della sanità pubblica e della povertà che ha stretto alle corde migliaia di famiglie, diventa un mezzo quasi necessario per tentare il salvataggio di un Paese a rischio default

Occorre precisare che i fondamentali dell’economia italiana sono buoni, certamente migliori di quelli di altri paesi nell’area Euro: sono oltre venti anni che siamo in avanzo primario, la bilancia commerciale è solidamente positiva e abbiamo un indice di Gini tra i migliori al mondo. I nostri detrattori, tuttavia, si sperticano con lugubri considerazioni sul debito pubblico che, a loro dire, è fuori controllo e, per gli effetti dell’emergenza Covid-19, destinato ancora a salire fino ad un probabile default di sistema.

Nulla di più falso!

I titoli italiani non andranno mai in default anche se, è necessario precisare, dovessero mancare (come in effetti stanno mancando) serie politiche di supporto all’economia reale, pressoché in ginocchio per gli effetti non della pandemia ma di una miopia e di una supponenza politica, piu’ interessata al consenso europeo che alla protezione del bene comune.

E tuttavia, nonostante i numeri e le potenzialità del Belpaese, la patrimoniale sarà certamente adottata!

La salvaguardia dei vostri risparmi da un’improvviso prelievo forzoso consiste semplicemente nel mettere al sicuro i propri risparmi in CONTI CORRENTI OFFSHORE, che non vuol dire metterli in Paradisi Fiscali ma in banche estere al proprio Stato appartenenti comunque all’Unione Europea, in Paesi dove è più difficile riuscire a prelevare forzatamente somme di denaro se non si è intestatari del conto corrente, quindi non Panama o altre nazioni in black list ma semplicemente in Paesi appartenenti all’Eurogruppo.

Le motivazioni sono abbastanza intuitive.

In ambito europeo siamo stato costretti ad aderire a sistemi di finanziamento che, oltre ad essere decisamente insufficienti come dimensione, sono particolarmente insidiosi come gestione.

Attivare MES e SURE significherà aumentare in modo significativo il Debito Pubblico e, quindi, il rapporto rispetto al nostro PIL (gli esperti stimano una perdita di produzione, per il solo 2020, del 15%) schizzerà intorno al 150%.

A quel punto, scatteranno automaticamente le “condizionalità” previste dai trattati UE che ci imporranno un rapido rientro del debito. Il governo che, in quel momento, dovrà affrontare la questione avrà solo due strade: o uscire dall’Euro o reperire risorse fresche. La strada della patrimoniale, a quel punto, sarà l’unica che possa tenere sia sotto l’aspetto economico che politico.

Esperti della finanza che tengono sotto osservazione i conti pubblici italiani, hanno ipotizzato l’abbattimento del debito pubblico con un’imposta patrimoniale probabile realtà straordinaria che potrebbe risolvere definitivamente il gap che separa l’Italia dagli altri virtuosi Paesi come la Germania.

Fin dall’inizio della crisi economica internazionale, si sono sentiti i vari primi ministri accennare all’utilizzo dello strumento dell’imposta patrimoniale, vantando la tradizione degli italiani di essere un popolo di grandi risparmiatori contrariamente al resto dei cittadini europei, pur avendo uno Stato che per vari motivi ha contratto enorme debito pubblico.

L’imposta patrimoniale probabile realtà è un vero e proprio sopruso di Stato sulle migliaia di famiglie che faticosamente hanno rinunciato a qualcosa nella vita per mettere da parte qualche risparmio se non l’intera liquidazione.

Ma l’imposta patrimoniale applicata con un prelievo forzoso effettuato sui conti correnti calcolandolo in base alle dimensioni dei patrimoni.

Con la patrimoniale probabile realtà, lo Stato italiano intenderebbe garantirsi una fuga in avanti dalle scontate infrazioni europee non pensando che migliaia di giovani disoccupati e tantissime famiglie non più giovani, a causa della crisi generata dal COVID-19, si sono ritrovate senza nemmeno un reddito o si ritroveranno nella medesima situazione a causa della chiusura di tantissime imprese che non riapriranno o chiuderanno dopo poco tempo.

Come difendersi da una patrimoniale ?

Esistono vari modi per difendersi da una patrimoniale probabile realtà che passerebbe sicuramente nel silenzio più assoluto dello Stato, ma che metterebbe in ginocchio le economie di tantissime famiglie italiane.

Il più semplice è portare legalmente i propri risparmi all’estero, i cosiddetti conti correnti offshore (conti correnti esteri), se non altro per impedire allo Stato italiano di poter facilmente mettere le mani sui propri risparmi.

Ma non è il solo metodo sicuro per mettersi al riparo da una patrimoniale di Stato, ve n’è un secondo che è stato fin dal tempo della seconda guerra mondiale, la salvezza di migliaia di famiglie che avendo acquistato pietre preziose e non gioielli, le utilizzarono come merce di scambio per sfuggire ai persecutori, pagando e trovando tranquillità in altri Paesi non coinvolti nel conflitto e che comunque non perseguivano le leggi razziali.

Il Fondo Monetario Internazionale e l’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) hanno suggerito al Governo italiano di intervenire urgentemente con una patrimoniale di Stato effettuando un prelievo forzoso sui conti bancari e sulle rendite catastali.

Se la patrimoniale diventasse realtà, anche l’oro subirebbe una significativa perdita perché come avvenne anni addietro in Germania, verrebbe messa una tassa anche su questo metallo facendo subire forti perdite finanziarie a coloro che ne detengono.

Quasi sicuramente la nuova patrimoniale probabile realtà. andrà ad incidere anche sui valori delle eredita con un prelievo fiscale non indifferente, aumenterebbero le imposte di bollo sul conto corrente e sui conti deposito e si inciderebbe sui prodotti finanziari in maniera molto significativa oltre che ripristinare IMU sulla prima casa.

Una tassa patrimoniale sarebbe un facile quanto miserevole modo per abbassare notevolmente il nostro debito pubblico e allineare i valori finanziari a quelli che ci vengono imposti dall’U.E.,  ma a discapito di chi ha lavorato una vita o ha messo da parte dei beni per i momenti neri come quello che ha creato la pandemia.

Solo il tempo potrà dirci cosa accadrà per i cittadini italiani e se l’Italia riuscirà ad evitare un default.

  PATRIMONIALE PROBABILE REALTA' - FINANCIAL NEWS

INVESTIMENTI IN PIETRE PREZIOSE

INVESTIMENTO PIETRE PREZIOSE È sempre stato importante utilizzare beni rifugio come oro, argento e soprattutto gli investimenti in pietre preziose che rappresentano una garanzia affidabile al di fuori di qualsiasi crisi mondialeTROPPI SOLDI SUI CONTI CORRENTI

La storia ci ha insegnato che gli investimenti in pietre preziose sono stati spesso utilizzati come gettoni di scambio al posto del denaro, garantendo anche la sopravvivenza di intere famiglie durante la depressione americana e varie guerre che hanno coinvolto spesso molti paesi.

Durante la crisi finanziaria abbiamo eroso i fondi di migliaia di investitori portando la gente a chiedersi se sarebbe stato meglio avere pietre preziose anziché l’accumulo di valuta cartacea.

La grande finanza è anche responsabile degli investimenti in pietre preziose che garantiscono beni non svalutati in futuro e sicuramente un buon investimento che può essere tramandato per generazioni.

Con la crisi finanziaria che bussa alle porte di ogni nazione della Terra, con una probabile patrimoniale che consentirà al Governo italiano di mettere le mani sui risparmi dei suoi connazionali, con il rischio del fallimento delle banche a causa dell’instabilità finanziaria mondiale, solo chi è sprovveduto non prende in considerazione investimenti in pietre preziose che gli possono garantire una via di fuga.

Ma non è solo l’acquisto di pietre preziose che ci può consentire di garantire e garantirci un buon investimento, infatti, non tutte le pietre preziose sono riconosciute come un buon investimento in quanto devono vantare determinate caratteristiche molto specifiche che possono essere riconosciute e valutate da gemmologi e gioiellieri esperti.

Molte persone, prima della crisi finanziaria globale, avevano investito in immobili che, con il tempo hanno perso valore percentuale anche molto considerevole, e quelli che erano stati affittati generavano costi in tasse, affitti non pagati e avvocati costosi per renderli nuovamente accessibili.

L’oro, da sempre considerato un ottimo bene rifugio, è ormai a causa della crisi, soggetto ad oscillazioni e quindi in caso di vendita forzata si rischia una perdita del 10% sul valore d’acquisto.

Con il prezioso tutto ciò non può accadere perché nei mercati finanziari non si è mai sentito parlare della svalutazione di pietre preziose, ma, se hanno le caratteristiche gemmologiche ideali sono un vero investimento per il futuro che può solo aumentarne il valore intrinseco e non generare spese.

Una pietra preziosa che la si può vendere in qualsiasi momento ottenendo gran parte del valore iniziale determinato da platt (prezzo del mercato finanziario) come proposta di investimento.

Gli investimenti in pietre preziose sono raccomandati per un periodo non inferiore a cinque anni anche a causa dell’aumento del loro valore, sono considerati beni e lusso e non comportano rischi, così come i beni non sono soggetti a tassazione dei vari Stati e non comportano spese burocratiche ma solo il prezzo di acquisto.

Le gemme che sono considerate dagli investitori un rifugio sicuro sono i diamanti.

Smeraldi, rubini, opali e zaffiri a causa della loro natura possono sicuramente, scostandosi nel tempo, subire variazioni minime dal diamante.

Le gemme sono qualcosa di molto personale e c’è il problema di scegliere quale aumenterà di valore in quanto tutti, sebbene con determinate caratteristiche gemmologiche, determinano un certo valore, soprattutto se accompagnati da un certificato gemmologico che è la garanzia alla base dell’acquisto.

La percentuale consigliata per fare un buon investimento in pietre preziose, dovrebbe giocare su un importo principale del 15% del totale dei fondi disponibili, in questo modo si avrebbe disponibilità del bene per cinque anni e si potrebbe in seguito decidere se venderlo e guadagnare o continuare a conservarlo per uso futuro o come capitale di emergenza come proposta di investimento.

Spesso ci si convincerà che l’acquisto di gioielli è anche un bene rifugio, ma è non è assolutamente vero perché quando lo si acquista si paga anche la lavorazione dell’oro e il valore dato al gioiello, quindi non il prezzo puro della borsa dei vari materiali coinvolti per realizzazione dell’oggetto.

La crescita nel tempo delle pietre preziose è intrinseca alla loro certificazione di qualità che determina rarità, purezza e molte altre caratteristiche che determinano il prezzo rendendo garantiti gli investimenti in pietre preziose.

Abbiamo l’opportunità di acquistare direttamente dai produttori di pietre grezze, questo grazie ad aziende minerarie concessionarie in Etiopia, Sud America e vederle allo stato finito, intagliate da mani di maestri esperti che differenziano le gemme per forma e armonia creando un bene oltre che prezioso, soprattutto di lusso.

Le banche hanno anche influito sull’affare legato ai diamanti, spesso hanno indotto i clienti ad acquistare presso le loro strutture gemme di valore non conveniente, ma non favorendo il cliente che dovrà pagare le commissioni, superando spesso il valore del prodotto ed erodendo il guadagno sulla gemma considerabile nei primi due anni.

Le pietre preziose che potrete ammirare sul portale della SHADOIT CONSULTANCY GROUP sono riservate ai pochi fan che amano il lusso, sono stati tutti sottoposti a un accurato test gemmologico, dopo di che gli è stata assegnata una qualifica e un valore commerciale molto specifico come proposta di investimento.

Per i diamanti le caratteristiche principali da prendere in considerazione sono la “4C”, ovvero il colore (Colore), la purezza (Chiarezza), il taglio (Cut) e il peso (Carati), ma spesso viene presa in considerazione anche la fluorescenza.

I nostri consulenti sono a vostra completa disposizione, se siete seriamente interessati non pensateci e contattateci

 

INVESTIMENTI IN PIETRE PREZIOSE

BREXIT una vittoria

BREXIT UNA VITTORIA - BREXIT A VICTORY - NEWS - WORLD NEWSBREXIT, una vittoria per tanti britannici che avevano a più riprese dimostrato il loro disinteresse per rimanere legati all’Unione Europea BREXIT UNA VITTORIA - BREXIT A VICTORY - NEWS - WORLD NEWS

BREXIT, una vittoria per il Regno Unito che si candida a diventare il prossimo vero paradiso fiscale, accentuando tutta la forza finanziaria sui Paesi sicuri ed amici legati dal patto del Commonwealth che unisce le ex colonie britanniche di cui la maggior parte riconosce la Regina come capo di Stato.

E’ pur vero che molte nazioni aderenti al Commonwealth sono ad oggi delle Repubbliche indipendenti con un parlamento che legifera ed amministrazioni indipendenti, ma restano comunque unite ai reali d’Inghilterra riconoscendo la Regina d’Inghilterra quale capo del Commonwealth stesso e non come capo di Stato, ma consentendo scambi commerciali e finanziari interni ai vari Stati potenziando soprattutto il potere finanziario ed economico della Gran Bretagna.

La Gran Bretagna che tutti gli Stati Europei sentenziavano si dirigesse verso un baratro senza salvezza, ad oggi, iniziano a mettere in evidenza le loro debolezze perdendo 16 miliardi di euro di finanziamenti europei e non potendo più ricattare lo Stato britannico tentando di obbligarlo all’accoglienza di extra comunitari provenienti illegalmente dagli Stati Africani e cercando, come nel passato, di far pesare le loro decisioni sulla Gran Bretagna.

Con il BREXIT, l’Inghilterra, già indipendente finanziariamente per non aver mai voluto adottare l’Euro e l’imposizione fatta a tanti altri Stati europei grazie alla forza finanziaria dei suoi mercati e della Banca di Inghilterra che ha sempre continuato a stampare autonomamente la Sterlina o Pound, ha dato una spallata al muro che gli era stato costruito ad arte dall’Unione Europea, liberandosi e ritornando ad essere uno Stato sovrano e da sempre ben amministrato.

I disfattisti europei, prevedendo il grande rischio di una recessione degli Stati aderenti all’Unione Europea e temendo per la perdita di potere negli scambi commerciali, avevano tentato in tutti i modi di dissuadere l’Inghilterra dal separarsi dal resto d’Europa, arrivando al punto da portare ad un cambio di passo inglese con l’entrata in gioco del premier Boris Johnson.

Ma l’Inghilterra, forte della propria moneta, delle proprie industrie e delle proprie esportazioni non solo in territorio europeo ma proprio nei territori del Commonwealth ha saputo dare la giusta risposta riportando la completa sovranità nel proprio Stato.

L’economia è solida e la finanza non indietreggerà facendo puntare gli occhi anche agli Stati Uniti d’America sull’isola britannica che già inizia a pensare di divenire l’Hong Kong ravvicinata all’Europa, forte anche di accordi con Malta che avrebbero garantito l’approvvigionamento di materie primarie anche nel caso di un No Deal.

Con il BREXIT una vittoria e popolo inglese, è avvenuto l’ammaina bandiera a Bruxelles in un modo molto discreto, il segno di una separazione storica dell’Inghilterra dall’Unione Europea, dove i ventisette Stati che ne fanno parte hanno negoziato un accordo che prevede comunque un periodo di transizione ma sconfessa la forza del Parlamento europeo di centro sinistra, sbilanciandolo verso le forze ora maggioritarie di centro destra.

Ma il BREXIT una vittoria che porterà conseguenze negli scambi commerciali dove andranno rinegoziati accordi, compresi quelli inerenti gli immigrati nel Regno Unito che lavorano normalmente ed in attesa di ottenere una residenza stabile, i passaporti che saranno necessari per entrare ed uscire dal Regno Unito e comporterà quasi sicuramente una movimentazione di denaro enorme e delocalizzazione di aziende allettate da una zona vicina con bassa tassazione e non problematicità sulle movimentazioni del contanti come avviene per alcuni Stati europei,

Anche il settore della pesca rimarrà comunque salvaguardato e potrà continuare a pescare in acque comunitarie e viceversa e durante il periodo di transizione, le banche inglesi, potranno continuare ad operare sul continente, ciò ha evitato un’uscita senza accordo, il NO DEAL, dove in cambio il Regno Unito continuerà ad una minima partecipazione del bilancio europeo.

Esisterà una sorta di partenariato tra il Regno Unito e l’Unione Europea, per consentire accordi e negoziati che non provochino il caos commerciale ed affollamenti alle frontiere europee e britanniche.

Il progetto britannico di trasformare l’Isola in un centro accogliente per la finanza internazionale e per le imprese europee è ciò che spaventa maggiormente i 27 Stati europei ma bisogna tener presente che se non è un Paese amico come la Gran Bretagna a muoversi in tal senso, esistono altri Stati facenti parti del blocco dell’Est quali la Croazia, l’Albania e la Romania, che pur aspirando ad una futura adesione nell’Unione Europea, già effettuano garantismo agli spostamenti valutari ed alla delocalizzazione d’impresa oltre che di pensionati come in Portogallo.

Il futuro per il Regno Unito è ancora tutto da scrivere ed il BREXIT lo possiamo considerare una vittoria per il popolo britannico che ha saputo reagire alle pressioni di un’Europa di banchieri dove anche l’Italia ha riuscita, grazie ad un centro sinistra becero ed un centro destra senza soluzioni e di soli annunci, entrare nella spirale di sudditanza economica senza batter ciglio per mezzo del MES che la porterà nel corso del tempo verso un default al pari della Grecia di dieci anni fa se non inizierà subito un cambio di rotta che, speriamo non sia già tardi.

ADT  Londra 2 febbraio 2020BREXIT UNA VITTORIA - BREXIT A VICTORY - NEWS - WORLD NEWS

Israele innovazione e Finanza

Israele innovazione e Finanza, un connubio al quale molti imprenditori e big del settore finanziario guardano con grande interesse in quanto nazione all’avanguardia

Israele innovazione e Finanza - Financial News - Finanza

Israele innovazione e Finanza, uno Stato che è all’avanguardia con i tempi, sviluppa, grazie al genio dei suoi connazionali e di menti brillanti che sono affluite nel Paese nel corso dei decenni, tecnologie mediche e militari di interesse mondiale, mettendosi in gioco molto spesso contro l’egemonia russo – americana e vendendo brevetti che sono di pubblico utilizzo nelle nazioni di quasi tutto il mondo.

Nel settore tecnologico medico, Israele sviluppa continuamente nuove tecnologie atte alla mobilità di chi sarebbe costretto alla sedia a rotelle perché paraplegico, tecnologie nel settore oftalmico che consentono l’eliminazione degli occhiali con la sostituzione di semplici gocce per chi è andato avanti nell’età ed ha problemi di lettura, tecnologie nel settore chirurgico per le cardiopatie gravi ed oncologiche, tecnologie avanzatissime nel settore dell’odontoiatria e tantissime altre innovazioni che fanno impallidire le più grandi nazioni mondiali.

Israele primeggia nel sistema sanitario nazionale per efficienza e digitalizzazione, portandosi all’avanguardia anche nel settore medico grazie all’ausilio di circa 400 Startup ed aziende che ne promuovono una medicina personalizzata coadiuvata da tecnologie elettroniche ed informatiche che mettono al centro l’essere umano ed il suo benessere.

Il fatto di essersi portato, come Stato, all’avanguardia nelle tecnologie mediche, ha consentito alle aziende israeliane di godere di donazioni internazionali che superano il miliardo di dollari per il mantenimento dei numerosi centri di ricerca e sviluppo di sempre nuove tecnologie dove spiccano aziende come la Takeda, la Johnson & Johnson e tantissime altre imprese mondiali di rilevante importanza.

Molti imprenditori si stanno affacciando a questa realtà con interesse, sia per una tassazione interessante del Paese, sia per un sistema bancario efficiente e di prim’ordine, sia per gli aiuti e sovvenzioni che lo Stato israeliano mette a disposizione per nuove tecnologie mediche e soprattutto per le bio-tecnologie.

Il governo di Israele ha sostanzialmente finanziato con centinaia di milioni di dollari le tecnologie informatiche orientate alla gestione dei medical center digitalizzando le cartelle cliniche dei pazienti, consentendo lo sfruttamento della tele-medicina, progetti per rendere l’assistenza sanitaria pro attiva ed economica personalizzandola a misura del paziente grazie anche agli studi condotti ed applicati dell’intelligenza artificiale con l’ausilio dell’informatica e risolvendo, oltre che salvando la vita a tante persone colpite da malattie croniche e spesso degenerative.

L’informatica ha giocato un ruolo importantissimo consentendo la digitalizzazione delle richieste medico specialistiche via web, i resoconti di analisi ricevuti direttamente dal paziente per via informatica, le analisi legate al paziente conservate ed inviate per via digitale consentendo l’archiviazione della vita medica di un cittadino in un grande archivio centrale al quale tutte le strutture sono legate.

Registrazione ed apertura aziende in Israele

L’apertura di un’azienda in Israele è una procedura semplice e veloce in quanto gestita da avvocati, commercialisti ed Agent iscritti al registro ed autorizzati all’operazione, dialogando direttamente con la Company House locale.

Le tipologie di società alle quali è consentito il business sono le Israeli Companies Ordinance (ICO) che definiscono una società registrata secondo la legislazione israeliana presso il Registro delle Imprese, dove tutta la documentazione deve essere in lingua inglese e tradotta in ebraico per quanto riguarda lo Statuto societario

Per le società a responsabilità limitata, ossia le Limited o Ltd, la dicitura deve essere parte integrante del nome e non è possibile scriverlo in altro modo, oltre che è necessaria l’emissione di azioni da consegnare ai vari soci.

Altre tipologie di società sono le Private Company e le Public Company, dove con quest’ultimo tipo di società si ha diritto all’emissione di titoli registrati in borsa e presentazione di relazioni annuali per gli azionisti, comprensive di rendiconti finanziari.

Una società straniera deve presentare tutti i documenti necessari al Registro delle Imprese per la sua registrazione e viene autorizzata all’apertura di una filiale purché vengano rispettate le normative vigenti.

Contrariamente a ciò che avviene per le altre tipologie di aziende, una private company non è obbligata a pubblicare il proprio bilancio.

La tassazione per le aziende registrate in Israele non è molto alta, contrariamente a molti Stati europei ed anzi, il governo israeliano favorisce le imprese che esportano dandogli dei vantaggi sull’IVA che è al 16% con tasse che sono nell’ordine di circa il 24%.

Grazie al clima ed ai terreni coltivabili, molte aziende si sono dedicate alla vendita ed esportazione di frutta e verdura fresca ottenendo esenzione ai fini IVA la cui iscrizione commerciale è autorizzata solo a dottori commercialisti, consulenti fiscali certificati ed avvocati iscritti all’ordine.

Il sistema bancario di Israele nell’innovazione tecnologica è molto evoluto ma soprattutto è legato a doppio filo alla finanza U.S.A. dimostrandosi molto solido e ben gestito.

Le banche operano in maniera trasparente e se si è stranieri si può richiedere l’aiuto di un Agent per poterlo aprire in banche di primaria importanza, ma soprattutto, il conto corrente avrà una debit card, un internet banking (home banking) che ci consentirà di operare da remoto con una velocità e semplicità assolutamente sbalorditiva.

Israele innovazione e Finanza è un sistema sicuro ?

Israele innovazione e Finanza sono un intreccio che dà garanzia ai potenziali investitori in quanto il suo sistema finanziario è uno dei più solidi al mondo fruttando circa 140 miliardi di dollari l’anno e facendo impallidire anche la finanza U.S.A.

Molte grandi nazioni investono in Israele a partire dalla Cina, la Russia, gli Stati Uniti d’America che pagano circa 21 miliardi l’anno per le innovazioni tecnologiche in campo militare e tanti altri Stati a livello mondiale, consentendo alle grandi aziende israeliane di primeggiare nel mondo nel settore degli investimenti, delle nuove tecnologie, delle costruzioni ed in tanti altri settori di primaria importanza strategica a livello economico finanziario.

Contrariamente allo Stato maltese dove i lavoratori immigrati vengono definiti “intrusi non desiderati” pur essendo cittadini europei, e vengono considerati cittadini di serie “B” come se provenissero da uno Stato africano, lo Stato di Israele è molto accogliente e dopo i dovuti controlli di sicurezza, anche la popolazione israeliana, cerca di integrare l’immigrato aiutandolo nelle sue prime necessità e dandogli i giusti consigli per vivere in uno Stato libero e democratico diverso da quello di provenienza, quindi è ovvio che gli investimenti ed i manager, per l’apertura delle proprie aziende e proprie Startup preferiscano lo Stato d’Israele e la florida Finanza israeliana.

Ciò dovrebbe farci riflettere sulla falsa attrattiva iniziale che spesso altri Stati europei sbandierano e dietro cui si cela invece solo lo sfruttamento dell’immigrato per l’arricchimento del proprio Paese, non dando, al contrario di Israele, possibilità di integrazione e stile di vita moderno, democratico e liberale.

Nel Medio Oriente, Israele è considerato uno dei Paesi tecnologicamente ed economicamente più sviluppati anche perché da lungo tempo ha diminuito le produzioni agricole in favore dell’industria e ricerca nel settore dell’IT e dell’Hi-Tech in particolare, offrendo prodotti di eccellenza presenti nei mercati internazionali per vantaggio competitivo nei prezzi e nella qualità innovativa, mettendo in difficoltà i grandi gruppi aziendali europei ed americani esportando le proprie eccellenze con considerevoli guadagni attestati a quasi 100 miliardi di dollari.

Internet è un motore senza pari per la crescita economica e le competenze informatiche dei tecnici israeliani, grazie soprattutto a gruppi di ricercatori privati ed universitari che primeggiano nello sviluppo e crescita economico finanziaria della nazione.

Le caratteristiche finanziarie di Israele ne hanno fatto uno dei maggiori competitors e partners dei più grandi ed evoluti Paesi mondiali, attirando investitori cinesi e russi oltre che europei ed americani.

Un esempio lampante di come l’economia finanziaria israeliana si muove è stato l’accordo firmato ad Atene fra i leader di Grecia, Cipro e Israele che per prima si è interessata ed esposta finanziariamente, per realizzare il gasdotto sottomarino EastMed utile al trasporto del metano che consentirà un proficuo approvvigionamento di gas per l’Italia a prezzi vantaggiosi e soprattutto proveniente da Paesi geo-politicamente più interessanti e stabili diversamente dalla Libia ed Algeria.

I nostri consulenti sono a vostra completa disposizione, se siete seriamente interessati non pensateci e contattateci.

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Fondi di Investimento Internazionali

Fondi di Investimento Internazionali conosciuti anche come “i Mercati”, sono la possibilità che viene data alle aziende per sviluppare e realizzare progetti, dare la possibilità alle Start-Up di iniziare un’attività imprenditoriale con partner che gli consentiranno di mettersi in gioco nel sistema finanziario internazionale e potersi affermare con serietà e competenza

Fondi di Investimento Internazionali - Fondi di Investimento - Fondi - Fondi Internazionali - Financial News

Fondi di Investimento Internazionali sono un’entità finanziaria di nicchia tenuta nascosta dalle banche che fanno finta di non conoscerne la natura, ma che quasi sempre li utilizzano per fare affari lucrosi ed interessanti che gli consentono in un secondo momento di speculare sui mercati internazionali e le informazioni che intendiamo fornirvi, difficilmente le potrete trovare su Google o altri motori di ricerca in quanto molte aziende preferiscono tenersi qualche piccolo segreto nella propria cassaforte.

I Fondi di Investimento Internazionali hanno ognuno una propria policy specifica che adottano metricamente per valutare e finanziare le imprese e coloro che ne richiedono l’intervento a fronte di progetti imprenditoriali, professionalmente validi e remunerativi.

Spesso si è sentito che le banche americane ed arabe finanziano i progetti degli imprenditori e delle Start-Up consentendogli di realizzarli rapidamente e di affermarsi nel tessuto economico dei mercati economico-finanziari e ci si domanda come è possibile fare ciò anche in Stati dove questa possibilità non esiste.

I Fondi di Investimento Internazionali sono la possibilità per un imprenditore o per un futuro manager d’impresa, di poter finanziare e realizzare investimenti seri che gli consentiranno guadagni interessanti che sono stati valutati da team di esperti e società di brokeraggio.

Ma chi c’è dietro i Fondi di Investimento Internazionali e perché dovrebbero interessarsi a progetti di altri Stati ?

Dietro i Fondi di Investimento Internazionali ci sono i Fondi Pensionistici americani, sceicchi arabi, società petrolifere e tante altre entità potenti del mondo finanziario internazionale che stanziando somme spesso milionarie ricavano nel tempo profitti interessanti da piccoli interessi che fruttano annualmente senza tenere il denaro fermo.

La SHADOIT BUSINESS CONSULTANCY LTD rivolgendosi alla SHADOIT CONSULTANCY GROUP che è partner diretta di un importante società di brokeraggio panamense, una volta ottenuto il via libera da PRE-SCREENING, che già dice al cliente se esiste interesse per l’investimento o meno, e cioè se la società del gruppo finanziario appoggerà la richiesta del cliente, può presentare il progetto in quanto vi può essere interesse reale e concreto da parte dei Fondi di Investimento Internazionali.

Dopo il PRE-SCREENING, se l’esito è stato positivo, si passa alla DUE-DILIGENCE con i documenti già consegnati dal cliente ma, ne potrebbero sicuramente occorrere altri e al cliente verrà chiesto di firmare il contratto con il Gruppo Finanziario panamense con il quale si impegna a versare la percentuale pattuita che varia a seconda dell’importo a finanziamento ottenuto (da un 3% fino ad un 7%), dove più è elevata la cifra e più è bassa la percentuale.

Esiste la possibilità di poter verificare se la propria azienda può accedere ai Finanziamenti per le Imprese acquistando rapidamente un pacchetto studiato dai nostri professionisti.

Esistono varie policy per quanto riguarda i fondi di investimento che il cliente può accettare:

Esistono fondi che entrano in compartecipazione al 51% o più e per sempre, senza la restituzione del capitale e che lasciano la direzione dell’azienda al cliente,ovviamente verificano che l’investimento venga utilizzato come indicato dal Business Plan, praticamente ci si ritrova dentro la società un azionista pronto a finanziare eventuali ulteriori progetti, purché siano economicamente remunerativi.

Ma adesso andremo ad analizzare altre policy che solitamente sono previste dalla maggior parte dei Fondi di Investimento Internazionali.

Esistono fondi che entrano nelle società con quote o azioni che vanno da un minimo del 30% ad un massimo dell’ 80% fino a restituzione del debito ed annualmente, possono partecipare ai dividendi e quando il finanziamento è stato completamente restituito possono cedere le quote o le azioni da loro possedute con un incremento percentuale previsto contrattualmente (normalmente 1% – 1,5% annuale di rivalutazione) o rimanere con una percentuale che varia da un 15% ad un 25%.

Esistono Fondi di Investimento Internazionali che entrano nelle società con quote o azioni che vanno da un minimo del 51% ad un massimo dell’ 80% fino a restituzione del debito ed annualmente partecipano ai dividendi e quando il finanziamento è stato completamente restituito escono dalla società senza ulteriori oneri per gli altri soci se non quelli relativi alla registrazione del passaggio delle quote o azioni.

Bisogna ricordarsi che qualora i Fondi di Investimento Internazionali entrassero come socio o in compartecipazione è a tutti gli effetti di legge un socio effettivo e come tale partecipa alle decisioni ed a tutte le attività economiche che competono ad un socio compresi i dividendi e gli attivi.

Esistono dei Fondi di Investimento Internazionali che impongono un loro amministratore fino a restituzione avvenuta del debito e che come tale riceverà una regolare busta paga e tutti i benefit ai quali un amministratore ha diritto.

Una domanda sorge spontanea: come posso restituire il capitale che il fondo mi ha erogato ?

Esistono 2 opzioni relativamente al tipo di ritorno:

Pagamento rata UNICA SOLUZIONE: si pagano solo gli interessi per gli anni del finanziamento e si ritorna il capitale in un’unica soluzione nella rata finale (INTERESSE ANNUALE CHE VARIA TRA IL 1,5 – 3,0%).

Chiaramente gli interessi in tal caso maturano sull’intero capitale.

Pagamento di rate mensili, bimestrali, trimestrali, quadrimestrali, semestrali o annuali per gli anni del finanziamento e si ritornano INTERESSI ANNUALI CHE VARIANO DAL 3 – 4,5%

E’ possibile chiedere un periodo di pre-ammortamento, in alcuni casi fino a 36 mesi, ma il massimo è normalmente 24 mesi.

Alcuni Fondi di Investimento Internazionali esigono il pagamento degli interessi in tale periodo, altri lo spalmano sugli interessi a partire dal termine del periodo di pre-ammortamento.

Spesso vi sono settori commerciali a rischio dove le banche commerciali preferiscono non rischiare ma i Fondi di Investimento Internazionali non si creano troppi problemi a fronte di un buon progetto, ma quali sono in questo caso le garanzie richieste ?

Vi sono Fondi di Investimento Internazionali che possono chiedere una polizza assicurativa con una Compagnia da loro indicata, altri che chiedono il deposito di una somma di equity vincolata a garanzia del debito, altri ancora infine che chiedono uno specifico investimento da parte del cliente per far leva su questo e abbattere quindi il rischio.

Bisogna sempre ricordare che nel caso di una polizza assicurativa, la compagnia non sarà quella del vostro Stato ma quella del fondo che potrà essere o araba o statunitense e quindi a fronte del finanziamento già deliberato, sarà necessario seguire puntigliosamente quanto richiesto dal documento ricevuto ed essere pronti a pagare la somma per la polizza che al termine della restituzione del capitale comprensivo degli interessi contrattualizzati, o tale pagamento verrà scalato sull’ultima rata oppure verrà restituita per intero in quanto congelato nell’eventualità di una mancata restituzione.

Il mancato pagamento della polizza nei tempi imposti dalla commissione, comporterà l’iscrizione nella black list finanziaria internazionale, ed una possibile denuncia con richiesta danni per i fondi che sono stati comunque impegnati, oltre che il pagamento del Gruppo Finanziario a fronte di un eventuale denuncia per i danni subiti; ecco perché viene sempre richiesta la massima serietà e gli accertamenti sui richiedenti sono spesso molto serrati.

Una domanda che spesso ci si potrebbe porre è se è possibile l’estinzione anticipata del debito contratto per la realizzazione del proprio progetto imprenditoriale.

I Fondi di Investimento Internazionali non operano con le modalità bancarie e quindi considerano anche i finanziamenti come investimenti a termine per cui normalmente non è prevista una estinzione anticipata del debito e soprattutto pretendono l’esclusiva sul progetto non condividendolo con altre fonti finanziarie.

La cosa però può essere trattata di volta in volta anche in relazione al progetto e all’ammontare da restituire rimanente.

La garanzia di cessione delle quote o azioni viene sempre regolamentata contrattualmente.

I professionisti della SHADOIT CONSULTANCY GROUP ed i vertici del gruppo finanziario panamense, consigliano sempre di prevedere nello Statuto di una new company che eventuali aumenti di capitale possano essere deliberati con un consenso unanime dei soci e se la società è già costituita consigliano di apportare una modifica allo Statuto che definisca lo stesso criterio.

I nostri consulenti sono a vostra completa disposizione, se siete seriamente interessati non pensateci e contattateci.

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Banche italiane a rischio

Banche italiane a rischio ? Questa è la domanda che spesso si pongono i risparmiatori italiani quando sentono parlare di crisi del comparto bancario domandandosi se i loro soldi sono al sicuro e se la loro banca è affidabile

Inutile cercare di prevedere con l’andamento dei mercati le banche italiane a rischio.

Fin dal lontano anno 2008, si è scatenata la crisi del comparto bancario a causa di investimenti finanziari sbagliati da parte dei giganti della finanza americana.

Tutto il mondo finanziario è entrato in crisi e soprattutto le banche italiane a rischio sono aumentate e per quanto la B.C.E. abbia utilizzato il metodo della persuasione verso i risparmiatori garantendoli con gli stress test, il  rischio Bail In è diventato una realtà.

Alla fine dell’anno 2019, l’Italia è colpita ancora una volta nel suo sistema bancario a causa della Banca Popolare di Bari, dove anche con un finanziamento statale per 900 milioni di euro non si metteranno completamente al riparo i soldi dei risparmiatori.

La stessa Banca d’Italia in un suo documento, mette in risalto come nell’ipotesi di uno scenario liquidatorio con rimborso di chi ha depositato fino ad oggi i suoi risparmi, le ricadute sarebbero disastrose perchè comunque scatterebbe il meccanismo del Bail In e solo dopo un tempo piuttosto lungo i correntisti potrebbero riuscire a rientrare in possesso di parte dei loro soldi, con cause lunghissime in quanto svolte nelle sedi penali dove tutti sappiamo com’è andata a finire precedentemente con Banca Etruria ed altri Istituti di credito italiani.

Nell’anno 2008 il sistema finanziario è finito per collassare a causa dell’eccessivo impiego di strumenti speculativi come i derivati e l’elevato volume di crediti concessi dalla banche americane al settore immobiliare anche a chi non sarebbe stato in grado di rimborsarli e con la Banca Popolare di Bari le tempistiche ed i modi sono identici.

L’Italia in compenso, con il suo enorme debito pubblico ha fatto scattare l’allarme nelle banche europee sulla sua solvibilità dove con la vendita dei rendimenti finanziari italiani, hanno concatenato la già fragile economia ad investimenti bancari sbagliati rischiando di causare un default dirompente nel Bel Paese esponendo sempre maggiormente le banche italiane a rischio.

I mercati finanziari non sono mai garantisti ma contrariamente a ciò che alcuni possono pensare, sono sempre speculativi e con il timore che l’Italia e le sue banche finissero falliti, fecero schizzare i tassi di interesse a cui lo stesso Stato e gli Istituti di credito attingono finanze con la vendita e l’acquisto di titoli finanziari, dando vita nel lungo termine al “credit crunch” detta anche stretta creditizia, riducendo drasticamente i possibili investimenti aziendali e privati ma soprattutto i finanziamenti per le imprese.

Non staremo a spiegarvi cosa può accadere se una banca fallisse perché già le esperienze passate hanno dato modo a tutti di comprenderne la gravità e le ricadute sui risparmi dei correntisti, come non staremo nemmeno a ribadire come i cosiddetti “soci”, che fino al momento in cui pensavano di guadagnare si sentivano parte della banca stessa, cercarono di farsi restituire parte di ciò che avevano perso con il Bail In.

Vi spiegheremo come la ricapitalizzazione di una banca nazionalizzata possa mettere a rischio la stabilità finanziaria a causa dell’indebitamento dell’Italia che, contrariamente alla Germania, dovrebbe pensare a salvare sé stessa ed i suoi cittadini oltre che rivedere la tassazione industriale al ribasso con manovre finanziarie diverse da quelle effettuate fino ad oggi.

Il sistema bancario italiano, per quanto la B.C.E. cerchi da tempo di tranquillizzare i risparmiatori, potrebbe farci pensare al film della Disney dove la Mary Poppins di turno si ritrovò con un bambino che per un misero penny scosse le fondamenta della Banca d’Inghilterra con un ritiro sfrenato da parte dei risparmiatori.

La stessa cosa possiamo constatare stia avvenendo per le banche italiane a rischio, dove la maggior tutela non supera i 100.000 (centomila) Euro detenuti da un sistema creditizio viziato nella forma (eccessivo silenzio sulle varie situazioni), che non dà più garanzie come avveniva trent’anni fa.

Il lamentarsi, da parte di governi famelici che applicano sanzioni e tasse a pioggia sui piccoli contribuenti, ma soprattutto sulle imprese, non conforta certamente i mercati e cioè coloro che potrebbero essere ben disposti ad investire in Italia, ed anzi, non fa altro che favorire un forte disappunto nazionale ed una strategia di paura in chi onestamente si è affidato al sistema banche italiane a rischio, convogliando i soldi verso altri Paesi sicuramente più politicamente stabili e maggiormente solidi a livello finanziario.

Il dissesto finanziario ed il commissariamento della Banca Popolare di Bari si spera sia l’ultimo problema del sistema bancario italiano, dove l’elenco degli Istituti colpiti precedentemente con amministrazione straordinaria, perdite patrimoniali e verifiche con sottoesposizione contabile è già piuttosto lungo e si spera che l’emorraggia finanziaria possa aver fine con un consolidamento statale lasciando solamente speranze e non certezze.

La migliore soluzione è prendere una residenza estera in un Paese politicamente stabile, con un clima mite e bellezze da togliere il fiato, con un costo della vita accettabile ed iscriversi all’AIRE per regolarizzare la propria posizione, ma soprattutto,  aprire un conto corrente offshore presso una solida banca internazionale e spostare tutti i soldi nel modo più legale esistente, senza la paura di essere inseguiti dopo anni dal fisco del proprio Stato dimenticandosi che le banche italiane a rischio continueranno a farci tremare.

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banche italiane a rischio - banche

Conto corrente offshore

Conto corrente offshore quale protezione di capitali con la serenità di mantenere consolidati i propri assets finanziari

Conto corrente offshore, con queste parole si identifica un conto bancario aperto in uno Stato estero per proteggere i propri capitali, il più delle volte caratterizzata da segreto bancario e NON come molti pensano un conto corrente aperto in Paesi oltre oceano, magari in isole sperdute del mar dei Caraibi.

CONTO CORRENTE OFFSHORE - CAPITALI - OFFSHORE

Quale migliore soluzione è l’apertura di uno o più conti correnti offshore per la protezione capitali messi a rischio dalla situazione economica europea ?

Esistono varie soluzioni per la protezione dei capitali e cioè aprendo un conto corrente offshore, dove se siete italiani, dovrete dichiararlo pagando l’IVAFE, con dichiarazione annuale della giacenza media e redazione del quadro RW – riquadro PF, mettendosi a posto con l’ente preposto ai controlli finanziari.

La scelta preferibile è usare due conti separati: uno offshore e uno nel proprio paese. In questo modo potrai effettuare dei trasferimenti tramite bonifico dal conto offshore all’altro ed avere così un accesso più facile al tuo capitale.

Questa strada offre un alto livello di privacy e sicurezza.

Attuando politiche finanziarie trasparenti si evita di avere problematiche giudiziarie a livello internazionale ed eventuali blocchi di patrimoni che poi diventano difficili da gestire se non con cause che possono durare anche anni per dimostrare la legalità e proprietà dei propri assets finanziari.

Spesso ci si interroga se è conveniente aprire società straniere e depositare i propri capitali su conti correnti offshore quale capitale sociale e sempre più spesso ci si domanda qual’è la somma massima che si può utilizzare per trasferire i soldi all’estero.

Aprire una società estera non è vietato da nessuna legge, sempre che si rispettino determinati parametri, come anche il versare come capitale sociale l’intero asset finanziario per quanto enorme possa essere è sempre operazione legale, l’unico problema è che le banche in moneta elettronica non possono accettare i trasferimenti MT e quindi si evince in partenza il problema di come inviare tali fondi.

Bisogna rivolgersi a banche rilevanti e reali, presenti in Paesi non tropicali ma ben configurati e geo-politicamente stabili, che trattino gli MT e consentano quindi la possibilità di trasferire in un soffio ingenti capitali che possono aggirarsi anche nell’ordine dei “Bilions of Euro” o “Bilions of Dollars” senza che vengano bloccati, grazie alla regolarità dell’operazione che avverrà da banca a banca, dove sia la banca di partenza che quella di destinazione, saranno al corrente con la documentazione dovuta, che i soldi trasferiti entreranno a far parte del capitale sociale di un’azienda che è stata regolarmente registrata per esempio a Londra in Gran Bretagna.

Oppure esistono sempre i mercati azionari dove si acquistano titoli e compiendo un’operazione finanziaria per mezzo di “broker accreditati”, rivendendoli, i proventi vengono poi versati sul conto corrente offshore predisposto per l’operazione.

I conti correnti offshore, non sempre debbono essere aperti in Paradisi Fiscali in quanto ci si ritroverebbe ad avere paura del luogo dove si sono spostati i propri capitali per crisi politiche o altri problemi legati alla stabilità di quei Paesi.

Esistono banche di primaria importanza che sfruttando politiche finanziarie particolari, consentono l’apertura dei conti correnti offshore anche per non residenti o per aziende non registrate nel proprio Paese mantenendo il più assoluto riservo sui fondi transitati e sulle operazioni finanziarie che in seguito si andranno a compiere e non sempre le Isole Cayman sono convenienti quali conti deposito.

Molti Stati europei stanno portando avanti la politica del terrore fiscale verso i propri connazionali per puro interesse speculativo in quanto la cosiddetta “fuga di capitali” verso conti correnti offshore in Paesi sicuri ed Extra-UE è il solo mezzo per salvaguardare il proprio patrimonio da eventuali cedimenti della moneta Euro o da patrimoniali notturne improvvise, ma soprattutto, i conti correnti offshore sono un investimento per impedire che l’eventuale default di uno Stato possa coinvolgere i propri risparmi.

Il conto corrente offshore al momento dell’apertura può essere multi valuta o mono valuta ma conviene quasi sempre richiedere la conversione in USD e cioè in US DOLLAR che è la valuta di scambio internazionalmente più sicura e garantita, specialmente se si è aperta una società negli Stati Uniti (USA)  come anche preferibilmente a Miami (USA), dove ci si potrà avvalere di una fiduciaria collegata alla banca americana ed eventualmente come seconda valuta potrete richiedere l’EURO per un conto corrente bancario offshore multi-valuta.

Il fatto di mantenere i propri capitali posti in un conto corrente offshore sotto forma di capitale societario e quindi di non avere la volontà di volatilizzarlo in breve tempo, rende felici le banche straniere e le predispone meglio per l’apertura di un account bancario, soprattutto perché si evince che non si intende solo utilizzare la banca come conto di servizio ma come conto corrente stabile e primario per i propri affari e per la propria famiglia contrariamente alle banche italiane a rischio.

Per mantenere una privacy sulle operazioni che si andranno a realizzare nel tempo, è importante non inviare mai somme alla banca del proprio Paese dalla quale abbiamo effettuato lo spostamento dell’importo, per non dare motivo di credere che l’operazione finanziaria sia stata artatamente realizzata ed anzi, una volta ottenuto il primo conto corrente offshore, è spesso necessario aprirne un secondo, sempre per la medesima società e separarne una gran parte dell’ammontare totale, depositandolo sull’altra banca per contanti.

Il problema del contanti si sta naturalizzando solo in Europa in quanto oltre al fatto che in alcuni Stati europei possiamo pagare anche con valigette piene di denari ritirati regolarmente presso una banca e nessuno ve ne renderà conto, in altri Stati esiste il limite del contanti mentre in Paesi Extra-UE non c’e’ problema se ci si reca presso la propria banca per depositare anche ingenti somme di denaro avendo provveduto a preavvertire il bank manager dell’operazione di versamento, tanto più che avremo una regolare ricevuta di ritiro dalla prima banca offshore che potrà dimostrare la liceità dei fondi versati sul secondo Istituto Bancario (il contante non lascia traccia e rende sicura l’operazione).

Chi consiglia di avere un conto corrente offshore ed uno nel proprio Paese non ha compreso che è proprio questo interscambio di denaro che mette in allarme le varie agenzie fiscali e che può condurre sicuramente a problemi che si sarebbero potuti evitare con poche operazioni legalissime compiute nel modo corretto.

 

Il conto corrente offshore rappresenta un muro d’acciaio che garantisce un impenetrabile e giusto livello di privacy per chi opera nei settori finanziari e commerciali e soprattutto per chi intende proteggere i propri risparmi impedendo a chiunque di poterli utilizzare a propria insaputa o arbitrariamente come potrebbe accadere con una patrimoniale di Stato.

 

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CONTO CORRENTE OFFSHORE - CAPITALI - OFFSHORE

Finanziamenti aziendali

Finanziamenti aziendali sono sempre stati per i manager il modo di accedere ai Fondi di Investimento Internazionali per operare investimenti nelle imprese

Finanziamenti Aziendali

La richiesta e la mancata erogazione di Finanziamenti Aziendali, purtroppo negli ultimi anni, ci hanno fatto vedere come il credito bancario si sia rivelato sempre più chiuso e miope, anche quando la Banca Centrale Europea abbassava i tassi chiedendo alle banche dei vari Stati, di favorire gli investimenti aziendali.

Molte sono le responsabilità dell’Europa,  ma sono le banche che hanno applicato la politica del “credit crunch” diventando sempre più avare nel concedere finanziamenti aziendali incamerando sempre più denaro nei propri forzieri.

Private dei finanziamenti aziendali le grandi imprese hanno avuto grandi difficoltà e le piccole e medie imprese hanno iniziato a  fallire causando la perdita di posti di lavoro.

Ma come sempre, si è tenuto ben nascosto il fatto che esistono “i mercati”, che in tanti pensano siano un qualcosa di alieno, non pensando che detti mercati non sono altro che fondi di investimento dietro cui molto spesso ci sono i fondi pensionistici dei più potenti Paesi mondiali, che investono proprio nelle imprese, convinti che solo così si può produrre ricchezza e ridare slancio alle proprie economie oltre che guadagnarci dagli interessi molto bassi, consentendo profitti e dividendi per i propri soci e favorendo i finanziamenti aziendali.

Le restrizioni messe dalle banche per i finanziamenti aziendali, hanno iniziato a diventare inutili, in quanto tanti imprenditori si sono rivolti a grandi gruppi finanziari d’oltre oceano in modo diretto o tramite loro partner e la SHADOIT CONSULTANCY GROUP LTD di Malta, società nostra consorella e nata proprio per un’ accesso al credito più snello, veloce e quasi sempre certo se consolidato da validi motivi e documenti ritenuti veritieri ed idonei.

Ottenere dei finanziamenti aziendali vuol dire poter gestire questo credito in maniera finalizzata, investendo su immobili, beni mobili, macchinari necessari al fattore umano, tutto per un adeguamento competitivo e tecnologico della propria azienda, praticamente vuol dire rendere competitiva la propria attività e poter affrontare il mercato economico in competizione con altre imprese.

Esiste la possibilità di poter verificare se la propria azienda può accedere ai Finanziamenti per le Imprese acquistando rapidamente un pacchetto studiato dai nostri professionisti.

I finanziamenti aziendali, sono uno strumento utile per l’impresa, quando c’è bisogno di investire ma non si hanno le risorse necessarie per  soddisfare esigenze quali l’acquisto di nuovi impianti, ammodernamento di quelli già esistenti per potenziarli e rendere la produzione più veloce, snella e competitiva, l’acquisto di nuovi automezzi ed attrezzature, l’ampliamento ed il miglioramento delle strutture immobili aziendali, le spese utili per il miglioramento, la scoperta e l’attuazione di nuove tecniche di produzione, investimenti pubblicitari utili alla sponsorizzazione dei propri prodotti e l’acquisto di brevetti.

In Italia, molti pseudo professionisti hanno approfittato della situazione difficile dei manager, illudendoli che pagando decine di migliaia di euro gli avrebbero risolto il problema creditizio, incantandoli con con false speranze e sogni di ricchezza irrealizzabili.

Alcuni Manager hanno perso soldi pagando business plan realizzati male e inutilizzabili per l’interesse dei Fondi di Investimento Internazionali.

Spesso ci è capitato di analizzarne qualcuno e ci siamo resi conto che erano incompleti di dati, non vi erano descritte le analisi finanziarie e non si configuravano affatto al tipo di produzione che svolgeva l’impresa, non rappresentandola al meglio per avviare l’accesso ai finanziamenti per le imprese.

Altre volte ci sono capitati documenti contabili, bilanci e bilancini redatti da commercialisti o presunti professionisti che forse sarebbero dovuti tornare tra i banchi universitari, in quanto rasentavano il falso in bilancio a scapito dell’imprenditore che si era fidato di loro, sentendo che conoscevano personaggi importanti o vedendo uffici lussuosi ma non verificando presso qualche cliente la professionalità e le capacità di tali commercialisti.

La documentazione richiesta per i finanziamenti aziendali deve essere redatta in maniera impeccabile, il business plan deve essere bi-lingua e cioè nella lingua di chi richiede detto credito ed in inglese, i bilanci devono essere credibili e veritieri e soprattutto corrispondenti a quelli depositati presso i tribunali ed i bilancini devono essere ben realizzati ed impostati non evidenziando errori.

Per l’accesso ai finanziamenti aziendali bisogna avere le idee molto chiare sugli obiettivi da raggiungere e saper descrivere in breve cosa si intende fare nel momento in cui riceveremo i soldi richiesti.

Vi ricordiamo che sia la SHADOIT CONSULTANCY GROUP, che la SHADOIT CONSULTANCY GROUP LTD di Malta, che i nostri prestigiosissimi partners d’oltre oceano, hanno tecnici e professionisti sparsi per il mondo e la verifica di ciò che si sta dichiarando comporta non più di pochi minuti, quindi è sempre meglio essere chiari e veritieri per avere la possibilità di poter accedere ai finanziamenti aziendali.

Noi della SHADOIT CONSULTANCY GROUP ed i nostri partners, abbiamo tutto l’interesse perché i nostri clienti rimangano soddisfatti in quanto il raggiungimento dei loro obiettivi finalizzati ai finanziamenti aziendali, è per noi un eccellente biglietto da visita ed una potente pubblicità che si muove con il passa parola.

Le soluzioni per realizzare i propri sogni esistono, non bisogna improvvisare ma affidarsi a consulenti di provata esperienza

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Finanziamenti Aziendali

Malta e le tasse societarie

Malta e le tasse societarie, pur essendo uno degli Stati europei ed utilizzando la moneta unica è stata spesso falsamente considerata un paradiso fiscale al pari di Panama non pensando che quest’ultimo Stato ha una tassazione ed una gestione societaria molto simile a quella del Delaware (USA).

Malta e le tasse al 35% NON è certo uno degli Stati più convenienti se messa al confronto di altri Paesi europei maggiormente qualificati ed avanzati e con sistemi bancari aperti al tessuto societario aziendale.

Malta e le tasse societarie

Bisogna anche sfatare il mito di poter pagare “solamente” il 5% di tasse societarie a Malta, in quanto non è corretto dare questa incompleta informazione a chi desidera operare seriamente in questo Stato che tra l’altro è come un’oasi nel deserto per le sue bellezze storiche, il clima e la tranquillità che un Governo geo-politicamente stabile e democratico è riuscito a dare a chi vive in questo luogo.

La pianificazione societaria è importante per l’imprenditore che intende internazionalizzare una propria azienda, anche costituendola a Malta, ottimizzando un carico fiscale spesso pesante in altri Stati europei quale l’Italia ed ottenendo benefici riconosciuti spesso solo alle Ltd (società Limited) al pari di quelle britanniche ma con tassazione eccessiva se messa a confronto con servizi ricevuti.

La diversità del diritto societario a volte può generare preoccupazione, in quanto già l’apertura di una società in uno Stato estero è un trauma ed è quasi sempre piena di domande, le cui risposte si otterranno solo con il tempo o con l’aiuto di una società di consulenza che ci eviterà eventuali errori involontari specialmente quando avrete a che fare con avvocati ai quali dovrete sempre richiedere di esibire il tesserino di iscrizione all’ordine (ve ne sono molti che si spacciano per avvocati), medici ai quali consigliamo di richiedere sempre di esibirvi il tesserino di iscrizione all’ordine, nobili dei quali consigliamo vivamente di diffidare in quanto molto spesso falsamente accreditati grazie a notai compiacenti e non semplici da scoprire, governativi dei quali dovrete sempre verificare il loro biglietto da visita e tante altre figure con le quali il manager entrerà in contatto, perché in un mondo sociale così piccolo si nascondono moltissime più insidie e millantatori necessitando di una vostra maggiore attenzione e come diciamo sempre: “Tutto il mondo è Paese”.

Per l’imprenditore che decide di aprire una società a Malta, possiamo dire che tali entità godono del diritto societario molto simile a quello inglese, infatti questo Stato ha ereditato dalla Gran Bretagna le cose migliori, consentendo la realizzazione di business d’eccezione e statali privilegiati al confronto con altri Stati, ma rapporti bancari veramente pessimi, che fanno solo perdere tempo al manager che cerca di aprire un semplice conto corrente pur avendo tutte le carte in regola.

Nel rispetto della legalità, il manager potrà ottenere vantaggi a nuovi mercati con l’apertura della sua azienda, l’ottenimento di costi aziendali ridotti, normative semplici e comprensibili e soprattutto uno Stato fiscale molto semplificato che lo aiuterà nelle relazioni con soggetti stranieri nel momento in cui se ne dovesse presentare la necessità.

Le tasse societarie di Malta sono moderatamente elevate anche in rapporto ai servizi che vengono erogati ed alla grandezza ed offerta che lo Stato maltese è in grado di dare, attestandosi ad un 35% sull’imponibile ed un’I.V.A. locale che non supera al momento il 18%.

Ma non bisogna essere dei geni della finanza per capire che le tasse in Gran Bretagna sono agevolate al 19% e ciò dovrebbe farci comprendere che, prima di aprire una società a Malta, possiamo benissimo aprirne una in Inghilterra che diverrà a sua volta il maggior azionista, quindi, in base al Tax Refund sui proventi, una volta effettuata la ripartizione degli utili societari e pagate le roialty oltre che aver mensilmente girato la quota per i lavori svolti dalla società britannica, o per il marchio da quest’ultima detenuto e ceduto in forma di sharing contrattualizzandolo, la nostra tassazione maltese si sarà abbassata notevolmente e proprio grazie al tax refund, la società britannica potrà richiedere allo Stato maltese il 30% sulle tasse pagate sui i propri dividendi, portando la tassazione sulla propria quota al 5% sull’imponibile rimasto tolte le spese societarie.

Fermo è il punto che in Gran Bretagna le tasse sugli introiti della società dovranno essere pagate al 19% ma questa è un’altra storia ed è secondo noi, molto più interessante per un manager.

Il fatto di pagare il 5% di tasse sugli utili maturati da un socio a Malta, si applica anche quando tale soggetto non ha residenza a Malta ed infatti anch’egli avrà diritto alla restituzione del 30% ma, dovrà ottemperare al pagamento delle tasse nel proprio Stato di appartenenza sul Capital Gain ottenuto (il 26% sul dichiarato per chi è italiano); tale situazione non si potrà applicare ad un residente maltese o cittadino maltese che dovrà pagare le tasse per l’intero importo, ma anche questa è un’altra storia.

La SHADOIT CONSULTANCY GROUP, grazie alla grande esperienza e professionalità dei propri consulenti, affianca e costruisce insieme ai potenziali imprenditori a Malta, situazioni perfettamente legali atte ad ottenere risparmi sui costi senza dover ricorrere ad artifizi finanziari che potrebbero generare situazioni fiscali controverse ma utilizzando ed avvalendosi di sistemi bancari efficienti esterni allo Stato maltese dove, come già detto, esistono problematiche non indifferenti per aprire sia un conto corrente personale che un conto corrente societario, pianificando e studiando costi di gestione bassi, ottimizzando il lavoro delle imprese, mettendo a disposizione personale esperto che affianca il manager, coadiuvando l’impresa con l’enorme esperienza informatica e finanziaria, consigliando situazioni dove il costo del lavoro sia basso rispetto a quello dello Stato di provenienza.

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Malta e le tasse societarie

Esterovestizione di un’azienda

Esterovestizione di un’azienda è il termine utilizzato per una società regolarmente registrata in uno Stato con un amministratore o soci esteri allo Stato di registrazione

Esterovestizione

Le società intestate o amministrate da persone estere allo Stato in cui è registrata l’azienda, non possono essere considerate internazionali ma bensì, da alcuni Stati, vengono considerate appartenenti alla nazionalità dello Shareholder (Azionista) o del Director (Amministratore) e quindi soggette alla tassazione di detto Stato a prescindere se il personale o gli uffici sono situati realmente nella Nazione di registrazione mettendo in luce la palese esterovestizione.

E’ una situazione che spesso mette in contrapposizione varie leggi di vari Stati dove esiste il trattato di reciprocità fiscale e che molto spesso ci obbliga ad intervenire con gli uffici legali per poter dimostrare di non aver voluto far fesso il fisco o aver utilizzato un mezzo per pagare meno tasse.

La legge non impedisce ad un cittadino di uno Stato la possibilità di poter rivestire incarichi di prestigio o fondare company estere, a patto di poter dimostrare la non intenzione nell’elusione fiscale del proprio Paese dettata spesso dalla mancanza di occupazione o dal fallimento della propria azienda, con la ferma volontà nel voler ripartire in modi diversi ed in posti dove il business lo si sente maggiormente libero da lacci e laccioli imposti dal proprio governo.

Spesso, per la registrazione di società LTD, viene suggerito l’utilizzo di nominee e cioè personaggi di sostituzione appartenenti allo Stato di registrazione della company, che possono sicuramente porre un freno a tutte le liti tributarie che potrebbero scaturire, ma il problema centrale rimane il fatto di affidare ed iscrivere la propria azienda a nome di perfetti sconosciuti, che, se amministratori effettueranno una procura e se azionisti disporranno un atto fiduciario consentendoci di gestire il nostro business con la massima libertà ma pagando ovviamente una maggiorazione sul costo di registrazione della società.

La miglior soluzione da sempre consigliata, è l’ottenimento di una residenza estera reale e l’iscrizione all’AIRE o altro ufficio preposto al trasferimento fiscale ed alla dichiarazione di effettiva residenza estera, in attesa della nuova cittadinanza dal cui ottenimento si potrà decidere se rinunciare a quella di iniziale appartenenza o mantenerle entrambe a patto di superare i 180 giorni fuori dal proprio Paese e la separazione effettiva dai ceppi di appartenenza (il fisco si attacca a tutto pur di non mollare sulle tasse).

Il trasferimento in altri Paesi è pertanto già di per sé la miglior soluzione che dimostra la reale volontà nel distacco dalla nazione di nascita per poter lavorare nel Paese di nuova residenza al quale saranno dovuti i tributi personali e quelli dell’azienda verranno pagati allo Stato di registrazione senza alcun problema.

L’esterovestizione spesso è dettata anche dalla locazione del sito web aziendale, dove per molti consulenti non è importante il Paese dove è registrato e da chi è registrato, ma per il fisco è già occasione per poter ritenere la società estero-vestita e stabile organizzazione adducendola quindi al 100% come riconosciuta società appartenente al proprio Stato.

Conviene quindi essere attenti e ricordarsi di registrare il sito web con mantainer e provider dello Stato di registrazione della società o appartenenti di nazionalità diversa da quella di appartenenza personale, cercando per quanto è possibile, di utilizzare il multi linguismo e mai la sola lingua di appartenenza originaria per evitare in anticipo un punto dirimente nell’esterovestizione.

É importante tenere presente la differenza che esiste per un’azienda tra la residenza legale e la residenza fiscale.

La società, per esempio, può essere registrata in Spagna ma operare con la sua sede in Gran Bretagna a Londra, dove tutti i contratti e le fatture, verranno emesse in quest’ultimo luogo per motivi di business; ciò determinerà che la sede legale della società è in Spagna ma per la residenza fiscale, le tasse dovranno essere pagate in Gran Bretagna grazie ai trattati contro le doppie imposizioni che spesso alcuni Stati provano ad eludere avendo una fiscalità molto aggressiva.

La perdita della residenza personale fiscale posta nel rispetto delle leggi e senza rischiare diatribe con il fisco della nazione di appartenenza, non consiste nello spostare la propria residenza in un altro Stato a fiscalità più vantaggiosa, ma nel porre i giusti requisiti per una reale emigrazione che non possa essere assolutamente contestata (ci proveranno lo stesso).

Bisogna innanzitutto poter dimostrare allo Stato di destinazione, di poter essere economicamente autosufficienti, ottenere un numero di assegnazione fiscale, avere un contratto di affitto reale e non di comodo in quanto saremo oggetto di controllo da parte delle forze di polizia, aprire un conto corrente bancario ed iscriversi all’AIRE, vivere all’estero con la propria famiglia per più di 180 giorni e pagare le tasse nello Stato di nuovo domicilio e residenza.

Questo ci consentirà di non vedere tacciata la propria azienda di esterovestizione, di pagare le tasse SOLO nel Paese in cui ci siamo effettivamente trasferiti e di interrompere ogni rapporto con il fisco dello Stato di partenza, scherzosamente si dice che è più facile divorziare dalla propria moglie che dal fisco.

Anche il solo fatto di essersi trasferiti da soli e di aver lasciato la propria famiglia (moglie ed eventuali figli) nello Stato di nascita, può dar luogo a controversie legali con il fisco al quale eravamo legati, perché prenderanno in esame addirittura il legame affettivo che potrebbe sembrare un trucco per evadere le tasse e non un motivo per ripartire e ricominciare la vita in un altro luogo.

Quindi, mai firmare un contratto nel Paese di appartenenza ma firmarlo sempre e datarlo nella sede fiscale della propria società, mai cercare di gestire la società dal Paese di nascita ma gestirla sempre in maniera trasparente o da altri Paesi o nel Paese dove è posta la direzione e gli uffici amministrativi e soprattutto, pensare seriamente a trasferirsi per non incorrere in problematiche tributarie

Le soluzioni per realizzare i propri sogni esistono ma, non bisogna improvvisare ed affidarsi a consulenti di provata esperienza

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Esterovestizione di un'azienda

Nascita di una StartUp

Nascita di una StartUp per i funzionari della SHADOIT CONSULTANCY GROUP è sempre un lavoro che accende una nuova scintilla, nuova linfa e nuova adrenalina che riteniamo sempre necessaria per svolgere al meglio il nostro lavoro

Nascita di una Start Up

Quando ci viene commissionata una nuova application per la registrazione di una nuova società sia che possa essere implementata nel Delaware che in Inghilterra, il primo step al quale teniamo in particolar modo è l’incontro che può avvenire telefonicamente, via Skype o di persona.

Durante il primo colloquio abbiamo la possibilità di ascoltare le esigenze e le aspirazioni che ha il futuro manager e le problematiche che pensa dovrà fronteggiare per la nascita di una StartUp.

I nostri funzionari sono sempre solidali e preparati per spiegare e consigliare il manager sulle soluzioni a lui più idonee affinché il suo progetto possa spiccare il volo e perseguire una strada non accidentata che gli consenta di vedere giorno per giorno realizzare la propria idea.

Il lavoro prosegue, si stringono rapporti personali con il cliente e lo si segue passo dopo passo intervenendo su ogni possibile ostacolo si possa presentare e si registra la società grazie ad un nostro agente abilitato a farlo, attendendo trepidanti l’apparire dei documenti ufficiali…..la nuova company è nata ed è ora una giovane realtà pronta ad operare.

A questo punto ci si prepara accuratamente per poter fronteggiare tutte le richieste delle varie banche e nel frattempo il nostro agente effettua la segnalazione (per l’inghilterra) all’HMRC (agenzia delle tasse britannica) della new entry.

Viene il momento tanto atteso, il confronto con professionisti del mondo bancario che non vedono tanto di buon occhio la nascita di una StartUp da soggetti stranieri e mettono paletti e domande spesso studiate per rendere difficile la vita di chi vorrebbe poter lavorare con loro perché pretendono la massima serietà e preparazione professionale.

I nostri funzionari sono molto competenti e sempre pronti a fronteggiare tutte le evenienze per controbattere con la verità e con risposte adeguate alle varie situazioni, fornendo sempre argomentazioni molto esaustive e chiare che consentano al dirigente della banca di comprendere che ha davanti persone serie e che il futuro manager è una persona in grado di potersi inserire nel mondo del business.

Vengono approvati i documenti presso la banca, viene da noi approntata l’area di lavoro in multi valuta e vengono ordinate le debit card e dati consigli preziosi che l’imprenditore dovrà sempre tenere presenti, che gli saranno utili per portare avanti in piena autonomia il suo business ed il rapporto con la banca.

Passa qualche giorno e viene preparato uno smartphone con scheda inglese che oltre per un impiego di conversazione e messaggi sarà al cliente di enorme utilità per gestire il suo conto bancario con velocità e dinamicità.

Viene il giorno della consegna di tutta la documentazione, dello smartphone e degli ultimi consigli, gli viene detto di non sentirsi abbandonato perché da questo momento potrà iniziare ad operare con la sua nuova azienda e potrà in ogni istante mettersi in contatto con noi per qualsiasi problema in quanto la consulenza è di vitale importanza per la conduzione di un business atto alla nascita di una StartUp.

È finito il nostro lavoro, controlliamo che tutto sia in ordine, che il contratto sia stato rispettato fino all’ultimo rigo, ascoltiamo per un’ultima volta il cliente che per noi è stato come il seguire un amico e ci riuniamo per vedere e discutere di eventuali problematiche che si possono essere presentate e come sono state risolte, tutto questo perché è crescita aziendale e professionale anche per i nostri funzionari.

Ci guardiamo negli occhi ed oltre la soddisfazione si vede un pizzico di malinconia, ci si sente come un medico che ha assistito alla nascita di un bambino, lo segue per qualche tempo e poi lo vede andare via, come un attore al teatro al momento in cui la sua rappresentazione finisce e le luci di scena si abbassano ma, alla fine si è appagati e convinti che domani inizierà una nuova avventura professionale e ci saranno nuove sfide da vincere.

Spesso gli imprenditori pensano di aprire una nuova azienda ed hanno tante idee ma il nostro compito è convogliare tanti concetti e canalizzarli per rendergli più chiari gli obiettivi ed evitare errori procedurali, trascuratezza nella pianificazione e sostenibilità finanziaria ed altri errori che spesso si possono compiere quando si è agli inizi per la nascita di una StartUp, essendo noi convinti nella forza di chi ha il coraggio di scommettere su un futuro migliore.

Molti si domandano come nasce una nuova azienda e la risposta è sempre la stessa.

Le aziende nascono da idee, da appunti buttati giù in maniera spesso poco ordinata ma chiari nei concetti, da progetti grafici e spesso da processi che mutano durante lo sviluppo dei pensieri di un business che potrebbe consentirci di trasformare l’idea in un’attività lavorativa.

Bisogna sempre riuscire a concretizzare le idee affinché possano divenire processi economici, studiare il target che si vuole raggiungere e vedere qual’è il ROI (Return Of Investment) e cioè a seguito di un certo investimento quale sarà il ritorno economico finanziario dopo la nascita di una StartUp.

E’ necessario studiare il mercato e stimare il tempo che ci vorrà affinché il nostro progetto inizi a svilupparsi concretamente trasformandosi giorno dopo giorno e catturando l’attenzione di chi frequenta il mercato di riferimento.

Spesso è facile immaginare cosa potrà sviluppare la nostra idea ed in quanto tempo potrà affermarsi ma bisogna sempre tenere presente che i numeri statistici devono essere presi sempre con il beneficio del dubbio ed i ritorni economico finanziari che si pensa potrà portare dovranno inizialmente essere considerati sempre un decimo della stima effettuata; questo ci consentirà di non effettuare i cosiddetti passi falsi e di mettere in atto tutta una serie di operazioni necessarie allo sviluppo di un Business Plan.

Le idee più semplici, che non siano facili da replicare ed i flussi di cassa preventivati saranno le regole che ci consentiranno di sviluppare un buon business.

La preparazione delle proposte e dei contratti, l’ampliamento delle idee che dovranno trasformarsi in maniera ordinata, consentiranno ad un giovane imprenditore di trovare la giusta strada per il successo grazie alla nascita di una StartUp.

Il condurre simulazioni di analisi e lo studiare gli scenari economici consentirà di comprendere eventuali debolezze nella propria idea e trovare le giuste soluzioni per evitare il livello di rischio finanziario, riuscendo ad accaparrarsi la fiducia di chi sarà l’estimatore ed utilizzatore del nostro business, riuscendo in un tempo ragionevole a concretizzare il business e catturare la fiducia di chi ne sarà l’utilizzatore.

I nostri consulenti sono a vostra completa disposizione, se siete seriamente interessati non pensateci e contattateci

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Nascita di una Start Up

Inghilterra per il business

Inghilterra per il business, ecco riaffiorare tutta una serie di prospettive che richiedono sicuramente l’attenzione di chi vuol fare affari reali e soprattutto velocemente come non si è solitamente abituati

Inghilterra per il business

Bisogna innanzi tutto dire che in Inghilterra la tassazione è una delle più apprezzabili in quanto è trasparente ed ha un’aliquota fissa al 19% fino ad 1.500.000 GBP (un milione e mezzo di sterline) e già il fatto di poter pagare delle tasse adeguate al lavoro che uno svolge è il maggior vantaggio che possiamo trovare in un’Europa continuamente vessata.

Contrariamente ad altri Stati che adottano politiche fiscali molto aggressive, da stato di polizia, l’Inghilterra predilige la pace sociale e la fiducia verso i propri contribuenti che difficilmente tradiscono le aspettative di questo importante e serio Stato.

Il business scorre veloce e proprio in virtù del fatto che oggi possiamo vendere partite di occhiali e domani possiamo decidere di vendere interi bancali di patate, il profitto è al primo posto e le aziende godono di tutta una serie di innumerevoli vantaggi fiscali dettati da una vera e reale semplificazione burocratica che ne snellisce e rende veloce le possibilità offerte dai mercati internazionali.

Con il BREXIT, si sta vagliando la possibilità di abbattere ulteriormente le aliquote fiscali e si ventila l’occasione per scendere da un 19% ad un 10% grazie all’alleggerimento ottenuto con la separazione dal pesante fardello europeo rendendo primaria l’Inghilterra per il business

Molti professionisti suggeriscono, prima di registrare una società in Inghilterra, di registrarne una o alle Maldive, o nel Belize o nel Delaware per poi farle diventare azioniste di maggioranza nelle neo società che si andranno a costituire in Gran Bretagna.

Ciò non è, secondo i nostri consulenti, di primaria necessità, in quanto si possono comunque sottoscrivere contratti di agenzia con altre società e corrispondere il 95% dei profitti lasciandone un 5% in Inghilterra, sui cui importi dovremo andare a pagarne le tasse.

La differenza sostanziale consta nel fatto che il mantenere una netta separazione tra le aziende, ci potrebbe tornare utile in un prossimo futuro nel caso di problemi con la società inglese, pur potendone abbattere la già esigua tassazione.

Aprire una società in Inghilterra per il business è aver acquisito una marcia in più rispetto ai propri competitor europei e soprattutto italiani, perché innanzitutto non c’e’ il fardello del Data Protection Agency (Garante Privacy) che ci obbliga a registrazioni fantasiose, ma è necessario solamente il rispetto della net-etiquette e delle norme sul trattamento dei dati.

Non abbiamo il problema di dichiarare l’IVA in quanto non viene rilasciata la partita IVA se non raggiungiamo un’importo lordo di 83.000 Sterline ed il tempo per ottenerla varia dai 3 mesi ai 5 mesi ed a fine anno, nel caso avessimo superato tale importo, dovremo pagare solo il 10% sul reddito.

I notai ai quali siamo abituati per redigere contratti, sviluppare eventuali rapporti societari ed altro, non sono più il cardine portante delle società in quanto tutte le operazioni si possono svolgere velocemente senza la loro indispensabile presenza con un risparmio non indifferente.

Inghilterra per il business

Le società non pagano tasse fino al compimento del ventunesimo mese e si avrà il solo obbligo di tenere la contabilità in modo semplice, ordinato e veloce grazie anche ad alcune applicazioni online molto intuitive o utilizzando il pacchetto di fatturazione della SHADOIT CONSULTANCY GROUP.

La forma societaria più utilizzata in Inghilterra è la Ltd (Private Limited Company) che è l’equivalente delle Società a Responsabilità Limitata (Srl) italiane ma con la differenza che una Limited inglese gode di vantaggi inimmaginabili per un manager abituato a lavorare con società italiane, distinguendosi per snellezza, economicità nella costituzione e stesura di contratti.

In Inghilterra per il business, le Limited inglesi possono avere fino a due Director (Amministratori) ma solitamente ne viene nominato solamente uno che può anche essere unico azionista (shareholder), non vi è un limite alla somma minima da versare per la costituzione societaria (può essere dichiarato anche un capitale sociale da 1 GBP), e diversamente dalle Srl italiane, per quanto esista una separazione dai soci e amministratori rispondendo solo con il capitale sociale o percentuale di esso, difficilmente un Director viene perseguitato se la società non riesce a spiccare bene finanziariamente.

Con la realizzazione del BREXIT e l’accordo con l’Unione Europea, l’Inghilterra è riuscita ad accaparrarsi ulteriormente i benefici di cui già godeva nel passato per il libero commercio e gli scambi commerciali, avendo però mano libera per accordi bilaterali con altri Paesi senza i limiti che l’Unione Europea impone ai propri Stati membri.

Esiste comunque il problema che molti si pongono per ciò che viene definita “estero vestizione”, ma è anche questa una delle tante vessazioni che alcuni Stati cercano di mettere in piedi per tassare i propri cittadini e per evitarne gli effetti, si ricorre ai cosiddetti “nominee” e cioè, persone residenti in Inghilterra che prestano il proprio nominativo per farci da Director e Shareholders, rilasciandoci una deposizione fiduciaria (nel caso degli shareholders) ed una procura (nel caso dei Director) e consentendoci legalmente di pilotare la società come meglio crediamo possa essere per il business che intendiamo sviluppare, oppure costituendo prima una società nel Delaware (USA) che tra l’altro ha tassazione 0 (zero) e poi incorporando la società in Inghilterra come Ltd dove la società del Delaware (USA) è detentrice del 100% del pacchetto azionario (shareholder) ed anche se noi siamo nominati Director, non è indispensabile che percepiamo uno stipendio che dovrebbe, a rigor di logica, essere tassato nello Stato di nostra residenza e quindi potremo sfruttare l’occasione dell’Inghilterra per il business.

Inghilterra per il business

Se vorrete aprire una società offshore in Inghilterra, la SHADOIT CONSULTANCY GROUP vi metterà a disposizione tutta la sua esperienza ed assistenza dettata da importanti consulenti finanziari e società partner di rilevante esperienza ed importanza, consentendovi di raggiungere velocemente il vostro obbiettivo in tutta sicurezza ed in piena legalità e soprattutto con una burocrazia minima.

Potrete sempre contare sulla consulenza dei nostri professionisti e dei nostri partner per le vostre operazioni di business, per la ricerca di eventuali investitori in vostri progetti e per proteggere i vostri capitali ed i vostri beni grazie anche alla stretta collaborazione esistente con un’importante e soprattutto, seria società Corporation di Panama, che potrà costituire fondazioni che metteranno al riparo i vostri beni o richiederci di registrare società LLC nello Stato del Delaware (USA) per proteggere i vostri beni e capitali ottenendo documentazione perfettamente in linea con gli standard europei (documenti apostillati e notarizzati come prescrive la convenzione dell’AIA).

Potrete richiederci di agire in vostro nome (rapporto fiduciario) e potrete richiederci l’apertura di conti correnti bancari in Paesi geo politicamente stabili dove altri non potrebbero riuscire nell’impresa in quanto non siete residenti in quel Paese, ma dove noi, abbiamo stretto nel tempo rapporti d’affari e rapporti statuali di primaria importanza.

La nostra guida per il vostro business sarà un valore aggiunto che vi consentirà di fare affari velocemente ed in totale sicurezza, potendo avvalervi anche di esperti avvocati con notevole esperienza in diritto internazionale, esperti commercialisti e funzionari di primissimo livello con anni di esperienza maturata dietro le spalle in prestigiose azienInghilterra per il businessde internazionali.

I nostri consulenti sono a vostra completa disposizione, se siete seriamente interessati non pensateci e contattateci

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Inghilterra per il business

Proteggere i risparmi bancari ed i beni

Proteggere i risparmi bancari, questa è la preoccupazione che sta mettendo in crisi migliaia di famiglie di risparmiatori italiani contrariamente a quanto accade in Gran Bretagna dove l’economia ed una finanza territoriale molto solida respira aria diversa anche se i mass-media fanno credere ci sia una crisi istituzionale

Proteggere i risparmi bancari ed i beni

Il Governo italiano con i suoi atteggiamenti irriducibili, non cercando di ripensare in alcun modo al cambio della manovra finanziaria, ma facendo solo piccolissimi aggiustamenti per consentire il mantenimento di promesse elettorali bellissime per un popolo tanto vessato per cui sono arrivati a 5.000.000 (cinquemilioni) di persone alla soglia della povertà, dove per effettuarle dovrebbe avere le finanze statali in ordine e non un debito pubblico spaventoso, sta arrivando allo scontro con l’Unione Europea.

Tutto parte da pensieri anti europeisti dei due partiti di maggioranza che ante elezioni inneggiavano al ritorno alla Lira come la soluzione a tutti i mali dell’Italia, non dicendo però che varrebbe solo il 70% di un Euro a causa dell’immediata svalutazione (70 cents per 1 Euro) e che i debiti dovrebbe comunque ripagarli non nella ex nuova valuta sovrana ma nella valuta ad oggi corrente (Euro).

L’italianità ed il ritorno alla pretesa di rispetto da parte degli altri Paesi è lodevole ed anche alcuni di noi della SHADOIT CONSULTANCY GROUP che sono italiani vorrebbero il bene del proprio Paese perché lo amano ed ogni giorno provano disappunto ed indignazione per quanto sta accadendo, ma non siamo professionalmente, assolutamente d’accordo con questi sistemi anti economici e finanziariamente pericolosi, che porteranno ad una sicura recessione dopo un primo rimbalzo finanziario e probabilmente ancora più povertà con il possibile avvento della Troika che distrusse economicamente la Grecia.

Cominciamo con il dire che dopo l”approvazione del bail-in i correntisti delle banche sono tenuti a partecipare con i propri risparmi al risanamento della banca in caso di fallimento o di probabile fallimento e che già questo è un profondo rischio per chi detiene capitali sui propri conti correnti senza aver diversificato i propri investimenti.

Perché gli italiani hanno paura della crisi economica ?

Le affermazioni di un azionista partitico del Governo italiano, quelle da sempre decantate anche dai governi precedenti sulla solidità del Paese grazie all’educazione degli italiani propensi al risparmio bancario, hanno fatto luccicare gli occhi ad altri Paesi dell’Euro-gruppo che pur avendo le finanze in ordine o quasi in ordine, non godono della ricchezza economica dell’Italia e correttamente, Germania in testa, hanno già ventilato la possibilità di far abbassare il debito pubblico italiano con l’aiuto economico dei cittadini italiani per mezzo di un prelievo forzoso pari al 20% su tutti i conti correnti bancari portando gli italiani ad agire per proteggere i risparmi bancari ed i beni.

Inutile la mossa delle banche italiane che stanno proponendo il cambio in altra valuta, perché pur facendo quest’operazione, in caso di prelievo forzoso non potrebbero che ottemperare alla direttiva governativa e nel frattempo hanno immediatamente capitalizzato e guadagnato sul cambio effettuato.

In caso di ritorno alla Lira e di prelievo forzoso per evitare la Troika europea, non verrebbero colpiti solo i risparmi ma anche gli stipendi degli statali e le pensioni che fanno parte anche quelle delle finanze pubbliche italiane, ma questo se ne guardano bene tutti dal dirlo; verrebbe messo in ginocchio uno Stato fondatore dell’Unione Europea.

Stesso il fatto che alcuni pseudo economisti dicano che l’acquisto di titoli di Stato italiani ed i Bond italiani sono un investimento sicuro e garantito non corrisponde alla realtà, in quanto in caso di grave crisi e ritorno alla Lira, verrebbero ridenominati subito nella ex-nuova valuta con una perdita finanziaria inimmaginabile nel peggior caso: “Il default”.

Discorso diverso sarebbe per le azioni italiane, dove molto probabilmente troverebbero un apprezzamento in borsa per bilanciare la svalutazione nel primo periodo di rimbalzo, ma la perdita di valore della nuova valuta sarebbe nettamente più elevato ricordando sempre che questo non varrebbe per i titoli bancari in quanto le banche con miliardi di bond italiani e perdita elevatissima di capitali, sarebbero a rischio di fallimento ed è quindi chiaro cosa accadrebbe all’Italia se decidesse di uscire dall’Unione Europea.

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Come si può tutelare i risparmi e quindi i capitali ?

Non è molto complicato comprendere che bisogna diversificare su più investimenti e spostare i propri risparmi su banche diverse, sia appartenenti all’Eurozona che al di fuori dell’Unione Europea ma in Stati geo-politicamente affidabili e sicuri e soprattutto con banche che abbiano agenzie presenti almeno nel Regno Unito dove è importante proteggere i risparmi bancari ed i beni.

Il consiglio che molti operatori stanno elargendo, è quello di aprire dei conti correnti online e di spostare i propri capitali, ma ciò non corrisponde ad un buon consiglio, in quanto molte e-bank si sono rivelate nel tempo poco affidabili perché sprovviste di Licenza Bancaria e quindi con un serio rischio per avere un capitale garantito, specialmente in questo periodo difficile per le economie finanziarie europee.

Inutile ribadire il concetto di NON EVASIONE, in quanto è sufficiente dichiarare il proprio conto corrente che MAI potrà essere comunque oggetto di patrimoniale se aperto in uno Stato estero e pagare l’IVAFE ed il 2×1000 sulla giacenza media annuale allo Stato italiano, quindi una cifra irrisoria tutelata anche dalla Banca Centrale Europea con regole molto stringenti e sicure che aiutano a proteggere i risparmi bancari.

E’ normale pensare di acquistare titoli di altri Stati finanziariamente solidi e sicuri come bene rifugio, direttamente su borse estere e grazie ad agenti di borsa accreditati ed è un’operazione che già molte banche italiane hanno iniziato a fare nel silenzio più totale, per garantire i propri azionisti.

Il Governo italiano ha negato di aver iniziato a parlare di ritorno alla Lira, giocando sul fatto che la gente, con i problemi giornalieri di lavoro, familiari e finanziari, si sia dimenticata che i due partiti che lo compongono, fino a pochi mesi prima delle elezioni, prospettavano proprio l’uscita dall’Euro e cercarono di mettere a capo del Ministero Economie e Finanze, un forte euro-scettico che parlava di “cigno nero” e prospettava la strada del sovranismo economico: “Il Prof. Paolo Savona”, illustre accademico italiano ed espertissimo di finanza mondiale.

Se una persona non ha dimestichezza con i mercati, deve affidarsi ad esperti broker regolarmente iscritti all’albo, in quanto il pericolo di finire nelle mani di truffatori o speculatori, in questo periodo è molto elevato, specialmente se sono operatori non indipendenti legati alle banche e che cercano di invogliare su titoli bancari di Istituti al momento considerati sicuri (classico esempio le banche italiane fallite e la totale perdita dei risparmi degli investitori) mettendo a rischio il fatto di proteggere i risparmi bancari.

Il consiglio dei consulenti finanziari della SHADOIT CONSULTANCY GROUP è quello di affidarsi a broker appartenenti a società indipendenti estere o a broker indipendenti non legati al territorio italiano per avere sempre il massimo della loro obbiettività per le valutazioni economiche finanziarie che saranno portati a dare.

Ma le possibilità di proteggere i propri beni e capitali non si esauriscono con le risorse protette nella pancia delle banche, in quanto è conveniente costituire società estere, avere un passaporto per tutti i propri familiari, costituire trust e cedere i patrimoni alle proprie società come fondo fiduciario o parte del capitale sociale, per fare in modo che diventino intoccabili in caso di disastro economico dello Stato italiano.

Oppure si può ricorrere a strumenti come il mandato fiduciario, uno strumento molto interessante dal punto di vista giuridico, mediante il quale pur rimanendo in capo al mandante della titolarità più completa del bene, viene attribuita alla società mandataria l’amministrazione del bene per realizzare un interesse del fiduciante, garantendosi così riservatezza e l’amministrazione di beni ma con dei costi per la consulenza finanziaria e per chi amministra il bene o capitale per proteggere i risparmi bancari ed i beni.

Esistono anche altri strumenti di fondamentale importanza, quali le fondazioni di diritto ed interesse privato che, grazie ai nostri partner possono essere utili per garantire la corretta gestione del proprio patrimonio immobiliare con possibilità di Trust.

Per quanto riguarda il vostro denaro, esistono soluzioni abbastanza sicure quali i conti correnti bancari offshore, i conti correnti bancari cifrati ed molte altre soluzioni che contattandoci potremo offrirvi.

Inutile è quindi pensare ad investire sul buon vecchio mattone, perché con la perdita percentuale sul valore di acquisto dell’investimento che ad oggi si è attestata ad un 23%, con il rischio di una patrimoniale che ne abbatterebbe ulteriormente il valore e con un ipotetico rischio del default dell’Italia, non è più da considerarsi un buon investimento per proteggere i risparmi bancari ed i beni.

Proteggere i risparmi bancari ed i beni

Spread a 322

Spread a 322 punti e l’asta dei Btp Italia che fanno un flop a causa della risposta del Governo italiano all’Unione Europea

Spread a 322 Patrimoniale Risparmi Conti Correnti Bancari Offshore

Gli italiani continuano a credere nella bontà della loro manovra economico finanziaria, non pensando che i più grandi osservatori economici, l’Unione Europea e ventisette Stati membri pensano che debba essere cambiata in quanto non proficua agli interessi dell’Italia e dell’intera Europa.

Si sente dire dal Governo che l’U.E. non comprende la manovra finanziaria, che non la legge perché scritta da un Governo Euro-scettico e cerca di convincere il popolo italiano di quanto afferma, ma non riuscendo a vedere oltre le proprie promesse elettorali, il famoso “libro dei sogni” da tanti preannunciato che porterà solo un peggiorare della situazione economica anche a causa della messa in discussione di opere infrastrutturali per l’Italia, richieste e compartecipate in quota percentuale, anche dall’Unione Europea e dalla Francia che ne viene coinvolta.

Tutte le borse hanno avuto una flessione negativa e lo spread italiano ha avuto un’improvvisa impennata portando il rendimento dei titoli decennali al 3,59% causando una forte sfiducia da parte dei mercati internazionali.

L’aumentare dello spread a 322 è un triste presagio per l’Italia intera e per gli italiani che forse iniziano a comprendere il vero problema e che il “libro dei sogni”, tale dovrebbe rimanere fino a che il debito pubblico non si dimezzi e dovrebbe essere presentata una manovra più credibile e fatta di veri investimenti nell’interesse del Bel Paese.

L’aumentare dello spread a 322 è causato dall’esecutivo condotto dal primo ministro italiano Conte che continua a dire all’Unione Europea di non essere intenzionato a cambiare il contenuto della manovra italiana e ciò inizierà l’iter dell’Eurogruppo per una procedura d’infrazione contro uno dei Paesi fondatori.

Ma, in effetti, lo spread a 322 che continua a salire su cosa influisce ?

Il continuo altalenare dello spread oltre quota 300, sta erodendo i capitali delle banche e ciò potrebbe causare anche un probabile default per gli istituti più piccoli alla lunga scadenza, perché non riuscirebbero a ricapitalizzare.

Anche le più grandi ed importanti banche italiani iniziano a risentire dell’effetto dello spread a 322 ed infatti per chi chiede un mutuo, un prestito, una fideiussione o qualsiasi altra operazione che coinvolga il commercio di denaro, i tassi d’interesse e le stesse spese bancarie hanno iniziato ad alzarsi a piccole dosi percentuali.

Con uno spread a 322 in rialzo, si rischia una ricapitalizzazione forzata anche da parte del Governo italiano che per quanto neghi una patrimoniale (mettere le mani sui risparmi degli italiani), potrebbe esserne costretto per evitare il default dell’Italia che non riuscirebbe a pagare i titoli decennali in scadenza.

In questo clima di incertezze e di preoccupazione, molti italiani, criticati ingiustamente dal loro Governo, stanno pensando al loro interesse, al loro futuro ed a soluzioni alternative e piuttosto che continuare a vedere volatilizzati anche piccoli investimenti in BTP, iniziano a disinvestire e spostano i loro capitali in Paesi più sicuri fuori dall’Italia aprendo conti correnti bancari offshore extra-U.E. ed onshore ma in altri Paesi europei.

Lo spread a 322 è oggetto di preoccupazione anche per il ministro dell’Economia italiana Giovanni Tria, che coscientemente afferma che il problema bancario si sentirà sulle banche più deboli per quanto il sistema bancario italiano sia solido, ma afferma anche di non potersi sbilanciare per non influire negativamente sui mercati.

Ma è solo un problema dei mercati o dei due partiti che operano nel Governo italiano ?

Alcuni consulenti finanziari della SHADOIT CONSULTANCY GROUP, professionisti italiani che operano proprio sui mercati esteri dalla Gran Bretagna, dagli Stati Uniti d’America, sono convinti che se la manovra non subirà una più che giustificata inversione di rotta, anche lasciandola al 2,4% di deficit ma cambiando radicalmente ciò che a tutti sembra spesa corrente e non investimento strutturale per un Paese che meriterebbe molto per ciò che tanti imprenditori hanno fatto fino ad oggi con l’export e ciò che tanti italiani hanno subito con grandi sacrifici per recuperare il debito pubblico, l’Italia proseguirà la sua corsa verso il baratro al pari della Grecia e del Portogallo proprio a causa di uno spread che diverrà insostenibile per l’Italia.

La domanda dei Btp italiani è molto debole e pesa anche sugli altri titoli obbligazionari italiani, in attesa che la Commissione Europea prenda una decisione sull’apertura della procedura d’infrazione per debito eccessivo, pesando ovviamente su uno spread già fluttuante al rialzo.

E’ da considerare anche che non giova all’Italia per il suo export che fino ad oggi ha trainato l’economia ed ha consentito un PIL più che dignitoso, la guerra commerciale aperta dagli Stati Uniti d’America verso la Cina ed i dazi imposti anche ai Paesi dell’Eurogruppo che appoggiano il parere contrario alla manovra italiana emesso dalla Commissione Europea.

Spread a 322 - Back Finanza

Spread veleggia sui mercati

Spread veleggia sui mercati seguito dal deficit che oscilla pericolosamente, sono due frasi le cui parole incomprensibili vengono ascoltate in televisione ma di cui molti ancora non riescono a comprenderne la reale differenza e che in quest’ultimo periodo dell’anno 2018 sta allarmando i mercati che operano con i titoli di Stato italiani

Spread - Conti Correnti - Mario Monti

Spread è un termine anglosassone utilizzato in borsa per indicare la liquidità di un mercato finanziario, praticamente può essere inteso come la differenza tra il tasso di rendimento di un’obbligazione e quello di un altro titolo preso a riferimento come nel caso dell’Italia i BTP che vengono contrapposti ai BUND (titoli di Stato tedeschi), il tutto determinato dai mercati azionari su base giornaliera.

In parole ancora più semplici possiamo dire che più le agenzie di rating abbassano l’affidabilità di un Paese, più aumenta lo spread che non è altro che il tasso in percentuale che occorre all’investitore per assicurare il suo credito, laddove qualora non lo assicurasse guadagnerebbe la percentuale per il prestito dei soldi ad uno Stato più i soldi che ha dichiarato essergli serviti per assicurare il suo credito.

Tale assicurazione chiamata CDS (Credit Default Swap), spesso è stata disattesa e gli speculatori ci hanno lautamente guadagnato e più è elevato lo spread, maggiore sarà il guadagno dell’investitore.

In questo momento storico, contrariamente a quanto molti possano pensare, il tasso d’interesse a cui i BTP a 10 anni vengono offerti sui mercati è molto più conveniente per chi intende speculare, perché l’interesse è dettato dal rischio di un titolo e per l’Italia il mercato in contro tendenza, sempre che non si tratti di fondi pensionistici americani, ma per chi ha interesse a guadagnare e rischiare, offre un rendimento assai interessante.

Con la manovra finanziaria approntata dal Governo italiano, la bocciatura europea e la caparbietà tutta italiana a non voler rivedere le posizioni assistenzialiste che non portano ad una sferzata economica per la ripresa ma una semplice partita di giro, il rendimento è soggetto a fluttuazioni non prevedibili se non al ribasso con l’aumento dello spread e l’aumento del rischio e quindi della percentuale di rendimento sui BTP pur di poterli piazzare sui mercati.

Lo spread italiano è aumentato vertiginosamente con le varie contrapposizioni tra i vice premier ed i commissari europei che a borse aperte giocavano a botta e risposta mettendo in moto un allarmismo negli investitori che conduceva alla vendita dei titoli di Stato italiani con relativo aumento dello spread ed incremento del tasso percentile di rendimento.

La tempesta perfetta che sta per scatenarsi e l’allarmismo dimostrato anche al ministro delle finanze italiane da parte dell’EcoFin mette in luce platealmente come il debito sovrano non sia legato solamente al singolo Paese ma sia parte di un progetto a più ampio respiro, che rischia il coinvolgimento degli altri Stati dell’Unione Europea.

Spread è in definitiva, la differenza esistente tra due titoli di Stato dove viene preso come titolo base quello maggiormente affidabile per stabilità e forza finanziaria che nel caso europeo è il Bund tedesco (Germania con valutazione del rating in AAA) ed il titolo che si vuole esaminare e valutare economicamente che per l’Italia è il BTP e per entrambi i titoli si prendono come riferimento quelli a più lunga scadenza e cioè i decennali, che danno uno specchio della stabilità e solidità delle economie di un Paese.

Ora che abbiamo una visione più chiara di cosa è lo “Spread”, possiamo anche iniziare a comprendere il motivo per cui esiste la differenza espressa in percentile quando vengono proposti i titoli di Stato e cioè più alto è il rischio e maggiore sarà la percentuale offerta a lunga scadenza sui titoli di uno Stato.

Il rapporto tra lo spread ed i conti pubblici di uno Stato NON è finemente e strettamente legato, in quanto lo spread potrebbe salire ed i costi sul debito abbassarsi, tutto è determinato dal rendimento dei titoli di Stato presi come riferimento che più sono solidi e più il percentile è basso, quindi il titolo di Stato con lo spread più elevato offre a questo punto una controversa convenienza maggiore anche con una stabilità di rischio superiore e vice versa.

Per l’Italia esiste un debito pubblico accertato a circa 2300 miliardi di euro e tale debito è per lo più determinato dai titoli di Stato che di volta in volta con scadenza decennale, porteranno a chi li ha acquistati un interesse sull’investimento.

Tenendo presente che il risparmio degli italiani ammonta a più del doppio del debito pubblico contratto, gli investitori hanno la quasi certezza che lo Stato italiano onorerà il suo debito dando rassicurazioni ai mercati sulla convenienza di acquisto.

Ultimamente si è tornato a parlare di spread italiano in quanto il nuovo Governo che si è insediato in questo Stato europeo, ha iniziato quasi subito a non voler proseguire al risanamento dell’economia ma ha fatto subito percepire ai mercati con vari proclami, che avrebbe fatto più deficit (debito) mettendo a rischio le finanze italiane e di tutti i suoi cittadini, nascondendosi dietro quella che definisce la “manovra del popolo” quando è perfettamente al corrente della situazione industriale del proprio Stato, dell’inadeguatezza delle proprie infrastrutture ormai ridotte al lumicino e della mancanza di una seria offerta di posti di lavoro.

Un illustre personalità salvò, per quanto ad oggi non se ne vogliano riconoscere i meriti, l’Italia dal default che molti politici di parte definirono “Tempesta Perfetta” causa della caduta di un Governo, non ricordandosi però che quando furono toccate al ribasso in borsa alcune importanti aziende, il loro Primo Ministro rassegnò le dimissioni per colpa di un grande complesso industriale al quale era legato ed una legge sul conflitto di interesse non del tutto blindata.

Lo spread aveva raggiunto e superato quota 500, l’Italia era entrata in recessione e non aleggiava ma era già stato preannunciato l’arrivo della Troika che avrebbe dovuto risanare i bilanci dello Stato italiano, quando apparve dal nulla una personalità tenuta in altissima considerazione dai vertici europei che prima fu nominato Senatore della Repubblica Italiana e poi prese in mano le redini del Governo italiano riportando con molta fatica i bilanci ad una situazione accettabile per riacquistare la fiducia degli investitori: il Prof. Mario Monti.

E’ ovvio che per risanare un bilancio destinato all’evaporazione dovette fare delle manovre finanziarie molto dure e spesso criticabili, ma proprio grazie alle sue profonde conoscenze professionali, riuscì ad evitare la catastrofe che ad oggi in molti dicono orchestrata da altri Stati.

Nelle ultime interviste che ha rilasciato quest’alta personalità, ha detto chiaramente che con la manovra assistenzialista e non di crescita anche eventualmente data da una detassazione per le imprese, da una sburocratizzazione del sistema italiano, da un deficit che l’Unione Europea avrebbe anche potuto accettare se orientato ad un tentativo di crescita e sferzata verso i mercati favorendo la nascita e l’ingresso di altre imprese che creano occupazione, l’Italia rischia con l’elevato spread, di tornare ad una pericolosissima recessione dove il suo salvataggio è già stato palesemente annunciato con il prendere soldi dai conti correnti e dai beni degli italiani dandogli in contro partita a quel punto, dei Titoli di Stato ad altissimo rischio in quanto le agenzie di rating definirebbero la stabilità economica italiana a livello di Titoli spazzatura e quindi rilasciando inutili pezzi di carta in contro partita.

Molte testate politicizzate hanno ovviamente attaccato le dichiarazioni di quest’illustre persona cercando di buttare ancora una volta fumo negli occhi dei cittadini italiani ma non pensando che l’eventuale arrivo della Troika metterebbe in ginocchio il Paese al pari della Grecia e del Portogallo, dove quest’ultimo con il silenzio di tutti ha visto il volatilizzarsi della propria flebile economia e la vaporizzazione dell’80% delle proprie imprese.

L’affermazione del Prof. Mario Monti è stata dettata dal pericolo incombente per le tasche degli italiani dove, qualora il Governo italiano bi-partitico, rendendosi conto di non riuscire a soddisfare il reperimento di soldi sul mercato nella percentuale necessaria al mantenimento di promesse elettorali degne solo di un libro delle favole, sicuramente anche a seguito delle dichiarazioni già pubblicamente rilasciate da uno dei due vice-premier, farebbe ricorso ai risparmi degli italiani e l’unica strada percorribile grazie soprattutto alla tanto cattiva Europa, è l’apertura di conti correnti in Paesi europei permessa proprio dalle leggi in vigore.

Riguardo l’uscita dall’Euro, paventata in tempi ante Governo dai due partiti di maggioranza, il Prof. Mario Monti si dice preoccupato dallo scenario che potrebbe avverarsi con l’uscita dell’Italia dall’Euro, dove il Governo visto l’impennarsi dello spread, potrebbe impedire con leggi anti europee e totalitaristiche l’uscita dei capitali per poi poterli utilizzare per la sua sopravvivenza.

Spread - Mario Monti - Back Finanza

Economia britannica e Patrimoniale italiana

Economia britannica e patrimoniale italiana sono due modi diversi per due diversi Paesi di prepararsi ad uno scontro con l’Unione Europea, dove il primo potrebbe determinare una contrazione qualora la Gran Bretagna lasci l’Unione Europea senza un’intesa, determinando una crisi finanziaria preannunciata da molti economisti e dal Fondo Monetario Internazionale.

Economia Britannica e Patrimoniale italiana

L’economia britannica, ha una previsione di crescita tra il 2018 ed il 2019 pari all’1,5% in caso di mancato accordo e dell’1,7% qualora con un’altro referendum si elimini l’utilizzo dell’arma finanziaria del BrExit che ad oggi la maggioranza dei cittadini britannici non vorrebbe.

Ecco che quel 2% di contrazione sulla crescita prevista, potrebbe determinare una perdita finanziaria di svariati miliardi di Euro con possibili scenari drammatici che si ripercuoterebbero sul libero commercio e sulle relazioni con gli altri Paesi europei che non sarebbero immuni dal contraccolpo sulle loro economie.

Dall’annuncio del BrExit, l’economia britannica ha subito un’iniziale battuta d’arresto per poi riprendersi nel corso delle trattative con gli esponenti europei, determinando uno dei più ottimistici obbiettivi di crescita che un Governo si potesse aspettare.

Potrebbe sembrare un misterioso contro senso, ma l’avvicinarsi della BrExit e le svolte dovute alla sagace imperturbabile diplomazia inglese del Primo Ministro britannico Theresa May, hanno determinato questa miracolosa ripresa dell’economia britannica, consentendo al Paese di ritornare a correre e crescere, permettendo al Regno Unito di tornare ad essere la quinta potenza economica mondiale che non ha mai pensato, nemmeno nei momenti difficili, ad una patrimoniale all’italiana.

Altro Paese dove è conveniente investire ed aprire imprese per la tassazione bassa ed un interessenza con gli Stati planetari è Malta, un ex governatorato britannico, dove c’è un forte interesse al business finanziario, dove le leggi sono certe sullo stesso stampo britannico e dove il PIL è in fortissima ascesa.

Cosa diversa sta purtroppo accadendo per l’Italia che, con il suo altalenare delle borse e dello spread determinato un po’ per gli annunci a borse aperte del Presidente della B.C.E, un po’ per le minacce del commissario europeo Moscovici e del Presidente Juncker che sono arrivati al punto di bocciare una manovra finanziaria non ancora scritta, un pò per gli scontri con i Vice Premier italiani, e molto a causa di una manovra assistenzialista che comporterà un importante deficit ed un importo stanziato per la crescita inferiore alle aspettative dei mercati.

La Germania, per voce del più importante economista della Bundesbank, ha ipotizzato che la soluzione per lo spaventoso debito pubblico italiano potrebbe essere risolta senza ricorrere al Fondo Salva Stati ma attingendo alle ricchezze degli italiani stessi con una patrimoniale italiana, dimezzando il debito pubblico con un prelievo forzoso camuffato da investimento forzoso pari al 20%, che darebbe in cambio Titoli di Stato a bassissimo tasso d’interesse, contrariamente a ciò che sta avvenendo per l’economia britannica.

Lo spettro di una patrimoniale sull’Italia ha cominciato a scuotere i mercati e gli italiani stessi, generando una preoccupazione più che normale, dettata anche da un Governo che non ritiene di dover trattare con l’Unione Europea per migliorare la manovra economica messa in campo.

L’OCSE ha fatto presente che in Italia esiste un aumentare della concentrazione di ricchezza ed una diseguaglianza sociale che si va accentuando sempre di più e che si è acuita in questi ultimi dieci anni di crisi.

La tassazione sui redditi italiani è una delle più alte mentre le tasse di successione sono tra le più basse d’Europa e spesso è stato proposto di elevarne la percentuale per favorire un maggior gettito allo Stato italiano.

Quanto relazionato dall’OCSE ha suscitato l’interesse generale dei mass media che ne hanno messo ben in evidenza le argomentazioni sulla possibilità di una patrimoniale italiana per poi vederne offuscata l’informazione a causa dalle vicende politiche italiane che hanno fatto di tutto per vanificarne l’avviso contrariamente a quanto fatto dal Governo britannico che ha messo il vento in poppa all’economia britannica.

La contrarietà delle varie associazioni degli industriali ha preso forma rammentando che esistono già forme di mini patrimoniale quali la IMU, Tasi, il bollo sui conti correnti e sui titoli che non possono essere certamente rapportati agli interessi di mercato.

Ma su un punto sia la Germania che l’OCSE hanno trovato gioco facile, e cioè sui soldi presenti nei conti correnti e nei risparmi finanziari dove, a differenza del mercato immobiliare italiano che oltre ad aver subito una forte contrazione ha visto la svendita di una grosse percentuali di immobili, i conti correnti hanno visto l’incremento del risparmio di chi li detiene.

Le associazioni a tutela degli italiani hanno iniziato a preoccuparsi pensando che in un futuro molto prossimo vedremo la reintroduzione dell’Imu, l’aumento delle imposte di bollo sui conti titoli e la preoccupazione che le banche inizino a scontare il rischio di aumento per evitare di ritrovarsi bloccate dalla possibilità di una patrimoniale italiana.

Che il rischio sia reale è sotto gli occhi di tutti, che il Fondo Monetario Internazionale abbia anche lui pensato ad una patrimoniale come soluzione ideale per sanare una parte del debito pubblico italiano è sintomo di un’idea che veleggia nelle menti di molti, che la volatilità dei mercati possa tornare alta fino a spingersi a livelli allarmanti è ormai cosa accertata, ma che i Governi italiani che si sono succeduti in questi ultimi quindici anni ed abbiano parlato troppo spesso della forte propensione al risparmio dei propri cittadini è anche questa cosa accertata ed allarmante.

Back Finanza - Patrimoniale - Patrimoniale Italiana

Patrimoniale e AIRE

Patrimoniale e AIRE, ecco i dilemma che ultimamente sta balenando nella mente di molti italiani che nemmeno troppo sommessamente iniziano a parlarne e si stanno organizzando per espatriare all’estero dismettendo i loro beni locali in Italia

Patrimoniale - AIRE

La nuova legge di bilancio sta costringendo il Governo italiano ad una presa di coscienza ed al sollevarsi della verità e cioè che i soldi per effettuare la manovra finanziaria promessa durante la campagna elettorale non ci sono.

Il ponte Morandi di Genova ne è fulgido esempio costringendo il Governo ad un’ammissione silenziosa con un’aumento probabile sui carburanti per finanziarne parte della realizzazione e si scopre grazie alle indiscrezioni trapelate dal Vice Ministro dell’Economia italiano, che a seguito dell’elevazione del valore dello spread, al fatto che una parte degli assets previsti si è volatilizzata con un maggior costo per i tassi d’interesse, con i BTP a scadenza per il prossimo anno, si stia pensando ad una patrimoniale che colpirà tutte le famiglie che posseggono locali, abitazioni e seconde case dando una mazzata fiscale anche alle buste paga e conti correnti bancari degli italiani con le imposte e le addizionali locali.

Moltissimi Comuni italiani potrebbero rivedere le proprie imposte applicando maggiorazioni sull’aliquota IMU sulle seconde case, applicando maggiorazioni sull’IMU prima casa, sulla Tasi, sulle addizionali IRPEF e chissà quali altri balzelli verranno applicati per far cassa.

Una patrimoniale in tutta regola che sta per abbattersi sull’economia delle famiglie che posseggono qualcosa, ma non è tutto, in quanto l’Italia prosegue la sua corsa convinta di non dover cambiare una virgola alla manovra economica e pronta ad andare a sbattere contro l’Unione Europea con nefaste conseguenze già annunciate.

In molti italiani già iniziano a domandarsi a cosa serva e se convenga rimanere in un Paese destinato ad una deriva finanziaria pre-annunciata, alla possibilità di perdere i propri capitali ed i propri beni solo per il gusto di scoprire come andrà a finire ed accettando il rischio di una patrimoniale ?

Spesso ai nostri consulenti si trovano davanti cittadini italiani preoccupati per la pre-annunciata patrimoniale e gli viene posta la domanda se è veramente necessario iscriversi all’AIRE (Anagrafe Italiana Residenti all’Estero) o se si può evitare e quali possono essere le conseguenze legali.

Non è facile rispondere a questa domanda quando esistono delle leggi chiare che impongono l’iscrizione a tale anagrafe se il cittadino italiano vive stabilmente da oltre 12 mesi fuori dal territorio italiano, ma bisogna anche sapere a cosa si va incontro se ci si iscrive, perché vengono solo detti i benefici di tale iscrizione ma, nessuno parla di ciò che effettivamente accade.

Da evitare ovviamente la falsa iscrizione di comodo, in quanto le forze di polizia, i consolati ed ambasciate scopriranno facilmente se un individuo vive effettivamente e stabilmente in un altro Paese o se dichiara di essersi trasferito e poi con vari escamotage è rientrato in Italia.

I punti a favore con l’iscrizione all’AIRE sono:

  • La possibilità di ottenere il rilascio o il rinnovo di documenti di identità e viaggio nonché eventuali certificazioni

  • rinnovare la patente di guida solo nei Paese extra UE

  • Il diritto al voto

Gli svantaggi di cui nessuno parla ma che sono importanti soprattutto per chi necessità di assistenza sanitaria, è che bisogna farsi rilasciare prima della partenza dall’ASL di appartenenza il modello “S1”

Si dovranno comunque pagare le tasse in Italia ed un’eventuale patrimoniale sui propri assets e si può, a seconda dei casi, perdere l’assistenza sanitaria nazionale ma si avrà anche come vantaggio il rimborso dell’IVA sulle merci acquistate nel proprio Paese.

Per l’assistenza sanitaria dedicata ai cittadini di nazionalità italiana AIRE, essere coscienti che non bisogna preoccuparsi se si è pensionati o lavoratori inviati dalla propria azienda perché prosegue normalmente se si risiede in un Paese dell’U.E. e si ha diritto a rimborso di quanto anticipato se la residenza è extra U.E.

Qualora il cittadino italiano sia un espatriato imprenditore o persona che si è allontanata volontariamente dal territorio italiano ma non appartenga alle due categorie sopra citate, il diritto all’assistenza sanitaria viene completamente a mancare e sarà necessario organizzarsi con assicurazioni private come avviene negli Stati Uniti d’America ed in tanti altri Paesi.

Rimane fermo il fatto che per tutte le categorie di cittadini residenti all’estero, qualora dovessero rientrare in Italia, potranno ricevere l’assistenza sanitaria gratuita anche se limitata alle prestazioni ospedaliere con cure non superiori ai 90 giorni.

I motivi per cui molti italiani non si iscrivono all’AIRE è dettata dalla paura del settore fiscale, che lo spettro di una patrimoniale possa colpire anche loro e cioè che pur non vivendo più in Italia stabilmente dovrebbe impedire il pagamento delle tasse nel Paese che si è lasciato e non in quello di nuova residenza, ma sappiamo bene che l’osso delle tasse è difficile da mollare e spesso lo Stato Italiano cerca di invertire l’onere della prova deducendo che sia una falsa residenza o residenza di comodo.

Unica soluzione in questi casi ?

Non è non iscrivendosi all’AIRE che si può sfuggire al fisco italiano, ma oltre alla richiesta di residenza nel Paese dove abbiamo deciso di vivere, conviene fare la richiesta di cittadinanza al cui ottenimento, avremo la possibilità di decidere seppur dolorosamente, rinunciare alla cittadinanza italiana e quindi uscire completamente dai radar del fisco italiano o accettare di provare, anche se non facilmente, che siamo espatriati per lavoro o perché non intendevamo più vivere in Italia.

Gli iscritti all’AIRE sono tenuti a pagare l’IRPEF e le tasse Comunali e Regionali se posseggono in Italia redditi in denaro o proventi da terreni o fabbricati, dividendi, rendite, lavoro dipendente o indipendente oppure se si percepisce la pensione e comunque solo nel caso che tali redditi siano stati prodotti in Italia subendo anche un’eventuale patrimoniale.

Per chi ha una famiglia con figli in età scolare, la situazione si complica in quanto la mancata iscrizione all’AIRE dei figli minori è reato perseguibile d’ufficio perché NON viene meno l’obbligo all’istruzione elementare dei minori.

Ecco il motivo, come dicevamo prima, per cui molti italiani hanno scelto non solo di trasferirsi stabilmente con regolare richiesta di residenza, ma hanno anche acquisito la nuova cittadinanza iniziando a pensare se rinunciare a quella di nascita lasciandosi alle spalle qualsiasi patrimoniale il Governo italiano intenda applicare.

Back Finanza

Sogno Europeo

Sogno Europeo, il sogno fatto da tanti banchieri senza aver avuto l’arguzia di rendere un’Unione Europea unita politicamente in maniera forte e stabile prendendo esempio dagli Stati Uniti d’America si sta infrangendo e si scioglie giorno dopo giorno come neve al sole mettendo a rischio il futuro economico finanziario degli Stati membri che la compongono

Sogno Europeo - Unione Europea

Contrariamente a ciò che in molti pensavano ed in pochi auspicavano, le agenzie di rating hanno premiato gli sforzi che un Governo serio sta compiendo nel Regno Unito per portare fuori la Gran Bretagna dall’Unione Europea cercando di ridurre i danni ed assorbendo le bordate dei mercati che fortunatamente sostengono questo grande Paese.

L’ agenzia di rating Fitch, confermando il rating in AA per il Regno Unito e le sue floride aziende ma imponendo solo un outlook negativo, ha formalmente fatto comprendere che questa fiera nazione ha una solidità finanziaria data soprattutto dal non aver mai aderito alla moneta unica: “l’EURO” ed aver mantenuto la Sterlina (GBP) che viene sostenuta dalla Banca d’Inghilterra.

La speculazione aleggia comunque sullo Stato britannico pur non riuscendo ancora a prender forma, forte del fatto che se entro il 29 marzo 2018 non si dovesse ratificare un’accordo con l’Unione Europea e si arrivasse al “NO DEAL”, pur cercando di incunearsi in una finanza solida, difficilmente potrà riuscire a disgregare il sogno europeo degli altri Stati membri.

A seguito del “NO DEAL”, si potrebbero creare le condizioni per una disgregazione del sistema dogane, del commercio e quindi del libero scambio ed un reflusso sulle attività economiche che sono peraltro molto solide.

Il Regno Unito, forte dell’appoggio dell’alleato storico americano, metterebbe in seria difficoltà l’Unione Europea colpita ad oggi anche da una possibile uscita della Grecia che per riprendersi e sopravvivere potrebbe scegliere questa strada dopo aver superato la Troika ed essere stata spremuta come un limone, ed una auspicata uscita dell’Italia che non accetterebbe mai le condizioni che furono imposte ai greci.

Il Governo italiano, dal suo canto, con la manovra presentata per il 2019 – 2020 – 2021, orientata più all’assistenzialismo che agli investimenti, sta incontrando forti resistenze e bocciature certe che lo porteranno ad uno scontro frontale con l’Unione Europea.

L’auspicato appoggio dei Paesi di Visegrad non avvenuto in fase di presentazione della manovra finanziaria non è certo di buon auspicio per l’Italia e per il sogno europeo che si potrebbe trovare stretta tra sanzioni e Troika che facendo schizzare lo spread oltre la quota 400 intaccherebbe i risparmi degli italiani arrivando ad un rischio certo del default e potrerebbe condurre il Governo italiano alla capitolazione su scelte finanziariamente non in linea con gli investimenti e l’abbattimento dell’IRES alle imprese che determinerebbe un’immediata ripresa industriale.

Fortuna ha voluto che dopo il declassamento dell’agenzia di rating Moody’s, le previsioni economico finanziarie per l’Italia ad opera di Standard & Poor’s sia stato solo rivolto ad un outlook negativo che non compromette la stabilità economica italiana non penalizzando il Paese con la classificazione di titoli “Junk”, titoli spazzatura.

La solvibilità dell’Italia è dettata anche da un’enorme avanzo primario di cui gode lo Stato, grazie anche all’abitudine di risparmio dei cittadini italiani che con i loro conti correnti ed i loro investimenti finanziari, superano del doppio il debito pubblico del Bel Paese.

La solvibilità e la solidità dei cittadini italiani non deve essere lo status ed il fronte di scontro con l’Unione Europea in quanto proprio i cittadini italiani potrebbero vedersi volatilizzare parte dei propri risparmi per ricapitalizzare l’Italia e riportare a zero il debito pubblico.

La manovra varata dal Governo italiano, al momento, pesa sulla competitività e sulla crescita che sta erodendo giorno dopo giorno la fiducia degli investitori e presto potrebbe intaccare l’accesso al credito delle banche mettendo in crisi i comparti industriali e gravando anche sui cittadini italiani in costi delle operazioni bancarie e maggiori tassi d’interesse che alla lunga potrebbe infrangere il sogno europeo.

La manovra economica keynesiana non è conforme allo standard che ci si sarebbe aspettati in quanto avrebbe dovuto spingere sugli investimenti per poi rivolgersi anche alla classe debole del Paese, mentre è stata orientata per un 80% agli aiuti economici verso i deboli e ad un 20% verso un principio di investimenti.

La solidità delle banche italiane non è certo messa in discussione ma, contrariamente a quanto accade per la Gran Bretagna, l’Italia non gode più dell’appoggio della Banca d’Italia e non può più batter moneta sovrana per sostenere l’economia rendendo probabile un’ulteriore ricapitalizzazione bancaria per sostenere uno spread che sta erodendo il valore dei BTP incamerati nei forzieri delle banche stesse.

La volatilità dei mercati, provocata soprattutto dalle tensioni e dai toni esacerbati che sono scaturiti tra l’Italia è l’Unione Europea sulla legge di bilancio, dovranno per forza abbassarsi e dissolversi per non arrivare al disgregamento dell’Unione Europea stessa o all’uscita dell’Italia che nessuno si auspica in quanto dopo l’uscita dell’Inghilterra scatenerebbe una tempesta finanziaria non facilmente controllabile.

Sogno Europeo - Back Finanza

Aprire un conto bancario estero

Aprire un conto bancario estero è un’operazione perfettamente legale sia per la legislazione italiana che per quella europea ma deve essere svolta con la massima trasparenza e sotto l’esperta guida di un consulente finanziario.

aprire un conto bancario estero - conto bancario - conto bancario estero

L’ausilio di un professionista è utile per non incorrere in problematiche sempre in agguato ed essere agevolati dalle normative di legge che proteggono le operazioni economiche bancarie tra Stati.

Inutile è dire che aprire un conto bancario estero non esime dal dichiarare la propria redditualità ed i propri conti correnti esteri al fisco, ma anzi, è la possibilità per tutelare i capitali diversificandoli dalle banche dello Stato di appartenenza dove spesso, a causa di periodi storici particolari, potrebbero essere a rischio.

La decisione di aprire un conto bancario estero può essere vantaggiosa nel momento in cui si hanno timori sulla solidità del sistema finanziario del proprio Stato e può portare a scelte diverse che possano garantirci anche una maggior redditività diminuendo il rischio, come l’aprire una società all’estero che operi realmente a livello internazionale, investire una parte dei capitali in fondi di investimento, il costo delle operazioni bancarie nettamente più basse ed una maggior possibilità di investimenti esteri ricordandoci che il profitto non è un reato ma un vantaggio per chi lo realizza.

Nell’Unione Europea, tutti i cittadini di uno Stato membro hanno il diritto di aprire un conto bancario, a parte qualche eccezione come la Gran Bretagna che ha dato una forte stretta a questa pratica consentendone l’apertura solo ai cittadini residenti.

Il trasferimento delle somme deve sempre avvenire seguendo l’iter bancario in modo da consentire la massima trasparenza e tracciabilità ma soprattutto, rispettando le normative legali che tuteleranno i capitali per rispettare l’inoppugnabilità di evasione fiscale o di fondi di dubbia provenienza.

Nel momento in cui viene effettuata l’operazione di aprire un conto bancario estero, a prescindere dalla rilevanza del capitale versato, avremo comunque l’obbligo in fase di dichiarazione dei redditi, di far compilare ad un commercialista o compilare noi stessi i conti correnti esteri e nel caso di cittadini italiani, il quadro RW riquadro PF dichiarando la giacenza media dell’anno, lo Stato di appartenenza dell’agenzia bancaria ed il nome dell’Istituzione bancaria dove sono depositati i capitali, eventualmente per rendere la cosa ancora più trasparente, potremo tranquillamente dichiarare le coordinate bancarie (tanto nessuno potrà prelevare nulla) e non dovremo dimenticarci di versare la tassa di Euro 34,20 per ogni conto bancario detenuto, dovuta allo Stato Italiano se siamo cittadini residenti in Italia.

Tutte le operazioni di scelta bancaria, di eventuali investimenti e di apertura di un conto bancario estero, se realizzate da un professionista in maniera corretta, consentiranno il rispetto della massima legalità adattandosi meglio alle esigenze reali del cliente.

I funzionari della SHADOIT CONSULTANCY GROUP, possono aiutarvi nelle varie operazioni iniziando da una seria ed approfondita consulenza per essere sicuri che l’esigenza di aprire un conto bancario estero e/o eventuali investimenti, derivino effettivamente da una riflessione serena e certa che consenta un valore aggiunto all’investimento del cliente per proteggere i risparmi bancari ed i beni del cliente.

Aprire un conto bancario estero è conveniente anche per quanto riguarda l’Italia che in questo momento storico sta attraversando un periodo difficile.

Se cerchiamo su internet, troveremo anche filmati del vice premier italiano Salvini e dell’economista del suo partito Borghi, che dicono apertamente che se dovessimo abbandonare l’Euro per il ritorno alla moneta sovrana la cosa dovrebbe essere tenuta segreta fino all’ultimo istante e ciò vorrebbe dire che un venerdì gli italiani andranno a dormire con l’Euro e si risveglieranno con il conto congelato per 30 giorni e solo in seguito si renderanno conto che i propri risparmi sono stati convertiti in Lire e per di più svalutati di un quarto e cioè il valore del proprio patrimonio si ridurrebbe dal 50% al 25%, uno scenario Argentino se non Venezuelano.

Fortunatamente lo scenario apocalittico italiano molti lo possono scongiurare aprendo conti bancari regolari all’estero e spostando i propri patrimoni legalmente, attenendosi alle leggi in vigore nel proprio Stato.

L’uscita dall’Euro per un Paese fondatore come l’Italia sarebbe un’apocalisse che è stata già presa in considerazione dalla Banca Centrale Europea che nei 30 giorni, aggredirebbe i risparmi degli italiani, senza che il Governo possa fare niente se non proclami che cadrebbero nel vuoto, per riprendersi il valore del debito pubblico acquistato dall’Istituto Bancario Centrale con il quantitative easing.

conto bancario estero

Aprire un conto bancario estero è comunque una buona prospettiva per i propri risparmi, sapendo che lo si può amministrare con l’Home Banking (internet Banking), si possono quindi fare tutti i bonifici che necessitano ed utilizzare il proprio denaro per mezzo di Debit Card (Carte di Credito Ricaricabili) avendo anche la possibilità di eventuali investimenti flash che solitamente con la burocrazia delle proprie banche viene impedita.

L’uscita dall’Euro coinvolgerebbe uno scenario disastroso per l’Italia, contrariamente a quanto accadrà alla Gran Bretagna che avendo sempre mantenuto una propria moneta GBP (Great British Pound) ed una sua Banca Centrale (Banca d’Inghilterra) che eviterà con il BREXIT la svalutazione delle abitazioni (immobili), la svalutazione in borsa delle proprie aziende ed altri disastri economici finanziari a cui altri Paesi andrebbero incontro.

Con il declassamento da parte delle agenzie di rating del debito pubblico italiano si avvicina lo spettro del default per alcuni istituti finanziari italiani di cui, ovviamente, risulta un terno al lotto indovinare chi sarà il primo ed i risparmi degli italiani sarebbero a forte rischio.

Al giorno d’oggi la sicurezza degli investimenti per un mercato finanziario sempre in fibrillazione diventa necessaria e necessario è capire come rendere sicuro e protetto il proprio patrimonio.

Contrariamente a ciò che avviene per altri Paesi anche extra U.E., l’Italia ha una scarsa cultura finanziaria ed i suoi cittadini, dopo tanti annunci avvenuti nell’ultimo ventennio ad opera dei Governi che si sono succeduti, hanno disimparato le elementari normative vigenti sia a livello internazionale, ma soprattutto vigenti nell’Unione Europea e dell’Italia stessa avendo oramai la paura di aprire un conto bancario estero e domandandosi della perfetta legalità laddove ribadiamo da sempre che è una cosa perfettamente legittima e non ci sono limiti o preclusioni se fatta alla luce del sole e soprattutto sotto l’attenta guida di un funzionario esperto in politiche bancarie ed internazionali.

Aprire un conto bancario estero è un valido strumento per sentirsi garantiti in caso di default e perdita di valore dei BTP italiani mettendo al sicuro i propri risparmi avvantaggiandosi anche di una migliore redditività, minori spese ed eventuali investimenti in valuta.

CONTI CORRENTI BANCARI OFFSHORE

Una cosa a cui spesso non si pensa, è che il costituire una società inglese ed il trasferire i propri averi come fondo societario è un’operazione perfettamente lecita ed anzi, lo si può considerare un’ottimo investimento in periodi in cui i fondi personali possono essere aggrediti o da crisi finanziarie o da eventuali pignoramenti o da strane tassazioni o fallimenti bancari che potrebbero portare al dissesto finanziario e, la diversificazione su diversi Istituti Finanziari che aprono il conto corrente bancario estero ad una società, sono cosa normale e perfettamente legale, dividendo i fondi in banche poste in diversi Stati in modo da avere il massimo della tranquillità.

E’ normale che possano avvenire possibili controlli, ma nel tal caso, basta aver conservato con cura tutta la documentazione che consenta di dimostrare la liceità delle varie operazioni svolte in tutta regolarità e trasparenza e nessuno potrà trovare da obiettare nulla.

 

Per chi invece vuole operare personalmente non importandosi di costituire società, siamo sempre a ricordare l’evasione dell’IVAFE e cioè l’imposta patrimoniale da pagare per le attività finanziarie detenute in Paesi esteri con la semplice dichiarazione e pagamento fisso pari ad oggi, a € 34,20 che costituisce una somma accettabilissima per chiunque e che mette al riparo da eventuali ritorsioni fiscali.

Aprire un conto corrente estero serve a mettersi al sicuro da un rischio bancario del proprio Paese e non a trasferire illegalmente i propri soldi o generare fondi neri, non bisogna mai farsi incantare da fantastiche promesse che nessuno potrà mai mantenere, lo scopo di un conto bancario estero deve essere solo per investimento e protezione del proprio patrimonio.

Tutta l’operatività bancaria viene effettuata con l’Internet Banking o meglio, quello che molti conoscono come Home-Banking, con una carta di debito (carta di credito ricaricabile) con costi che sono di gran lunga inferiori a quelli praticati solitamente nelle banche del proprio Paese e con la semplicità di gestione di un comune conto bancario, oltre che spesso, poterlo amministrare dal proprio cellulare.

Purtroppo in questo periodo di economia al ribasso, un creditore potrebbe voler pignorare il saldo attivo di un debitore e potrebbe farlo anche nel caso in cui il debitore abbia un conto bancario estero, ma nulla toglie al debitore di investire nei fondi di una società offshore o estero-europea o investire in una società LLC americana rendendo di fatto inattaccabile il patrimonio, tanto più che i conti correnti extra U.E. rendono l’operazione di recupero quasi impossibile.

La SHADOIT CONSULTANCY GROUP conta sull’elevata professionalità dei propri consulenti e sull’appoggio di società partner finanziarie di provata, lunghissima e privilegiata esperienza, che potranno aiutarvi nel risolvere i vostri problemi, basterà solo CONTATTARCI

Back Finanza

Spread a 400 per Italia

Spread a 400 per l’Italia, ecco qual’è il rischio per un Paese messo sotto stress dai mercati finanziari a causa del vociferare continuo su una manovra economica pericolosa che il Governo vorrebbe mettere in atto giocando contro il pareggio di bilancio garantito nel passato dai precedenti governi

Spread - spread a 400

Giorno dopo giorno, contro tutti i consigli elargiti dall’Europa che, non ha alcun interesse nell’eventuale caduta dell’Italia con un debito pubblico spaventoso di circa 2300 miliardi di euro, consigli dettati dall’evitare il trascinamento nel baratro di altri Stati membri, si sta consumando una deriva finanziaria allarmante che sta bruciando decine di miliardi.

L’impasse del Governo italiano sul “reddito di cittadinanza”, dove non può essere considerato un vero investimento ma bensì un modo lodevole per cercare di dare una speranza a milioni di cittadini italiani caduti in povertà a causa della chiusura di tantissime aziende, ha portato il Ministro delle Finanze Tria a dover scegliere se scontrarsi con i mercati e l’Unione Europea o guardare alla povertà di una parte del suo popolo cercando di dargli una possibilità di sostentamento.

Ciò che sta scatenando i mercati finanziari con relativo innalzamento dello spread, è il rischio di instabilità dell’Italia qualora venisse effettuata una manovra con un deficit al 2,4% se non superiore, che determinerebbe un’immediato innalzamento per l’Italia dello spread a 400, caratterizzando la crisi finanziaria grave, la chiusura di molte banche che non riuscirebbero a ricapitalizzare il proprio patrimonio, la chiusura di tantissime aziende con relativo impoverimento di tantissimi italiani e la venuta immediata della Troika per cercare di salvare il salvabile.

La speranza dei più importanti manager e delle banche stesse, è che il Governo decida di essere più costruttivo ed attento, decidendo di modificare il D.E.F. (Documento di Economia e Finanza) arrivando ad un compromesso accettabile che vada dallo 1,8%  fino ad un massimo del 2%, cercando di effettuare manovre veramente di investimento e non di promesse elettorali che potrebbero essere solo rimandate di qualche anno, riuscendo a portare il pareggio di bilancio a zero per poi pensare sia al “reddito di cittadinanza”, sia alla “pensione di cittadinanza” che ad una sorta di “flat tax”, non mettendo a rischio default il Bel Paese ed evitando un spread fuori controllo.

Il rischio di uno spread a 400 sarebbe la soglia critica oltre il quale le banche, che sono state fino ad ora i maggiori acquirenti dei titoli di Stato italiani, si troverebbero con indici patrimoniali sotto i livelli che la B.C.E. ha imposto già da tempo e dovrebbero obbligatoriamente ricapitalizzare il proprio capitale.

Già l’altalenare delle borse ed il sali scendi dello spread sta mettendo a rischio molti Istituti bancari che hanno iniziato ad intaccare il proprio patrimonio, non dimenticando che verso la fine di ottobre si avranno i responsi sull’eventuale declassamento dell’Italia che, tutti gli operatori finanziari, si augurano non avvenga in quanto condurrebbe a vendite massicce di Btp Italiani soprattutto da parte di fondi americani ed al non più possibile intervento della B.C.E. che per regolamento non potrebbe più acquistare i titoli in quanto declassati a titoli spazzatura.

Back Finanza

Italia a rischio default

Italia a rischio default, è questo il pensiero che sta balenando nella mente di tutte le persone responsabili che comprendono un minimo di economia e finanza, con il Governo Italiano deciso ad aumentare il deficit e fare un bel pò di debito pubblico

Italia a rischio default - default - Italia default

La manovra del Governo Italiano non ha cercato in alcuna modo di allentare la stretta dei mercati ed esponendo l’Italia al rischio Troika, proprio come avvenne nel passato per la Grecia e come peraltro, fu evitato dal Governo Italiano a guida del tanto criticato ministro Monti.

Italia a rischio default, con una manovra economico finanziaria che aumenta il debito pubblico fino al 2,4%, in contro tendenza all’ 1,6% previsto, sta andando contro tutti i consigli che gli erano stati elargiti dall’Unione Europea, soprattutto dal Presidente della B.C.E. che essendo un’italiano, anche se super partes, aveva sempre cercato di andare incontro alle esigenze dei vari Governi Italiani che si sono succeduti negli ultimi dieci anni.

Il vice premier facente funzioni di Ministro del Lavoro e del Ministero dello Sviluppo Economico esultava dichiarando che i mercati finanziari avrebbero compreso l’importanza della scelta, senza pensare che l’Italia non sta facendo più debito per garantire maggiore occupazione e quindi sviluppare e dare uno sprint energico alla produzione industriale e facilitare le nuove imprese, ma sta semplicemente garantendo l’assistenzialismo, una pre-annunciata patrimoniale anche a discapito di chi lavora, con un qualcosa che definisce “reddito di cittadinanza” e portando l’Italia a rischio default.

Lo spettro della Troika che non spaventa gli stolti ma che ha fatto piangere i greci, è un triste presagio per il Bel Paese che con la sua amministrazione improvvisata, sta mettendo a rischio le vite di tutti i cittadini italiani.

E’ facile e sarebbe bello vivere su un divano, uscire quando si vuole, non lavorare ma, la vita ha insegnato a tutti, o lo dovrebbe aver fatto, che solo con il lavoro si possono raggiungere obiettivi importanti e duraturi nel tempo, solo con la produzione si può aumentare il PIL che tanto piace ai mercati internazionali e quindi agevolare le vendite dei Titoli di Stato dai cui proventi vengono finanziati gli stipendi della Pubblica Amministrazione italiana.

Le manovre economiche contro tendenza, l’Unione Europea le avrebbe anche accettate come ha fatto nel passato per altri Stati membri, ma è ovvio che dovrebbero essere orientate ad investimenti per una crescita seria e non per lautissime mance elettorali necessarie a rabbonire i propri concittadini per consentire l’avverarsi di un “Libro dei Sogni” realizzato durante le varie campagne elettorali.

L’abbassamento del cuneo fiscale alle imprese, una sorta di pseudo “flat tax” che per l’ordinamento costituzionale italiano deve essere obbligatoriamente con aliquote crescenti ma, che se abbassate come avrebbe voluto la parte di Governo costituente il partito dell’altro Vice Premier Salvini, avrebbe sicuramente incentivato le aziende dandogli l’ossigeno necessario per ripartire e riprendersi le quote di mercato internazionale perse durante gli oltre 10 anni di recessione a cui abbiamo assistito.

Un deficit fatto per consentire nuove Start Up e nuove Aziende nel sud Italia per dare occupazione e non per smantellarla come era nei pensieri del partito di maggioranza al Governo con l’affare ILVA, sarebbe sicuramente stato ben gradito ai mercati finanziari.

Questi sono investimenti e non l’assistenzialismo al quale vorrebbero farci assistere che chiamano altresì investimenti; noi pensiamo che il partito di maggioranza non abbia la benché minima idea di cosa siano i veri investimenti, quelli che devono fruttare nel tempo, quelli che alla lunga ti fanno guadagnare soldi e non perderli, quelli che consentono la crescita economica di un’azienda, di una famiglia, di uno Stato cercando di evitare di portare l’Italia a rischio default.

Gli italiani occupati, ma anche coloro che lo cercano, che hanno a cuore il bene del loro Paese, sperano che l’ultimo baluardo di saggezza e cioè il Presidente della Repubblica italiana, intervenga bocciando il Documento di Economia e Finanza (DEF) ancor prima che lo faccia l’Unione Europea che esporrebbe l’Italia a rischio default.

Come spesso avremo avuto modo di sentire, il BrExit del Regno Unito è stato valutato e comunque viene amministrato e gestito, cercando di garantire l’uscita della Gran Bretagna nel modo meno doloroso possibile evitando il “No DEAL” che sarebbe altresì disastroso per l’economia dell’Inghilterra.

Una manovra economica come quella pretesa dal partito di maggioranza italiano è scoraggiante per i mercati, già si vedono i segni tangibili di uno Spread che sale e delle borse in fibrillazione che vendono, laddove qualora crollassero, assisteremmo alla chiusura di moltissime banche, alla perdita economica dei conti correnti degli italiani che alla fine dovrebbero garantire l’enorme fardello del debito pubblico, alla chiusura delle aziende ed ai relativi licenziamenti che ne scaturirebbero, alla Troika che cercherebbe di salvare il Paese per evitare il contagio degli altri mercati europei ed alla fuori uscita dell’Italia dall’Unione Europea non per sua volontà, ma per volontà degli altri Stati membri portando l’Italia a rischio default quasi sicuro.

Che la Francia abbia pensato ad aumentare il suo debito pubblico a fronte di un debito economico finanziario non indifferente, è stata la scusa per generare questo Documento di Economia e Finanza disastroso, non tenendo conto che la Francia ha un PIL che vola quasi quanto quello tedesco e che l’Italia nel tempo è diventata il fanalino di coda europeo, cosa nascosta da molti giornali ma sbandierata da economisti di prestigio.

L’Italia è stata per tantissimi anni, fin dal dopo guerra, la settima potenza economica mondiale ma, ad oggi, diventa difficile poter investire nelle azioni di questo Paese con l’acquisto dei suoi titoli di Stato.

I conti correnti nelle banche italiane sono diventati a forte rischio e non è un caso che il Governo del ministro Monti impose l’apertura dei conti correnti a tutti i possessori di partita I.V.A. estendendoli a tutti coloro volessero farsi pagare un lavoro; si era garantito un’assicurazione sull’Italia a rischio default.

E’ solo questione di tempo e di buon senso che tutti ci auguriamo prevalga all’ultimo momento.

Back Finanza

BrExit No Deal

BrExit No Deal alle porte o per lo meno, la finanza ha già iniziato a fare i bagagli ed a traslocare da Londra in quanto si fa sempre più presente lo spettro del “No Deal” e cioè “Nessun Accordo”, portando alla luce tanti nodi irrisolti a partire dalla regolamentazione del commercio a finire con la libera circolazione delle persone.

BrExit No Deal - Londra - Gran Bretagna - Regno Unito

Banche di non ininfluente importanza come l’HSBC che tra l’altro negli ultimi anni avevano già dato una forte stretta all’apertura di nuovi conti correnti bancari per coloro che non risiedevano nel Regno Unito, hanno già iniziato il trasferimento di alcune succursali in Francia mettendo in difficoltà il Primo Ministro inglese Theresa May che in accordo con gli esponenti dell’Unione Europea ha concordato lo slittamento all’uscita del Regno Unito da marzo 2019 a dicembre 2020 per cercare di risolvere le divergenze che indubbiamente avrebbero determinato uno strappo con l’Europa.

Il “BrExit No Deal” produrrebbe effettivamente il rialzo nei costi delle merci vendute in Gran Bretagna a causa dei dazi e degli aumenti delle tariffe per le importazioni ed esportazioni richieste ai Paesi extra U.E. portando il Regno Unito nelle braccia dell’ Organizzazione del Commercio Mondiale.

Il ritorno all’apertura di istituti bancari britannici in Europa diverrebbe un obbligo in quanto le banche britanniche non potrebbero operare nei Paesi dell’Unione senza una presenza fisica e quest’eventualità ha già determinato l’inizio dello spostamento di alcune filiali bancarie verso il Vecchio Continente mettendo il allarme il cuore finanziario della City che già da tempo preme sul Governo Inglese per un’uscita controllata e con pieno accordo delle parti in causa.

Le borse nella City sono in fibrillazione già da qualche tempo ed un BrExit No Deal non piacerebbe alla maggior parte dei cittadini britannici che avrebbero, a questo punto, tutto il diritto di andare nuovamente a referendum per decidere se rimanere nell’Unione Europea o affrontare tutte le conseguenze che potrebbero scaturire da un mancato accordo, proprio come il rischio  default italiano a causa della proposta indecente del Documento di Economia e Finanza.

Tutti gli sforzi sono protesi per una separazione indolore ed anche da parte dell’Unione Europea ci sono tutti i presupposti perché la Gran Bretagna continui a prosperare indipendentemente dal risultato dei negoziati non arrivando a generare problemi per i cittadini britannici che si troverebbero ad affrontare costi aggiuntivi che determinerebbero un rialzo del costo della vita.

Un BrExit No Deal potrebbe quasi sicuramente portare a problematiche enormi nel settore dell’Import – Export mettendo in seria difficoltà tutte quelle aziende che fino ad oggi hanno prosperato con il mercato globale, comportando un aumento dei prezzi per gli acquisti online e ritardi a causa di controlli transfrontalieri più rigidi.

Stranamente, la patente Europea rimarrà valida nel Regno Unito, contrariamente a quella dei cittadini britannici che sarebbero costretti alla richiesta di patenti internazionali non potendo più guidare negli Stati Europei, come anche il passaporto dovrebbe essere sostituito con quello britannico.

Il nuovo referendum proposto dal primo cittadino di Londra non è un’idea tanto peregrina in quanto ad oggi, una gran parte dei cittadini britannici sembra stiano ripensando all’uscita del proprio Stato dall’Unione Europea che porterebbe problematiche a cui non pensavano si potesse arrivare, forti del fatto di non aver mai aderito alla moneta unica (Euro) ma di aver mantenuto la Sterlina ed una Banca Centrale (Banca d’Inghilterra) perfettamente in autonomia come nel passato.

Back Finanza

BrExit e i Mercati Internazionali

BrExit e i Mercati Internazionali, per il Regno Unito “non sarà come il mondo di Mad Max”, queste sono state le parole del segretario di Stato britannico David Davis rivolgendosi ai cittadini britannici

BrExit

La vita fatta di povertà e miseria a seguito del BrExit No Deal, auspicata dai tanti sostenitori di un’ Europa molto frammentata, dove ogni Stato non si sente coeso con gli altri è solo un film di fantascienza che non rispecchierà assolutamente la realtà in quanto l’economia e soprattutto la finanza del Regno Unito è molto solida e l’accentramento finanziario nella City essendosi rivolto da sempre ai mercati per le primarie contrattazioni internazionali a prescindere dall’adesione all’Europa, continuerà ad essere il fulcro economico britannico.

L’allineamento del mondo degli affari, con la separazione dall’ Unione Europea, non comporterà cambiamenti in Gran Bretagna in quanto le nuove norme saranno allineate con quelle Europee e le imprese non subiranno flessioni di mercato e non risentiranno dell’import-export nazionale a seguito del BrExit.

Le imprese britanniche, da sempre rispettate e viste come un’entità economico-finanziaria superiore alle altre imprese europee, fiore all’occhiello ed orgoglio per il Regno Unito, anche dopo il BrExit, continueranno a lavorare e ad affermarsi a livello mondiale continuando a dare lustro alla Corona Britannica con la loro serietà, tenacia e classe che da sempre le contraddistingue.

L’uscita della Gran Bretagna dal Mercato Unico non condurrà al collasso economico ed ogni previsione in tal senso ha solo l’interesse di flettere e mettere in fibrillazione i mercati per avviare l’inizio di speculazioni che cadranno senza ombra di dubbio nel vuoto, con perdite pesanti per chi le tenterà.

La fortuna della Gran Bretagna è stata nel non aderire alla moneta unica (l’ EURO) e rimanere con la sterlina, forte di una banca centrale nazionalizzata (Banca d’Inghilterra) e sganciata dalla Banca Centrale Europea, dove pur avendo una moneta altalenante ma indiscussa, non è stata mai messa in pericolo come è invece accaduto ad altri Paesi dell’area EURO.

Rimane il fatto che fino all’ultimo momento, il Regno Unito possa fare un passo indietro rinunciando al BrExit e rimanere nell’Unione Europea dando molto da riflettere al Primo Ministro perché il divario tra il rimanere e l’uscire dai Paesi dell’Unione, a seguito del democratico referendum, è stato sottile.

La proposta allettante dell’alleato atlantico americano che ha spronato per la fermezza verso il BrExit, non ha completamente convinto l’opinione pubblica britannica per quanto anche un ritorno sui propri passi potrebbe lasciare il senso di amarezza per i ricatti subiti durante le contrattazioni con l’Unione Europea.

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BTP e Conti Correnti

BTP e conti correnti sono da sempre legati a filo doppio in quanto con il rischio per il rating italiano di venire declassato a titoli “spazzatura” incombe prepotentemente la corsa degli investitori a vendere, peggiorando la già debole ripresa di un mercato asfittico portato addirittura a temere rendimenti sopra il 3% per la scadenza a 10 anni dando un segnale negativo ai mercati internazionali.

BTP e CONTI CORRENTI - Titoli di Stato

La crisi tanto temuta per il debito sovrano che travolgerà l’euro nel 2019 e che dovrebbe, e qui il condizionale è d’obbligo, portare la B.C.E. ad intervenire in autunno per impedire lo sfaldamento e l’uscita dalla moneta unica dell’Italia verrà determinato dall’agenzia di rating Moody’s che rivedrà il giudizio sui Titoli di Stato (BTP) a seguito dell’analisi sulla legge di Stabilità del 2019 da parte del Governo Italiano e cioè non più tardi di ottobre.

Se l’agenzia di rating Moody’s si esprimerà negativamente riguardo le opere economico-finanziarie messe in atto dal Governo Italiano, l’Italia incorrerà in una grave procedura di infrazione da parte della B.C.E. che, con le normative attuali non potrà più utilizzare il “Quantitative Easing” e cioè l’acquisto sui mercati dei BTP italiani, conducendo velocemente l’economia dell’Italia ad una paralisi totale e ad un probabile default contrariamente alla Gran Bretagna che a seguito del BrExit, continuerà a godere della fiducia dei mercati internazionali.

Ad oggi il rating espresso dall’agenzia di rating Moody’s è per l’Italia “BAA2” e cioè due punti al di sopra dei BTP “spazzatura” che, sta già innervosendo i mercati temendo un’eventuale declassamento con relativa fuga dei fondi di investimento e mettendo a rischio anche i conti correnti e quindi i risparmi degli italiani in quanto molti grandi istituti bancari hanno in pancia innumerevoli Titoli di Stato e rischieranno il fallimento.

Il rischio del declassamento figura uno scenario futuro dalle linee fosche che determinerebbe l’ascesa dei fondi speculativi, un’esplosione dei rendimenti e la perdita di accesso ai mercati finanziari primari da parte delle strutture governative finanziarie italiane e sarebbe solo il principio di un commissariamento da parte delle istituzioni europee allo stesso modo di come lo è stato in passato per la Grecia.

Per non incorrere in uno scenario a dir poco, apocalittico, già si sono intravisti i primi segnali da parte dell’odierno Governo Italiano, con un evidente schieramento Pro-Europa ma soprattutto con una più forte e rinnovata intesa con la Casa Bianca americana, dando l’impressione di riuscire a mettere in crisi l’asse franco-tedesco.

A seguito dello scenario peggiore per l’Italia, l’unica alternativa alla sospensione dei BTP rimarrebbe la Federal Reserve che potrebbe intervenire grazie alle sollecitazioni del Presidente americano per garantire le emissioni italiane facendo crollare lo spread con piccoli acquisti simili al quantitative easing della B.C.E. ma, creando un disinvolto primato storico che potrebbe determinare nel tempo l’uscita dell’Italia dall’Euro zona e la fine della moneta unica.

Nel frattempo i conti correnti dei risparmiatori italiani ne subirebbero comunque le conseguenze negative di una crisi annunciata con scenari catastrofici dovuti anche al fallimento di molte banche italiane.

Il quantitative easing fu utilizzato, come strumento di salvataggio finanziario, per dare più ampio respiro all’Italia ed impedirne il collasso finanziario già a partire dal 2012, anno in cui la Germania consigliava di fare imponenti ed urgenti riforme con grandi sacrifici per gli italiani, ma, dove già dal 2013 si intravedeva un’impassibilità nella strana conduzione finanziaria dello Stato europeo.

Si spiega ora, la grande corsa alle registrazioni di società estere in Gran Bretagna e negli Stati Uniti d’America (U.S.A). , realizzazione di fondi esteri ed apertura di conti correnti esteri non nominativi ma societari atti alla protezione dei propri capitali anche se esigui.

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