Spread veleggia sui mercati

Spread veleggia sui mercati seguito dal deficit che oscilla pericolosamente, sono due frasi le cui parole incomprensibili vengono ascoltate in televisione ma di cui molti ancora non riescono a comprenderne la reale differenza e che in quest’ultimo periodo dell’anno 2018 sta allarmando i mercati che operano con i titoli di Stato italiani

Spread - Conti Correnti - Mario Monti

Spread è un termine anglosassone utilizzato in borsa per indicare la liquidità di un mercato finanziario, praticamente può essere inteso come la differenza tra il tasso di rendimento di un’obbligazione e quello di un altro titolo preso a riferimento come nel caso dell’Italia i BTP che vengono contrapposti ai BUND (titoli di Stato tedeschi), il tutto determinato dai mercati azionari su base giornaliera.

In parole ancora più semplici possiamo dire che più le agenzie di rating abbassano l’affidabilità di un Paese, più aumenta lo spread che non è altro che il tasso in percentuale che occorre all’investitore per assicurare il suo credito, laddove qualora non lo assicurasse guadagnerebbe la percentuale per il prestito dei soldi ad uno Stato più i soldi che ha dichiarato essergli serviti per assicurare il suo credito.

Tale assicurazione chiamata CDS (Credit Default Swap), spesso è stata disattesa e gli speculatori ci hanno lautamente guadagnato e più è elevato lo spread, maggiore sarà il guadagno dell’investitore.

In questo momento storico, contrariamente a quanto molti possano pensare, il tasso d’interesse a cui i BTP a 10 anni vengono offerti sui mercati è molto più conveniente per chi intende speculare, perché l’interesse è dettato dal rischio di un titolo e per l’Italia il mercato in contro tendenza, sempre che non si tratti di fondi pensionistici americani, ma per chi ha interesse a guadagnare e rischiare, offre un rendimento assai interessante.

Con la manovra finanziaria approntata dal Governo italiano, la bocciatura europea e la caparbietà tutta italiana a non voler rivedere le posizioni assistenzialiste che non portano ad una sferzata economica per la ripresa ma una semplice partita di giro, il rendimento è soggetto a fluttuazioni non prevedibili se non al ribasso con l’aumento dello spread e l’aumento del rischio e quindi della percentuale di rendimento sui BTP pur di poterli piazzare sui mercati.

Lo spread italiano è aumentato vertiginosamente con le varie contrapposizioni tra i vice premier ed i commissari europei che a borse aperte giocavano a botta e risposta mettendo in moto un allarmismo negli investitori che conduceva alla vendita dei titoli di Stato italiani con relativo aumento dello spread ed incremento del tasso percentile di rendimento.

La tempesta perfetta che sta per scatenarsi e l’allarmismo dimostrato anche al ministro delle finanze italiane da parte dell’EcoFin mette in luce platealmente come il debito sovrano non sia legato solamente al singolo Paese ma sia parte di un progetto a più ampio respiro, che rischia il coinvolgimento degli altri Stati dell’Unione Europea.

Spread è in definitiva, la differenza esistente tra due titoli di Stato dove viene preso come titolo base quello maggiormente affidabile per stabilità e forza finanziaria che nel caso europeo è il Bund tedesco (Germania con valutazione del rating in AAA) ed il titolo che si vuole esaminare e valutare economicamente che per l’Italia è il BTP e per entrambi i titoli si prendono come riferimento quelli a più lunga scadenza e cioè i decennali, che danno uno specchio della stabilità e solidità delle economie di un Paese.

Ora che abbiamo una visione più chiara di cosa è lo “Spread”, possiamo anche iniziare a comprendere il motivo per cui esiste la differenza espressa in percentile quando vengono proposti i titoli di Stato e cioè più alto è il rischio e maggiore sarà la percentuale offerta a lunga scadenza sui titoli di uno Stato.

Il rapporto tra lo spread ed i conti pubblici di uno Stato NON è finemente e strettamente legato, in quanto lo spread potrebbe salire ed i costi sul debito abbassarsi, tutto è determinato dal rendimento dei titoli di Stato presi come riferimento che più sono solidi e più il percentile è basso, quindi il titolo di Stato con lo spread più elevato offre a questo punto una controversa convenienza maggiore anche con una stabilità di rischio superiore e vice versa.

Per l’Italia esiste un debito pubblico accertato a circa 2300 miliardi di euro e tale debito è per lo più determinato dai titoli di Stato che di volta in volta con scadenza decennale, porteranno a chi li ha acquistati un interesse sull’investimento.

Tenendo presente che il risparmio degli italiani ammonta a più del doppio del debito pubblico contratto, gli investitori hanno la quasi certezza che lo Stato italiano onorerà il suo debito dando rassicurazioni ai mercati sulla convenienza di acquisto.

Ultimamente si è tornato a parlare di spread italiano in quanto il nuovo Governo che si è insediato in questo Stato europeo, ha iniziato quasi subito a non voler proseguire al risanamento dell’economia ma ha fatto subito percepire ai mercati con vari proclami, che avrebbe fatto più deficit (debito) mettendo a rischio le finanze italiane e di tutti i suoi cittadini, nascondendosi dietro quella che definisce la “manovra del popolo” quando è perfettamente al corrente della situazione industriale del proprio Stato, dell’inadeguatezza delle proprie infrastrutture ormai ridotte al lumicino e della mancanza di una seria offerta di posti di lavoro.

Un illustre personalità salvò, per quanto ad oggi non se ne vogliano riconoscere i meriti, l’Italia dal default che molti politici di parte definirono “Tempesta Perfetta” causa della caduta di un Governo, non ricordandosi però che quando furono toccate al ribasso in borsa alcune importanti aziende, il loro Primo Ministro rassegnò le dimissioni per colpa di un grande complesso industriale al quale era legato ed una legge sul conflitto di interesse non del tutto blindata.

Lo spread aveva raggiunto e superato quota 500, l’Italia era entrata in recessione e non aleggiava ma era già stato preannunciato l’arrivo della Troika che avrebbe dovuto risanare i bilanci dello Stato italiano, quando apparve dal nulla una personalità tenuta in altissima considerazione dai vertici europei che prima fu nominato Senatore della Repubblica Italiana e poi prese in mano le redini del Governo italiano riportando con molta fatica i bilanci ad una situazione accettabile per riacquistare la fiducia degli investitori: il Prof. Mario Monti.

E’ ovvio che per risanare un bilancio destinato all’evaporazione dovette fare delle manovre finanziarie molto dure e spesso criticabili, ma proprio grazie alle sue profonde conoscenze professionali, riuscì ad evitare la catastrofe che ad oggi in molti dicono orchestrata da altri Stati.

Nelle ultime interviste che ha rilasciato quest’alta personalità, ha detto chiaramente che con la manovra assistenzialista e non di crescita anche eventualmente data da una detassazione per le imprese, da una sburocratizzazione del sistema italiano, da un deficit che l’Unione Europea avrebbe anche potuto accettare se orientato ad un tentativo di crescita e sferzata verso i mercati favorendo la nascita e l’ingresso di altre imprese che creano occupazione, l’Italia rischia con l’elevato spread, di tornare ad una pericolosissima recessione dove il suo salvataggio è già stato palesemente annunciato con il prendere soldi dai conti correnti e dai beni degli italiani dandogli in contro partita a quel punto, dei Titoli di Stato ad altissimo rischio in quanto le agenzie di rating definirebbero la stabilità economica italiana a livello di Titoli spazzatura e quindi rilasciando inutili pezzi di carta in contro partita.

Molte testate politicizzate hanno ovviamente attaccato le dichiarazioni di quest’illustre persona cercando di buttare ancora una volta fumo negli occhi dei cittadini italiani ma non pensando che l’eventuale arrivo della Troika metterebbe in ginocchio il Paese al pari della Grecia e del Portogallo, dove quest’ultimo con il silenzio di tutti ha visto il volatilizzarsi della propria flebile economia e la vaporizzazione dell’80% delle proprie imprese.

L’affermazione del Prof. Mario Monti è stata dettata dal pericolo incombente per le tasche degli italiani dove, qualora il Governo italiano bi-partitico, rendendosi conto di non riuscire a soddisfare il reperimento di soldi sul mercato nella percentuale necessaria al mantenimento di promesse elettorali degne solo di un libro delle favole, sicuramente anche a seguito delle dichiarazioni già pubblicamente rilasciate da uno dei due vice-premier, farebbe ricorso ai risparmi degli italiani e l’unica strada percorribile grazie soprattutto alla tanto cattiva Europa, è l’apertura di conti correnti in Paesi europei permessa proprio dalle leggi in vigore.

Riguardo l’uscita dall’Euro, paventata in tempi ante Governo dai due partiti di maggioranza, il Prof. Mario Monti si dice preoccupato dallo scenario che potrebbe avverarsi con l’uscita dell’Italia dall’Euro, dove il Governo visto l’impennarsi dello spread, potrebbe impedire con leggi anti europee e totalitaristiche l’uscita dei capitali per poi poterli utilizzare per la sua sopravvivenza.

Spread - Mario Monti - Back Finanza

Economia britannica e Patrimoniale italiana

Economia britannica e patrimoniale italiana sono due modi diversi per due diversi Paesi di prepararsi ad uno scontro con l’Unione Europea, dove il primo potrebbe determinare una contrazione qualora la Gran Bretagna lasci l’Unione Europea senza un’intesa, determinando una crisi finanziaria preannunciata da molti economisti e dal Fondo Monetario Internazionale.

Economia Britannica e Patrimoniale italiana

L’economia britannica, ha una previsione di crescita tra il 2018 ed il 2019 pari all’1,5% in caso di mancato accordo e dell’1,7% qualora con un’altro referendum si elimini l’utilizzo dell’arma finanziaria del BrExit che ad oggi la maggioranza dei cittadini britannici non vorrebbe.

Ecco che quel 2% di contrazione sulla crescita prevista, potrebbe determinare una perdita finanziaria di svariati miliardi di Euro con possibili scenari drammatici che si ripercuoterebbero sul libero commercio e sulle relazioni con gli altri Paesi europei che non sarebbero immuni dal contraccolpo sulle loro economie.

Dall’annuncio del BrExit, l’economia britannica ha subito un’iniziale battuta d’arresto per poi riprendersi nel corso delle trattative con gli esponenti europei, determinando uno dei più ottimistici obbiettivi di crescita che un Governo si potesse aspettare.

Potrebbe sembrare un misterioso contro senso, ma l’avvicinarsi della BrExit e le svolte dovute alla sagace imperturbabile diplomazia inglese del Primo Ministro britannico Theresa May, hanno determinato questa miracolosa ripresa dell’economia britannica, consentendo al Paese di ritornare a correre e crescere, permettendo al Regno Unito di tornare ad essere la quinta potenza economica mondiale che non ha mai pensato, nemmeno nei momenti difficili, ad una patrimoniale all’italiana.

Cosa diversa sta purtroppo accadendo per l’Italia che, con il suo altalenare delle borse e dello spread determinato un po’ per gli annunci a borse aperte del Presidente della B.C.E, un po’ per le minacce del commissario europeo Moscovici e del Presidente Juncker che sono arrivati al punto di bocciare una manovra finanziaria non ancora scritta, un pò per gli scontri con i Vice Premier italiani, e molto a causa di una manovra assistenzialista che comporterà un importante deficit ed un importo stanziato per la crescita inferiore alle aspettative dei mercati.

La Germania, per voce del più importante economista della Bundesbank, ha ipotizzato che la soluzione per lo spaventoso debito pubblico italiano potrebbe essere risolta senza ricorrere al Fondo Salva Stati ma attingendo alle ricchezze degli italiani stessi con una patrimoniale italiana, dimezzando il debito pubblico con un prelievo forzoso camuffato da investimento forzoso pari al 20%, che darebbe in cambio Titoli di Stato a bassissimo tasso d’interesse, contrariamente a ciò che sta avvenendo per l’economia britannica.

Lo spettro di una patrimoniale sull’Italia ha cominciato a scuotere i mercati e gli italiani stessi, generando una preoccupazione più che normale, dettata anche da un Governo che non ritiene di dover trattare con l’Unione Europea per migliorare la manovra economica messa in campo.

L’OCSE ha fatto presente che in Italia esiste un aumentare della concentrazione di ricchezza ed una diseguaglianza sociale che si va accentuando sempre di più e che si è acuita in questi ultimi dieci anni di crisi.

La tassazione sui redditi italiani è una delle più alte mentre le tasse di successione sono tra le più basse d’Europa e spesso è stato proposto di elevarne la percentuale per favorire un maggior gettito allo Stato italiano.

Quanto relazionato dall’OCSE ha suscitato l’interesse generale dei mass media che ne hanno messo ben in evidenza le argomentazioni sulla possibilità di una patrimoniale italiana per poi vederne offuscata l’informazione a causa dalle vicende politiche italiane che hanno fatto di tutto per vanificarne l’avviso contrariamente a quanto fatto dal Governo britannico che ha messo il vento in poppa all’economia britannica.

La contrarietà delle varie associazioni degli industriali ha preso forma rammentando che esistono già forme di mini patrimoniale quali la IMU, Tasi, il bollo sui conti correnti e sui titoli che non possono essere certamente rapportati agli interessi di mercato.

Ma su un punto sia la Germania che l’OCSE hanno trovato gioco facile, e cioè sui soldi presenti nei conti correnti e nei risparmi finanziari dove, a differenza del mercato immobiliare italiano che oltre ad aver subito una forte contrazione ha visto la svendita di una grosse percentuali di immobili, i conti correnti hanno visto l’incremento del risparmio di chi li detiene.

Le associazioni a tutela degli italiani hanno iniziato a preoccuparsi pensando che in un futuro molto prossimo vedremo la reintroduzione dell’Imu, l’aumento delle imposte di bollo sui conti titoli e la preoccupazione che le banche inizino a scontare il rischio di aumento per evitare di ritrovarsi bloccate dalla possibilità di una patrimoniale italiana.

Che il rischio sia reale è sotto gli occhi di tutti, che il Fondo Monetario Internazionale abbia anche lui pensato ad una patrimoniale come soluzione ideale per sanare una parte del debito pubblico italiano è sintomo di un’idea che veleggia nelle menti di molti, che la volatilità dei mercati possa tornare alta fino a spingersi a livelli allarmanti è ormai cosa accertata, ma che i Governi italiani che si sono succeduti in questi ultimi quindici anni ed abbiano parlato troppo spesso della forte propensione al risparmio dei propri cittadini è anche questa cosa accertata ed allarmante.

Back Finanza - Patrimoniale - Patrimoniale Italiana

Patrimoniale e AIRE

Patrimoniale e AIRE, ecco i dilemma che ultimamente sta balenando nella mente di molti italiani che nemmeno troppo sommessamente iniziano a parlarne e si stanno organizzando per espatriare all’estero dismettendo i loro beni locali in Italia

Patrimoniale - AIRE

La nuova legge di bilancio sta costringendo il Governo italiano ad una presa di coscienza ed al sollevarsi della verità e cioè che i soldi per effettuare la manovra finanziaria promessa durante la campagna elettorale non ci sono.

Il ponte Morandi di Genova ne è fulgido esempio costringendo il Governo ad un’ammissione silenziosa con un’aumento probabile sui carburanti per finanziarne parte della realizzazione e si scopre grazie alle indiscrezioni trapelate dal Vice Ministro dell’Economia italiano, che a seguito dell’elevazione del valore dello spread, al fatto che una parte degli assets previsti si è volatilizzata con un maggior costo per i tassi d’interesse, con i BTP a scadenza per il prossimo anno, si stia pensando ad una patrimoniale che colpirà tutte le famiglie che posseggono locali, abitazioni e seconde case dando una mazzata fiscale anche alle buste paga e conti correnti bancari degli italiani con le imposte e le addizionali locali.

Moltissimi Comuni italiani potrebbero rivedere le proprie imposte applicando maggiorazioni sull’aliquota IMU sulle seconde case, applicando maggiorazioni sull’IMU prima casa, sulla Tasi, sulle addizionali IRPEF e chissà quali altri balzelli verranno applicati per far cassa.

Una patrimoniale in tutta regola che sta per abbattersi sull’economia delle famiglie che posseggono qualcosa, ma non è tutto, in quanto l’Italia prosegue la sua corsa convinta di non dover cambiare una virgola alla manovra economica e pronta ad andare a sbattere contro l’Unione Europea con nefaste conseguenze già annunciate.

In molti italiani già iniziano a domandarsi a cosa serva e se convenga rimanere in un Paese destinato ad una deriva finanziaria pre-annunciata, alla possibilità di perdere i propri capitali ed i propri beni solo per il gusto di scoprire come andrà a finire ed accettando il rischio di una patrimoniale ?

Spesso ai nostri consulenti si trovano davanti cittadini italiani preoccupati per la pre-annunciata patrimoniale e gli viene posta la domanda se è veramente necessario iscriversi all’AIRE (Anagrafe Italiana Residenti all’Estero) o se si può evitare e quali possono essere le conseguenze legali.

Non è facile rispondere a questa domanda quando esistono delle leggi chiare che impongono l’iscrizione a tale anagrafe se il cittadino italiano vive stabilmente da oltre 12 mesi fuori dal territorio italiano, ma bisogna anche sapere a cosa si va incontro se ci si iscrive, perché vengono solo detti i benefici di tale iscrizione ma, nessuno parla di ciò che effettivamente accade.

Da evitare ovviamente la falsa iscrizione di comodo, in quanto le forze di polizia, i consolati ed ambasciate scopriranno facilmente se un individuo vive effettivamente e stabilmente in un altro Paese o se dichiara di essersi trasferito e poi con vari escamotage è rientrato in Italia.

I punti a favore con l’iscrizione all’AIRE sono:

  • La possibilità di ottenere il rilascio o il rinnovo di documenti di identità e viaggio nonché eventuali certificazioni

  • rinnovare la patente di guida solo nei Paese extra UE

  • Il diritto al voto

Gli svantaggi di cui nessuno parla ma che sono importanti soprattutto per chi necessità di assistenza sanitaria, è che bisogna farsi rilasciare prima della partenza dall’ASL di appartenenza il modello “S1”

Si dovranno comunque pagare le tasse in Italia ed un’eventuale patrimoniale sui propri assets e si può, a seconda dei casi, perdere l’assistenza sanitaria nazionale ma si avrà anche come vantaggio il rimborso dell’IVA sulle merci acquistate nel proprio Paese.

Per l’assistenza sanitaria dedicata ai cittadini di nazionalità italiana AIRE, essere coscienti che non bisogna preoccuparsi se si è pensionati o lavoratori inviati dalla propria azienda perché prosegue normalmente se si risiede in un Paese dell’U.E. e si ha diritto a rimborso di quanto anticipato se la residenza è extra U.E.

Qualora il cittadino italiano sia un espatriato imprenditore o persona che si è allontanata volontariamente dal territorio italiano ma non appartenga alle due categorie sopra citate, il diritto all’assistenza sanitaria viene completamente a mancare e sarà necessario organizzarsi con assicurazioni private come avviene negli Stati Uniti d’America ed in tanti altri Paesi.

Rimane fermo il fatto che per tutte le categorie di cittadini residenti all’estero, qualora dovessero rientrare in Italia, potranno ricevere l’assistenza sanitaria gratuita anche se limitata alle prestazioni ospedaliere con cure non superiori ai 90 giorni.

I motivi per cui molti italiani non si iscrivono all’AIRE è dettata dalla paura del settore fiscale, che lo spettro di una patrimoniale possa colpire anche loro e cioè che pur non vivendo più in Italia stabilmente dovrebbe impedire il pagamento delle tasse nel Paese che si è lasciato e non in quello di nuova residenza, ma sappiamo bene che l’osso delle tasse è difficile da mollare e spesso lo Stato Italiano cerca di invertire l’onere della prova deducendo che sia una falsa residenza o residenza di comodo.

Unica soluzione in questi casi ?

Non è non iscrivendosi all’AIRE che si può sfuggire al fisco italiano, ma oltre alla richiesta di residenza nel Paese dove abbiamo deciso di vivere, conviene fare la richiesta di cittadinanza al cui ottenimento, avremo la possibilità di decidere seppur dolorosamente, rinunciare alla cittadinanza italiana e quindi uscire completamente dai radar del fisco italiano o accettare di provare, anche se non facilmente, che siamo espatriati per lavoro o perché non intendevamo più vivere in Italia.

Gli iscritti all’AIRE sono tenuti a pagare l’IRPEF e le tasse Comunali e Regionali se posseggono in Italia redditi in denaro o proventi da terreni o fabbricati, dividendi, rendite, lavoro dipendente o indipendente oppure se si percepisce la pensione e comunque solo nel caso che tali redditi siano stati prodotti in Italia subendo anche un’eventuale patrimoniale.

Per chi ha una famiglia con figli in età scolare, la situazione si complica in quanto la mancata iscrizione all’AIRE dei figli minori è reato perseguibile d’ufficio perché NON viene meno l’obbligo all’istruzione elementare dei minori.

Ecco il motivo, come dicevamo prima, per cui molti italiani hanno scelto non solo di trasferirsi stabilmente con regolare richiesta di residenza, ma hanno anche acquisito la nuova cittadinanza iniziando a pensare se rinunciare a quella di nascita lasciandosi alle spalle qualsiasi patrimoniale il Governo italiano intenda applicare.

Back Finanza

Sogno Europeo

Sogno Europeo, il sogno fatto da tanti banchieri senza aver avuto l’arguzia di rendere un’Unione Europea unita politicamente in maniera forte e stabile prendendo esempio dagli Stati Uniti d’America si sta infrangendo e si scioglie giorno dopo giorno come neve al sole mettendo a rischio il futuro economico finanziario degli Stati membri che la compongono

Sogno Europeo - Unione Europea

Contrariamente a ciò che in molti pensavano ed in pochi auspicavano, le agenzie di rating hanno premiato gli sforzi che un Governo serio sta compiendo nel Regno Unito per portare fuori la Gran Bretagna dall’Unione Europea cercando di ridurre i danni ed assorbendo le bordate dei mercati che fortunatamente sostengono questo grande Paese.

L’ agenzia di rating Fitch, confermando il rating in AA per il Regno Unito e le sue floride aziende ma imponendo solo un outlook negativo, ha formalmente fatto comprendere che questa fiera nazione ha una solidità finanziaria data soprattutto dal non aver mai aderito alla moneta unica: “l’EURO” ed aver mantenuto la Sterlina (GBP) che viene sostenuta dalla Banca d’Inghilterra.

La speculazione aleggia comunque sullo Stato britannico pur non riuscendo ancora a prender forma, forte del fatto che se entro il 29 marzo 2018 non si dovesse ratificare un’accordo con l’Unione Europea e si arrivasse al “NO DEAL”, pur cercando di incunearsi in una finanza solida, difficilmente potrà riuscire a disgregare il sogno europeo degli altri Stati membri.

A seguito del “NO DEAL”, si potrebbero creare le condizioni per una disgregazione del sistema dogane, del commercio e quindi del libero scambio ed un reflusso sulle attività economiche che sono peraltro molto solide.

Il Regno Unito, forte dell’appoggio dell’alleato storico americano, metterebbe in seria difficoltà l’Unione Europea colpita ad oggi anche da una possibile uscita della Grecia che per riprendersi e sopravvivere potrebbe scegliere questa strada dopo aver superato la Troika ed essere stata spremuta come un limone, ed una auspicata uscita dell’Italia che non accetterebbe mai le condizioni che furono imposte ai greci.

Il Governo italiano, dal suo canto, con la manovra presentata per il 2019 – 2020 – 2021, orientata più all’assistenzialismo che agli investimenti, sta incontrando forti resistenze e bocciature certe che lo porteranno ad uno scontro frontale con l’Unione Europea.

L’auspicato appoggio dei Paesi di Visegrad non avvenuto in fase di presentazione della manovra finanziaria non è certo di buon auspicio per l’Italia e per il sogno europeo che si potrebbe trovare stretta tra sanzioni e Troika che facendo schizzare lo spread oltre la quota 400 intaccherebbe i risparmi degli italiani arrivando ad un rischio certo del default e potrerebbe condurre il Governo italiano alla capitolazione su scelte finanziariamente non in linea con gli investimenti e l’abbattimento dell’IRES alle imprese che determinerebbe un’immediata ripresa industriale.

Fortuna ha voluto che dopo il declassamento dell’agenzia di rating Moody’s, le previsioni economico finanziarie per l’Italia ad opera di Standard & Poor’s sia stato solo rivolto ad un outlook negativo che non compromette la stabilità economica italiana non penalizzando il Paese con la classificazione di titoli “Junk”, titoli spazzatura.

La solvibilità dell’Italia è dettata anche da un’enorme avanzo primario di cui gode lo Stato, grazie anche all’abitudine di risparmio dei cittadini italiani che con i loro conti correnti ed i loro investimenti finanziari, superano del doppio il debito pubblico del Bel Paese.

La solvibilità e la solidità dei cittadini italiani non deve essere lo status ed il fronte di scontro con l’Unione Europea in quanto proprio i cittadini italiani potrebbero vedersi volatilizzare parte dei propri risparmi per ricapitalizzare l’Italia e riportare a zero il debito pubblico.

La manovra varata dal Governo italiano, al momento, pesa sulla competitività e sulla crescita che sta erodendo giorno dopo giorno la fiducia degli investitori e presto potrebbe intaccare l’accesso al credito delle banche mettendo in crisi i comparti industriali e gravando anche sui cittadini italiani in costi delle operazioni bancarie e maggiori tassi d’interesse che alla lunga potrebbe infrangere il sogno europeo.

La manovra economica keynesiana non è conforme allo standard che ci si sarebbe aspettati in quanto avrebbe dovuto spingere sugli investimenti per poi rivolgersi anche alla classe debole del Paese, mentre è stata orientata per un 80% agli aiuti economici verso i deboli e ad un 20% verso un principio di investimenti.

La solidità delle banche italiane non è certo messa in discussione ma, contrariamente a quanto accade per la Gran Bretagna, l’Italia non gode più dell’appoggio della Banca d’Italia e non può più batter moneta sovrana per sostenere l’economia rendendo probabile un’ulteriore ricapitalizzazione bancaria per sostenere uno spread che sta erodendo il valore dei BTP incamerati nei forzieri delle banche stesse.

La volatilità dei mercati, provocata soprattutto dalle tensioni e dai toni esacerbati che sono scaturiti tra l’Italia è l’Unione Europea sulla legge di bilancio, dovranno per forza abbassarsi e dissolversi per non arrivare al disgregamento dell’Unione Europea stessa o all’uscita dell’Italia che nessuno si auspica in quanto dopo l’uscita dell’Inghilterra scatenerebbe una tempesta finanziaria non facilmente controllabile.

Back Finanza

Aprire un conto bancario estero

Aprire un conto bancario estero è un’operazione perfettamente legale sia per la legislazione italiana che per quella europea ma deve essere svolta con la massima trasparenza e sotto l’esperta guida di un consulente finanziario.

aprire un conto bancario estero - conto bancario - conto bancario estero

L’ausilio di un professionista è utile per non incorrere in problematiche sempre in agguato ed essere agevolati dalle normative di legge che proteggono le operazioni economiche bancarie tra Stati.

Inutile è dire che aprire un conto bancario estero non esime dal dichiarare la propria redditualità ed i propri conti correnti esteri al fisco, ma anzi, è la possibilità per tutelare i capitali diversificandoli dalle banche dello Stato di appartenenza dove spesso, a causa di periodi storici particolari, potrebbero essere a rischio.

La decisione di aprire un conto bancario estero può essere vantaggiosa nel momento in cui si hanno timori sulla solidità del sistema finanziario del proprio Stato e può portare a scelte diverse che possano garantirci anche una maggior redditività diminuendo il rischio, come l’aprire una società all’estero che operi realmente a livello internazionale, investire una parte dei capitali in fondi di investimento, il costo delle operazioni bancarie nettamente più basse ed una maggior possibilità di investimenti esteri ricordandoci che il profitto non è un reato ma un vantaggio per chi lo realizza.

Nell’Unione Europea, tutti i cittadini di uno Stato membro hanno il diritto di aprire un conto bancario, a parte qualche eccezione come la Gran Bretagna che ha dato una forte stretta a questa pratica consentendone l’apertura solo ai cittadini residenti.

Il trasferimento delle somme deve sempre avvenire seguendo l’iter bancario in modo da consentire la massima trasparenza e tracciabilità ma soprattutto, rispettando le normative legali che tuteleranno i capitali per rispettare l’inoppugnabilità di evasione fiscale o di fondi di dubbia provenienza.

Nel momento in cui viene effettuata l’operazione di aprire un conto bancario estero, a prescindere dalla rilevanza del capitale versato, avremo comunque l’obbligo in fase di dichiarazione dei redditi, di far compilare ad un commercialista o compilare noi stessi i conti correnti esteri e nel caso di cittadini italiani, il quadro RW riquadro PF dichiarando la giacenza media dell’anno, lo Stato di appartenenza dell’agenzia bancaria ed il nome dell’Istituzione bancaria dove sono depositati i capitali, eventualmente per rendere la cosa ancora più trasparente, potremo tranquillamente dichiarare le coordinate bancarie (tanto nessuno potrà prelevare nulla) e non dovremo dimenticarci di versare la tassa di Euro 34,20 per ogni conto bancario detenuto, dovuta allo Stato Italiano se siamo cittadini residenti in Italia.

Tutte le operazioni di scelta bancaria, di eventuali investimenti e di apertura di un conto bancario estero, se realizzate da un professionista in maniera corretta, consentiranno il rispetto della massima legalità adattandosi meglio alle esigenze reali del cliente.

I funzionari della SHADOIT BUSINESS CONSULTANCY LTD, possono aiutarvi nelle varie operazioni iniziando da una seria ed approfondita consulenza per essere sicuri che l’esigenza di aprire un conto bancario estero e/o eventuali investimenti, derivino effettivamente da una riflessione serena e certa che consenta un valore aggiunto all’investimento del cliente.

Aprire un conto bancario estero è conveniente anche per quanto riguarda l’Italia che in questo momento storico sta attraversando un periodo difficile.

Se cerchiamo su internet, troveremo anche filmati del vice premier italiano Salvini e dell’economista del suo partito Borghi, che dicono apertamente che se dovessimo abbandonare l’Euro per il ritorno alla moneta sovrana la cosa dovrebbe essere tenuta segreta fino all’ultimo istante e ciò vorrebbe dire che un venerdì gli italiani andranno a dormire con l’Euro e si risveglieranno con il conto congelato per 30 giorni e solo in seguito si renderanno conto che i propri risparmi sono stati convertiti in Lire e per di più svalutati di un quarto e cioè il valore del proprio patrimonio si ridurrebbe dal 50% al 25%, uno scenario Argentino se non Venezuelano.

Fortunatamente lo scenario apocalittico italiano molti lo possono scongiurare aprendo conti bancari regolari all’estero e spostando i propri patrimoni legalmente, attenendosi alle leggi in vigore nel proprio Stato.

L’uscita dall’Euro per un Paese fondatore come l’Italia sarebbe un’apocalisse che è stata già presa in considerazione dalla Banca Centrale Europea che nei 30 giorni, aggredirebbe i risparmi degli italiani, senza che il Governo possa fare niente se non proclami che cadrebbero nel vuoto, per riprendersi il valore del debito pubblico acquistato dall’Istituto Bancario Centrale con il quantitative easing.

conto bancario estero

Aprire un conto bancario estero è comunque una buona prospettiva per i propri risparmi, sapendo che lo si può amministrare con l’Home Banking (internet Banking), si possono quindi fare tutti i bonifici che necessitano ed utilizzare il proprio denaro per mezzo di Debit Card (Carte di Credito Ricaricabili) avendo anche la possibilità di eventuali investimenti flash che solitamente con la burocrazia delle proprie banche viene impedita.

L’uscita dall’Euro coinvolgerebbe uno scenario disastroso per l’Italia, contrariamente a quanto accadrà alla Gran Bretagna che avendo sempre mantenuto una propria moneta GBP (Great British Pound) ed una sua Banca Centrale (Banca d’Inghilterra) che eviterà con il BREXIT la svalutazione delle abitazioni (immobili), la svalutazione in borsa delle proprie aziende ed altri disastri economici finanziari a cui altri Paesi andrebbero incontro.

Con il declassamento da parte delle agenzie di rating del debito pubblico italiano si avvicina lo spettro del default per alcuni istituti finanziari italiani di cui, ovviamente, risulta un terno al lotto indovinare chi sarà il primo ed i risparmi degli italiani sarebbero a forte rischio.

Al giorno d’oggi la sicurezza degli investimenti per un mercato finanziario sempre in fibrillazione diventa necessaria e necessario è capire come rendere sicuro e protetto il proprio patrimonio.

Contrariamente a ciò che avviene per altri Paesi anche extra U.E., l’Italia ha una scarsa cultura finanziaria ed i suoi cittadini, dopo tanti annunci avvenuti nell’ultimo ventennio ad opera dei Governi che si sono succeduti, hanno disimparato le elementari normative vigenti sia a livello internazionale, ma soprattutto vigenti nell’Unione Europea e dell’Italia stessa avendo oramai la paura di aprire un conto bancario estero e domandandosi della perfetta legalità laddove ribadiamo da sempre che è una cosa perfettamente legittima e non ci sono limiti o preclusioni se fatta alla luce del sole e soprattutto sotto l’attenta guida di un funzionario esperto in politiche bancarie ed internazionali.

Aprire un conto bancario estero è un valido strumento per sentirsi garantiti in caso di default e perdita di valore dei BTP italiani mettendo al sicuro i propri risparmi avvantaggiandosi anche di una migliore redditività, minori spese ed eventuali investimenti in valuta.

Una cosa a cui spesso non si pensa, è che il costituire una società inglese ed il trasferire i propri averi come fondo societario è un’operazione perfettamente lecita ed anzi, lo si può considerare un’ottimo investimento in periodi in cui i fondi personali possono essere aggrediti o da crisi finanziarie o da eventuali pignoramenti o da strane tassazioni o fallimenti bancari che potrebbero portare al dissesto finanziario e, la diversificazione su diversi Istituti Finanziari che aprono il conto corrente bancario estero ad una società, sono cosa normale e perfettamente legale, dividendo i fondi in banche poste in diversi Stati in modo da avere il massimo della tranquillità.

E’ normale che possano avvenire possibili controlli, ma nel tal caso, basta aver conservato con cura tutta la documentazione che consenta di dimostrare la liceità delle varie operazioni svolte in tutta regolarità e trasparenza e nessuno potrà trovare da obiettare nulla.

Per chi invece vuole operare personalmente non importandosi di costituire società, siamo sempre a ricordare l’evasione dell’IVAFE e cioè l’imposta patrimoniale da pagare per le attività finanziarie detenute in Paesi esteri con la semplice dichiarazione e pagamento fisso pari ad oggi, a € 34,20 che costituisce una somma accettabilissima per chiunque e che mette al riparo da eventuali ritorsioni fiscali.

Aprire un conto corrente estero serve a mettersi al sicuro da un rischio bancario del proprio Paese e non a trasferire illegalmente i propri soldi o generare fondi neri, non bisogna mai farsi incantare da fantastiche promesse che nessuno potrà mai mantenere, lo scopo di un conto bancario estero deve essere solo per investimento e protezione del proprio patrimonio.

Tutta l’operatività bancaria viene effettuata con l’Internet Banking o meglio, quello che molti conoscono come Home-Banking, con una carta di debito (carta di credito ricaricabile) con costi che sono di gran lunga inferiori a quelli praticati solitamente nelle banche del proprio Paese e con la semplicità di gestione di un comune conto bancario, oltre che spesso, poterlo amministrare dal proprio cellulare.

Purtroppo in questo periodo di economia al ribasso, un creditore potrebbe voler pignorare il saldo attivo di un debitore e potrebbe farlo anche nel caso in cui il debitore abbia un conto bancario estero, ma nulla toglie al debitore di investire nei fondi di una società offshore o estero-europea o investire in una società LLC americana rendendo di fatto inattaccabile il patrimonio, tanto più che i conti correnti extra U.E. rendono l’operazione di recupero quasi impossibile.

La SHADOIT BUSINESS CONSULTANCY LTD conta sull’elevata professionalità dei propri consulenti e sull’appoggio di società partner finanziarie di provata, lunghissima e privilegiata esperienza, che potranno aiutarvi nel risolvere i vostri problemi, basterà solo CONTATTARCI

Back Finanza

Italia a rischio default

Italia a rischio default, è questo il pensiero che sta balenando nella mente di tutte le persone responsabili che comprendono un minimo di economia e finanza, con il Governo Italiano deciso ad aumentare il deficit e fare un bel pò di debito pubblico

Italia a rischio default - default - Italia default

La manovra del Governo Italiano non ha cercato in alcuna modo di allentare la stretta dei mercati ed esponendo l’Italia al rischio Troika, proprio come avvenne nel passato per la Grecia e come peraltro, fu evitato dal Governo Italiano a guida del tanto criticato ministro Monti.

Italia a rischio default, con una manovra economico finanziaria che aumenta il debito pubblico fino al 2,4%, in contro tendenza all’ 1,6% previsto, sta andando contro tutti i consigli che gli erano stati elargiti dall’Unione Europea, soprattutto dal Presidente della B.C.E. che essendo un’italiano, anche se super partes, aveva sempre cercato di andare incontro alle esigenze dei vari Governi Italiani che si sono succeduti negli ultimi dieci anni.

Il vice premier facente funzioni di Ministro del Lavoro e del Ministero dello Sviluppo Economico esultava dichiarando che i mercati finanziari avrebbero compreso l’importanza della scelta, senza pensare che l’Italia non sta facendo più debito per garantire maggiore occupazione e quindi sviluppare e dare uno sprint energico alla produzione industriale e facilitare le nuove imprese, ma sta semplicemente garantendo l’assistenzialismo, una pre-annunciata patrimoniale anche a discapito di chi lavora, con un qualcosa che definisce “reddito di cittadinanza” e portando l’Italia a rischio default.

Lo spettro della Troika che non spaventa gli stolti ma che ha fatto piangere i greci, è un triste presagio per il Bel Paese che con la sua amministrazione improvvisata, sta mettendo a rischio le vite di tutti i cittadini italiani.

E’ facile e sarebbe bello vivere su un divano, uscire quando si vuole, non lavorare ma, la vita ha insegnato a tutti, o lo dovrebbe aver fatto, che solo con il lavoro si possono raggiungere obiettivi importanti e duraturi nel tempo, solo con la produzione si può aumentare il PIL che tanto piace ai mercati internazionali e quindi agevolare le vendite dei Titoli di Stato dai cui proventi vengono finanziati gli stipendi della Pubblica Amministrazione italiana.

Le manovre economiche contro tendenza, l’Unione Europea le avrebbe anche accettate come ha fatto nel passato per altri Stati membri, ma è ovvio che dovrebbero essere orientate ad investimenti per una crescita seria e non per lautissime mance elettorali necessarie a rabbonire i propri concittadini per consentire l’avverarsi di un “Libro dei Sogni” realizzato durante le varie campagne elettorali.

L’abbassamento del cuneo fiscale alle imprese, una sorta di pseudo “flat tax” che per l’ordinamento costituzionale italiano deve essere obbligatoriamente con aliquote crescenti ma, che se abbassate come avrebbe voluto la parte di Governo costituente il partito dell’altro Vice Premier Salvini, avrebbe sicuramente incentivato le aziende dandogli l’ossigeno necessario per ripartire e riprendersi le quote di mercato internazionale perse durante gli oltre 10 anni di recessione a cui abbiamo assistito.

Un deficit fatto per consentire nuove Start Up e nuove Aziende nel sud Italia per dare occupazione e non per smantellarla come era nei pensieri del partito di maggioranza al Governo con l’affare ILVA, sarebbe sicuramente stato ben gradito ai mercati finanziari.

Questi sono investimenti e non l’assistenzialismo al quale vorrebbero farci assistere che chiamano altresì investimenti; noi pensiamo che il partito di maggioranza non abbia la benché minima idea di cosa siano i veri investimenti, quelli che devono fruttare nel tempo, quelli che alla lunga ti fanno guadagnare soldi e non perderli, quelli che consentono la crescita economica di un’azienda, di una famiglia, di uno Stato cercando di evitare di portare l’Italia a rischio default.

Gli italiani occupati, ma anche coloro che lo cercano, che hanno a cuore il bene del loro Paese, sperano che l’ultimo baluardo di saggezza e cioè il Presidente della Repubblica italiana, intervenga bocciando il Documento di Economia e Finanza (DEF) ancor prima che lo faccia l’Unione Europea che esporrebbe l’Italia a rischio default.

Come spesso avremo avuto modo di sentire, il BrExit del Regno Unito è stato valutato e comunque viene amministrato e gestito, cercando di garantire l’uscita della Gran Bretagna nel modo meno doloroso possibile evitando il “No DEAL” che sarebbe altresì disastroso per l’economia dell’Inghilterra.

Una manovra economica come quella pretesa dal partito di maggioranza italiano è scoraggiante per i mercati, già si vedono i segni tangibili di uno Spread che sale e delle borse in fibrillazione che vendono, laddove qualora crollassero, assisteremmo alla chiusura di moltissime banche, alla perdita economica dei conti correnti degli italiani che alla fine dovrebbero garantire l’enorme fardello del debito pubblico, alla chiusura delle aziende ed ai relativi licenziamenti che ne scaturirebbero, alla Troika che cercherebbe di salvare il Paese per evitare il contagio degli altri mercati europei ed alla fuori uscita dell’Italia dall’Unione Europea non per sua volontà, ma per volontà degli altri Stati membri portando l’Italia a rischio default quasi sicuro.

Che la Francia abbia pensato ad aumentare il suo debito pubblico a fronte di un debito economico finanziario non indifferente, è stata la scusa per generare questo Documento di Economia e Finanza disastroso, non tenendo conto che la Francia ha un PIL che vola quasi quanto quello tedesco e che l’Italia nel tempo è diventata il fanalino di coda europeo, cosa nascosta da molti giornali ma sbandierata da economisti di prestigio.

L’Italia è stata per tantissimi anni, fin dal dopo guerra, la settima potenza economica mondiale ma, ad oggi, diventa difficile poter investire nelle azioni di questo Paese con l’acquisto dei suoi titoli di Stato.

I conti correnti nelle banche italiane sono diventati a forte rischio e non è un caso che il Governo del ministro Monti impose l’apertura dei conti correnti a tutti i possessori di partita I.V.A. estendendoli a tutti coloro volessero farsi pagare un lavoro; si era garantito un’assicurazione sull’Italia a rischio default.

E’ solo questione di tempo e di buon senso che tutti ci auguriamo prevalga all’ultimo momento.

Back Finanza

BTP e Conti Correnti

BTP e conti correnti sono da sempre legati a filo doppio in quanto con il rischio per il rating italiano di venire declassato a titoli “spazzatura” incombe prepotentemente la corsa degli investitori a vendere, peggiorando la già debole ripresa di un mercato asfittico portato addirittura a temere rendimenti sopra il 3% per la scadenza a 10 anni dando un segnale negativo ai mercati internazionali.

BTP e CONTI CORRENTI - Titoli di Stato

La crisi tanto temuta per il debito sovrano che travolgerà l’euro nel 2019 e che dovrebbe, e qui il condizionale è d’obbligo, portare la B.C.E. ad intervenire in autunno per impedire lo sfaldamento e l’uscita dalla moneta unica dell’Italia verrà determinato dall’agenzia di rating Moody’s che rivedrà il giudizio sui Titoli di Stato (BTP) a seguito dell’analisi sulla legge di Stabilità del 2019 da parte del Governo Italiano e cioè non più tardi di ottobre.

Se l’agenzia di rating Moody’s si esprimerà negativamente riguardo le opere economico-finanziarie messe in atto dal Governo Italiano, l’Italia incorrerà in una grave procedura di infrazione da parte della B.C.E. che, con le normative attuali non potrà più utilizzare il “Quantitative Easing” e cioè l’acquisto sui mercati dei BTP italiani, conducendo velocemente l’economia dell’Italia ad una paralisi totale e ad un probabile default contrariamente alla Gran Bretagna che a seguito del BrExit, continuerà a godere della fiducia dei mercati internazionali.

Ad oggi il rating espresso dall’agenzia di rating Moody’s è per l’Italia “BAA2” e cioè due punti al di sopra dei BTP “spazzatura” che, sta già innervosendo i mercati temendo un’eventuale declassamento con relativa fuga dei fondi di investimento e mettendo a rischio anche i conti correnti e quindi i risparmi degli italiani in quanto molti grandi istituti bancari hanno in pancia innumerevoli Titoli di Stato e rischieranno il fallimento.

Il rischio del declassamento figura uno scenario futuro dalle linee fosche che determinerebbe l’ascesa dei fondi speculativi, un’esplosione dei rendimenti e la perdita di accesso ai mercati finanziari primari da parte delle strutture governative finanziarie italiane e sarebbe solo il principio di un commissariamento da parte delle istituzioni europee allo stesso modo di come lo è stato in passato per la Grecia.

Per non incorrere in uno scenario a dir poco, apocalittico, già si sono intravisti i primi segnali da parte dell’odierno Governo Italiano, con un evidente schieramento Pro-Europa ma soprattutto con una più forte e rinnovata intesa con la Casa Bianca americana, dando l’impressione di riuscire a mettere in crisi l’asse franco-tedesco.

A seguito dello scenario peggiore per l’Italia, l’unica alternativa alla sospensione dei BTP rimarrebbe la Federal Reserve che potrebbe intervenire grazie alle sollecitazioni del Presidente americano per garantire le emissioni italiane facendo crollare lo spread con piccoli acquisti simili al quantitative easing della B.C.E. ma, creando un disinvolto primato storico che potrebbe determinare nel tempo l’uscita dell’Italia dall’Euro zona e la fine della moneta unica.

Nel frattempo i conti correnti dei risparmiatori italiani ne subirebbero comunque le conseguenze negative di una crisi annunciata con scenari catastrofici dovuti anche al fallimento di molte banche italiane.

Il quantitative easing fu utilizzato, come strumento di salvataggio finanziario, per dare più ampio respiro all’Italia ed impedirne il collasso finanziario già a partire dal 2012, anno in cui la Germania consigliava di fare imponenti ed urgenti riforme con grandi sacrifici per gli italiani, ma, dove già dal 2013 si intravedeva un’impassibilità nella strana conduzione finanziaria dello Stato europeo.

Si spiega ora, la grande corsa alle registrazioni di società estere in Gran Bretagna e negli Stati Uniti d’America (U.S.A). , realizzazione di fondi esteri ed apertura di conti correnti esteri non nominativi ma societari atti alla protezione dei propri capitali anche se esigui.

Back Finanza

Perdita affidabilità bancaria

Perdita affidabilità bancaria – La perdita di affidabilità bancaria è solitamente l’inizio del pensiero del default finanziario e la chiusura della propria azienda.

Perdita affidabilità bancaria - Conto Corrente - Carte di Credito - VISA - MASTERCARD - AFFIDABILITA' BANCARIA

Il possedere un conto corrente non è mai stata un’operazione complicata sempre che non si abbiano segnalazioni varie presso gli Istituti di Credito e le Centrali Rischi Interbancari.

Con Basilea 3 si sono venute a creare molteplici complicanze per l’artigiano, il piccolo imprenditore ed il medio imprenditore che spesso si trova in difficoltà con l’irrigidimento del sistema bancario causandogli la perdita di affidabilità bancaria.

Solitamente quando avviene un protesto bancario, o si viene iscritti ai cattivi pagatori dal proprio sistema bancario nazionale, la disperazione regna sovrana perchè si è persa l’affidabilità bancarie e si avranno problemi per i pagamenti, non si avranno più bancomat se la banca ci ha chiuso anche il conto corrente o se presenti nelle varie banche dati finanziarie con pignoramenti e ipoteche giudiziali, legali o di riscossione si pensa solo al fallimento imprenditoriale.

Una delle cause che spingono le Piccole Medie Imprese o l’artigiano o il professionista verso l’insolvenza irreversibile è che il sistema bancario non ha lucidità e umiltà per cambiare alcuni meccanismi a cui si affida nella gestione del credito con problemi causando la perdita di affidabilità bancaria.

Le altre cause sono tutte nel campo dell’impresa: errori gestionali, errori di valutazione, ritardati o mancati pagamenti, ritardi nel riconoscere e nel contrastare i sintomi della crisi conducono inesorabilmente alla perdita di affidabilità bancaria.

La SHADOIT BUSINESS CONSULTANCY LTD, grazie ai suoi consulenti finanziari, ha la soluzione per gli imprenditori che hanno perso l’affidabilità bancaria, permettendogli di proseguire con la loro attività utilizzando un conto corrente con IBANN, una carta di debito VISA o MasterCard con IBANN e la possibilità tramite internet banking di poter ricevere ed effettuare i pagamenti per il bene della propria azienda e nel caso venga richiesto in fase di avvio pratica, consentire addirittura ad una data prestabilita, il pagamento degli stipendi o pagamenti a fornitori con bonifico automatico su più conti correnti.

Una nuova prospettiva ci viene presentata per aggirare la perdita di affidabilità bancaria, bisogna solo pensare al futuro, a riprendersi la vita in mano e a riorganizzare il proprio lavoro perchè solo così si verranno a creare le condizioni per tornare a vivere serenamente e si ritroveranno le energie per riprendere il lavoro con maggior grinta.

Back Finanza

Finanza Italiana

Finanza Italiana nel 2018 ed il pericolo uscita dall’ Euro zona sono la preoccupazione dei mercati mondiali che stanno minando la stabilità dell’Italia a causa delle turbolenze politiche che hanno destato preoccupazione ed innescato una forte volatilità sui mercati finanziari.

Finanza - Finanza Italiana

La nascita del nuovo Governo avvenuta a quasi novanta giorni dopo il 4 marzo 2018, sembrava aver stabilizzato una crisi destinata a proseguire quando i mercati, analizzate le controverse idee di un “contratto di Governo” che altro non può definirsi se non punti di convergenza ed obbiettivi da raggiungere, hanno reso ancor più altalenanti le borse e messo maggiormente in allarme i mercati stessi.

La crisi finanziaria dell’Italia è dovuta ad un debito pubblico fuori controllo e ad un P.I.L. che non riesce ad innalzarsi ai livelli degli altri partners europei ridefinendo una contrazione nella domanda dei mercati anche a fronte di un programma di Governo troppo esoso per le finanze di un Paese già in crisi di crescita da oltre un decennio e con gravi problemi occupazionali.

I possibili scontri con l’Unione Europea, tra l’altro già avvenuti molto sommessamente prima della nascita del nuovo Governo a causa dei vincoli di bilancio imposti da Bruxelles per evitare nel passato il default dell’Italia e l’ingresso a gamba tesa della Troika, stanno generando una diffidenza nei titoli italiani e nella finanza italiana, e sembrano non aver ancora portato il buon senso in chi è debitore dei mercati internazionali.

La finanza italiana rappresentata soprattutto dalla Consob è preoccupata dalle imprese italiane che continuano con maggiore convinzione a reinvestire all’estero piuttosto che nell’economia nazionale evidenziando una sfiducia nel sistema Italia.

L’Italia ha spesso richiesto all’Unione Europea, una maggiore flessibilità per poi utilizzare quanto concesso in investimenti finanziari che consentissero la ripresa economica e la rimessa in marcia del libero mercato.

Queste concessioni economiche con la scorsa legislatura, oltre ad aver portato malumori verso l’Unione Europea, sono finite per divenire mance elettorali atte a rendere più malleabili i propri concittadini e dando segno di irresponsabilità non accettando le critiche costruttive e gli ammonimenti provenienti da Bruxelles nell’interesse del sistema economico finanziario italiano.

Bisogna anche ammettere che il nuovo Governo Italiano, aveva provato ad inserire come Ministro per l’Economia e le Finanze (M.E.F.), uno dei più grandi e stimati economisti mondiali qual’è il Prof. Savona, mettendo in seria difficoltà il Presidente della Repubblica Italiana.

In quel frangente, molti economisti notavano da subito una chiusura dei rubinetti da parte della Banca Centrale Europea, che agendo sul quantitative easing lo faceva scendere a 3,831 miliardi di euro nell’ultima settimana, dai 5,309 miliardi di euro della settimana precedente causando un’impennata dello spread, un’instabilità delle borse che reagivano immediatamente alla diffidenza Europea per un futuro Ministro euroscettico.

Il pericolo che l’Italia possa uscire dall’Euro ed automaticamente dall’Unione Europea, sembra al momento scongiurato grazie agli sforzi che la nuova compagine di Governo ha compiuto nell’affermare che non è loro intenzione mettere in crisi l’Euro ma di voler solo ridiscutere i trattati per migliorare le aspettative di vita degli italiani.

Resta comunque forte la diffidenza dei mercati a causa di promesse elettorali che difficilmente potranno essere mantenute se non facendo deficit contrario ai migliori consigli dell’Unione Europea e creando instabilità nei pagamenti che potrebbero portare l’Italia fuori dall’Euro mettendola al pari di Paesi come il Venenzuela e l’Argentina.

Gli analisti della SHADOIT BUSINESS CONSULTANCY LTD, restano fiduciosi che il Governo Italiano intraprenda una strada non in deficit, ma di risparmio e risanamento dei conti pubblici che risollevino la finanza italiana e consentano una veloce ripresa economica.

Dobbiamo comprendere i manager grandi e piccoli, che stanchi di continui proclami da campagna elettorale e non trovando sbocchi economici nel loro Paese, decidano di de-localizzare le proprie imprese e dobbiamo comprendere inoltre quanti cittadini italiani, spaventati da un’eventuale uscita dall’ Euro, decidano di aprire conti correnti all’ estero per mettere al sicuro i propri beni ed i propri capitali.

Back Finanza

Conti correnti bancari offshore

Conti Correnti bancari offshore, sono la soluzione in caso di fallimento personale o del proprio Stato oppure seria difficoltà dell’Istituto di Credito Bancario di uno Stato Europeo o un’eventuale patrimoniale

conti correnti bancari offshore - conti offshore

I Conti Correnti Bancari Offshore sono l’unica ancora di salvezza in caso di fallimento di una banca, o serio pericolo per una patrimoniale o rischio di default del proprio Stato, in quanto non è possibile per l’Istituto Bancario o lo Stato di di appartenenza, poter mettere le mani sui capitali monetari depositati al di fuori dell’Unione Europea o in un Paese U.E. con elevata riservatezza, questo anche nel caso del fallimento di uno Stato o la perdita di affidabilità bancaria.

Spesso hanno fatto credere, e non è peregrina l’idea del motivo, che lo spostamento di ingenti somme di denaro non fosse legale ma ciò non corrisponde assolutamente al vero.

Il movimento di capitali è possibile con un bonifico bancario, dalla vostra banca di deposito attuale, alla banca di destinazione offshore e, qualora a seguito di fiscalità aggressive, l’ente preposto dovesse domandarci il motivo di tale spostamento, la risposta è più semplice di quanto possiate immaginare: “ a seguito dei ventilati pericoli per alcune banche europee o alcuni Stati europei, ho spostato i miei capitali presso la banca di un altro Stato europeo o al di fuori dell’Europa e ne dichiarerò lo spostamento come previsto dalle normative di legge in vigore ”.

E’ ovvio che gli spostamenti da noi consigliati non devono superare i 40.000 Euro a bonifico, per evitare spese di movimentazione eccessive (le banche europee applicano spese di movimentazione piuttosto elevate e cambiano da Istituto ad Istituto), ma è sempre possibile spostare anche somme molto ingenti.

Una puntualizzazione che dobbiamo fare è che per il cittadino italiano non è molto diverso, in quanto sarà sufficiente in fase di dichiarazione dei redditi per l’anno successivo, far compilare adeguatamente dal proprio fiscalista il quadro RW ed il riquadro PF, segnalando qual’e’ l’Istituto Bancario, in quale Paese sono i nostri capitali, le coordinate dei vostri conti correnti bancari offshore ed a quanto ammonta la giacenza media, pagando solo una tassa pari a Euro 34,20 (IVAFE) per ogni conto corrente detenuto.

La SHADOIT BUSINESS CONSULTANCY LTD si interessa dell’apertura dei conti correnti bancari offshore per il comune cittadino europeo, per l’azienda, per il lavoratore dipendente che intende farsi accreditare il proprio stipendio grazie ad accordi con introducer accreditati e molto spesso utilizzando propri consulenti.

Molti pensano che le banche in moneta elettronica (e-bank), siano convenienti ma, non si rendono conto che il proprio Stato riceve comunque la segnalazione di apertura di un conto corrente e che spesso non sono banche al di fuori dell’Unione Europea.

La sicurezza dei conti correnti offshore ma anche onshore (U.E.), è legata proprio al fatto che vengono aperti in banche reali, in Stati geo-politicamente stabili, dove non ci sono limiti all’ammontare del deposito che si può effettuare e prelevare, dove vengono rilasciate Debit Card e possono essere gestiti molto agevolmente con ciò che tutti conosciamo come Home Banking o Internet Banking.

La possibilità di poter interloquire con il direttore di una banca reale è di gran lunga molto diversa dal dover inviare una email e dover aspettare una probabile risposta, si ha anche la possibilità di poter interloquire con l’ufficio cambi e poter far interfacciare il nostro broker finanziario per eventuali investimenti in borsa; si apre alla fine tutto uno scenario diverso da quello al quale ci vorrebbero far credere con i conti in moneta elettronica che, non sono da disprezzare ma hanno le loro limitazioni.

La SHADOIT BUSINESS CONSULTANCY LTD, con i propri consulenti ed i suoi partner, ha statuali rapporti in altri Stati, dà la possibilità di poter mettere al sicuro i propri capitali in Stati extra-europei o europei ancora ad elevata riservatezza bancaria, grazie ai conti correnti offshore ed onshore ma soprattutto, una volta espletato il nostro compito, tutta la documentazione che ci avrete rilasciato verrà distrutta immediatamente come anche previsto dal GDPR (Decreto Privacy Europeo 679/2016) a seguito di richiesta distruzione dati da parte del cliente.

Tutto questo vi metterà al riparo da eventuali ritorsioni fiscali o patrimoniali del proprio Stato non desiderate e vi garantirà conti correnti offshore contenenti i vostri risparmi, non soggetti a problematiche bancarie europee che stanno distruggendo la finanza degli Stati membri con i vari decreti salva banche.

Potrete ottenere i vostri conti correnti bancari offshore in brevissimo tempo, potendo contare su un Internet Banking come quello che avete sempre utilizzato, e su una carta di debito utilizzabile nel vostro Stato come Visa o Master Card con spese minime, spesso al di sotto di quelle presenti negli Istituti Bancari Europei.

I nostri consulenti sono a vostra completa disposizione, se siete seriamente interessati non pensateci e contattateci

conti correnti bancari offshore

Conti Correnti a rischio

Conti Correnti bancari a rischio ?
Il Bank Recovery and Resolution Directive (BRRD) prevede il congelamento dei conti correnti e limitazioni sui prelievi nel caso che un Istituto di Credito (Banca) vada in crisi

CONTI CORRENTI - BCE - BRRD - BAIL IN

Il Bank Recovery and Resolution Directive (BRRD) è una delle ultime trovate su cui Bruxelles sta alacremente lavorando per congelare i conti correnti con i risparmi dei cittadini europei e solo ora si comprendono meglio alcune delle motivazioni per cui il Regno Unito, per quanto non avesse mai adottato la moneta europea, ha deciso a malincuore di uscire dall’Unione Europea.

La novità è, secondo un documento della B.C.E. (Banca Centrale Europea), che se una banca dovesse essere sull’orlo del fallimento o in serie difficoltà, il Bail In che fino ad ora ha per lo meno tutelato i piccoli risparmiatori che non raggiungevano i 100.000 Euro e non erano né obbligazionisti, né tanto meno azionisti, potrebbe essere superato avendo toni meno apocalittici del “congelamento dei conti correnti”.

Tale congelamento dei fondi di TUTTI i correntisti, avverrebbe in un periodo non superiore ai cinque giorni lavorativi limitando i prelievi agli sportelli dell’Istituto Bancario, ed impedendo quindi, la corsa dei correntisti al ritiro di quanto versato fino a quel momento.

L’ipotesi del meccanismo di garanzia, è spinto dalla Germania, tanto è vero che il consigliere esecutivo della Banca Centrale Europea (B.C.E.), la signora Sabine Lautenschlaegr, nel promuovere questa procedura, affermava di essere stupita di quante persone ne fossero così spaventate.

La Banca Centrale Europea (B.C.E.), su richiesta del Consiglio Europeo e del Parlamento Europeo, ha espresso la propria opinione sulla revisione di varie normative riguardanti le crisi bancarie europee documentandolo (leggi documento ufficiale), come si può leggere al punto 5 e proponendo la modifica della Direttiva sulle risoluzioni bancarie (BRRD).

Gli  analisti della SHADOIT BUSINESS CONSULTANCY LTD, temono che presto l’Unione Europea possa approvare tale proposta e mettere nel mirino i conti correnti dei cittadini europei, per congelarli in aiuto degli Istituti Bancari ed hanno elaborato una soluzione conveniente, sia per il privato cittadino europeo che per l’azienda.

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Panama dove nessuno và in paradiso

Panama dove nessuno va in paradiso – Panama Papers, Paradise Papers e decine di studi legali e di società finanziarie, sono solo la punta dell’iceberg che ha colpito lo Stato di Panama portando alla luce migliaia di fascicoli ritenuti più che riservati ma protetti da sistemi vecchi ed antiquati, ed utilizzando tanta superficialità, non tenendo conto che si stavano mettendo a rischio i beni ed i capitali di migliaia di persone

Panama Papers - Paradise Papers - Beni - Capitali - Società Limited a Londra

Lo scandalo Panama Papers nel 2016, mise in crisi migliaia di vip internazionalmente legati tra loro dallo studio legale Mossack Fonseca di Panama.

Il problema che è venuto alla luce, era dovuto al fatto che in molti avevano cercato di eludere beni e capitali alle tasse dei rispettivi Stati, laddove la semplice dichiarazione, avrebbe portato semplicemente ad un nulla di fatto e lo “scandalo” tale non sarebbe potuto esser definito.

Oggi ci ritroviamo nella stessa situazione, in quanto è stato scoperchiato un altro vaso di Pandora con il fascicolo Paradise Papers mettendo in difficoltà le autorità finanziarie panamensi, e coinvolgendo altri studi legali che si prestavano quali interlocutori finanziari, possiamo certamente affermare che Panama dove nessuno va in paradiso, ora forse in molti andranno in purgatorio.

Come sempre, la SHADOIT BUSINESS CONSULTANCY LTD dimostra, essendo una società che si è data una regolamentazione inglese, di essere avanti nei tempi ed aver previsto che prima o poi, la lotta alla evasione fiscale o alla elusione fiscale, avrebbe prodotto un problema per il mondo finanziario globale, mettendo in difficoltà migliaia di persone che si erano fidate direttamente di aziende panamensi, senza aver percorso degli step obbligatori che li avrebbe salvaguardati mettendo in evidenza cha Panama dove nessuno va in paradiso, in molti ci hanno spesso sperato cercando di garantirsi una certa immunità.

Non è assolutamente illecito aprire una holding in Panama, come non è illecito aprire conti correnti offshore aziendali o personali, laddove non vi è un fisco aggressivo ed un’incessante caccia alle streghe come per alcuni Paesi europei e soprattutto per un Paese in particolare.

Esistono soluzioni di investimento decennali, che permettono di mettere al sicuro i vostri beni ed i vostri capitali aprendo società a Londra (Limited o LTD) e poi effettuando, sotto la guida esperta di professionisti accreditati nel mondo finanziario, investimenti a lungo e medio termine senza violare alcuna legge come con Panama dove nessuno va in Paradiso.

Solo in un secondo momento, si potrà ipotizzare di aprire con regolarità legale una fondazione o una holding a Panama ma soprattutto nel Delaware, sotto la protezione di una società Corporation o LLC e non essere tacciati di evasione fiscale o elusione fiscale e poter dormire sonni beati.

Registrando una società a Londra, si può beneficiare di una tassazione equa ed investire in beni strutturali mobili ed immobili, utilizzando la Limited quale società veicolo, nel modo che spiegheremo in “finanza strutturata”, per aprirvi mentalmente e permettervi di comprendere trasparentemente di cosa si tratta e come si possono realizzare utili dai vostri investimenti in maniera sicura e del tutto lecita.

Quindi, non lasciatevi incantare da false promesse di palme, mare e spiagge bianchissime in quanto a Panama dove nessuno va in paradiso, per molti la reputazione ed i propri investimenti verranno vagliati da un purgatorio fiscale.

Back Finanza

Trasferire soldi all’estero

Trasferire soldi all’estero ?
Proteggiamo il nostro denaro
E’ possibile spostare i soldi, vediamo come farlo legalmente

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Iniziamo con lo sfatare il falso mito di chi dice che  è un’operazione illegale, nello stesso modo di chi fino ad oggi vi ha fatto credere che aprire un conto personale in Unione Europea fosse sia illegale, che impossibile.

Niente di più falso ! ! !

Bisogna invece dire  che trasferire soldi all’estero è un’operazione del tutto legale, se si agisce in conformità alle leggi vigenti e le somme di denaro sono state ottenute legalmente.

Così come aprire conti bancari all’estero, anche offshore, richiedere carte di credito anche non tracciabili e disporre dei propri soldi liberamente, cosa che in molti Paesi ormai non è più possibile o per lo meno limitato e si continua a perseguire la strada di cercare di sottrarre il bene privato arrivando a contestare addirittura la legittimità della proprietà privata.

Se i capitali di cui siete in possesso è dimostrabile che è stato guadagnato onestamente, pagando i dovuti tributi, qualsiasi somma potrà essere trasferita all’estero per mezzo di normalissimi canali, soprattutto bancari, anche se solitamente fanno resistenza in quanto gli state sottraendo guadagni nel trasferire soldi all’estero.

Una cosa non bisogna dimenticarsi mai, e cioè che in fase di dichiarazione dei redditi annuali, nel riquadro RW bisognerà indicare la banca dove vengono detenuti i capitali, il Paese dove è allocata la banca e la giacenza media annuale calcolata al momento della dichiarazione reddituale.

Per chi è italiano, questa breve regola, vi metterà al riparo da problematiche che effettivamente potrebbero altrimenti far evincere l’esportazione irregolare o l’occultamento al fisco del vostro Paese di residenza, del denaro regolarmente spostato fuori dai confini del vostro Stato e per chi se lo stesse domandando, un normale commercialista sarà in grado di compilare il quadro RW del modello Redditi PF se non il vostro ufficio del personale dell’azienda per la quale lavorate e che vi sta versando l’eventuale stipendio su quel conto corrente.

Siamo a ricordarvi che entro il 31 dicembre di ogni anno, bisognerà evadere l’IVAFE e cioè un’imposta sui conti correnti bancari detenuti all’estero che per il privato cittadino ammonta a circa 34 euro per ciascun conto e per le attività finanziarie nella misura del 2 per mille; qualora l’importo non superi annualmente i 5000 Euro l’IVAFE per i conti correnti personali non dovrà essere pagata.

Le informazioni di cui sopra, molte aziende senza scrupoli, pur di raccogliere il maggior numero di clienti evita sicuramente di comunicarle e questo dovrebbe già farci comprendere che forse non c’è trasparenza.

Sono molteplici le cause che possono motivare una persona a trasferire somme di denaro che le appartengono e avere i propri capitali in un Paese senza o con minimi controlli valutari e fiscali permette di avere sempre la disponibilità immediata per fare un affare e soprattutto vi permette di mettere al riparo i vostri capitali, anche qualora fossero esigui, dal Bail In e da un’eventuale pericolo di default del vostro Paese.

C’è da dire però, che per trasferire il denaro verso Paesi considerati “Paradisi Fiscali” è però importante informarsi adeguatamente, perché le regole sono diverse da Paese a Paese, ed inoltre sono a volte determinate dai trattati firmati da tali Paesi con alcune altre Nazioni.

Il denaro può transitare verso l’estero in maniera  assolutamente legale.

PER CONTANTI
A questo punto penserete: “ma voi della SHADOIT BUSINESS CONSULTANCY Ltd siete impazziti ?”

La nostra risposta è: “NO, E’ TUTTO PERFETTAMENTE LEGALE”

In quasi tutti i Paesi, per trasferire soldi all’estero, é possibile uscire e entrare con una somma di denaro contanti a 9.999 euro o dollari compreso il denaro che avete nel vostro portafogli, in quanto in sede doganale possono contestare anche le somme detenute nel portafogli se il totale vi porta a superare la cifra indicata prima.

Se la somma trasportata fosse superiore, bisogna obbligatoriamente dichiararla molto prima alla dogana, spiegandone la provenienza accertata con documentazione idonea spesso rilasciata dalla vostra banca, per non incorrere in sanzioni che possono arrivare fino al 50% della somma eccedente.

CON TRASFERIMENTO BANCARIO
Pochi sanno che il trasferimento verso un conto estero con un semplice bonifico bancario, anche internazionale, non comporta alcun limite nè alcuna dichiarazione a seguito della perfetta tracciailità per poter trasferire soldi all’estero.

CON L’INVIO DI DENARO
Per trasferire soldi all’estero ci si può anche affidare a compagnie che si occupano specificamente di questo, come Western Union, MoneyGram ed altre.

I nostri consulenti sono a vostra completa disposizione, se siete seriamente interessati non pensateci e contattateci

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