Inghilterra per il business

Inghilterra per il business, ecco riaffiorare tutta una serie di prospettive che richiedono sicuramente l’attenzione di chi vuol fare affari reali e soprattutto velocemente come non si è solitamente abituati

Inghilterra per il business

Bisogna innanzi tutto dire che in Inghilterra la tassazione è una delle più apprezzabili in quanto è trasparente ed ha un’aliquota fissa al 19% fino ad 1.500.000 GBP (un milione e mezzo di sterline) e già il fatto di poter pagare delle tasse adeguate al lavoro che uno svolge è il maggior vantaggio che possiamo trovare in un’Europa continuamente vessata.

Contrariamente ad altri Stati che adottano politiche fiscali molto aggressive, da stato di polizia, l’Inghilterra predilige la pace sociale e la fiducia verso i propri contribuenti che difficilmente tradiscono le aspettative di questo importante e serio Stato.

Il business scorre veloce e proprio in virtù del fatto che oggi possiamo vendere partite di occhiali e domani possiamo decidere di vendere interi bancali di patate, il profitto è al primo posto e le aziende godono di tutta una serie di innumerevoli vantaggi fiscali dettati da una vera e reale semplificazione burocratica che ne snellisce e rende veloce le possibilità offerte dai mercati internazionali.

Con il BREXIT, si sta vagliando la possibilità di abbattere ulteriormente le aliquote fiscali e si ventila l’occasione per scendere da un 19% ad un 10% grazie all’alleggerimento ottenuto con la separazione dal pesante fardello europeo rendendo primaria l’Inghilterra per il business

Molti professionisti suggeriscono, prima di registrare una società in Inghilterra, di registrarne una o alle Maldive, o nel Belize o nel Delaware per poi farle diventare azioniste di maggioranza nelle neo società che si andranno a costituire in Gran Bretagna.

Ciò non è, secondo i nostri consulenti, di primaria necessità, in quanto si possono comunque sottoscrivere contratti di agenzia con altre società e corrispondere il 95% dei profitti lasciandone un 5% in Inghilterra, sui cui importi dovremo andare a pagarne le tasse.

La differenza sostanziale consta nel fatto che il mantenere una netta separazione tra le aziende, ci potrebbe tornare utile in un prossimo futuro nel caso di problemi con la società inglese, pur potendone abbattere la già esigua tassazione.

Aprire una società in Inghilterra per il business è aver acquisito una marcia in più rispetto ai propri competitor europei e soprattutto italiani, perché innanzitutto non c’e’ il fardello del Data Protection Agency (Garante Privacy) che ci obbliga a registrazioni fantasiose, ma è necessario solamente il rispetto della net-etiquette e delle norme sul trattamento dei dati.

Non abbiamo il problema di dichiarare l’IVA in quanto non viene rilasciata la partita IVA se non raggiungiamo un’importo lordo di 83.000 Sterline ed il tempo per ottenerla varia dai 3 mesi ai 5 mesi ed a fine anno, nel caso avessimo superato tale importo, dovremo pagare solo il 10% sul reddito.

I notai ai quali siamo abituati per redigere contratti, sviluppare eventuali rapporti societari ed altro, non sono più il cardine portante delle società in quanto tutte le operazioni si possono svolgere velocemente senza la loro indispensabile presenza con un risparmio non indifferente.

Inghilterra per il business

Le società non pagano tasse fino al compimento del ventunesimo mese e si avrà il solo obbligo di tenere la contabilità in modo semplice, ordinato e veloce grazie anche ad alcune applicazioni online molto intuitive o utilizzando il pacchetto di fatturazione della SHADOIT BUSINESS CONSULTANCY LTD.

La forma societaria più utilizzata in Inghilterra è la Ltd (Private Limited Company) che è l’equivalente delle Società a Responsabilità Limitata (Srl) italiane ma con la differenza che una Limited inglese gode di vantaggi inimmaginabili per un manager abituato a lavorare con società italiane, distinguendosi per snellezza, economicità nella costituzione e stesura di contratti.

In Inghilterra per il business, le Limited inglesi possono avere fino a due Director (Amministratori) ma solitamente ne viene nominato solamente uno che può anche essere unico azionista (shareholder), non vi è un limite alla somma minima da versare per la costituzione societaria (può essere dichiarato anche un capitale sociale da 1 GBP), e diversamente dalle Srl italiane, per quanto esista una separazione dai soci e amministratori rispondendo solo con il capitale sociale o percentuale di esso, difficilmente un Director viene perseguitato se la società non riesce a spiccare bene finanziariamente.

Con la realizzazione del BREXIT e l’accordo con l’Unione Europea, l’Inghilterra è riuscita ad accaparrarsi ulteriormente i benefici di cui già godeva nel passato per il libero commercio e gli scambi commerciali, avendo però mano libera per accordi bilaterali con altri Paesi senza i limiti che l’Unione Europea impone ai propri Stati membri.

Esiste comunque il problema che molti si pongono per ciò che viene definita “estero vestizione”, ma è anche questa una delle tante vessazioni che alcuni Stati cercano di mettere in piedi per tassare i propri cittadini e per evitarne gli effetti, si ricorre ai cosiddetti “nominee” e cioè, persone residenti in Inghilterra che prestano il proprio nominativo per farci da Director e Shareholders, rilasciandoci una deposizione fiduciaria (nel caso degli shareholders) ed una procura (nel caso dei Director) e consentendoci legalmente di pilotare la società come meglio crediamo possa essere per il business che intendiamo sviluppare, oppure costituendo prima una società nel Delaware (USA) che tra l’altro ha tassazione 0 (zero) e poi incorporando la società in Inghilterra come Ltd dove la società del Delaware (USA) è detentrice del 100% del pacchetto azionario (shareholder) ed anche se noi siamo nominati Director, non è indispensabile che percepiamo uno stipendio che dovrebbe, a rigor di logica, essere tassato nello Stato di nostra residenza e quindi potremo sfruttare l’occasione dell’Inghilterra per il business.

Inghilterra per il business

Se vorrete aprire una società offshore in Inghilterra, la SHADOIT BUSINESS CONSULTANCY LTD vi metterà a disposizione tutta la sua esperienza ed assistenza dettata da importanti consulenti finanziari e società partner di rilevante esperienza ed importanza, consentendovi di raggiungere velocemente il vostro obbiettivo in tutta sicurezza ed in piena legalità e soprattutto con una burocrazia minima.

Potrete sempre contare sulla consulenza dei nostri professionisti e dei nostri partner per le vostre operazioni di business, per la ricerca di eventuali investitori in vostri progetti e per proteggere i vostri capitali ed i vostri beni grazie anche alla stretta collaborazione esistente con un’importante e soprattutto, seria società Corporation di Panama, che potrà costituire fondazioni che metteranno al riparo i vostri beni o richiederci di registrare società LLC nello Stato del Delaware (USA) per proteggere i vostri beni e capitali ottenendo documentazione perfettamente in linea con gli standard europei (documenti apostillati e notarizzati come prescrive la convenzione dell’AIA).

Potrete richiederci di agire in vostro nome (rapporto fiduciario) e potrete richiederci l’apertura di conti correnti bancari in Paesi geo politicamente stabili dove altri non potrebbero riuscire nell’impresa in quanto non siete residenti in quel Paese, ma dove noi, abbiamo stretto nel tempo rapporti d’affari e rapporti statuali di primaria importanza.

La nostra guida per il vostro business sarà un valore aggiunto che vi consentirà di fare affari velocemente ed in totale sicurezza, potendo avvalervi anche di esperti avvocati con notevole esperienza in diritto internazionale, esperti commercialisti e funzionari di primissimo livello con anni di esperienza maturata dietro le spalle in prestigiose azienInghilterra per il businessde internazionali.

I nostri consulenti sono a vostra completa disposizione, se siete seriamente interessati non pensateci e contattateci

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Inghilterra per il business

Spread a 322

Spread a 322 punti e l’asta dei Btp Italia che fanno un flop a causa della risposta del Governo italiano all’Unione Europea

Spread a 322 Patrimoniale Risparmi Conti Correnti Bancari Offshore

Gli italiani continuano a credere nella bontà della loro manovra economico finanziaria, non pensando che i più grandi osservatori economici, l’Unione Europea e ventisette Stati membri pensano che debba essere cambiata in quanto non proficua agli interessi dell’Italia e dell’intera Europa.

Si sente dire dal Governo che l’U.E. non comprende la manovra finanziaria, che non la legge perché scritta da un Governo Euro-scettico e cerca di convincere il popolo italiano di quanto afferma, ma non riuscendo a vedere oltre le proprie promesse elettorali, il famoso “libro dei sogni” da tanti preannunciato che porterà solo un peggiorare della situazione economica anche a causa della messa in discussione di opere infrastrutturali per l’Italia, richieste e compartecipate in quota percentuale, anche dall’Unione Europea e dalla Francia che ne viene coinvolta.

Tutte le borse hanno avuto una flessione negativa e lo spread italiano ha avuto un’improvvisa impennata portando il rendimento dei titoli decennali al 3,59% causando una forte sfiducia da parte dei mercati internazionali.

L’aumentare dello spread a 322 è un triste presagio per l’Italia intera e per gli italiani che forse iniziano a comprendere il vero problema e che il “libro dei sogni”, tale dovrebbe rimanere fino a che il debito pubblico non si dimezzi e dovrebbe essere presentata una manovra più credibile e fatta di veri investimenti nell’interesse del Bel Paese.

L’aumentare dello spread a 322 è causato dall’esecutivo condotto dal primo ministro italiano Conte che continua a dire all’Unione Europea di non essere intenzionato a cambiare il contenuto della manovra italiana e ciò inizierà l’iter dell’Eurogruppo per una procedura d’infrazione contro uno dei Paesi fondatori.

Ma, in effetti, lo spread a 322 che continua a salire su cosa influisce ?

Il continuo altalenare dello spread oltre quota 300, sta erodendo i capitali delle banche e ciò potrebbe causare anche un probabile default per gli istituti più piccoli alla lunga scadenza, perché non riuscirebbero a ricapitalizzare.

Anche le più grandi ed importanti banche italiani iniziano a risentire dell’effetto dello spread a 322 ed infatti per chi chiede un mutuo, un prestito, una fideiussione o qualsiasi altra operazione che coinvolga il commercio di denaro, i tassi d’interesse e le stesse spese bancarie hanno iniziato ad alzarsi a piccole dosi percentuali.

Con uno spread a 322 in rialzo, si rischia una ricapitalizzazione forzata anche da parte del Governo italiano che per quanto neghi una patrimoniale (mettere le mani sui risparmi degli italiani), potrebbe esserne costretto per evitare il default dell’Italia che non riuscirebbe a pagare i titoli decennali in scadenza.

In questo clima di incertezze e di preoccupazione, molti italiani, criticati ingiustamente dal loro Governo, stanno pensando al loro interesse, al loro futuro ed a soluzioni alternative e piuttosto che continuare a vedere volatilizzati anche piccoli investimenti in BTP, iniziano a disinvestire e spostano i loro capitali in Paesi più sicuri fuori dall’Italia aprendo conti correnti bancari offshore extra-U.E. ed onshore ma in altri Paesi europei.

Lo spread a 322 è oggetto di preoccupazione anche per il ministro dell’Economia italiana Giovanni Tria, che coscientemente afferma che il problema bancario si sentirà sulle banche più deboli per quanto il sistema bancario italiano sia solido, ma afferma anche di non potersi sbilanciare per non influire negativamente sui mercati.

Ma è solo un problema dei mercati o dei due partiti che operano nel Governo italiano ?

Alcuni consulenti finanziari della SHADOIT BUSINESS CONSULTANCY LTD, professionisti italiani che operano proprio sui mercati esteri dalla Gran Bretagna, dagli Stati Uniti d’America, sono convinti che se la manovra non subirà una più che giustificata inversione di rotta, anche lasciandola al 2,4% di deficit ma cambiando radicalmente ciò che a tutti sembra spesa corrente e non investimento strutturale per un Paese che meriterebbe molto per ciò che tanti imprenditori hanno fatto fino ad oggi con l’export e ciò che tanti italiani hanno subito con grandi sacrifici per recuperare il debito pubblico, l’Italia proseguirà la sua corsa verso il baratro al pari della Grecia e del Portogallo proprio a causa di uno spread che diverrà insostenibile per l’Italia.

La domanda dei Btp italiani è molto debole e pesa anche sugli altri titoli obbligazionari italiani, in attesa che la Commissione Europea prenda una decisione sull’apertura della procedura d’infrazione per debito eccessivo, pesando ovviamente su uno spread già fluttuante al rialzo.

E’ da considerare anche che non giova all’Italia per il suo export che fino ad oggi ha trainato l’economia ed ha consentito un PIL più che dignitoso, la guerra commerciale aperta dagli Stati Uniti d’America verso la Cina ed i dazi imposti anche ai Paesi dell’Eurogruppo che appoggiano il parere contrario alla manovra italiana emesso dalla Commissione Europea.

Spread a 322 - Back Finanza

Spread veleggia sui mercati

Spread veleggia sui mercati seguito dal deficit che oscilla pericolosamente, sono due frasi le cui parole incomprensibili vengono ascoltate in televisione ma di cui molti ancora non riescono a comprenderne la reale differenza e che in quest’ultimo periodo dell’anno 2018 sta allarmando i mercati che operano con i titoli di Stato italiani

Spread - Conti Correnti - Mario Monti

Spread è un termine anglosassone utilizzato in borsa per indicare la liquidità di un mercato finanziario, praticamente può essere inteso come la differenza tra il tasso di rendimento di un’obbligazione e quello di un altro titolo preso a riferimento come nel caso dell’Italia i BTP che vengono contrapposti ai BUND (titoli di Stato tedeschi), il tutto determinato dai mercati azionari su base giornaliera.

In parole ancora più semplici possiamo dire che più le agenzie di rating abbassano l’affidabilità di un Paese, più aumenta lo spread che non è altro che il tasso in percentuale che occorre all’investitore per assicurare il suo credito, laddove qualora non lo assicurasse guadagnerebbe la percentuale per il prestito dei soldi ad uno Stato più i soldi che ha dichiarato essergli serviti per assicurare il suo credito.

Tale assicurazione chiamata CDS (Credit Default Swap), spesso è stata disattesa e gli speculatori ci hanno lautamente guadagnato e più è elevato lo spread, maggiore sarà il guadagno dell’investitore.

In questo momento storico, contrariamente a quanto molti possano pensare, il tasso d’interesse a cui i BTP a 10 anni vengono offerti sui mercati è molto più conveniente per chi intende speculare, perché l’interesse è dettato dal rischio di un titolo e per l’Italia il mercato in contro tendenza, sempre che non si tratti di fondi pensionistici americani, ma per chi ha interesse a guadagnare e rischiare, offre un rendimento assai interessante.

Con la manovra finanziaria approntata dal Governo italiano, la bocciatura europea e la caparbietà tutta italiana a non voler rivedere le posizioni assistenzialiste che non portano ad una sferzata economica per la ripresa ma una semplice partita di giro, il rendimento è soggetto a fluttuazioni non prevedibili se non al ribasso con l’aumento dello spread e l’aumento del rischio e quindi della percentuale di rendimento sui BTP pur di poterli piazzare sui mercati.

Lo spread italiano è aumentato vertiginosamente con le varie contrapposizioni tra i vice premier ed i commissari europei che a borse aperte giocavano a botta e risposta mettendo in moto un allarmismo negli investitori che conduceva alla vendita dei titoli di Stato italiani con relativo aumento dello spread ed incremento del tasso percentile di rendimento.

La tempesta perfetta che sta per scatenarsi e l’allarmismo dimostrato anche al ministro delle finanze italiane da parte dell’EcoFin mette in luce platealmente come il debito sovrano non sia legato solamente al singolo Paese ma sia parte di un progetto a più ampio respiro, che rischia il coinvolgimento degli altri Stati dell’Unione Europea.

Spread è in definitiva, la differenza esistente tra due titoli di Stato dove viene preso come titolo base quello maggiormente affidabile per stabilità e forza finanziaria che nel caso europeo è il Bund tedesco (Germania con valutazione del rating in AAA) ed il titolo che si vuole esaminare e valutare economicamente che per l’Italia è il BTP e per entrambi i titoli si prendono come riferimento quelli a più lunga scadenza e cioè i decennali, che danno uno specchio della stabilità e solidità delle economie di un Paese.

Ora che abbiamo una visione più chiara di cosa è lo “Spread”, possiamo anche iniziare a comprendere il motivo per cui esiste la differenza espressa in percentile quando vengono proposti i titoli di Stato e cioè più alto è il rischio e maggiore sarà la percentuale offerta a lunga scadenza sui titoli di uno Stato.

Il rapporto tra lo spread ed i conti pubblici di uno Stato NON è finemente e strettamente legato, in quanto lo spread potrebbe salire ed i costi sul debito abbassarsi, tutto è determinato dal rendimento dei titoli di Stato presi come riferimento che più sono solidi e più il percentile è basso, quindi il titolo di Stato con lo spread più elevato offre a questo punto una controversa convenienza maggiore anche con una stabilità di rischio superiore e vice versa.

Per l’Italia esiste un debito pubblico accertato a circa 2300 miliardi di euro e tale debito è per lo più determinato dai titoli di Stato che di volta in volta con scadenza decennale, porteranno a chi li ha acquistati un interesse sull’investimento.

Tenendo presente che il risparmio degli italiani ammonta a più del doppio del debito pubblico contratto, gli investitori hanno la quasi certezza che lo Stato italiano onorerà il suo debito dando rassicurazioni ai mercati sulla convenienza di acquisto.

Ultimamente si è tornato a parlare di spread italiano in quanto il nuovo Governo che si è insediato in questo Stato europeo, ha iniziato quasi subito a non voler proseguire al risanamento dell’economia ma ha fatto subito percepire ai mercati con vari proclami, che avrebbe fatto più deficit (debito) mettendo a rischio le finanze italiane e di tutti i suoi cittadini, nascondendosi dietro quella che definisce la “manovra del popolo” quando è perfettamente al corrente della situazione industriale del proprio Stato, dell’inadeguatezza delle proprie infrastrutture ormai ridotte al lumicino e della mancanza di una seria offerta di posti di lavoro.

Un illustre personalità salvò, per quanto ad oggi non se ne vogliano riconoscere i meriti, l’Italia dal default che molti politici di parte definirono “Tempesta Perfetta” causa della caduta di un Governo, non ricordandosi però che quando furono toccate al ribasso in borsa alcune importanti aziende, il loro Primo Ministro rassegnò le dimissioni per colpa di un grande complesso industriale al quale era legato ed una legge sul conflitto di interesse non del tutto blindata.

Lo spread aveva raggiunto e superato quota 500, l’Italia era entrata in recessione e non aleggiava ma era già stato preannunciato l’arrivo della Troika che avrebbe dovuto risanare i bilanci dello Stato italiano, quando apparve dal nulla una personalità tenuta in altissima considerazione dai vertici europei che prima fu nominato Senatore della Repubblica Italiana e poi prese in mano le redini del Governo italiano riportando con molta fatica i bilanci ad una situazione accettabile per riacquistare la fiducia degli investitori: il Prof. Mario Monti.

E’ ovvio che per risanare un bilancio destinato all’evaporazione dovette fare delle manovre finanziarie molto dure e spesso criticabili, ma proprio grazie alle sue profonde conoscenze professionali, riuscì ad evitare la catastrofe che ad oggi in molti dicono orchestrata da altri Stati.

Nelle ultime interviste che ha rilasciato quest’alta personalità, ha detto chiaramente che con la manovra assistenzialista e non di crescita anche eventualmente data da una detassazione per le imprese, da una sburocratizzazione del sistema italiano, da un deficit che l’Unione Europea avrebbe anche potuto accettare se orientato ad un tentativo di crescita e sferzata verso i mercati favorendo la nascita e l’ingresso di altre imprese che creano occupazione, l’Italia rischia con l’elevato spread, di tornare ad una pericolosissima recessione dove il suo salvataggio è già stato palesemente annunciato con il prendere soldi dai conti correnti e dai beni degli italiani dandogli in contro partita a quel punto, dei Titoli di Stato ad altissimo rischio in quanto le agenzie di rating definirebbero la stabilità economica italiana a livello di Titoli spazzatura e quindi rilasciando inutili pezzi di carta in contro partita.

Molte testate politicizzate hanno ovviamente attaccato le dichiarazioni di quest’illustre persona cercando di buttare ancora una volta fumo negli occhi dei cittadini italiani ma non pensando che l’eventuale arrivo della Troika metterebbe in ginocchio il Paese al pari della Grecia e del Portogallo, dove quest’ultimo con il silenzio di tutti ha visto il volatilizzarsi della propria flebile economia e la vaporizzazione dell’80% delle proprie imprese.

L’affermazione del Prof. Mario Monti è stata dettata dal pericolo incombente per le tasche degli italiani dove, qualora il Governo italiano bi-partitico, rendendosi conto di non riuscire a soddisfare il reperimento di soldi sul mercato nella percentuale necessaria al mantenimento di promesse elettorali degne solo di un libro delle favole, sicuramente anche a seguito delle dichiarazioni già pubblicamente rilasciate da uno dei due vice-premier, farebbe ricorso ai risparmi degli italiani e l’unica strada percorribile grazie soprattutto alla tanto cattiva Europa, è l’apertura di conti correnti in Paesi europei permessa proprio dalle leggi in vigore.

Riguardo l’uscita dall’Euro, paventata in tempi ante Governo dai due partiti di maggioranza, il Prof. Mario Monti si dice preoccupato dallo scenario che potrebbe avverarsi con l’uscita dell’Italia dall’Euro, dove il Governo visto l’impennarsi dello spread, potrebbe impedire con leggi anti europee e totalitaristiche l’uscita dei capitali per poi poterli utilizzare per la sua sopravvivenza.

Spread - Mario Monti - Back Finanza

Patrimoniale e AIRE

Patrimoniale e AIRE, ecco i dilemma che ultimamente sta balenando nella mente di molti italiani che nemmeno troppo sommessamente iniziano a parlarne e si stanno organizzando per espatriare all’estero dismettendo i loro beni locali in Italia

Patrimoniale - AIRE

La nuova legge di bilancio sta costringendo il Governo italiano ad una presa di coscienza ed al sollevarsi della verità e cioè che i soldi per effettuare la manovra finanziaria promessa durante la campagna elettorale non ci sono.

Il ponte Morandi di Genova ne è fulgido esempio costringendo il Governo ad un’ammissione silenziosa con un’aumento probabile sui carburanti per finanziarne parte della realizzazione e si scopre grazie alle indiscrezioni trapelate dal Vice Ministro dell’Economia italiano, che a seguito dell’elevazione del valore dello spread, al fatto che una parte degli assets previsti si è volatilizzata con un maggior costo per i tassi d’interesse, con i BTP a scadenza per il prossimo anno, si stia pensando ad una patrimoniale che colpirà tutte le famiglie che posseggono locali, abitazioni e seconde case dando una mazzata fiscale anche alle buste paga e conti correnti bancari degli italiani con le imposte e le addizionali locali.

Moltissimi Comuni italiani potrebbero rivedere le proprie imposte applicando maggiorazioni sull’aliquota IMU sulle seconde case, applicando maggiorazioni sull’IMU prima casa, sulla Tasi, sulle addizionali IRPEF e chissà quali altri balzelli verranno applicati per far cassa.

Una patrimoniale in tutta regola che sta per abbattersi sull’economia delle famiglie che posseggono qualcosa, ma non è tutto, in quanto l’Italia prosegue la sua corsa convinta di non dover cambiare una virgola alla manovra economica e pronta ad andare a sbattere contro l’Unione Europea con nefaste conseguenze già annunciate.

In molti italiani già iniziano a domandarsi a cosa serva e se convenga rimanere in un Paese destinato ad una deriva finanziaria pre-annunciata, alla possibilità di perdere i propri capitali ed i propri beni solo per il gusto di scoprire come andrà a finire ed accettando il rischio di una patrimoniale ?

Spesso ai nostri consulenti si trovano davanti cittadini italiani preoccupati per la pre-annunciata patrimoniale e gli viene posta la domanda se è veramente necessario iscriversi all’AIRE (Anagrafe Italiana Residenti all’Estero) o se si può evitare e quali possono essere le conseguenze legali.

Non è facile rispondere a questa domanda quando esistono delle leggi chiare che impongono l’iscrizione a tale anagrafe se il cittadino italiano vive stabilmente da oltre 12 mesi fuori dal territorio italiano, ma bisogna anche sapere a cosa si va incontro se ci si iscrive, perché vengono solo detti i benefici di tale iscrizione ma, nessuno parla di ciò che effettivamente accade.

Da evitare ovviamente la falsa iscrizione di comodo, in quanto le forze di polizia, i consolati ed ambasciate scopriranno facilmente se un individuo vive effettivamente e stabilmente in un altro Paese o se dichiara di essersi trasferito e poi con vari escamotage è rientrato in Italia.

I punti a favore con l’iscrizione all’AIRE sono:

  • La possibilità di ottenere il rilascio o il rinnovo di documenti di identità e viaggio nonché eventuali certificazioni

  • rinnovare la patente di guida solo nei Paese extra UE

  • Il diritto al voto

Gli svantaggi di cui nessuno parla ma che sono importanti soprattutto per chi necessità di assistenza sanitaria, è che bisogna farsi rilasciare prima della partenza dall’ASL di appartenenza il modello “S1”

Si dovranno comunque pagare le tasse in Italia ed un’eventuale patrimoniale sui propri assets e si può, a seconda dei casi, perdere l’assistenza sanitaria nazionale ma si avrà anche come vantaggio il rimborso dell’IVA sulle merci acquistate nel proprio Paese.

Per l’assistenza sanitaria dedicata ai cittadini di nazionalità italiana AIRE, essere coscienti che non bisogna preoccuparsi se si è pensionati o lavoratori inviati dalla propria azienda perché prosegue normalmente se si risiede in un Paese dell’U.E. e si ha diritto a rimborso di quanto anticipato se la residenza è extra U.E.

Qualora il cittadino italiano sia un espatriato imprenditore o persona che si è allontanata volontariamente dal territorio italiano ma non appartenga alle due categorie sopra citate, il diritto all’assistenza sanitaria viene completamente a mancare e sarà necessario organizzarsi con assicurazioni private come avviene negli Stati Uniti d’America ed in tanti altri Paesi.

Rimane fermo il fatto che per tutte le categorie di cittadini residenti all’estero, qualora dovessero rientrare in Italia, potranno ricevere l’assistenza sanitaria gratuita anche se limitata alle prestazioni ospedaliere con cure non superiori ai 90 giorni.

I motivi per cui molti italiani non si iscrivono all’AIRE è dettata dalla paura del settore fiscale, che lo spettro di una patrimoniale possa colpire anche loro e cioè che pur non vivendo più in Italia stabilmente dovrebbe impedire il pagamento delle tasse nel Paese che si è lasciato e non in quello di nuova residenza, ma sappiamo bene che l’osso delle tasse è difficile da mollare e spesso lo Stato Italiano cerca di invertire l’onere della prova deducendo che sia una falsa residenza o residenza di comodo.

Unica soluzione in questi casi ?

Non è non iscrivendosi all’AIRE che si può sfuggire al fisco italiano, ma oltre alla richiesta di residenza nel Paese dove abbiamo deciso di vivere, conviene fare la richiesta di cittadinanza al cui ottenimento, avremo la possibilità di decidere seppur dolorosamente, rinunciare alla cittadinanza italiana e quindi uscire completamente dai radar del fisco italiano o accettare di provare, anche se non facilmente, che siamo espatriati per lavoro o perché non intendevamo più vivere in Italia.

Gli iscritti all’AIRE sono tenuti a pagare l’IRPEF e le tasse Comunali e Regionali se posseggono in Italia redditi in denaro o proventi da terreni o fabbricati, dividendi, rendite, lavoro dipendente o indipendente oppure se si percepisce la pensione e comunque solo nel caso che tali redditi siano stati prodotti in Italia subendo anche un’eventuale patrimoniale.

Per chi ha una famiglia con figli in età scolare, la situazione si complica in quanto la mancata iscrizione all’AIRE dei figli minori è reato perseguibile d’ufficio perché NON viene meno l’obbligo all’istruzione elementare dei minori.

Ecco il motivo, come dicevamo prima, per cui molti italiani hanno scelto non solo di trasferirsi stabilmente con regolare richiesta di residenza, ma hanno anche acquisito la nuova cittadinanza iniziando a pensare se rinunciare a quella di nascita lasciandosi alle spalle qualsiasi patrimoniale il Governo italiano intenda applicare.

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ITALIA – Legge di Stabilità 2016

ITALIA – Legge di Stabilità 2016, Offshore e Paradisi Fiscali, con un comma in essa contenuto risolve con un colpo di spugna la fiscalità off-limits, dando la possibilità ai professionisti e manager italiani, di poter tranquillamente intrattenere rapporti commerciali con qualsiasi società offshore e scaricarsi spese e pagamenti effettuati dalla dichiarazione dei redditi.

ITALIA - Legge di Stabilità 2016

Un comma passato in sordina consente di far finire in soffitta il decreto ministeriale italiano del 23 gennaio 2002 dal periodo d’imposta 2016, laddove non sarà più necessario indicare separatamente in dichiarazione dei redditi, i costi considerati fino all’anno 2015 in “Black List”, rendendoli deducibili dall’imponibile con l’intento di mettere un freno all’evasione ed alle fughe di capitali in costante aumento a causa di una fiscalità eccessivamente aggressiva.

L’eliminazione della “black list” è stata considerata ed attuata con la Legge di Stabilità 2016 a causa dell’imbarazzo dell’allora Primo Ministro Matteo Renzi durante una visita in Oman, Paese forte investitore mondiale al pari degli Emirati Arabi Uniti, i quali risultavano elencati tra i Paradisi Fiscali e le loro aziende erano considerate Offshore.

La legge di Stabilità 2016 ha stabilito un primato storico per la finanza e l’economia italiana, con l’intento di consentire il libero scambio commerciale mondiale alle imprese italiane, permettendogli di avvicinarsi con maggiore aggressività ai grandi business che già in altri Paesi democratici, sono da sempre consueti sulle grandi piazze, quegli scambi a fiscalità agevolata da sempre fiscalmente ostacolati con Hong Kong, Singapore, gli Emirati Arabi stessi ed altre nazioni.

Quest’innovativa disposizione si può trovare nella circolare 39/E/2016 dell’Agenzia delle Entrate Italiana, che ha differenza dei vincoli di legge precedentemente attuati nell’anno 2015 si adegua ai nuovi mercati mondiali, cercando di consentire alle sue imprese una maggiore competitività.

Il contrasto alle imprese offshore ed ai Paradisi Fiscali, combattuto dall’Italia per anni, demonizzando e cercando di inculcare nei suoi cittadini la paura di evasione ed elusione per coloro che registravano società e cercavano di operare sui mercati mondiali anche con banche straniere, ha subito un’improvvisa battuta d’arresto, proprio nel momento più delicato per la finanza internazionale dovuta ufficialmente ad un filone d’inchiesta giornalistica.

La cosa strana, è la rapida ascesa della norma italiana con la Legge di Stabilità 2016, subito dopo lo scandalo Panama Papers dello studio Mossack Fonseca, il Panama Paradise, il Bahamas Leaks ed altri scandali che hanno sconvolto società offshore panamensi a causa soprattutto della superficialità con la quale venivano trattati i dati riservati e delicatissimi dei loro clienti, che hanno fatto tremare banchieri, industriali, politici, nobili, finanzieri e tanti professionisti e commercialisti mondiali di cui molti riconducibili a cittadini italiani ancora sotto la lente d’ingrandimento del fisco, le cui generalità sono diventate pubbliche.

L’offshore ed i Paradisi fiscali che fino ad oggi hanno occultato capitali ed imposte al fisco delle varie nazioni coinvolte con l’ingresso a piede teso dei mass media, ha portato alla luce solo una piccola parte dei capitali nonostante per l’Italia siano precipitati nel limbo e vengano utilizzati ancora a pieno ritmo per far sparire o riciclare con facilità patrimoni di dubbia provenienza.

Non sembra un caso che negli Stati Uniti di America, per attrarre capitali freschi e cercare di concentrare enormi patrimoni, dopo che la Finanza mondiale ha bruciato Panama e le sue società di investimento, il Nevada, il Delaware ed altri Stati, abbiano facilitato le registrazioni di società offshore e garantiscano anonimato societario ed indubbie ed enormi facilitazioni fiscali.

Back Finanza

Fondazioni a Panama e società offshore

Fondazioni a Panama e società offshore come holding ci possono permettere di incorporare società in paradisi fiscali abbattendo notevolmente i costi di gestione

società offshore e fondazioni in Panama - Protezione di beni - Protezione di capitali - protezione di beni e capitali

Fondazioni a Panama e società offshore nei luoghi considerati paradisi fiscali, sono alcuni dei servizi di base che SHADOIT BUSINESS CONSULTANCY Ltd può fornire compresa la consulenza aziendale, la protezione dei beni e dei patrimoni e la costituzione di società a Londra, nonchè la creazione di holding e trust in tutto il mondo.

SHADOIT BUSINESS CONSULTANCY Ltd fornisce non solo servizi completi per la registrazione, ma anche la gestione di aziende internazionali.

Con tali strutture è possibile usufruire di normative per proteggere e moltiplicare patrimoni, beni e ricchezza.

Per raggiungere questo obiettivo, ci appoggiamo a consulenti professionisti del mondo finanziario facenti parte di società inserite in Paesi come Panama e Belize che si sono impegnati con i più alti standard di privacy.

SHADOIT BUSINESS CONSULTANCY Ltd conosce perfettamente ciò che è fondamentale:

“la riservatezza, la protezione dei dati personali e un ambiente professionale e confidenziale.”

Tre elementi cardine per un business di successo.

Nell’era della globalizzazione SHADOIT BUSINESS CONSULTANCY Ltd agevola l’aspirazione di imprenditori e imprese di creare strutture aziendali che permettano di beneficiare dei vantaggi economici e fiscali offerti da alcune giurisdizioni.

Fondazioni a Panama - Paradisi Fiscali - Proteggere capitali con società offshore ed holding in Panama

Ma non è tutto, le fondazioni e le società offshore prevedono soluzioni che vengono studiate su misura e confezionate perfettamente secondo le esigenze richieste dal cliente e soprattutto sempre mantenendo la massima discrezionalità e tutela della privacy.

Belize, Panama etc sono solo alcune zone offshore dove grazie alla prestigiosa collaborazione di serie società specializzate nella fornitura di servizi e soprattutto, operanti proprio in quei Paesi, possiamo proporre interventi mirati in territori considerabili “interessanti” per le normative giuridiche, fiscali e finanziarie a cui vengono assoggettate le imprese locali che intendono operare.

Per tutelare al massimo la riservatezza dei nostri clienti, i nostri partner esteri, utilizzano un protocollo che prevede la cancellazione di tutti i dati personali dei clienti entro 15 giorni dopo la consegna dei documenti inerenti il servizio effettuato e non memorizzano alcun dato, laddove a nostra volta, noi vi invieremo la fattura per servizi di consulenza aziendale quale servizio effettivamente da noi prestato, in modo che non si possano trarre conclusioni per quanto riguarda i servizi realmente forniti.

I nostri partner, conservano solo i documenti necessari e li custodiscono all’estero (ben lontano da Paesi facenti parte dell’Unione Europea) dove ne permettono l’accesso solo a pochissime persone autorizzate ed al cliente stesso dietro appuntamento.

I nostri consulenti sono a vostra completa disposizione, se siete seriamente interessati non pensateci e contattateci.

Fondazioni a Panama e società offshore