Nascita di una StartUp

Nascita di una StartUp per i funzionari della SHADOIT BUSINESS CONSULTANCY LTD è sempre un lavoro che accende una nuova scintilla, nuova linfa e nuova adrenalina che riteniamo sempre necessaria per svolgere al meglio il nostro lavoro

Nascita di una Start Up

Quando ci viene commissionata una nuova application per la registrazione di una nuova società sia che possa essere implementata nel Delaware che in Inghilterra, il primo step al quale teniamo in particolar modo è l’incontro che può avvenire telefonicamente, via Skype o di persona.

Durante il primo colloquio abbiamo la possibilità di ascoltare le esigenze e le aspirazioni che ha il futuro manager e le problematiche che pensa dovrà fronteggiare per la nascita di una StartUp.

I nostri funzionari sono sempre solidali e preparati per spiegare e consigliare il manager sulle soluzioni a lui più idonee affinché il suo progetto possa spiccare il volo e perseguire una strada non accidentata che gli consenta di vedere giorno per giorno realizzare la propria idea.

Il lavoro prosegue, si stringono rapporti personali con il cliente e lo si segue passo dopo passo intervenendo su ogni possibile ostacolo si possa presentare e si registra la società grazie ad un nostro agente abilitato a farlo, attendendo trepidanti l’apparire dei documenti ufficiali…..la nuova company è nata ed è ora una giovane realtà pronta ad operare.

A questo punto ci si prepara accuratamente per poter fronteggiare tutte le richieste delle varie banche e nel frattempo il nostro agente effettua la segnalazione (per l’inghilterra) all’HMRC (agenzia delle tasse britannica) della new entry.

Viene il momento tanto atteso, il confronto con professionisti del mondo bancario che non vedono tanto di buon occhio la nascita di una StartUp da soggetti stranieri e mettono paletti e domande spesso studiate per rendere difficile la vita di chi vorrebbe poter lavorare con loro perché pretendono la massima serietà e preparazione professionale.

I nostri funzionari sono molto competenti e sempre pronti a fronteggiare tutte le evenienze per controbattere con la verità e con risposte adeguate alle varie situazioni, fornendo sempre argomentazioni molto esaustive e chiare che consentano al dirigente della banca di comprendere che ha davanti persone serie e che il futuro manager è una persona in grado di potersi inserire nel mondo del business.

Vengono approvati i documenti presso la banca, viene da noi approntata l’area di lavoro in multi valuta e vengono ordinate le debit card e dati consigli preziosi che l’imprenditore dovrà sempre tenere presenti, che gli saranno utili per portare avanti in piena autonomia il suo business ed il rapporto con la banca.

Passa qualche giorno e viene preparato uno smartphone con scheda inglese che oltre per un impiego di conversazione e messaggi sarà al cliente di enorme utilità per gestire il suo conto bancario con velocità e dinamicità.

Viene il giorno della consegna di tutta la documentazione, dello smartphone e degli ultimi consigli, gli viene detto di non sentirsi abbandonato perché da questo momento potrà iniziare ad operare con la sua nuova azienda e potrà in ogni istante mettersi in contatto con noi per qualsiasi problema in quanto la consulenza è di vitale importanza per la conduzione di un business atto alla nascita di una StartUp.

È finito il nostro lavoro, controlliamo che tutto sia in ordine, che il contratto sia stato rispettato fino all’ultimo rigo, ascoltiamo per un’ultima volta il cliente che per noi è stato come il seguire un amico e ci riuniamo per vedere e discutere di eventuali problematiche che si possono essere presentate e come sono state risolte, tutto questo perché è crescita aziendale e professionale anche per i nostri funzionari.

Ci guardiamo negli occhi ed oltre la soddisfazione si vede un pizzico di malinconia, ci si sente come un medico che ha assistito alla nascita di un bambino, lo segue per qualche tempo e poi lo vede andare via, come un attore al teatro al momento in cui la sua rappresentazione finisce e le luci di scena si abbassano ma, alla fine si è appagati e convinti che domani inizierà una nuova avventura professionale e ci saranno nuove sfide da vincere.

Spesso gli imprenditori pensano di aprire una nuova azienda ed hanno tante idee ma il nostro compito è convogliare tanti concetti e canalizzarli per rendergli più chiari gli obiettivi ed evitare errori procedurali, trascuratezza nella pianificazione e sostenibilità finanziaria ed altri errori che spesso si possono compiere quando si è agli inizi per la nascita di una StartUp, essendo noi convinti nella forza di chi ha il coraggio di scommettere su un futuro migliore.

Molti si domandano come nasce una nuova azienda e la risposta è sempre la stessa.

Le aziende nascono da idee, da appunti buttati giù in maniera spesso poco ordinata ma chiari nei concetti, da progetti grafici e spesso da processi che mutano durante lo sviluppo dei pensieri di un business che potrebbe consentirci di trasformare l’idea in un’attività lavorativa.

Bisogna sempre riuscire a concretizzare le idee affinché possano divenire processi economici, studiare il target che si vuole raggiungere e vedere qual’è il ROI (Return Of Investment) e cioè a seguito di un certo investimento quale sarà il ritorno economico finanziario dopo la nascita di una StartUp.

E’ necessario studiare il mercato e stimare il tempo che ci vorrà affinché il nostro progetto inizi a svilupparsi concretamente trasformandosi giorno dopo giorno e catturando l’attenzione di chi frequenta il mercato di riferimento.

Spesso è facile immaginare cosa potrà sviluppare la nostra idea ed in quanto tempo potrà affermarsi ma bisogna sempre tenere presente che i numeri statistici devono essere presi sempre con il beneficio del dubbio ed i ritorni economico finanziari che si pensa potrà portare dovranno inizialmente essere considerati sempre un decimo della stima effettuata; questo ci consentirà di non effettuare i cosiddetti passi falsi e di mettere in atto tutta una serie di operazioni necessarie allo sviluppo di un Business Plan.

Le idee più semplici, che non siano facili da replicare ed i flussi di cassa preventivati saranno le regole che ci consentiranno di sviluppare un buon business.

La preparazione delle proposte e dei contratti, l’ampliamento delle idee che dovranno trasformarsi in maniera ordinata, consentiranno ad un giovane imprenditore di trovare la giusta strada per il successo grazie alla nascita di una StartUp.

Il condurre simulazioni di analisi e lo studiare gli scenari economici consentirà di comprendere eventuali debolezze nella propria idea e trovare le giuste soluzioni per evitare il livello di rischio finanziario, riuscendo ad accaparrarsi la fiducia di chi sarà l’estimatore ed utilizzatore del nostro business, riuscendo in un tempo ragionevole a concretizzare il business e catturare la fiducia di chi ne sarà l’utilizzatore.

I nostri consulenti sono a vostra completa disposizione, se siete seriamente interessati non pensateci e contattateci

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Nascita di una Start Up

Inghilterra per il business

Inghilterra per il business, ecco riaffiorare tutta una serie di prospettive che richiedono sicuramente l’attenzione di chi vuol fare affari reali e soprattutto velocemente come non si è solitamente abituati

Inghilterra per il business

Bisogna innanzi tutto dire che in Inghilterra la tassazione è una delle più apprezzabili in quanto è trasparente ed ha un’aliquota fissa al 19% fino ad 1.500.000 GBP (un milione e mezzo di sterline) e già il fatto di poter pagare delle tasse adeguate al lavoro che uno svolge è il maggior vantaggio che possiamo trovare in un’Europa continuamente vessata.

Contrariamente ad altri Stati che adottano politiche fiscali molto aggressive, da stato di polizia, l’Inghilterra predilige la pace sociale e la fiducia verso i propri contribuenti che difficilmente tradiscono le aspettative di questo importante e serio Stato.

Il business scorre veloce e proprio in virtù del fatto che oggi possiamo vendere partite di occhiali e domani possiamo decidere di vendere interi bancali di patate, il profitto è al primo posto e le aziende godono di tutta una serie di innumerevoli vantaggi fiscali dettati da una vera e reale semplificazione burocratica che ne snellisce e rende veloce le possibilità offerte dai mercati internazionali.

Con il BREXIT, si sta vagliando la possibilità di abbattere ulteriormente le aliquote fiscali e si ventila l’occasione per scendere da un 19% ad un 10% grazie all’alleggerimento ottenuto con la separazione dal pesante fardello europeo rendendo primaria l’Inghilterra per il business

Molti professionisti suggeriscono, prima di registrare una società in Inghilterra, di registrarne una o alle Maldive, o nel Belize o nel Delaware per poi farle diventare azioniste di maggioranza nelle neo società che si andranno a costituire in Gran Bretagna.

Ciò non è, secondo i nostri consulenti, di primaria necessità, in quanto si possono comunque sottoscrivere contratti di agenzia con altre società e corrispondere il 95% dei profitti lasciandone un 5% in Inghilterra, sui cui importi dovremo andare a pagarne le tasse.

La differenza sostanziale consta nel fatto che il mantenere una netta separazione tra le aziende, ci potrebbe tornare utile in un prossimo futuro nel caso di problemi con la società inglese, pur potendone abbattere la già esigua tassazione.

Aprire una società in Inghilterra per il business è aver acquisito una marcia in più rispetto ai propri competitor europei e soprattutto italiani, perché innanzitutto non c’e’ il fardello del Data Protection Agency (Garante Privacy) che ci obbliga a registrazioni fantasiose, ma è necessario solamente il rispetto della net-etiquette e delle norme sul trattamento dei dati.

Non abbiamo il problema di dichiarare l’IVA in quanto non viene rilasciata la partita IVA se non raggiungiamo un’importo lordo di 83.000 Sterline ed il tempo per ottenerla varia dai 3 mesi ai 5 mesi ed a fine anno, nel caso avessimo superato tale importo, dovremo pagare solo il 10% sul reddito.

I notai ai quali siamo abituati per redigere contratti, sviluppare eventuali rapporti societari ed altro, non sono più il cardine portante delle società in quanto tutte le operazioni si possono svolgere velocemente senza la loro indispensabile presenza con un risparmio non indifferente.

Inghilterra per il business

Le società non pagano tasse fino al compimento del ventunesimo mese e si avrà il solo obbligo di tenere la contabilità in modo semplice, ordinato e veloce grazie anche ad alcune applicazioni online molto intuitive o utilizzando il pacchetto di fatturazione della SHADOIT BUSINESS CONSULTANCY LTD.

La forma societaria più utilizzata in Inghilterra è la Ltd (Private Limited Company) che è l’equivalente delle Società a Responsabilità Limitata (Srl) italiane ma con la differenza che una Limited inglese gode di vantaggi inimmaginabili per un manager abituato a lavorare con società italiane, distinguendosi per snellezza, economicità nella costituzione e stesura di contratti.

In Inghilterra per il business, le Limited inglesi possono avere fino a due Director (Amministratori) ma solitamente ne viene nominato solamente uno che può anche essere unico azionista (shareholder), non vi è un limite alla somma minima da versare per la costituzione societaria (può essere dichiarato anche un capitale sociale da 1 GBP), e diversamente dalle Srl italiane, per quanto esista una separazione dai soci e amministratori rispondendo solo con il capitale sociale o percentuale di esso, difficilmente un Director viene perseguitato se la società non riesce a spiccare bene finanziariamente.

Con la realizzazione del BREXIT e l’accordo con l’Unione Europea, l’Inghilterra è riuscita ad accaparrarsi ulteriormente i benefici di cui già godeva nel passato per il libero commercio e gli scambi commerciali, avendo però mano libera per accordi bilaterali con altri Paesi senza i limiti che l’Unione Europea impone ai propri Stati membri.

Esiste comunque il problema che molti si pongono per ciò che viene definita “estero vestizione”, ma è anche questa una delle tante vessazioni che alcuni Stati cercano di mettere in piedi per tassare i propri cittadini e per evitarne gli effetti, si ricorre ai cosiddetti “nominee” e cioè, persone residenti in Inghilterra che prestano il proprio nominativo per farci da Director e Shareholders, rilasciandoci una deposizione fiduciaria (nel caso degli shareholders) ed una procura (nel caso dei Director) e consentendoci legalmente di pilotare la società come meglio crediamo possa essere per il business che intendiamo sviluppare, oppure costituendo prima una società nel Delaware (USA) che tra l’altro ha tassazione 0 (zero) e poi incorporando la società in Inghilterra come Ltd dove la società del Delaware (USA) è detentrice del 100% del pacchetto azionario (shareholder) ed anche se noi siamo nominati Director, non è indispensabile che percepiamo uno stipendio che dovrebbe, a rigor di logica, essere tassato nello Stato di nostra residenza e quindi potremo sfruttare l’occasione dell’Inghilterra per il business.

Inghilterra per il business

Se vorrete aprire una società offshore in Inghilterra, la SHADOIT BUSINESS CONSULTANCY LTD vi metterà a disposizione tutta la sua esperienza ed assistenza dettata da importanti consulenti finanziari e società partner di rilevante esperienza ed importanza, consentendovi di raggiungere velocemente il vostro obbiettivo in tutta sicurezza ed in piena legalità e soprattutto con una burocrazia minima.

Potrete sempre contare sulla consulenza dei nostri professionisti e dei nostri partner per le vostre operazioni di business, per la ricerca di eventuali investitori in vostri progetti e per proteggere i vostri capitali ed i vostri beni grazie anche alla stretta collaborazione esistente con un’importante e soprattutto, seria società Corporation di Panama, che potrà costituire fondazioni che metteranno al riparo i vostri beni o richiederci di registrare società LLC nello Stato del Delaware (USA) per proteggere i vostri beni e capitali ottenendo documentazione perfettamente in linea con gli standard europei (documenti apostillati e notarizzati come prescrive la convenzione dell’AIA).

Potrete richiederci di agire in vostro nome (rapporto fiduciario) e potrete richiederci l’apertura di conti correnti bancari in Paesi geo politicamente stabili dove altri non potrebbero riuscire nell’impresa in quanto non siete residenti in quel Paese, ma dove noi, abbiamo stretto nel tempo rapporti d’affari e rapporti statuali di primaria importanza.

La nostra guida per il vostro business sarà un valore aggiunto che vi consentirà di fare affari velocemente ed in totale sicurezza, potendo avvalervi anche di esperti avvocati con notevole esperienza in diritto internazionale, esperti commercialisti e funzionari di primissimo livello con anni di esperienza maturata dietro le spalle in prestigiose azienInghilterra per il businessde internazionali.

I nostri consulenti sono a vostra completa disposizione, se siete seriamente interessati non pensateci e contattateci

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Inghilterra per il business

Proteggere i risparmi bancari ed i beni

Proteggere i risparmi bancari, questa è la preoccupazione che sta mettendo in crisi migliaia di famiglie di risparmiatori italiani contrariamente a quanto accade in Gran Bretagna dove l’economia ed una finanza territoriale molto solida respira aria diversa anche se i mass-media fanno credere ci sia una crisi istituzionale

Proteggere i risparmi bancari ed i beni

Il Governo italiano con i suoi atteggiamenti irriducibili, non cercando di ripensare in alcun modo al cambio della manovra finanziaria, ma facendo solo piccolissimi aggiustamenti per consentire il mantenimento di promesse elettorali bellissime per un popolo tanto vessato per cui sono arrivati a 5.000.000 (cinquemilioni) di persone alla soglia della povertà, dove per effettuarle dovrebbe avere le finanze statali in ordine e non un debito pubblico spaventoso, sta arrivando allo scontro con l’Unione Europea.

Tutto parte da pensieri anti europeisti dei due partiti di maggioranza che ante elezioni inneggiavano al ritorno alla Lira come la soluzione a tutti i mali dell’Italia, non dicendo però che varrebbe solo il 70% di un Euro a causa dell’immediata svalutazione (70 cents per 1 Euro) e che i debiti dovrebbe comunque ripagarli non nella ex nuova valuta sovrana ma nella valuta ad oggi corrente (Euro).

L’italianità ed il ritorno alla pretesa di rispetto da parte degli altri Paesi è lodevole ed anche alcuni di noi della SHADOIT BUSINESS CONSULTANCY LTD che sono italiani vorrebbero il bene del proprio Paese perché lo amano ed ogni giorno provano disappunto ed indignazione per quanto sta accadendo, ma non siamo professionalmente, assolutamente d’accordo con questi sistemi anti economici e finanziariamente pericolosi, che porteranno ad una sicura recessione dopo un primo rimbalzo finanziario e probabilmente ancora più povertà con il possibile avvento della Troika che distrusse economicamente la Grecia.

Cominciamo con il dire che dopo l”approvazione del bail-in i correntisti delle banche sono tenuti a partecipare con i propri risparmi al risanamento della banca in caso di fallimento o di probabile fallimento e che già questo è un profondo rischio per chi detiene capitali sui propri conti correnti senza aver diversificato i propri investimenti.

Perchè gli italiani hanno paura della crisi economica ?

Le affermazioni di un azionista partitico del Governo italiano, quelle da sempre decantate anche dai governi precedenti sulla solidità del Paese grazie all’educazione degli italiani propensi al risparmio bancario, hanno fatto luccicare gli occhi ad altri Paesi dell’Euro-gruppo che pur avendo le finanze in ordine o quasi in ordine, non godono della ricchezza economica dell’Italia e correttamente, Germania in testa, hanno già ventilato la possibilità di far abbassare il debito pubblico italiano con l’aiuto economico dei cittadini italiani per mezzo di un prelievo forzoso pari al 20% su tutti i conti correnti bancari portando gli italiani ad agire per proteggere i risparmi bancari ed i beni.

Inutile la mossa delle banche italiane che stanno proponendo il cambio in altra valuta, perché pur facendo quest’operazione, in caso di prelievo forzoso non potrebbero che ottemperare alla direttiva governativa e nel frattempo hanno immediatamente capitalizzato e guadagnato sul cambio effettuato.

In caso di ritorno alla Lira e di prelievo forzoso per evitare la Troika europea, non verrebbero colpiti solo i risparmi ma anche gli stipendi degli statali e le pensioni che fanno parte anche quelle delle finanze pubbliche italiane, ma questo se ne guardano bene tutti dal dirlo; verrebbe messo in ginocchio uno Stato fondatore dell’Unione Europea.

Stesso il fatto che alcuni pseudo economisti dicano che l’acquisto di titoli di Stato italiani ed i Bond italiani sono un investimento sicuro e garantito non corrisponde alla realtà, in quanto in caso di grave crisi e ritorno alla Lira, verrebbero ridenominati subito nella ex-nuova valuta con una perdita finanziaria inimmaginabile nel peggior caso: “Il default”.

Discorso diverso sarebbe per le azioni italiane, dove molto probabilmente troverebbero un apprezzamento in borsa per bilanciare la svalutazione nel primo periodo di rimbalzo, ma la perdita di valore della nuova valuta sarebbe nettamente più elevato ricordando sempre che questo non varrebbe per i titoli bancari in quanto le banche con miliardi di bond italiani e perdita elevatissima di capitali, sarebbero a rischio di fallimento ed è quindi chiaro cosa accadrebbe all’Italia se decidesse di uscire dall’Unione Europea.

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Come si può tutelare i risparmi e quindi i capitali ?

Non è molto complicato comprendere che bisogna diversificare su più investimenti e spostare i propri risparmi su banche diverse, sia appartenenti all’Eurozona che al di fuori dell’Unione Europea ma in Stati geo-politicamente affidabili e sicuri e soprattutto con banche che abbiano agenzie presenti almeno nel Regno Unito dove è importante proteggere i risparmi bancari ed i beni.

Il consiglio che molti operatori stanno elargendo, è quello di aprire dei conti correnti online e di spostare i propri capitali, ma ciò non corrisponde ad un buon consiglio, in quanto molte e-bank si sono rivelate nel tempo poco affidabili perché sprovviste di Licenza Bancaria e quindi con un serio rischio per avere un capitale garantito, specialmente in questo periodo difficile per le economie finanziarie europee.

Inutile ribadire il concetto di NON EVASIONE, in quanto è sufficiente dichiarare il proprio conto corrente che MAI potrà essere comunque oggetto di patrimoniale se aperto in uno Stato estero e pagare l’IVAFE ed il 2×1000 sulla giacenza media annuale allo Stato italiano, quindi una cifra irrisoria tutelata anche dalla Banca Centrale Europea con regole molto stringenti e sicure che aiutano a proteggere i risparmi bancari.

E’ normale pensare di acquistare titoli di altri Stati finanziariamente solidi e sicuri come bene rifugio, direttamente su borse estere e grazie ad agenti di borsa accreditati ed è un’operazione che già molte banche italiane hanno iniziato a fare nel silenzio più totale, per garantire i propri azionisti.

Il Governo italiano ha negato di aver iniziato a parlare di ritorno alla Lira, giocando sul fatto che la gente, con i problemi giornalieri di lavoro, familiari e finanziari, si sia dimenticata che i due partiti che lo compongono, fino a pochi mesi prima delle elezioni, prospettavano proprio l’uscita dall’Euro e cercarono di mettere a capo del Ministero Economie e Finanze, un forte euro-scettico che parlava di “cigno nero” e prospettava la strada del sovranismo economico: “Il Prof. Paolo Savona”, illustre accademico italiano ed espertissimo di finanza mondiale.

Se una persona non ha dimestichezza con i mercati, deve affidarsi ad esperti broker regolarmente iscritti all’albo, in quanto il pericolo di finire nelle mani di truffatori o speculatori, in questo periodo è molto elevato, specialmente se sono operatori non indipendenti legati alle banche e che cercano di invogliare su titoli bancari di Istituti al momento considerati sicuri (classico esempio le banche italiane fallite e la totale perdita dei risparmi degli investitori) mettendo a rischio il fatto di proteggere i risparmi bancari.

Il consiglio dei consulenti finanziari della SHADOIT BUSINESS CONSULTANCY LTD è quello di affidarsi a broker appartenenti a società indipendenti estere o a broker indipendenti non legati al territorio italiano per avere sempre il massimo della loro obbiettività per le valutazioni economiche finanziarie che saranno portati a dare.

Ma le possibilità di proteggere i propri beni e capitali non si esauriscono con le risorse protette nella pancia delle banche, in quanto è conveniente costituire società estere, avere un passaporto per tutti i propri familiari, costituire trust e cedere i patrimoni alle proprie società come fondo fiduciario o parte del capitale sociale, per fare in modo che diventino intoccabili in caso di disastro economico dello Stato italiano.

Oppure si può ricorrere a strumenti come il mandato fiduciario, uno strumento molto interessante dal punto di vista giuridico, mediante il quale pur rimanendo in capo al mandante della titolarità più completa del bene, viene attribuita alla società mandataria l’amministrazione del bene per realizzare un interesse del fiduciante, garantendosi così riservatezza e l’amministrazione di beni ma con dei costi per la consulenza finanziaria e per chi amministra il bene o capitale per proteggere i risparmi bancari ed i beni.

Esistono anche altri strumenti di fondamentale importanza, quali le fondazioni di diritto ed interesse privato che, grazie ai nostri partner possono essere utili per garantire la corretta gestione del proprio patrimonio immobiliare con possibilità di Trust.

Inutile è quindi pensare ad investire sul buon vecchio mattone, perché con la perdita percentuale sul valore di acquisto dell’investimento che ad oggi si è attestata ad un 23%, con il rischio di una patrimoniale che ne abbatterebbe ulteriormente il valore e con un ipotetico rischio del default dell’Italia, non è più da considerarsi un buon investimento per proteggere i risparmi bancari ed i beni.

Proteggere i risparmi bancari ed i beni

Spread a 322

Spread a 322 punti e l’asta dei Btp Italia che fanno un flop a causa della risposta del Governo italiano all’Unione Europea

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Gli italiani continuano a credere nella bontà della loro manovra economico finanziaria, non pensando che i più grandi osservatori economici, l’Unione Europea e ventisette Stati membri pensano che debba essere cambiata in quanto non proficua agli interessi dell’Italia e dell’intera Europa.

Si sente dire dal Governo che l’U.E. non comprende la manovra finanziaria, che non la legge perché scritta da un Governo Euro-scettico e cerca di convincere il popolo italiano di quanto afferma, ma non riuscendo a vedere oltre le proprie promesse elettorali, il famoso “libro dei sogni” da tanti preannunciato che porterà solo un peggiorare della situazione economica anche a causa della messa in discussione di opere infrastrutturali per l’Italia, richieste e compartecipate in quota percentuale, anche dall’Unione Europea e dalla Francia che ne viene coinvolta.

Tutte le borse hanno avuto una flessione negativa e lo spread italiano ha avuto un’improvvisa impennata portando il rendimento dei titoli decennali al 3,59% causando una forte sfiducia da parte dei mercati internazionali.

L’aumentare dello spread a 322 è un triste presagio per l’Italia intera e per gli italiani che forse iniziano a comprendere il vero problema e che il “libro dei sogni”, tale dovrebbe rimanere fino a che il debito pubblico non si dimezzi e dovrebbe essere presentata una manovra più credibile e fatta di veri investimenti nell’interesse del Bel Paese.

L’aumentare dello spread a 322 è causato dall’esecutivo condotto dal primo ministro italiano Conte che continua a dire all’Unione Europea di non essere intenzionato a cambiare il contenuto della manovra italiana e ciò inizierà l’iter dell’Eurogruppo per una procedura d’infrazione contro uno dei Paesi fondatori.

Ma, in effetti, lo spread a 322 che continua a salire su cosa influisce ?

Il continuo altalenare dello spread oltre quota 300, sta erodendo i capitali delle banche e ciò potrebbe causare anche un probabile default per gli istituti più piccoli alla lunga scadenza, perché non riuscirebbero a ricapitalizzare.

Anche le più grandi ed importanti banche italiani iniziano a risentire dell’effetto dello spread a 322 ed infatti per chi chiede un mutuo, un prestito, una fideiussione o qualsiasi altra operazione che coinvolga il commercio di denaro, i tassi d’interesse e le stesse spese bancarie hanno iniziato ad alzarsi a piccole dosi percentuali.

Con uno spread a 322 in rialzo, si rischia una ricapitalizzazione forzata anche da parte del Governo italiano che per quanto neghi una patrimoniale (mettere le mani sui risparmi degli italiani), potrebbe esserne costretto per evitare il default dell’Italia che non riuscirebbe a pagare i titoli decennali in scadenza.

In questo clima di incertezze e di preoccupazione, molti italiani, criticati ingiustamente dal loro Governo, stanno pensando al loro interesse, al loro futuro ed a soluzioni alternative e piuttosto che continuare a vedere volatilizzati anche piccoli investimenti in BTP, iniziano a disinvestire e spostano i loro capitali in Paesi più sicuri fuori dall’Italia aprendo conti correnti bancari offshore extra-U.E. ed onshore ma in altri Paesi europei.

Lo spread a 322 è oggetto di preoccupazione anche per il ministro dell’Economia italiana Giovanni Tria, che coscientemente afferma che il problema bancario si sentirà sulle banche più deboli per quanto il sistema bancario italiano sia solido, ma afferma anche di non potersi sbilanciare per non influire negativamente sui mercati.

Ma è solo un problema dei mercati o dei due partiti che operano nel Governo italiano ?

Alcuni consulenti finanziari della SHADOIT BUSINESS CONSULTANCY LTD, professionisti italiani che operano proprio sui mercati esteri dalla Gran Bretagna, dagli Stati Uniti d’America, sono convinti che se la manovra non subirà una più che giustificata inversione di rotta, anche lasciandola al 2,4% di deficit ma cambiando radicalmente ciò che a tutti sembra spesa corrente e non investimento strutturale per un Paese che meriterebbe molto per ciò che tanti imprenditori hanno fatto fino ad oggi con l’export e ciò che tanti italiani hanno subito con grandi sacrifici per recuperare il debito pubblico, l’Italia proseguirà la sua corsa verso il baratro al pari della Grecia e del Portogallo proprio a causa di uno spread che diverrà insostenibile per l’Italia.

La domanda dei Btp italiani è molto debole e pesa anche sugli altri titoli obbligazionari italiani, in attesa che la Commissione Europea prenda una decisione sull’apertura della procedura d’infrazione per debito eccessivo, pesando ovviamente su uno spread già fluttuante al rialzo.

E’ da considerare anche che non giova all’Italia per il suo export che fino ad oggi ha trainato l’economia ed ha consentito un PIL più che dignitoso, la guerra commerciale aperta dagli Stati Uniti d’America verso la Cina ed i dazi imposti anche ai Paesi dell’Eurogruppo che appoggiano il parere contrario alla manovra italiana emesso dalla Commissione Europea.

Spread a 322 - Back Finanza

Spread veleggia sui mercati

Spread veleggia sui mercati seguito dal deficit che oscilla pericolosamente, sono due frasi le cui parole incomprensibili vengono ascoltate in televisione ma di cui molti ancora non riescono a comprenderne la reale differenza e che in quest’ultimo periodo dell’anno 2018 sta allarmando i mercati che operano con i titoli di Stato italiani

Spread - Conti Correnti - Mario Monti

Spread è un termine anglosassone utilizzato in borsa per indicare la liquidità di un mercato finanziario, praticamente può essere inteso come la differenza tra il tasso di rendimento di un’obbligazione e quello di un altro titolo preso a riferimento come nel caso dell’Italia i BTP che vengono contrapposti ai BUND (titoli di Stato tedeschi), il tutto determinato dai mercati azionari su base giornaliera.

In parole ancora più semplici possiamo dire che più le agenzie di rating abbassano l’affidabilità di un Paese, più aumenta lo spread che non è altro che il tasso in percentuale che occorre all’investitore per assicurare il suo credito, laddove qualora non lo assicurasse guadagnerebbe la percentuale per il prestito dei soldi ad uno Stato più i soldi che ha dichiarato essergli serviti per assicurare il suo credito.

Tale assicurazione chiamata CDS (Credit Default Swap), spesso è stata disattesa e gli speculatori ci hanno lautamente guadagnato e più è elevato lo spread, maggiore sarà il guadagno dell’investitore.

In questo momento storico, contrariamente a quanto molti possano pensare, il tasso d’interesse a cui i BTP a 10 anni vengono offerti sui mercati è molto più conveniente per chi intende speculare, perché l’interesse è dettato dal rischio di un titolo e per l’Italia il mercato in contro tendenza, sempre che non si tratti di fondi pensionistici americani, ma per chi ha interesse a guadagnare e rischiare, offre un rendimento assai interessante.

Con la manovra finanziaria approntata dal Governo italiano, la bocciatura europea e la caparbietà tutta italiana a non voler rivedere le posizioni assistenzialiste che non portano ad una sferzata economica per la ripresa ma una semplice partita di giro, il rendimento è soggetto a fluttuazioni non prevedibili se non al ribasso con l’aumento dello spread e l’aumento del rischio e quindi della percentuale di rendimento sui BTP pur di poterli piazzare sui mercati.

Lo spread italiano è aumentato vertiginosamente con le varie contrapposizioni tra i vice premier ed i commissari europei che a borse aperte giocavano a botta e risposta mettendo in moto un allarmismo negli investitori che conduceva alla vendita dei titoli di Stato italiani con relativo aumento dello spread ed incremento del tasso percentile di rendimento.

La tempesta perfetta che sta per scatenarsi e l’allarmismo dimostrato anche al ministro delle finanze italiane da parte dell’EcoFin mette in luce platealmente come il debito sovrano non sia legato solamente al singolo Paese ma sia parte di un progetto a più ampio respiro, che rischia il coinvolgimento degli altri Stati dell’Unione Europea.

Spread è in definitiva, la differenza esistente tra due titoli di Stato dove viene preso come titolo base quello maggiormente affidabile per stabilità e forza finanziaria che nel caso europeo è il Bund tedesco (Germania con valutazione del rating in AAA) ed il titolo che si vuole esaminare e valutare economicamente che per l’Italia è il BTP e per entrambi i titoli si prendono come riferimento quelli a più lunga scadenza e cioè i decennali, che danno uno specchio della stabilità e solidità delle economie di un Paese.

Ora che abbiamo una visione più chiara di cosa è lo “Spread”, possiamo anche iniziare a comprendere il motivo per cui esiste la differenza espressa in percentile quando vengono proposti i titoli di Stato e cioè più alto è il rischio e maggiore sarà la percentuale offerta a lunga scadenza sui titoli di uno Stato.

Il rapporto tra lo spread ed i conti pubblici di uno Stato NON è finemente e strettamente legato, in quanto lo spread potrebbe salire ed i costi sul debito abbassarsi, tutto è determinato dal rendimento dei titoli di Stato presi come riferimento che più sono solidi e più il percentile è basso, quindi il titolo di Stato con lo spread più elevato offre a questo punto una controversa convenienza maggiore anche con una stabilità di rischio superiore e vice versa.

Per l’Italia esiste un debito pubblico accertato a circa 2300 miliardi di euro e tale debito è per lo più determinato dai titoli di Stato che di volta in volta con scadenza decennale, porteranno a chi li ha acquistati un interesse sull’investimento.

Tenendo presente che il risparmio degli italiani ammonta a più del doppio del debito pubblico contratto, gli investitori hanno la quasi certezza che lo Stato italiano onorerà il suo debito dando rassicurazioni ai mercati sulla convenienza di acquisto.

Ultimamente si è tornato a parlare di spread italiano in quanto il nuovo Governo che si è insediato in questo Stato europeo, ha iniziato quasi subito a non voler proseguire al risanamento dell’economia ma ha fatto subito percepire ai mercati con vari proclami, che avrebbe fatto più deficit (debito) mettendo a rischio le finanze italiane e di tutti i suoi cittadini, nascondendosi dietro quella che definisce la “manovra del popolo” quando è perfettamente al corrente della situazione industriale del proprio Stato, dell’inadeguatezza delle proprie infrastrutture ormai ridotte al lumicino e della mancanza di una seria offerta di posti di lavoro.

Un illustre personalità salvò, per quanto ad oggi non se ne vogliano riconoscere i meriti, l’Italia dal default che molti politici di parte definirono “Tempesta Perfetta” causa della caduta di un Governo, non ricordandosi però che quando furono toccate al ribasso in borsa alcune importanti aziende, il loro Primo Ministro rassegnò le dimissioni per colpa di un grande complesso industriale al quale era legato ed una legge sul conflitto di interesse non del tutto blindata.

Lo spread aveva raggiunto e superato quota 500, l’Italia era entrata in recessione e non aleggiava ma era già stato preannunciato l’arrivo della Troika che avrebbe dovuto risanare i bilanci dello Stato italiano, quando apparve dal nulla una personalità tenuta in altissima considerazione dai vertici europei che prima fu nominato Senatore della Repubblica Italiana e poi prese in mano le redini del Governo italiano riportando con molta fatica i bilanci ad una situazione accettabile per riacquistare la fiducia degli investitori: il Prof. Mario Monti.

E’ ovvio che per risanare un bilancio destinato all’evaporazione dovette fare delle manovre finanziarie molto dure e spesso criticabili, ma proprio grazie alle sue profonde conoscenze professionali, riuscì ad evitare la catastrofe che ad oggi in molti dicono orchestrata da altri Stati.

Nelle ultime interviste che ha rilasciato quest’alta personalità, ha detto chiaramente che con la manovra assistenzialista e non di crescita anche eventualmente data da una detassazione per le imprese, da una sburocratizzazione del sistema italiano, da un deficit che l’Unione Europea avrebbe anche potuto accettare se orientato ad un tentativo di crescita e sferzata verso i mercati favorendo la nascita e l’ingresso di altre imprese che creano occupazione, l’Italia rischia con l’elevato spread, di tornare ad una pericolosissima recessione dove il suo salvataggio è già stato palesemente annunciato con il prendere soldi dai conti correnti e dai beni degli italiani dandogli in contro partita a quel punto, dei Titoli di Stato ad altissimo rischio in quanto le agenzie di rating definirebbero la stabilità economica italiana a livello di Titoli spazzatura e quindi rilasciando inutili pezzi di carta in contro partita.

Molte testate politicizzate hanno ovviamente attaccato le dichiarazioni di quest’illustre persona cercando di buttare ancora una volta fumo negli occhi dei cittadini italiani ma non pensando che l’eventuale arrivo della Troika metterebbe in ginocchio il Paese al pari della Grecia e del Portogallo, dove quest’ultimo con il silenzio di tutti ha visto il volatilizzarsi della propria flebile economia e la vaporizzazione dell’80% delle proprie imprese.

L’affermazione del Prof. Mario Monti è stata dettata dal pericolo incombente per le tasche degli italiani dove, qualora il Governo italiano bi-partitico, rendendosi conto di non riuscire a soddisfare il reperimento di soldi sul mercato nella percentuale necessaria al mantenimento di promesse elettorali degne solo di un libro delle favole, sicuramente anche a seguito delle dichiarazioni già pubblicamente rilasciate da uno dei due vice-premier, farebbe ricorso ai risparmi degli italiani e l’unica strada percorribile grazie soprattutto alla tanto cattiva Europa, è l’apertura di conti correnti in Paesi europei permessa proprio dalle leggi in vigore.

Riguardo l’uscita dall’Euro, paventata in tempi ante Governo dai due partiti di maggioranza, il Prof. Mario Monti si dice preoccupato dallo scenario che potrebbe avverarsi con l’uscita dell’Italia dall’Euro, dove il Governo visto l’impennarsi dello spread, potrebbe impedire con leggi anti europee e totalitaristiche l’uscita dei capitali per poi poterli utilizzare per la sua sopravvivenza.

Spread - Mario Monti - Back Finanza

Economia britannica e Patrimoniale italiana

Economia britannica e patrimoniale italiana sono due modi diversi per due diversi Paesi di prepararsi ad uno scontro con l’Unione Europea, dove il primo potrebbe determinare una contrazione qualora la Gran Bretagna lasci l’Unione Europea senza un’intesa, determinando una crisi finanziaria preannunciata da molti economisti e dal Fondo Monetario Internazionale.

Economia Britannica e Patrimoniale italiana

L’economia britannica, ha una previsione di crescita tra il 2018 ed il 2019 pari all’1,5% in caso di mancato accordo e dell’1,7% qualora con un’altro referendum si elimini l’utilizzo dell’arma finanziaria del BrExit che ad oggi la maggioranza dei cittadini britannici non vorrebbe.

Ecco che quel 2% di contrazione sulla crescita prevista, potrebbe determinare una perdita finanziaria di svariati miliardi di Euro con possibili scenari drammatici che si ripercuoterebbero sul libero commercio e sulle relazioni con gli altri Paesi europei che non sarebbero immuni dal contraccolpo sulle loro economie.

Dall’annuncio del BrExit, l’economia britannica ha subito un’iniziale battuta d’arresto per poi riprendersi nel corso delle trattative con gli esponenti europei, determinando uno dei più ottimistici obbiettivi di crescita che un Governo si potesse aspettare.

Potrebbe sembrare un misterioso contro senso, ma l’avvicinarsi della BrExit e le svolte dovute alla sagace imperturbabile diplomazia inglese del Primo Ministro britannico Theresa May, hanno determinato questa miracolosa ripresa dell’economia britannica, consentendo al Paese di ritornare a correre e crescere, permettendo al Regno Unito di tornare ad essere la quinta potenza economica mondiale che non ha mai pensato, nemmeno nei momenti difficili, ad una patrimoniale all’italiana.

Cosa diversa sta purtroppo accadendo per l’Italia che, con il suo altalenare delle borse e dello spread determinato un po’ per gli annunci a borse aperte del Presidente della B.C.E, un po’ per le minacce del commissario europeo Moscovici e del Presidente Juncker che sono arrivati al punto di bocciare una manovra finanziaria non ancora scritta, un pò per gli scontri con i Vice Premier italiani, e molto a causa di una manovra assistenzialista che comporterà un importante deficit ed un importo stanziato per la crescita inferiore alle aspettative dei mercati.

La Germania, per voce del più importante economista della Bundesbank, ha ipotizzato che la soluzione per lo spaventoso debito pubblico italiano potrebbe essere risolta senza ricorrere al Fondo Salva Stati ma attingendo alle ricchezze degli italiani stessi con una patrimoniale italiana, dimezzando il debito pubblico con un prelievo forzoso camuffato da investimento forzoso pari al 20%, che darebbe in cambio Titoli di Stato a bassissimo tasso d’interesse, contrariamente a ciò che sta avvenendo per l’economia britannica.

Lo spettro di una patrimoniale sull’Italia ha cominciato a scuotere i mercati e gli italiani stessi, generando una preoccupazione più che normale, dettata anche da un Governo che non ritiene di dover trattare con l’Unione Europea per migliorare la manovra economica messa in campo.

L’OCSE ha fatto presente che in Italia esiste un aumentare della concentrazione di ricchezza ed una diseguaglianza sociale che si va accentuando sempre di più e che si è acuita in questi ultimi dieci anni di crisi.

La tassazione sui redditi italiani è una delle più alte mentre le tasse di successione sono tra le più basse d’Europa e spesso è stato proposto di elevarne la percentuale per favorire un maggior gettito allo Stato italiano.

Quanto relazionato dall’OCSE ha suscitato l’interesse generale dei mass media che ne hanno messo ben in evidenza le argomentazioni sulla possibilità di una patrimoniale italiana per poi vederne offuscata l’informazione a causa dalle vicende politiche italiane che hanno fatto di tutto per vanificarne l’avviso contrariamente a quanto fatto dal Governo britannico che ha messo il vento in poppa all’economia britannica.

La contrarietà delle varie associazioni degli industriali ha preso forma rammentando che esistono già forme di mini patrimoniale quali la IMU, Tasi, il bollo sui conti correnti e sui titoli che non possono essere certamente rapportati agli interessi di mercato.

Ma su un punto sia la Germania che l’OCSE hanno trovato gioco facile, e cioè sui soldi presenti nei conti correnti e nei risparmi finanziari dove, a differenza del mercato immobiliare italiano che oltre ad aver subito una forte contrazione ha visto la svendita di una grosse percentuali di immobili, i conti correnti hanno visto l’incremento del risparmio di chi li detiene.

Le associazioni a tutela degli italiani hanno iniziato a preoccuparsi pensando che in un futuro molto prossimo vedremo la reintroduzione dell’Imu, l’aumento delle imposte di bollo sui conti titoli e la preoccupazione che le banche inizino a scontare il rischio di aumento per evitare di ritrovarsi bloccate dalla possibilità di una patrimoniale italiana.

Che il rischio sia reale è sotto gli occhi di tutti, che il Fondo Monetario Internazionale abbia anche lui pensato ad una patrimoniale come soluzione ideale per sanare una parte del debito pubblico italiano è sintomo di un’idea che veleggia nelle menti di molti, che la volatilità dei mercati possa tornare alta fino a spingersi a livelli allarmanti è ormai cosa accertata, ma che i Governi italiani che si sono succeduti in questi ultimi quindici anni ed abbiano parlato troppo spesso della forte propensione al risparmio dei propri cittadini è anche questa cosa accertata ed allarmante.

Back Finanza - Patrimoniale - Patrimoniale Italiana

Patrimoniale e AIRE

Patrimoniale e AIRE, ecco i dilemma che ultimamente sta balenando nella mente di molti italiani che nemmeno troppo sommessamente iniziano a parlarne e si stanno organizzando per espatriare all’estero dismettendo i loro beni locali in Italia

Patrimoniale - AIRE

La nuova legge di bilancio sta costringendo il Governo italiano ad una presa di coscienza ed al sollevarsi della verità e cioè che i soldi per effettuare la manovra finanziaria promessa durante la campagna elettorale non ci sono.

Il ponte Morandi di Genova ne è fulgido esempio costringendo il Governo ad un’ammissione silenziosa con un’aumento probabile sui carburanti per finanziarne parte della realizzazione e si scopre grazie alle indiscrezioni trapelate dal Vice Ministro dell’Economia italiano, che a seguito dell’elevazione del valore dello spread, al fatto che una parte degli assets previsti si è volatilizzata con un maggior costo per i tassi d’interesse, con i BTP a scadenza per il prossimo anno, si stia pensando ad una patrimoniale che colpirà tutte le famiglie che posseggono locali, abitazioni e seconde case dando una mazzata fiscale anche alle buste paga e conti correnti bancari degli italiani con le imposte e le addizionali locali.

Moltissimi Comuni italiani potrebbero rivedere le proprie imposte applicando maggiorazioni sull’aliquota IMU sulle seconde case, applicando maggiorazioni sull’IMU prima casa, sulla Tasi, sulle addizionali IRPEF e chissà quali altri balzelli verranno applicati per far cassa.

Una patrimoniale in tutta regola che sta per abbattersi sull’economia delle famiglie che posseggono qualcosa, ma non è tutto, in quanto l’Italia prosegue la sua corsa convinta di non dover cambiare una virgola alla manovra economica e pronta ad andare a sbattere contro l’Unione Europea con nefaste conseguenze già annunciate.

In molti italiani già iniziano a domandarsi a cosa serva e se convenga rimanere in un Paese destinato ad una deriva finanziaria pre-annunciata, alla possibilità di perdere i propri capitali ed i propri beni solo per il gusto di scoprire come andrà a finire ed accettando il rischio di una patrimoniale ?

Spesso ai nostri consulenti si trovano davanti cittadini italiani preoccupati per la pre-annunciata patrimoniale e gli viene posta la domanda se è veramente necessario iscriversi all’AIRE (Anagrafe Italiana Residenti all’Estero) o se si può evitare e quali possono essere le conseguenze legali.

Non è facile rispondere a questa domanda quando esistono delle leggi chiare che impongono l’iscrizione a tale anagrafe se il cittadino italiano vive stabilmente da oltre 12 mesi fuori dal territorio italiano, ma bisogna anche sapere a cosa si va incontro se ci si iscrive, perché vengono solo detti i benefici di tale iscrizione ma, nessuno parla di ciò che effettivamente accade.

Da evitare ovviamente la falsa iscrizione di comodo, in quanto le forze di polizia, i consolati ed ambasciate scopriranno facilmente se un individuo vive effettivamente e stabilmente in un altro Paese o se dichiara di essersi trasferito e poi con vari escamotage è rientrato in Italia.

I punti a favore con l’iscrizione all’AIRE sono:

  • La possibilità di ottenere il rilascio o il rinnovo di documenti di identità e viaggio nonché eventuali certificazioni

  • rinnovare la patente di guida solo nei Paese extra UE

  • Il diritto al voto

Gli svantaggi di cui nessuno parla ma che sono importanti soprattutto per chi necessità di assistenza sanitaria, è che bisogna farsi rilasciare prima della partenza dall’ASL di appartenenza il modello “S1”

Si dovranno comunque pagare le tasse in Italia ed un’eventuale patrimoniale sui propri assets e si può, a seconda dei casi, perdere l’assistenza sanitaria nazionale ma si avrà anche come vantaggio il rimborso dell’IVA sulle merci acquistate nel proprio Paese.

Per l’assistenza sanitaria dedicata ai cittadini di nazionalità italiana AIRE, essere coscienti che non bisogna preoccuparsi se si è pensionati o lavoratori inviati dalla propria azienda perché prosegue normalmente se si risiede in un Paese dell’U.E. e si ha diritto a rimborso di quanto anticipato se la residenza è extra U.E.

Qualora il cittadino italiano sia un espatriato imprenditore o persona che si è allontanata volontariamente dal territorio italiano ma non appartenga alle due categorie sopra citate, il diritto all’assistenza sanitaria viene completamente a mancare e sarà necessario organizzarsi con assicurazioni private come avviene negli Stati Uniti d’America ed in tanti altri Paesi.

Rimane fermo il fatto che per tutte le categorie di cittadini residenti all’estero, qualora dovessero rientrare in Italia, potranno ricevere l’assistenza sanitaria gratuita anche se limitata alle prestazioni ospedaliere con cure non superiori ai 90 giorni.

I motivi per cui molti italiani non si iscrivono all’AIRE è dettata dalla paura del settore fiscale, che lo spettro di una patrimoniale possa colpire anche loro e cioè che pur non vivendo più in Italia stabilmente dovrebbe impedire il pagamento delle tasse nel Paese che si è lasciato e non in quello di nuova residenza, ma sappiamo bene che l’osso delle tasse è difficile da mollare e spesso lo Stato Italiano cerca di invertire l’onere della prova deducendo che sia una falsa residenza o residenza di comodo.

Unica soluzione in questi casi ?

Non è non iscrivendosi all’AIRE che si può sfuggire al fisco italiano, ma oltre alla richiesta di residenza nel Paese dove abbiamo deciso di vivere, conviene fare la richiesta di cittadinanza al cui ottenimento, avremo la possibilità di decidere seppur dolorosamente, rinunciare alla cittadinanza italiana e quindi uscire completamente dai radar del fisco italiano o accettare di provare, anche se non facilmente, che siamo espatriati per lavoro o perché non intendevamo più vivere in Italia.

Gli iscritti all’AIRE sono tenuti a pagare l’IRPEF e le tasse Comunali e Regionali se posseggono in Italia redditi in denaro o proventi da terreni o fabbricati, dividendi, rendite, lavoro dipendente o indipendente oppure se si percepisce la pensione e comunque solo nel caso che tali redditi siano stati prodotti in Italia subendo anche un’eventuale patrimoniale.

Per chi ha una famiglia con figli in età scolare, la situazione si complica in quanto la mancata iscrizione all’AIRE dei figli minori è reato perseguibile d’ufficio perché NON viene meno l’obbligo all’istruzione elementare dei minori.

Ecco il motivo, come dicevamo prima, per cui molti italiani hanno scelto non solo di trasferirsi stabilmente con regolare richiesta di residenza, ma hanno anche acquisito la nuova cittadinanza iniziando a pensare se rinunciare a quella di nascita lasciandosi alle spalle qualsiasi patrimoniale il Governo italiano intenda applicare.

Back Finanza

Sogno Europeo

Sogno Europeo, il sogno fatto da tanti banchieri senza aver avuto l’arguzia di rendere un’Unione Europea unita politicamente in maniera forte e stabile prendendo esempio dagli Stati Uniti d’America si sta infrangendo e si scioglie giorno dopo giorno come neve al sole mettendo a rischio il futuro economico finanziario degli Stati membri che la compongono

Sogno Europeo - Unione Europea

Contrariamente a ciò che in molti pensavano ed in pochi auspicavano, le agenzie di rating hanno premiato gli sforzi che un Governo serio sta compiendo nel Regno Unito per portare fuori la Gran Bretagna dall’Unione Europea cercando di ridurre i danni ed assorbendo le bordate dei mercati che fortunatamente sostengono questo grande Paese.

L’ agenzia di rating Fitch, confermando il rating in AA per il Regno Unito e le sue floride aziende ma imponendo solo un outlook negativo, ha formalmente fatto comprendere che questa fiera nazione ha una solidità finanziaria data soprattutto dal non aver mai aderito alla moneta unica: “l’EURO” ed aver mantenuto la Sterlina (GBP) che viene sostenuta dalla Banca d’Inghilterra.

La speculazione aleggia comunque sullo Stato britannico pur non riuscendo ancora a prender forma, forte del fatto che se entro il 29 marzo 2018 non si dovesse ratificare un’accordo con l’Unione Europea e si arrivasse al “NO DEAL”, pur cercando di incunearsi in una finanza solida, difficilmente potrà riuscire a disgregare il sogno europeo degli altri Stati membri.

A seguito del “NO DEAL”, si potrebbero creare le condizioni per una disgregazione del sistema dogane, del commercio e quindi del libero scambio ed un reflusso sulle attività economiche che sono peraltro molto solide.

Il Regno Unito, forte dell’appoggio dell’alleato storico americano, metterebbe in seria difficoltà l’Unione Europea colpita ad oggi anche da una possibile uscita della Grecia che per riprendersi e sopravvivere potrebbe scegliere questa strada dopo aver superato la Troika ed essere stata spremuta come un limone, ed una auspicata uscita dell’Italia che non accetterebbe mai le condizioni che furono imposte ai greci.

Il Governo italiano, dal suo canto, con la manovra presentata per il 2019 – 2020 – 2021, orientata più all’assistenzialismo che agli investimenti, sta incontrando forti resistenze e bocciature certe che lo porteranno ad uno scontro frontale con l’Unione Europea.

L’auspicato appoggio dei Paesi di Visegrad non avvenuto in fase di presentazione della manovra finanziaria non è certo di buon auspicio per l’Italia e per il sogno europeo che si potrebbe trovare stretta tra sanzioni e Troika che facendo schizzare lo spread oltre la quota 400 intaccherebbe i risparmi degli italiani arrivando ad un rischio certo del default e potrerebbe condurre il Governo italiano alla capitolazione su scelte finanziariamente non in linea con gli investimenti e l’abbattimento dell’IRES alle imprese che determinerebbe un’immediata ripresa industriale.

Fortuna ha voluto che dopo il declassamento dell’agenzia di rating Moody’s, le previsioni economico finanziarie per l’Italia ad opera di Standard & Poor’s sia stato solo rivolto ad un outlook negativo che non compromette la stabilità economica italiana non penalizzando il Paese con la classificazione di titoli “Junk”, titoli spazzatura.

La solvibilità dell’Italia è dettata anche da un’enorme avanzo primario di cui gode lo Stato, grazie anche all’abitudine di risparmio dei cittadini italiani che con i loro conti correnti ed i loro investimenti finanziari, superano del doppio il debito pubblico del Bel Paese.

La solvibilità e la solidità dei cittadini italiani non deve essere lo status ed il fronte di scontro con l’Unione Europea in quanto proprio i cittadini italiani potrebbero vedersi volatilizzare parte dei propri risparmi per ricapitalizzare l’Italia e riportare a zero il debito pubblico.

La manovra varata dal Governo italiano, al momento, pesa sulla competitività e sulla crescita che sta erodendo giorno dopo giorno la fiducia degli investitori e presto potrebbe intaccare l’accesso al credito delle banche mettendo in crisi i comparti industriali e gravando anche sui cittadini italiani in costi delle operazioni bancarie e maggiori tassi d’interesse che alla lunga potrebbe infrangere il sogno europeo.

La manovra economica keynesiana non è conforme allo standard che ci si sarebbe aspettati in quanto avrebbe dovuto spingere sugli investimenti per poi rivolgersi anche alla classe debole del Paese, mentre è stata orientata per un 80% agli aiuti economici verso i deboli e ad un 20% verso un principio di investimenti.

La solidità delle banche italiane non è certo messa in discussione ma, contrariamente a quanto accade per la Gran Bretagna, l’Italia non gode più dell’appoggio della Banca d’Italia e non può più batter moneta sovrana per sostenere l’economia rendendo probabile un’ulteriore ricapitalizzazione bancaria per sostenere uno spread che sta erodendo il valore dei BTP incamerati nei forzieri delle banche stesse.

La volatilità dei mercati, provocata soprattutto dalle tensioni e dai toni esacerbati che sono scaturiti tra l’Italia è l’Unione Europea sulla legge di bilancio, dovranno per forza abbassarsi e dissolversi per non arrivare al disgregamento dell’Unione Europea stessa o all’uscita dell’Italia che nessuno si auspica in quanto dopo l’uscita dell’Inghilterra scatenerebbe una tempesta finanziaria non facilmente controllabile.

Sogno Europeo - Back Finanza

Aprire un conto bancario estero

Aprire un conto bancario estero è un’operazione perfettamente legale sia per la legislazione italiana che per quella europea ma deve essere svolta con la massima trasparenza e sotto l’esperta guida di un consulente finanziario.

aprire un conto bancario estero - conto bancario - conto bancario estero

L’ausilio di un professionista è utile per non incorrere in problematiche sempre in agguato ed essere agevolati dalle normative di legge che proteggono le operazioni economiche bancarie tra Stati.

Inutile è dire che aprire un conto bancario estero non esime dal dichiarare la propria redditualità ed i propri conti correnti esteri al fisco, ma anzi, è la possibilità per tutelare i capitali diversificandoli dalle banche dello Stato di appartenenza dove spesso, a causa di periodi storici particolari, potrebbero essere a rischio.

La decisione di aprire un conto bancario estero può essere vantaggiosa nel momento in cui si hanno timori sulla solidità del sistema finanziario del proprio Stato e può portare a scelte diverse che possano garantirci anche una maggior redditività diminuendo il rischio, come l’aprire una società all’estero che operi realmente a livello internazionale, investire una parte dei capitali in fondi di investimento, il costo delle operazioni bancarie nettamente più basse ed una maggior possibilità di investimenti esteri ricordandoci che il profitto non è un reato ma un vantaggio per chi lo realizza.

Nell’Unione Europea, tutti i cittadini di uno Stato membro hanno il diritto di aprire un conto bancario, a parte qualche eccezione come la Gran Bretagna che ha dato una forte stretta a questa pratica consentendone l’apertura solo ai cittadini residenti.

Il trasferimento delle somme deve sempre avvenire seguendo l’iter bancario in modo da consentire la massima trasparenza e tracciabilità ma soprattutto, rispettando le normative legali che tuteleranno i capitali per rispettare l’inoppugnabilità di evasione fiscale o di fondi di dubbia provenienza.

Nel momento in cui viene effettuata l’operazione di aprire un conto bancario estero, a prescindere dalla rilevanza del capitale versato, avremo comunque l’obbligo in fase di dichiarazione dei redditi, di far compilare ad un commercialista o compilare noi stessi i conti correnti esteri e nel caso di cittadini italiani, il quadro RW riquadro PF dichiarando la giacenza media dell’anno, lo Stato di appartenenza dell’agenzia bancaria ed il nome dell’Istituzione bancaria dove sono depositati i capitali, eventualmente per rendere la cosa ancora più trasparente, potremo tranquillamente dichiarare le coordinate bancarie (tanto nessuno potrà prelevare nulla) e non dovremo dimenticarci di versare la tassa di Euro 34,20 per ogni conto bancario detenuto, dovuta allo Stato Italiano se siamo cittadini residenti in Italia.

Tutte le operazioni di scelta bancaria, di eventuali investimenti e di apertura di un conto bancario estero, se realizzate da un professionista in maniera corretta, consentiranno il rispetto della massima legalità adattandosi meglio alle esigenze reali del cliente.

I funzionari della SHADOIT BUSINESS CONSULTANCY LTD, possono aiutarvi nelle varie operazioni iniziando da una seria ed approfondita consulenza per essere sicuri che l’esigenza di aprire un conto bancario estero e/o eventuali investimenti, derivino effettivamente da una riflessione serena e certa che consenta un valore aggiunto all’investimento del cliente per proteggere i risparmi bancari ed i beni del cliente.

Aprire un conto bancario estero è conveniente anche per quanto riguarda l’Italia che in questo momento storico sta attraversando un periodo difficile.

Se cerchiamo su internet, troveremo anche filmati del vice premier italiano Salvini e dell’economista del suo partito Borghi, che dicono apertamente che se dovessimo abbandonare l’Euro per il ritorno alla moneta sovrana la cosa dovrebbe essere tenuta segreta fino all’ultimo istante e ciò vorrebbe dire che un venerdì gli italiani andranno a dormire con l’Euro e si risveglieranno con il conto congelato per 30 giorni e solo in seguito si renderanno conto che i propri risparmi sono stati convertiti in Lire e per di più svalutati di un quarto e cioè il valore del proprio patrimonio si ridurrebbe dal 50% al 25%, uno scenario Argentino se non Venezuelano.

Fortunatamente lo scenario apocalittico italiano molti lo possono scongiurare aprendo conti bancari regolari all’estero e spostando i propri patrimoni legalmente, attenendosi alle leggi in vigore nel proprio Stato.

L’uscita dall’Euro per un Paese fondatore come l’Italia sarebbe un’apocalisse che è stata già presa in considerazione dalla Banca Centrale Europea che nei 30 giorni, aggredirebbe i risparmi degli italiani, senza che il Governo possa fare niente se non proclami che cadrebbero nel vuoto, per riprendersi il valore del debito pubblico acquistato dall’Istituto Bancario Centrale con il quantitative easing.

conto bancario estero

Aprire un conto bancario estero è comunque una buona prospettiva per i propri risparmi, sapendo che lo si può amministrare con l’Home Banking (internet Banking), si possono quindi fare tutti i bonifici che necessitano ed utilizzare il proprio denaro per mezzo di Debit Card (Carte di Credito Ricaricabili) avendo anche la possibilità di eventuali investimenti flash che solitamente con la burocrazia delle proprie banche viene impedita.

L’uscita dall’Euro coinvolgerebbe uno scenario disastroso per l’Italia, contrariamente a quanto accadrà alla Gran Bretagna che avendo sempre mantenuto una propria moneta GBP (Great British Pound) ed una sua Banca Centrale (Banca d’Inghilterra) che eviterà con il BREXIT la svalutazione delle abitazioni (immobili), la svalutazione in borsa delle proprie aziende ed altri disastri economici finanziari a cui altri Paesi andrebbero incontro.

Con il declassamento da parte delle agenzie di rating del debito pubblico italiano si avvicina lo spettro del default per alcuni istituti finanziari italiani di cui, ovviamente, risulta un terno al lotto indovinare chi sarà il primo ed i risparmi degli italiani sarebbero a forte rischio.

Al giorno d’oggi la sicurezza degli investimenti per un mercato finanziario sempre in fibrillazione diventa necessaria e necessario è capire come rendere sicuro e protetto il proprio patrimonio.

Contrariamente a ciò che avviene per altri Paesi anche extra U.E., l’Italia ha una scarsa cultura finanziaria ed i suoi cittadini, dopo tanti annunci avvenuti nell’ultimo ventennio ad opera dei Governi che si sono succeduti, hanno disimparato le elementari normative vigenti sia a livello internazionale, ma soprattutto vigenti nell’Unione Europea e dell’Italia stessa avendo oramai la paura di aprire un conto bancario estero e domandandosi della perfetta legalità laddove ribadiamo da sempre che è una cosa perfettamente legittima e non ci sono limiti o preclusioni se fatta alla luce del sole e soprattutto sotto l’attenta guida di un funzionario esperto in politiche bancarie ed internazionali.

Aprire un conto bancario estero è un valido strumento per sentirsi garantiti in caso di default e perdita di valore dei BTP italiani mettendo al sicuro i propri risparmi avvantaggiandosi anche di una migliore redditività, minori spese ed eventuali investimenti in valuta.

Una cosa a cui spesso non si pensa, è che il costituire una società inglese ed il trasferire i propri averi come fondo societario è un’operazione perfettamente lecita ed anzi, lo si può considerare un’ottimo investimento in periodi in cui i fondi personali possono essere aggrediti o da crisi finanziarie o da eventuali pignoramenti o da strane tassazioni o fallimenti bancari che potrebbero portare al dissesto finanziario e, la diversificazione su diversi Istituti Finanziari che aprono il conto corrente bancario estero ad una società, sono cosa normale e perfettamente legale, dividendo i fondi in banche poste in diversi Stati in modo da avere il massimo della tranquillità.

E’ normale che possano avvenire possibili controlli, ma nel tal caso, basta aver conservato con cura tutta la documentazione che consenta di dimostrare la liceità delle varie operazioni svolte in tutta regolarità e trasparenza e nessuno potrà trovare da obiettare nulla.

Per chi invece vuole operare personalmente non importandosi di costituire società, siamo sempre a ricordare l’evasione dell’IVAFE e cioè l’imposta patrimoniale da pagare per le attività finanziarie detenute in Paesi esteri con la semplice dichiarazione e pagamento fisso pari ad oggi, a € 34,20 che costituisce una somma accettabilissima per chiunque e che mette al riparo da eventuali ritorsioni fiscali.

Aprire un conto corrente estero serve a mettersi al sicuro da un rischio bancario del proprio Paese e non a trasferire illegalmente i propri soldi o generare fondi neri, non bisogna mai farsi incantare da fantastiche promesse che nessuno potrà mai mantenere, lo scopo di un conto bancario estero deve essere solo per investimento e protezione del proprio patrimonio.

Tutta l’operatività bancaria viene effettuata con l’Internet Banking o meglio, quello che molti conoscono come Home-Banking, con una carta di debito (carta di credito ricaricabile) con costi che sono di gran lunga inferiori a quelli praticati solitamente nelle banche del proprio Paese e con la semplicità di gestione di un comune conto bancario, oltre che spesso, poterlo amministrare dal proprio cellulare.

Purtroppo in questo periodo di economia al ribasso, un creditore potrebbe voler pignorare il saldo attivo di un debitore e potrebbe farlo anche nel caso in cui il debitore abbia un conto bancario estero, ma nulla toglie al debitore di investire nei fondi di una società offshore o estero-europea o investire in una società LLC americana rendendo di fatto inattaccabile il patrimonio, tanto più che i conti correnti extra U.E. rendono l’operazione di recupero quasi impossibile.

La SHADOIT BUSINESS CONSULTANCY LTD conta sull’elevata professionalità dei propri consulenti e sull’appoggio di società partner finanziarie di provata, lunghissima e privilegiata esperienza, che potranno aiutarvi nel risolvere i vostri problemi, basterà solo CONTATTARCI

Back Finanza

Spread a 400 per Italia

Spread a 400 per l’Italia, ecco qual’è il rischio per un Paese messo sotto stress dai mercati finanziari a causa del vociferare continuo su una manovra economica pericolosa che il Governo vorrebbe mettere in atto giocando contro il pareggio di bilancio garantito nel passato dai precedenti governi

Spread - spread a 400

Giorno dopo giorno, contro tutti i consigli elargiti dall’Europa che, non ha alcun interesse nell’eventuale caduta dell’Italia con un debito pubblico spaventoso di circa 2300 miliardi di euro, consigli dettati dall’evitare il trascinamento nel baratro di altri Stati membri, si sta consumando una deriva finanziaria allarmante che sta bruciando decine di miliardi.

L’impasse del Governo italiano sul “reddito di cittadinanza”, dove non può essere considerato un vero investimento ma bensì un modo lodevole per cercare di dare una speranza a milioni di cittadini italiani caduti in povertà a causa della chiusura di tantissime aziende, ha portato il Ministro delle Finanze Tria a dover scegliere se scontrarsi con i mercati e l’Unione Europea o guardare alla povertà di una parte del suo popolo cercando di dargli una possibilità di sostentamento.

Ciò che sta scatenando i mercati finanziari con relativo innalzamento dello spread, è il rischio di instabilità dell’Italia qualora venisse effettuata una manovra con un deficit al 2,4% se non superiore, che determinerebbe un’immediato innalzamento per l’Italia dello spread a 400, caratterizzando la crisi finanziaria grave, la chiusura di molte banche che non riuscirebbero a ricapitalizzare il proprio patrimonio, la chiusura di tantissime aziende con relativo impoverimento di tantissimi italiani e la venuta immediata della Troika per cercare di salvare il salvabile.

La speranza dei più importanti manager e delle banche stesse, è che il Governo decida di essere più costruttivo ed attento, decidendo di modificare il D.E.F. (Documento di Economia e Finanza) arrivando ad un compromesso accettabile che vada dallo 1,8%  fino ad un massimo del 2%, cercando di effettuare manovre veramente di investimento e non di promesse elettorali che potrebbero essere solo rimandate di qualche anno, riuscendo a portare il pareggio di bilancio a zero per poi pensare sia al “reddito di cittadinanza”, sia alla “pensione di cittadinanza” che ad una sorta di “flat tax”, non mettendo a rischio default il Bel Paese ed evitando un spread fuori controllo.

Il rischio di uno spread a 400 sarebbe la soglia critica oltre il quale le banche, che sono state fino ad ora i maggiori acquirenti dei titoli di Stato italiani, si troverebbero con indici patrimoniali sotto i livelli che la B.C.E. ha imposto già da tempo e dovrebbero obbligatoriamente ricapitalizzare il proprio capitale.

Già l’altalenare delle borse ed il sali scendi dello spread sta mettendo a rischio molti Istituti bancari che hanno iniziato ad intaccare il proprio patrimonio, non dimenticando che verso la fine di ottobre si avranno i responsi sull’eventuale declassamento dell’Italia che, tutti gli operatori finanziari, si augurano non avvenga in quanto condurrebbe a vendite massicce di Btp Italiani soprattutto da parte di fondi americani ed al non più possibile intervento della B.C.E. che per regolamento non potrebbe più acquistare i titoli in quanto declassati a titoli spazzatura.

Back Finanza

Italia a rischio default

Italia a rischio default, è questo il pensiero che sta balenando nella mente di tutte le persone responsabili che comprendono un minimo di economia e finanza, con il Governo Italiano deciso ad aumentare il deficit e fare un bel pò di debito pubblico

Italia a rischio default - default - Italia default

La manovra del Governo Italiano non ha cercato in alcuna modo di allentare la stretta dei mercati ed esponendo l’Italia al rischio Troika, proprio come avvenne nel passato per la Grecia e come peraltro, fu evitato dal Governo Italiano a guida del tanto criticato ministro Monti.

Italia a rischio default, con una manovra economico finanziaria che aumenta il debito pubblico fino al 2,4%, in contro tendenza all’ 1,6% previsto, sta andando contro tutti i consigli che gli erano stati elargiti dall’Unione Europea, soprattutto dal Presidente della B.C.E. che essendo un’italiano, anche se super partes, aveva sempre cercato di andare incontro alle esigenze dei vari Governi Italiani che si sono succeduti negli ultimi dieci anni.

Il vice premier facente funzioni di Ministro del Lavoro e del Ministero dello Sviluppo Economico esultava dichiarando che i mercati finanziari avrebbero compreso l’importanza della scelta, senza pensare che l’Italia non sta facendo più debito per garantire maggiore occupazione e quindi sviluppare e dare uno sprint energico alla produzione industriale e facilitare le nuove imprese, ma sta semplicemente garantendo l’assistenzialismo, una pre-annunciata patrimoniale anche a discapito di chi lavora, con un qualcosa che definisce “reddito di cittadinanza” e portando l’Italia a rischio default.

Lo spettro della Troika che non spaventa gli stolti ma che ha fatto piangere i greci, è un triste presagio per il Bel Paese che con la sua amministrazione improvvisata, sta mettendo a rischio le vite di tutti i cittadini italiani.

E’ facile e sarebbe bello vivere su un divano, uscire quando si vuole, non lavorare ma, la vita ha insegnato a tutti, o lo dovrebbe aver fatto, che solo con il lavoro si possono raggiungere obiettivi importanti e duraturi nel tempo, solo con la produzione si può aumentare il PIL che tanto piace ai mercati internazionali e quindi agevolare le vendite dei Titoli di Stato dai cui proventi vengono finanziati gli stipendi della Pubblica Amministrazione italiana.

Le manovre economiche contro tendenza, l’Unione Europea le avrebbe anche accettate come ha fatto nel passato per altri Stati membri, ma è ovvio che dovrebbero essere orientate ad investimenti per una crescita seria e non per lautissime mance elettorali necessarie a rabbonire i propri concittadini per consentire l’avverarsi di un “Libro dei Sogni” realizzato durante le varie campagne elettorali.

L’abbassamento del cuneo fiscale alle imprese, una sorta di pseudo “flat tax” che per l’ordinamento costituzionale italiano deve essere obbligatoriamente con aliquote crescenti ma, che se abbassate come avrebbe voluto la parte di Governo costituente il partito dell’altro Vice Premier Salvini, avrebbe sicuramente incentivato le aziende dandogli l’ossigeno necessario per ripartire e riprendersi le quote di mercato internazionale perse durante gli oltre 10 anni di recessione a cui abbiamo assistito.

Un deficit fatto per consentire nuove Start Up e nuove Aziende nel sud Italia per dare occupazione e non per smantellarla come era nei pensieri del partito di maggioranza al Governo con l’affare ILVA, sarebbe sicuramente stato ben gradito ai mercati finanziari.

Questi sono investimenti e non l’assistenzialismo al quale vorrebbero farci assistere che chiamano altresì investimenti; noi pensiamo che il partito di maggioranza non abbia la benché minima idea di cosa siano i veri investimenti, quelli che devono fruttare nel tempo, quelli che alla lunga ti fanno guadagnare soldi e non perderli, quelli che consentono la crescita economica di un’azienda, di una famiglia, di uno Stato cercando di evitare di portare l’Italia a rischio default.

Gli italiani occupati, ma anche coloro che lo cercano, che hanno a cuore il bene del loro Paese, sperano che l’ultimo baluardo di saggezza e cioè il Presidente della Repubblica italiana, intervenga bocciando il Documento di Economia e Finanza (DEF) ancor prima che lo faccia l’Unione Europea che esporrebbe l’Italia a rischio default.

Come spesso avremo avuto modo di sentire, il BrExit del Regno Unito è stato valutato e comunque viene amministrato e gestito, cercando di garantire l’uscita della Gran Bretagna nel modo meno doloroso possibile evitando il “No DEAL” che sarebbe altresì disastroso per l’economia dell’Inghilterra.

Una manovra economica come quella pretesa dal partito di maggioranza italiano è scoraggiante per i mercati, già si vedono i segni tangibili di uno Spread che sale e delle borse in fibrillazione che vendono, laddove qualora crollassero, assisteremmo alla chiusura di moltissime banche, alla perdita economica dei conti correnti degli italiani che alla fine dovrebbero garantire l’enorme fardello del debito pubblico, alla chiusura delle aziende ed ai relativi licenziamenti che ne scaturirebbero, alla Troika che cercherebbe di salvare il Paese per evitare il contagio degli altri mercati europei ed alla fuori uscita dell’Italia dall’Unione Europea non per sua volontà, ma per volontà degli altri Stati membri portando l’Italia a rischio default quasi sicuro.

Che la Francia abbia pensato ad aumentare il suo debito pubblico a fronte di un debito economico finanziario non indifferente, è stata la scusa per generare questo Documento di Economia e Finanza disastroso, non tenendo conto che la Francia ha un PIL che vola quasi quanto quello tedesco e che l’Italia nel tempo è diventata il fanalino di coda europeo, cosa nascosta da molti giornali ma sbandierata da economisti di prestigio.

L’Italia è stata per tantissimi anni, fin dal dopo guerra, la settima potenza economica mondiale ma, ad oggi, diventa difficile poter investire nelle azioni di questo Paese con l’acquisto dei suoi titoli di Stato.

I conti correnti nelle banche italiane sono diventati a forte rischio e non è un caso che il Governo del ministro Monti impose l’apertura dei conti correnti a tutti i possessori di partita I.V.A. estendendoli a tutti coloro volessero farsi pagare un lavoro; si era garantito un’assicurazione sull’Italia a rischio default.

E’ solo questione di tempo e di buon senso che tutti ci auguriamo prevalga all’ultimo momento.

Back Finanza

BrExit No Deal

BrExit No Deal alle porte o per lo meno, la finanza ha già iniziato a fare i bagagli ed a traslocare da Londra in quanto si fa sempre più presente lo spettro del “No Deal” e cioè “Nessun Accordo”, portando alla luce tanti nodi irrisolti a partire dalla regolamentazione del commercio a finire con la libera circolazione delle persone.

BrExit No Deal - Londra - Gran Bretagna - Regno Unito

Banche di non ininfluente importanza come l’HSBC che tra l’altro negli ultimi anni avevano già dato una forte stretta all’apertura di nuovi conti correnti bancari per coloro che non risiedevano nel Regno Unito, hanno già iniziato il trasferimento di alcune succursali in Francia mettendo in difficoltà il Primo Ministro inglese Theresa May che in accordo con gli esponenti dell’Unione Europea ha concordato lo slittamento all’uscita del Regno Unito da marzo 2019 a dicembre 2020 per cercare di risolvere le divergenze che indubbiamente avrebbero determinato uno strappo con l’Europa.

Il “BrExit No Deal” produrrebbe effettivamente il rialzo nei costi delle merci vendute in Gran Bretagna a causa dei dazi e degli aumenti delle tariffe per le importazioni ed esportazioni richieste ai Paesi extra U.E. portando il Regno Unito nelle braccia dell’ Organizzazione del Commercio Mondiale.

Il ritorno all’apertura di istituti bancari britannici in Europa diverrebbe un obbligo in quanto le banche britanniche non potrebbero operare nei Paesi dell’Unione senza una presenza fisica e quest’eventualità ha già determinato l’inizio dello spostamento di alcune filiali bancarie verso il Vecchio Continente mettendo il allarme il cuore finanziario della City che già da tempo preme sul Governo Inglese per un’uscita controllata e con pieno accordo delle parti in causa.

Le borse nella City sono in fibrillazione già da qualche tempo ed un BrExit No Deal non piacerebbe alla maggior parte dei cittadini britannici che avrebbero, a questo punto, tutto il diritto di andare nuovamente a referendum per decidere se rimanere nell’Unione Europea o affrontare tutte le conseguenze che potrebbero scaturire da un mancato accordo, proprio come il rischio  default italiano a causa della proposta indecente del Documento di Economia e Finanza.

Tutti gli sforzi sono protesi per una separazione indolore ed anche da parte dell’Unione Europea ci sono tutti i presupposti perché la Gran Bretagna continui a prosperare indipendentemente dal risultato dei negoziati non arrivando a generare problemi per i cittadini britannici che si troverebbero ad affrontare costi aggiuntivi che determinerebbero un rialzo del costo della vita.

Un BrExit No Deal potrebbe quasi sicuramente portare a problematiche enormi nel settore dell’Import – Export mettendo in seria difficoltà tutte quelle aziende che fino ad oggi hanno prosperato con il mercato globale, comportando un aumento dei prezzi per gli acquisti online e ritardi a causa di controlli transfrontalieri più rigidi.

Stranamente, la patente Europea rimarrà valida nel Regno Unito, contrariamente a quella dei cittadini britannici che sarebbero costretti alla richiesta di patenti internazionali non potendo più guidare negli Stati Europei, come anche il passaporto dovrebbe essere sostituito con quello britannico.

Il nuovo referendum proposto dal primo cittadino di Londra non è un’idea tanto peregrina in quanto ad oggi, una gran parte dei cittadini britannici sembra stiano ripensando all’uscita del proprio Stato dall’Unione Europea che porterebbe problematiche a cui non pensavano si potesse arrivare, forti del fatto di non aver mai aderito alla moneta unica (Euro) ma di aver mantenuto la Sterlina ed una Banca Centrale (Banca d’Inghilterra) perfettamente in autonomia come nel passato.

Back Finanza

BrExit e i Mercati Internazionali

BrExit e i Mercati Internazionali, per il Regno Unito “non sarà come il mondo di Mad Max”, queste sono state le parole del segretario di Stato britannico David Davis rivolgendosi ai cittadini britannici

BrExit

La vita fatta di povertà e miseria a seguito del BrExit No Deal, auspicata dai tanti sostenitori di un’ Europa molto frammentata, dove ogni Stato non si sente coeso con gli altri è solo un film di fantascienza che non rispecchierà assolutamente la realtà in quanto l’economia e soprattutto la finanza del Regno Unito è molto solida e l’accentramento finanziario nella City essendosi rivolto da sempre ai mercati per le primarie contrattazioni internazionali a prescindere dall’adesione all’Europa, continuerà ad essere il fulcro economico britannico.

L’allineamento del mondo degli affari, con la separazione dall’ Unione Europea, non comporterà cambiamenti in Gran Bretagna in quanto le nuove norme saranno allineate con quelle Europee e le imprese non subiranno flessioni di mercato e non risentiranno dell’import-export nazionale a seguito del BrExit.

Le imprese britanniche, da sempre rispettate e viste come un’entità economico-finanziaria superiore alle altre imprese europee, fiore all’occhiello ed orgoglio per il Regno Unito, anche dopo il BrExit, continueranno a lavorare e ad affermarsi a livello mondiale continuando a dare lustro alla Corona Britannica con la loro serietà, tenacia e classe che da sempre le contraddistingue.

L’uscita della Gran Bretagna dal Mercato Unico non condurrà al collasso economico ed ogni previsione in tal senso ha solo l’interesse di flettere e mettere in fibrillazione i mercati per avviare l’inizio di speculazioni che cadranno senza ombra di dubbio nel vuoto, con perdite pesanti per chi le tenterà.

La fortuna della Gran Bretagna è stata nel non aderire alla moneta unica (l’ EURO) e rimanere con la sterlina, forte di una banca centrale nazionalizzata (Banca d’Inghilterra) e sganciata dalla Banca Centrale Europea, dove pur avendo una moneta altalenante ma indiscussa, non è stata mai messa in pericolo come è invece accaduto ad altri Paesi dell’area EURO.

Rimane il fatto che fino all’ultimo momento, il Regno Unito possa fare un passo indietro rinunciando al BrExit e rimanere nell’Unione Europea dando molto da riflettere al Primo Ministro perché il divario tra il rimanere e l’uscire dai Paesi dell’Unione, a seguito del democratico referendum, è stato sottile.

La proposta allettante dell’alleato atlantico americano che ha spronato per la fermezza verso il BrExit, non ha completamente convinto l’opinione pubblica britannica per quanto anche un ritorno sui propri passi potrebbe lasciare il senso di amarezza per i ricatti subiti durante le contrattazioni con l’Unione Europea.

Back Finanza

BTP e Conti Correnti

BTP e conti correnti sono da sempre legati a filo doppio in quanto con il rischio per il rating italiano di venire declassato a titoli “spazzatura” incombe prepotentemente la corsa degli investitori a vendere, peggiorando la già debole ripresa di un mercato asfittico portato addirittura a temere rendimenti sopra il 3% per la scadenza a 10 anni dando un segnale negativo ai mercati internazionali.

BTP e CONTI CORRENTI - Titoli di Stato

La crisi tanto temuta per il debito sovrano che travolgerà l’euro nel 2019 e che dovrebbe, e qui il condizionale è d’obbligo, portare la B.C.E. ad intervenire in autunno per impedire lo sfaldamento e l’uscita dalla moneta unica dell’Italia verrà determinato dall’agenzia di rating Moody’s che rivedrà il giudizio sui Titoli di Stato (BTP) a seguito dell’analisi sulla legge di Stabilità del 2019 da parte del Governo Italiano e cioè non più tardi di ottobre.

Se l’agenzia di rating Moody’s si esprimerà negativamente riguardo le opere economico-finanziarie messe in atto dal Governo Italiano, l’Italia incorrerà in una grave procedura di infrazione da parte della B.C.E. che, con le normative attuali non potrà più utilizzare il “Quantitative Easing” e cioè l’acquisto sui mercati dei BTP italiani, conducendo velocemente l’economia dell’Italia ad una paralisi totale e ad un probabile default contrariamente alla Gran Bretagna che a seguito del BrExit, continuerà a godere della fiducia dei mercati internazionali.

Ad oggi il rating espresso dall’agenzia di rating Moody’s è per l’Italia “BAA2” e cioè due punti al di sopra dei BTP “spazzatura” che, sta già innervosendo i mercati temendo un’eventuale declassamento con relativa fuga dei fondi di investimento e mettendo a rischio anche i conti correnti e quindi i risparmi degli italiani in quanto molti grandi istituti bancari hanno in pancia innumerevoli Titoli di Stato e rischieranno il fallimento.

Il rischio del declassamento figura uno scenario futuro dalle linee fosche che determinerebbe l’ascesa dei fondi speculativi, un’esplosione dei rendimenti e la perdita di accesso ai mercati finanziari primari da parte delle strutture governative finanziarie italiane e sarebbe solo il principio di un commissariamento da parte delle istituzioni europee allo stesso modo di come lo è stato in passato per la Grecia.

Per non incorrere in uno scenario a dir poco, apocalittico, già si sono intravisti i primi segnali da parte dell’odierno Governo Italiano, con un evidente schieramento Pro-Europa ma soprattutto con una più forte e rinnovata intesa con la Casa Bianca americana, dando l’impressione di riuscire a mettere in crisi l’asse franco-tedesco.

A seguito dello scenario peggiore per l’Italia, l’unica alternativa alla sospensione dei BTP rimarrebbe la Federal Reserve che potrebbe intervenire grazie alle sollecitazioni del Presidente americano per garantire le emissioni italiane facendo crollare lo spread con piccoli acquisti simili al quantitative easing della B.C.E. ma, creando un disinvolto primato storico che potrebbe determinare nel tempo l’uscita dell’Italia dall’Euro zona e la fine della moneta unica.

Nel frattempo i conti correnti dei risparmiatori italiani ne subirebbero comunque le conseguenze negative di una crisi annunciata con scenari catastrofici dovuti anche al fallimento di molte banche italiane.

Il quantitative easing fu utilizzato, come strumento di salvataggio finanziario, per dare più ampio respiro all’Italia ed impedirne il collasso finanziario già a partire dal 2012, anno in cui la Germania consigliava di fare imponenti ed urgenti riforme con grandi sacrifici per gli italiani, ma, dove già dal 2013 si intravedeva un’impassibilità nella strana conduzione finanziaria dello Stato europeo.

Si spiega ora, la grande corsa alle registrazioni di società estere in Gran Bretagna e negli Stati Uniti d’America (U.S.A). , realizzazione di fondi esteri ed apertura di conti correnti esteri non nominativi ma societari atti alla protezione dei propri capitali anche se esigui.

Back Finanza

Perdita affidabilità bancaria

Perdita affidabilità bancaria – La perdita di affidabilità bancaria è solitamente l’inizio del pensiero del default finanziario e la chiusura della propria azienda.

Perdita affidabilità bancaria - Conto Corrente - Carte di Credito - VISA - MASTERCARD - AFFIDABILITA' BANCARIA

Il possedere un conto corrente non è mai stata un’operazione complicata sempre che non si abbiano segnalazioni varie presso gli Istituti di Credito e le Centrali Rischi Interbancari.

Con Basilea 3 si sono venute a creare molteplici complicanze per l’artigiano, il piccolo imprenditore ed il medio imprenditore che spesso si trova in difficoltà con l’irrigidimento del sistema bancario causandogli la perdita di affidabilità bancaria.

Solitamente quando avviene un protesto bancario, o si viene iscritti ai cattivi pagatori dal proprio sistema bancario nazionale, la disperazione regna sovrana perchè si è persa l’affidabilità bancarie e si avranno problemi per i pagamenti, non si avranno più bancomat se la banca ci ha chiuso anche il conto corrente o se presenti nelle varie banche dati finanziarie con pignoramenti e ipoteche giudiziali, legali o di riscossione si pensa solo al fallimento imprenditoriale.

Una delle cause che spingono le Piccole Medie Imprese o l’artigiano o il professionista verso l’insolvenza irreversibile è che il sistema bancario non ha lucidità e umiltà per cambiare alcuni meccanismi a cui si affida nella gestione del credito con problemi causando la perdita di affidabilità bancaria.

Le altre cause sono tutte nel campo dell’impresa: errori gestionali, errori di valutazione, ritardati o mancati pagamenti, ritardi nel riconoscere e nel contrastare i sintomi della crisi conducono inesorabilmente alla perdita di affidabilità bancaria.

La SHADOIT BUSINESS CONSULTANCY LTD, grazie ai suoi consulenti finanziari, ha la soluzione per gli imprenditori che hanno perso l’affidabilità bancaria, permettendogli di proseguire con la loro attività utilizzando un conto corrente con IBANN, una carta di debito VISA o MasterCard con IBANN e la possibilità tramite internet banking di poter ricevere ed effettuare i pagamenti per il bene della propria azienda e nel caso venga richiesto in fase di avvio pratica, consentire addirittura ad una data prestabilita, il pagamento degli stipendi o pagamenti a fornitori con bonifico automatico su più conti correnti.

Una nuova prospettiva ci viene presentata per aggirare la perdita di affidabilità bancaria, bisogna solo pensare al futuro, a riprendersi la vita in mano e a riorganizzare il proprio lavoro perchè solo così si verranno a creare le condizioni per tornare a vivere serenamente e si ritroveranno le energie per riprendere il lavoro con maggior grinta.

Back Finanza

IVA e reverse charge

IVA e reverse charge, la confusione tra gli imprenditori e le contabilità aziendali dei vari Stati dell’Unione Europea è spesso dettata dalla mancanza di conoscenza e dalla confusione che hanno anche alcuni commercialisti poco esperti in diritto commerciale internazionale ed europeo riguardo le prestazioni d’opera per i servizi intracomunitari ed extra Unione Europea

IVA - REVERSE CHARGE

A decorrere dal 1 gennaio 2010 D.Lgs n 18/2010 Italian Law, che comprendendo la Direttiva Comunitaria n. 2008/8/CE ha completamente modificato e reintrodotto i criteri da applicare in materia di territorialità delle prestazioni di servizi.

Il problema da risolvere era inerente la tassazione ai fini IVA che per i vari Paesi dell’ Unione Europea è spesso differente o inesistente fino a circa 80.000 Sterline per le imprese del Regno Unito.

Spesso si era elusa l’IVA a causa di disinformazione o molto spesso pensando potesse essere una tassa risparmiata ed effettuando scontistiche altrimenti non possibili verso soggetti stranieri.

Si è giocato sull’ INTRASTAT Italiana, mettendo in crisi aziende straniere che non esportavano merci ma bensì servizi informatici non tangibili, costringendole a non poter operare con le aziende italiane soprattutto per ignoranza di alcuni non aggiornati commercialisti.

Per metter fine alla nube fumosa che si era creata forse artatamente, l’Unione Europea ha intrapreso la strada legislativa ed ha effettuato ben due distinzioni:

• B2B – business to business – ha preso in considerazione tutte le prestazioni rese a soggetti passivi IVA in altri Stati dell’Unione Europea

• B2C – business to consumer – ha preso in considerazione tutte le prestazioni rese verso soggetti privati

Nelle prestazioni Business to Business (B2B) l’Unione Europea ha definito che il luogo di tassazione deve essere individuato nel Paese di appartenenza fiscale del committente del servizio, altre sì, ha agito in maniera inversa nelle prestazioni Business to Consumer (B2C) individuando come luogo di tassazione ll Paese del soggetto prestatore del servizio.

Per i servizi Business to Business (B2B), si dovrà emettere fattura senza l’applicazione dell’IVA, con la dicitura di “REVERSE CHARGE” (inversione contabile) mentre per i servizi “Business to Consumer” (B2C), il prestatore d’opera dovrà applicare l’IVA nell’emissione della fattura e la percentuale sarà quella determinata dal proprio Stato fiscale.

Ora, bisogna fare anche una netta distinzione per il ricorso all’ INTRASTAT o meno e cioè, secondo la fiscalità italiana, all’ INTRASTAT bisognerà far ricorso in tutti quei casi in cui sono coinvolte merci in solido e non per servizi quali possono essere quelli non tangibili come una registrazione di un sito internet, l’assistenza informatica da remoto etc.

Esistono delle regole inerenti l’emissione di fattura che sono state stabilite a livello europeo e cioè che tutte le prestazioni devono essere fatturate entro il 15 del mese successivo e registrate entro il termine di emissione, rendendo rilevante il pagamento anticipato.

Una volta ricevuta la fattura da parte del prestatore d’opera facente capo all’ Unione Europea o Extra Unione Europea quali ad esempio le Company o le LLC U.S.A., senza che egli abbia applicato l’IVA, dovremo numerare la fattura del fornitore qualora non lo fosse già stata ed integrarla indicando l’ammontare dell’IVA che verrà calcolata a seconda dell’imposizione del nostro Stato fiscale di appartenenza, e dovremo effettuare un’auto fatturazione inserendo nella descrizione il nome dell’azienda che ha prestato l’opera, il numero della fattura e la data, inseriremo l’imponibile che abbiamo pagato e l’IVA che dovremo assolvere.

La fattura integrata, distintamente, dovremo riportarla nel registro IVA ACQUISTI ed in quello delle FATTURE EMESSE, liquidando il tributo ed eventualmente esercitando il diritto alla detrazione spettante.

Consideriamo a questo punto soddisfatto il principio che l’IVA deve essere pagata sempre ma rispettando le regole europee in vigore grazie anche al “Reverse Charge”.

Back Finanza

Finanza Italiana

Finanza Italiana nel 2018 ed il pericolo uscita dall’ Euro zona sono la preoccupazione dei mercati mondiali che stanno minando la stabilità dell’Italia a causa delle turbolenze politiche che hanno destato preoccupazione ed innescato una forte volatilità sui mercati finanziari.

Finanza - Finanza Italiana

La nascita del nuovo Governo avvenuta a quasi novanta giorni dopo il 4 marzo 2018, sembrava aver stabilizzato una crisi destinata a proseguire quando i mercati, analizzate le controverse idee di un “contratto di Governo” che altro non può definirsi se non punti di convergenza ed obbiettivi da raggiungere, hanno reso ancor più altalenanti le borse e messo maggiormente in allarme i mercati stessi.

La crisi finanziaria dell’Italia è dovuta ad un debito pubblico fuori controllo e ad un P.I.L. che non riesce ad innalzarsi ai livelli degli altri partners europei ridefinendo una contrazione nella domanda dei mercati anche a fronte di un programma di Governo troppo esoso per le finanze di un Paese già in crisi di crescita da oltre un decennio e con gravi problemi occupazionali.

I possibili scontri con l’Unione Europea, tra l’altro già avvenuti molto sommessamente prima della nascita del nuovo Governo a causa dei vincoli di bilancio imposti da Bruxelles per evitare nel passato il default dell’Italia e l’ingresso a gamba tesa della Troika, stanno generando una diffidenza nei titoli italiani e nella finanza italiana, e sembrano non aver ancora portato il buon senso in chi è debitore dei mercati internazionali.

La finanza italiana rappresentata soprattutto dalla Consob è preoccupata dalle imprese italiane che continuano con maggiore convinzione a reinvestire all’estero piuttosto che nell’economia nazionale evidenziando una sfiducia nel sistema Italia.

L’Italia ha spesso richiesto all’Unione Europea, una maggiore flessibilità per poi utilizzare quanto concesso in investimenti finanziari che consentissero la ripresa economica e la rimessa in marcia del libero mercato.

Queste concessioni economiche con la scorsa legislatura, oltre ad aver portato malumori verso l’Unione Europea, sono finite per divenire mance elettorali atte a rendere più malleabili i propri concittadini e dando segno di irresponsabilità non accettando le critiche costruttive e gli ammonimenti provenienti da Bruxelles nell’interesse del sistema economico finanziario italiano.

Bisogna anche ammettere che il nuovo Governo Italiano, aveva provato ad inserire come Ministro per l’Economia e le Finanze (M.E.F.), uno dei più grandi e stimati economisti mondiali qual’è il Prof. Savona, mettendo in seria difficoltà il Presidente della Repubblica Italiana.

In quel frangente, molti economisti notavano da subito una chiusura dei rubinetti da parte della Banca Centrale Europea, che agendo sul quantitative easing lo faceva scendere a 3,831 miliardi di euro nell’ultima settimana, dai 5,309 miliardi di euro della settimana precedente causando un’impennata dello spread, un’instabilità delle borse che reagivano immediatamente alla diffidenza Europea per un futuro Ministro euroscettico.

Il pericolo che l’Italia possa uscire dall’Euro ed automaticamente dall’Unione Europea, sembra al momento scongiurato grazie agli sforzi che la nuova compagine di Governo ha compiuto nell’affermare che non è loro intenzione mettere in crisi l’Euro ma di voler solo ridiscutere i trattati per migliorare le aspettative di vita degli italiani.

Resta comunque forte la diffidenza dei mercati a causa di promesse elettorali che difficilmente potranno essere mantenute se non facendo deficit contrario ai migliori consigli dell’Unione Europea e creando instabilità nei pagamenti che potrebbero portare l’Italia fuori dall’Euro mettendola al pari di Paesi come il Venenzuela e l’Argentina.

Gli analisti della SHADOIT BUSINESS CONSULTANCY LTD, restano fiduciosi che il Governo Italiano intraprenda una strada non in deficit, ma di risparmio e risanamento dei conti pubblici che risollevino la finanza italiana e consentano una veloce ripresa economica.

Dobbiamo comprendere i manager grandi e piccoli, che stanchi di continui proclami da campagna elettorale e non trovando sbocchi economici nel loro Paese, decidano di de-localizzare le proprie imprese e dobbiamo comprendere inoltre quanti cittadini italiani, spaventati da un’eventuale uscita dall’ Euro, decidano di aprire conti correnti all’ estero per mettere al sicuro i propri beni ed i propri capitali.

Back Finanza

ITALIA – Legge di Stabilità 2016

ITALIA – Legge di Stabilità 2016, Offshore e Paradisi Fiscali, con un comma in essa contenuto risolve con un colpo di spugna la fiscalità off-limits, dando la possibilità ai professionisti e manager italiani, di poter tranquillamente intrattenere rapporti commerciali con qualsiasi società offshore e scaricarsi spese e pagamenti effettuati dalla dichiarazione dei redditi.

ITALIA - Legge di Stabilità 2016

Un comma passato in sordina consente di far finire in soffitta il decreto ministeriale italiano del 23 gennaio 2002 dal periodo d’imposta 2016, laddove non sarà più necessario indicare separatamente in dichiarazione dei redditi, i costi considerati fino all’anno 2015 in “Black List”, rendendoli deducibili dall’imponibile con l’intento di mettere un freno all’evasione ed alle fughe di capitali in costante aumento a causa di una fiscalità eccessivamente aggressiva.

L’eliminazione della “black list” è stata considerata ed attuata con la Legge di Stabilità 2016 a causa dell’imbarazzo dell’allora Primo Ministro Matteo Renzi durante una visita in Oman, Paese forte investitore mondiale al pari degli Emirati Arabi Uniti, i quali risultavano elencati tra i Paradisi Fiscali e le loro aziende erano considerate Offshore.

La legge di Stabilità 2016 ha stabilito un primato storico per la finanza e l’economia italiana, con l’intento di consentire il libero scambio commerciale mondiale alle imprese italiane, permettendogli di avvicinarsi con maggiore aggressività ai grandi business che già in altri Paesi democratici, sono da sempre consueti sulle grandi piazze, quegli scambi a fiscalità agevolata da sempre fiscalmente ostacolati con Hong Kong, Singapore, gli Emirati Arabi stessi ed altre nazioni.

Quest’innovativa disposizione si può trovare nella circolare 39/E/2016 dell’Agenzia delle Entrate Italiana, che ha differenza dei vincoli di legge precedentemente attuati nell’anno 2015 si adegua ai nuovi mercati mondiali, cercando di consentire alle sue imprese una maggiore competitività.

Il contrasto alle imprese offshore ed ai Paradisi Fiscali, combattuto dall’Italia per anni, demonizzando e cercando di inculcare nei suoi cittadini la paura di evasione ed elusione per coloro che registravano società e cercavano di operare sui mercati mondiali anche con banche straniere, ha subito un’improvvisa battuta d’arresto, proprio nel momento più delicato per la finanza internazionale dovuta ufficialmente ad un filone d’inchiesta giornalistica.

La cosa strana, è la rapida ascesa della norma italiana con la Legge di Stabilità 2016, subito dopo lo scandalo Panama Papers dello studio Mossack Fonseca, il Panama Paradise, il Bahamas Leaks ed altri scandali che hanno sconvolto società offshore panamensi a causa soprattutto della superficialità con la quale venivano trattati i dati riservati e delicatissimi dei loro clienti, che hanno fatto tremare banchieri, industriali, politici, nobili, finanzieri e tanti professionisti e commercialisti mondiali di cui molti riconducibili a cittadini italiani ancora sotto la lente d’ingrandimento del fisco, le cui generalità sono diventate pubbliche.

L’offshore ed i Paradisi fiscali che fino ad oggi hanno occultato capitali ed imposte al fisco delle varie nazioni coinvolte con l’ingresso a piede teso dei mass media, ha portato alla luce solo una piccola parte dei capitali nonostante per l’Italia siano precipitati nel limbo e vengano utilizzati ancora a pieno ritmo per far sparire o riciclare con facilità patrimoni di dubbia provenienza.

Non sembra un caso che negli Stati Uniti di America, per attrarre capitali freschi e cercare di concentrare enormi patrimoni, dopo che la Finanza mondiale ha bruciato Panama e le sue società di investimento, il Nevada, il Delaware ed altri Stati, abbiano facilitato le registrazioni di società offshore e garantiscano anonimato societario ed indubbie ed enormi facilitazioni fiscali.

Back Finanza

Bitcoin un nuovo Eldorado

Bitcoin un nuovo Eldorado, una parola spesso sentita ma non tanto ascoltata dalla gente comune, in quanto solitamente, ciò che non si può toccare è difficile da poter valutare o prendere in considerazione e soprattutto, le considerazioni fumose che hanno attorniato la cripto moneta hanno portato tanti a diffidarne

Bitcoin - cripto valuta - Litecoin - Ethereum

Bitcoin un profilato Eldorado scintillante, è una moneta elettronica utilizzata per il libero scambio di beni e per speculazioni finanziarie ma le preoccupazioni, più avanti, potremo analizzarle con maggiore attenzione.

Proprio perché dietro il Bitcoin non esiste una banca centrale che ne regoli le movimentazioni ed il peso valutario in base all’oro, spesso viene osservata con sospetto e le motivazioni sono più che giustificate.

Il Bitcoin viene generato con calcoli complessi da computer con schede grafiche avanzatissime e velocissime, in grado di generare milioni di operazioni al secondo ed assorbendo energia elettrica dal costo superiore ai valori ricercati.

Mentre un tempo gli Stati stampavano e coniavano moneta sulla base dell’oro posseduto e garantendone il valore, oggi le cose sono molto più complesse e meno chiare, in quanto si stà concretizzando l’idea che la moneta venga creata e usata per tenere al guinzaglio gli Stati ed i relativi Governi.

A seguito di quest’ultima considerazione, e con l’avvento del mondo virtuale che ha coinvolto tutti, la situazione in questi ultimi anni è cambiata dando alla luce di quelle che vengono definite criptovalute, cioè forme di denaro usate per consentire transazioni di ogni tipo.

La nascita del Bitcoin è avvenuta nel 2009, grazie all’idea di Satoshi Nakamoto che mise in pratica le regole elementari dell’economia: “la legge della domanda e dell’offerta”

Il Bitcoin, in quanto cripto valuta, viene scambiato grazie ad un database distribuito tra i nodi della rete, mentre sfruttando la crittografia ne avviene la generazione, quindi già da qui possiamo comprendere che il Bitcoin non è altro che il risultato di operazioni complesse generate da software (in questo caso open source).

Le transazioni vengono identificate da un ID sequenziale che viene affiancato da un protocollo di conferma laddove ogni singola operazione viene inserita in un’insieme di dati detto blocco, le transazioni a questo punto restano sospese finché non vengono confermate confrontandole con il database che contiene tutte le transazioni e determinandone la validità e la spendibilità.

Questo archivio di informazioni, garantirà il possesso di Bitcoin spendibili e viene chiamato Blockchain che oltre che essere pubblicamente condiviso è protetto da un sistema crittografico.

E’ ovvio che per poter quantificare i Bitcoin posseduti, bisognava in qualche modo raccogliere la cripto valuta in un contenitore, un portafoglio chiamato wallet, le cui funzioni fondamentali sono al pari di un portafoglio reale, consentendoci di conoscere la quantità di denaro virtuale posseduto.

Dopo aver dato delucidazione su cos’è una cripto valuta, ed in questo caso il Bitcoin, iniziamo con il vedere come dal mondo virtuale siamo arrivati ad una moneta reale.

Con l’esordio della moneta digitale criptata Bitcoin su un mercato come quello dei futures di Chicago, il fatto che sia avvenuta la quotazione della moneta digitale e si sia attestata nel mondo della finanza, deve farci riflettere e la prudenza deve consigliare gli operatori che vogliano diversificare il proprio portafoglio utilizzando i Bitcoin, perché oggi l’unico movente rilevante della sua domanda è quello speculativo.

Spesso c’e’ chi associa il valore del Bitcoin all’oro, ma esiste una sostanziale differenza in quanto mentre il metallo prezioso ha un valore diretto che ne fissa il limite inferiore al suo prezzo, il Bitcoin ha un valore intrinseco negativo perché qualora il suo valore crollasse a zero il produrlo sarebbe molto costoso e quindi a parità di condizioni la cripto moneta è più rischiosa dell’oro.

Altra situazione è il paragonarlo alla moneta di Stato ma, mentre quest’ultima ha una funzione di affidabilità e sicurezza dettata dall’esistenza dello Stato stesso, il Bitcoin, per quanto lo si cerchi di equiparare al libero scambio valutario, non offre le stesse garanzie perché non accettato ovunque per l’acquisto regolare di merci, proprietà ed altri beni che comunemente possono venire acquistati con la valuta tradizionale.

L’unico motivo per cui conviene investire in Bitcoin, è la speranza di un guadagno derivato dalla differenza tra il costo di acquisto e quello di vendita, definendone un movente speculativo legittimo dovuto ad un’eventuale bolla.

Inutile dire che esistono molte altre cripto monete quali Ethereum di IBM, i Litecoin ed altre ma che per poter essere scambiate, al momento, vengono valutate in base alla cripto moneta di riferimento che rimane il Bitcoin ma che non rappresenta l’Eldorado della nuova finanza come molti vogliono farci credere.

Back Finanza

Conti Correnti a rischio

Conti Correnti bancari a rischio ?
Il Bank Recovery and Resolution Directive (BRRD) prevede il congelamento dei conti correnti e limitazioni sui prelievi nel caso che un Istituto di Credito (Banca) vada in crisi

CONTI CORRENTI - BCE - BRRD - BAIL IN

Il Bank Recovery and Resolution Directive (BRRD) è una delle ultime trovate su cui Bruxelles sta alacremente lavorando per congelare i conti correnti con i risparmi dei cittadini europei e solo ora si comprendono meglio alcune delle motivazioni per cui il Regno Unito, per quanto non avesse mai adottato la moneta europea, ha deciso a malincuore di uscire dall’Unione Europea.

La novità è, secondo un documento della B.C.E. (Banca Centrale Europea), che se una banca dovesse essere sull’orlo del fallimento o in serie difficoltà, il Bail In che fino ad ora ha per lo meno tutelato i piccoli risparmiatori che non raggiungevano i 100.000 Euro e non erano né obbligazionisti, né tanto meno azionisti, potrebbe essere superato avendo toni meno apocalittici del “congelamento dei conti correnti”.

Tale congelamento dei fondi di TUTTI i correntisti, avverrebbe in un periodo non superiore ai cinque giorni lavorativi limitando i prelievi agli sportelli dell’Istituto Bancario, ed impedendo quindi, la corsa dei correntisti al ritiro di quanto versato fino a quel momento.

L’ipotesi del meccanismo di garanzia, è spinto dalla Germania, tanto è vero che il consigliere esecutivo della Banca Centrale Europea (B.C.E.), la signora Sabine Lautenschlaegr, nel promuovere questa procedura, affermava di essere stupita di quante persone ne fossero così spaventate.

La Banca Centrale Europea (B.C.E.), su richiesta del Consiglio Europeo e del Parlamento Europeo, ha espresso la propria opinione sulla revisione di varie normative riguardanti le crisi bancarie europee documentandolo (leggi documento ufficiale), come si può leggere al punto 5 e proponendo la modifica della Direttiva sulle risoluzioni bancarie (BRRD).

Gli  analisti della SHADOIT BUSINESS CONSULTANCY LTD, temono che presto l’Unione Europea possa approvare tale proposta e mettere nel mirino i conti correnti dei cittadini europei, per congelarli in aiuto degli Istituti Bancari ed hanno elaborato una soluzione conveniente, sia per il privato cittadino europeo che per l’azienda.

Back Finanza

Finanza strutturata e fondi di investimento

Finanza strutturata e fondi di investimento, un mistero per molti e completamente legale per gli Stati ma di cui, se non si è esperti conoscitori della materia, bisogna prestare massima attenzione per non incorrere in perdite finanziarie sostanziose, non lasciandosi incantare da facili e veloci guadagni

Fondi di Investimento - Finanza Strutturata - S.P.V. - Special Purpose VehicleEsistono vari modi per fare finanza strutturata, laddove i fondi di investimento, le cartolarizzazioni , gli investimenti diretti verso i trend borsistici ed altre metodologie possono portare a sostanziosi guadagni ma anche a disastrose perdite finanziarie.

La SHADOIT BUSINESS CONSULTANCY LTD è una società specializzata, grazie alla collaborazione di esperti consulenti, nella realizzazione di investimenti che, contrariamente a ciò che vi direbbero altri ritenuti da noi opachi, non danno la certezza di facili guadagni ma nel lungo termine possono determinare sicuramente quello che per le società viene definito rischio d’impresa.

Il fondo di investimento è uno strumento che consente ad un gruppo di investitori non collegati tra loro, di effettuare investimenti insieme e quindi, di dividere eventuali perdite o eventuali guadagni investendo in fondi strutturati o gestiti che dipendono solitamente dagli investitori del fondo.

Si è sentito spesso parlare di finanza strutturata e di società veicolo o S.P.V. (Special Purpose Vehicle) non comprendendo cosa fossero e come operassero effettivamente.

Le S.P.V., sono un soggetto diverso da una banca, utilizzate per veicolare attività finanziarie cedute da terzi con lo scopo di una o più cartolarizzazioni, rendendosi garanti dell’isolamento delle obbligazioni da quelle del cedente, potendo concedere finanziamenti nei confronti di soggetti diversi dalle persone fisiche purché si determinino delle condizioni di accertamento finanziario quali:

  1. I titoli emessi siano destinati ad investitori qualificati e regolarmente accreditati

  2. Chi usufruisce dei finanziamenti sia stato individuato da una banca o da un intermediario iscritto all’albo

    (ATTENZIONE – Prendete sempre informazioni sulla persona fisica che verrà designata dalla società veicolo per effettuare i vostri investimenti – DEVE ESSERE OBBLIGATORIAMENTE ISCRITTA AD UN ALBO OPPURE AL REGISTRO DEGLI AGENTI DI BORSA – e se non vi viene indicata, rinunciate immediatamente e cambiate società di intermediazione finanziaria)

Se osserverete l’immagine che abbiamo proposto, vi renderete conto di come viene utilizzata e come opera la società veicolo e vi sarà più semplice comprenderne l’operatività.

La S.P.V., riceve dagli originator e cioè, da coloro che trasferiscono le attività di cartolarizzazione, crediti uniti alle garanzie (qualora queste ultime esistano) in cambio di denaro, con l’abilitazione ad emettere titoli per finanziare l’acquisto dei crediti ceduti dall’originator in modo da poter corrispondere economicamente al cedente il corrispettivo economico ottenuto esclusa la propria provvigione precedentemente pattuita.

La S.P.V. procederà ad operare suddividendo i titoli emessi in fasce differenti di priorità di rimborso in modo che il rischio di insolvenza non sia proporzionalmente suddiviso su tutte le obbligazioni, ma eventualmente, ricada selettivamente ed esclusivamente prima sulle fasce di investimenti più bassi e poi sulle altre.

L’originator (solitamente una banca), raccoglie le rate e le gira alla S.P.V. la quale a sua volta andrà a pagare gli interessi ed il capitale a coloro che hanno sottoscritto i titoli, trattenendo per sé la provvigione concordata.

Utilizzando nella finanza strutturata la cartolarizzazione, è necessaria l’eliminazione dall’attivo del cedente dei crediti oggetto di operazione, cedendo il portafoglio alla società veicolo che funge da intermediario ma non è soggetta al rischio di fallimento e non è giuridicamente ancorata alle varie vicende economiche in cui potrà incorrere l’originator (QUINDI – ATTENZIONE)

Rimane ovvio che gli investitori rimarranno al riparo dal rischio imprenditoriale legato all’attività dell’originator rispondendo solo con i crediti che potranno andare insoluti e non con il pericolo di coinvolgimento nell’eventuale dissesto del cedente.

Capita spesso nella finanza strutturata, che le società di gestione lussemburghesi o irlandesi, siano in effetti possedute da società italiane e tali fondi siano considerati estero-vestiti e quindi non proprio sicuri

(ECCO PERCHE’ E’ IMPORTANTE CONOSCERE L’AGENTE ACCREDITATO, PERSONA FISICA CHE OPERERA’ FINANZIARIAMENTE E CHE SOPRATTUTTO SIA ACCREDITATO)

La Borsa ha fatto scintille e la cosiddetta commissione di incentivo o di performance ha permesso di generare profitti legalmente sia se il cliente ha perso a causa di fondi che scendevano, sia che il cliente abbia guadagnato con i fondi che salivano.

Bisognerà sempre ricordare, che i singoli azionisti, hanno la possibilità di uscire in base a INVESTIMENTO / TEMPO concordato e qualora il fondo vada in perdita, chi ne risponderà con i capitali investiti, saranno solo coloro che ancora ne saranno partecipi.

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Investimenti e privacy

Investimenti e privacy per la SHADOIT BUSINESS CONSULTANCY LTD sono stati sempre, fin dalla sua costituzione, l’obiettivo primario per garantire i clienti e le società d’affari escludendo tutto ciò che potesse mettere a rischio la credibilità e l’onorabilità della società e dei suoi componenti, nonché l’analisi geopolitica finanziaria atta ad offrire maggiori garanzie di sicurezza.

Investimenti

La SHADOIT BUSINESS CONSULTANCY LTD, nel momento in cui inizia ad analizzare un progetto di investimenti, è contraria a idee lacunose, e lo ha dimostrato più di qualche volta, nell’essere reticente a rilasciare documentazione fumosa ed ambigua cercando sempre di dare chiarezza e trasparenza sia alle aziende che si rivolgono ai suoi professionisti, che pensando sempre al rischio al quale verrà esposto il cliente, spesso rifiutando i mandati e non stilando documenti a firma autografa del suo director, non lasciandosi incantare da ipotetici guadagni definiti da altri… “investimenti sicuri”.

Fino al momento in cui non ha certezza sulla fattibilità e sicurezza dell’affare, della sicurezza e salvaguardia per il cliente, rilascia solo bozze d’accordo ( “DRAFT DO NOT COPY” ) non valide a nessun fine legale in quanto prive di firma autografa, riportanti solo una nuvola confusionaria di informazioni ricevute dalla società che si è rivolta a Lei per poi in seguito elaborarle con i suoi professionisti ed eventualmente redigere accordi e contratti a piena validità legale.

Questo comportamento, ci contraddistingue da molte altre società, in quanto mettiamo avanti prima il cliente e poi il business, per serietà e professionalità tipica di una company britannica.

Negli ultimi tempi, i nostri professionisti, si sono interessati a ciò che in gergo, vengono definiti “investimenti in Paradisi Fiscali”, hanno analizzato la stabilità geopolitica di alcuni Paesi con i quali abbiamo rapporti d’affari, la situazione finanziaria e la solidità delle loro banche, la trasparenza degli interlocutori e soprattutto, il motivo per cui la Svizzera prima e Panama ora, sono  finiti nell’occhio del ciclone e soprattutto della finanza mondiale, consentendo la perdita di segretezza ed inviolabilità della privacy di coloro che avevano costituito holding e fondazioni.

E’ venuto fuori un qualcosa di affascinante se visto con l’occhio di un esperto in geopolitica, in quanto ciò che il grande mondo finanziario ha intenzione di promuovere a nuovo paradiso fiscale nel blocco occidentale, sono gli Stati Uniti d’America.

Gli U.S.A., sono la grande super potenza economico-finanziaria che sia in maniera esplicita, che attraverso i propri servizi di intelligence, hanno collaborato con le intelligence di altre nazioni nei vari “Leaks” o “scandali”, attirando capitali in cerca di riparo sotto lo scudo della bandiera a stelle e strisce facendo convergere chi cercava privacy, verso la costituzione di società nello Stato del Nevada e nello Stato del Delaware.

Potrebbe sembrare una cosa strana, ma la protezione dello Zio Sam per la protezione di investimenti e privacy, sotto l’egida delle banche d’affari e dei potenti studi legali statunitensi, hanno incrementato il flusso di investimenti in beni mobili ed immobili ma soprattutto finanziari, proprio verso gli Stati Uniti d’America.

I più esperti economisti notarono già 10 anni fa, che l’O.C.S.E. (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico), con le sue norme, stava attaccando ed attacca tutt’oggi, quei Paesi ritenuti un paradiso per i capitali e per la privacy delle identità.

In Svizzera le pressioni furono enormi da parte dell’amministrazione U.S.A. alle quali si unirono anche i Paesi europei, tanto che da “Paradiso Fiscale”, i servizi bancari e finanziari cantonesi, lentamente si resero trasparenti portando alla luce i nomi dei correntisti, dei veri azionisti ed amministratori e le somme che erano state protette nei loro forzieri, rinunciando all’opacità finanziaria in maniera graduale e spostando la loro economia sull’industria non garantendo più sicuri investimenti e privacy.

Oggi il tiro geopolitico finanziario, si è spostato su Panama, da sempre ambitissimo paradiso fiscale, laddove lo scandalo Panama Papers dello studio legale Mossack Fonseca, il Panama Paradise e le fughe di documenti (migliaia) operate a danno di società finanziarie panamensi, hanno portato danni ingenti all’economia di quello Stato e messo in guai seri politici, imprenditori grandi e piccoli, professionisti e società più disparate che ad oggi devono render conto del proprio operato agli organi di controllo finanziario dei propri Stati di residenza.

Gli Stati Uniti d’America, hanno avuto gioco facile con lo Stato di Panama, in quanto un Paese piccolo, senza possibilità di difesa né per sé e tanto meno per i propri clienti è stato fatto preda appetibile e succulenta dei potenti poteri finanziari statunitensi, mettendo in atto una politica del terrore e facendo riflettere su un trasferimento forzoso di prospettive verso gli Stati americani a tassazione zero.

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Panama dove nessuno và in paradiso

Panama dove nessuno va in paradiso – Panama Papers, Paradise Papers e decine di studi legali e di società finanziarie, sono solo la punta dell’iceberg che ha colpito lo Stato di Panama portando alla luce migliaia di fascicoli ritenuti più che riservati ma protetti da sistemi vecchi ed antiquati, ed utilizzando tanta superficialità, non tenendo conto che si stavano mettendo a rischio i beni ed i capitali di migliaia di persone

Panama Papers - Paradise Papers - Beni - Capitali - Società Limited a Londra

Lo scandalo Panama Papers nel 2016, mise in crisi migliaia di vip internazionalmente legati tra loro dallo studio legale Mossack Fonseca di Panama.

Il problema che è venuto alla luce, era dovuto al fatto che in molti avevano cercato di eludere beni e capitali alle tasse dei rispettivi Stati, laddove la semplice dichiarazione, avrebbe portato semplicemente ad un nulla di fatto e lo “scandalo” tale non sarebbe potuto esser definito.

Oggi ci ritroviamo nella stessa situazione, in quanto è stato scoperchiato un altro vaso di Pandora con il fascicolo Paradise Papers mettendo in difficoltà le autorità finanziarie panamensi, e coinvolgendo altri studi legali che si prestavano quali interlocutori finanziari, possiamo certamente affermare che Panama dove nessuno va in paradiso, ora forse in molti andranno in purgatorio.

Come sempre, la SHADOIT BUSINESS CONSULTANCY LTD dimostra, essendo una società che si è data una regolamentazione inglese, di essere avanti nei tempi ed aver previsto che prima o poi, la lotta alla evasione fiscale o alla elusione fiscale, avrebbe prodotto un problema per il mondo finanziario globale, mettendo in difficoltà migliaia di persone che si erano fidate direttamente di aziende panamensi, senza aver percorso degli step obbligatori che li avrebbe salvaguardati mettendo in evidenza cha Panama dove nessuno va in paradiso, in molti ci hanno spesso sperato cercando di garantirsi una certa immunità.

Non è assolutamente illecito aprire una holding in Panama, come non è illecito aprire conti correnti offshore aziendali o personali, laddove non vi è un fisco aggressivo ed un’incessante caccia alle streghe come per alcuni Paesi europei e soprattutto per un Paese in particolare.

Esistono soluzioni di investimento decennali, che permettono di mettere al sicuro i vostri beni ed i vostri capitali aprendo società a Londra (Limited o LTD) e poi effettuando, sotto la guida esperta di professionisti accreditati nel mondo finanziario, investimenti a lungo e medio termine senza violare alcuna legge come con Panama dove nessuno va in Paradiso.

Solo in un secondo momento, si potrà ipotizzare di aprire con regolarità legale una fondazione o una holding a Panama ma soprattutto nel Delaware, sotto la protezione di una società Corporation o LLC e non essere tacciati di evasione fiscale o elusione fiscale e poter dormire sonni beati.

Registrando una società a Londra, si può beneficiare di una tassazione equa ed investire in beni strutturali mobili ed immobili, utilizzando la Limited quale società veicolo, nel modo che spiegheremo in “finanza strutturata”, per aprirvi mentalmente e permettervi di comprendere trasparentemente di cosa si tratta e come si possono realizzare utili dai vostri investimenti in maniera sicura e del tutto lecita.

Quindi, non lasciatevi incantare da false promesse di palme, mare e spiagge bianchissime in quanto a Panama dove nessuno va in paradiso, per molti la reputazione ed i propri investimenti verranno vagliati da un purgatorio fiscale.

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Trasferire soldi all’estero

Trasferire soldi all’estero ?
Proteggiamo il nostro denaro
E’ possibile spostare i soldi, vediamo come farlo legalmente

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Iniziamo con lo sfatare il falso mito di chi dice che  è un’operazione illegale, nello stesso modo di chi fino ad oggi vi ha fatto credere che aprire un conto personale in Unione Europea fosse sia illegale, che impossibile.

Niente di più falso ! ! !

Bisogna invece dire  che trasferire soldi all’estero è un’operazione del tutto legale, se si agisce in conformità alle leggi vigenti e le somme di denaro sono state ottenute legalmente.

Così come aprire conti bancari all’estero, anche offshore, richiedere carte di credito anche non tracciabili e disporre dei propri soldi liberamente, cosa che in molti Paesi ormai non è più possibile o per lo meno limitato e si continua a perseguire la strada di cercare di sottrarre il bene privato arrivando a contestare addirittura la legittimità della proprietà privata.

Se i capitali di cui siete in possesso è dimostrabile che è stato guadagnato onestamente, pagando i dovuti tributi, qualsiasi somma potrà essere trasferita all’estero per mezzo di normalissimi canali, soprattutto bancari, anche se solitamente fanno resistenza in quanto gli state sottraendo guadagni nel trasferire soldi all’estero.

Una cosa non bisogna dimenticarsi mai, e cioè che in fase di dichiarazione dei redditi annuali, nel riquadro RW bisognerà indicare la banca dove vengono detenuti i capitali, il Paese dove è allocata la banca e la giacenza media annuale calcolata al momento della dichiarazione reddituale.

Per chi è italiano, questa breve regola, vi metterà al riparo da problematiche che effettivamente potrebbero altrimenti far evincere l’esportazione irregolare o l’occultamento al fisco del vostro Paese di residenza, del denaro regolarmente spostato fuori dai confini del vostro Stato e per chi se lo stesse domandando, un normale commercialista sarà in grado di compilare il quadro RW del modello Redditi PF se non il vostro ufficio del personale dell’azienda per la quale lavorate e che vi sta versando l’eventuale stipendio su quel conto corrente.

Siamo a ricordarvi che entro il 31 dicembre di ogni anno, bisognerà evadere l’IVAFE e cioè un’imposta sui conti correnti bancari detenuti all’estero che per il privato cittadino ammonta a circa 34 euro per ciascun conto e per le attività finanziarie nella misura del 2 per mille; qualora l’importo non superi annualmente i 5000 Euro l’IVAFE per i conti correnti personali non dovrà essere pagata.

Le informazioni di cui sopra, molte aziende senza scrupoli, pur di raccogliere il maggior numero di clienti evita sicuramente di comunicarle e questo dovrebbe già farci comprendere che forse non c’è trasparenza.

Sono molteplici le cause che possono motivare una persona a trasferire somme di denaro che le appartengono e avere i propri capitali in un Paese senza o con minimi controlli valutari e fiscali permette di avere sempre la disponibilità immediata per fare un affare e soprattutto vi permette di mettere al riparo i vostri capitali, anche qualora fossero esigui, dal Bail In e da un’eventuale pericolo di default del vostro Paese.

C’è da dire però, che per trasferire il denaro verso Paesi considerati “Paradisi Fiscali” è però importante informarsi adeguatamente, perché le regole sono diverse da Paese a Paese, ed inoltre sono a volte determinate dai trattati firmati da tali Paesi con alcune altre Nazioni.

Il denaro può transitare verso l’estero in maniera  assolutamente legale.

PER CONTANTI
A questo punto penserete: “ma voi della SHADOIT BUSINESS CONSULTANCY Ltd siete impazziti ?”

La nostra risposta è: “NO, E’ TUTTO PERFETTAMENTE LEGALE”

In quasi tutti i Paesi, per trasferire soldi all’estero, é possibile uscire e entrare con una somma di denaro contanti a 9.999 euro o dollari compreso il denaro che avete nel vostro portafogli, in quanto in sede doganale possono contestare anche le somme detenute nel portafogli se il totale vi porta a superare la cifra indicata prima.

Se la somma trasportata fosse superiore, bisogna obbligatoriamente dichiararla molto prima alla dogana, spiegandone la provenienza accertata con documentazione idonea spesso rilasciata dalla vostra banca, per non incorrere in sanzioni che possono arrivare fino al 50% della somma eccedente.

CON TRASFERIMENTO BANCARIO
Pochi sanno che il trasferimento verso un conto estero con un semplice bonifico bancario, anche internazionale, non comporta alcun limite nè alcuna dichiarazione a seguito della perfetta tracciailità per poter trasferire soldi all’estero.

CON L’INVIO DI DENARO
Per trasferire soldi all’estero ci si può anche affidare a compagnie che si occupano specificamente di questo, come Western Union, MoneyGram ed altre.

I nostri consulenti sono a vostra completa disposizione, se siete seriamente interessati non pensateci e contattateci

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